Hacker russi

Scorro distratto la posta. Uno strano avviso mi salta all’occhio: “Qualcuno ha appena utilizzato la tua password per tentare di accedere al tuo account.”
Sbatto le palpebre. Eh?

Google, bontà sua, mi sta avvertendo che una manciata di minuti fa, mentre stravo guidando, qualcuno ha fatto accesso ai miei dati. Da un dispositivo diverso dal solito. Da Oblast’ di Astrachan’, Russia.

Acc. Mi hanno craccato l’account. O, più probabile, hanno rubato la mia password in qualche maniera.

Naturalmente la cambio immediatamente. Controllo Gmail, Twitter, tutto ciò che da quella parola chiave dipende. Non sembra che abbiano usato la mia posta per cercare di influenzare le elezioni americane, o abbiano twittato a nome mio pubblicizzando farmaci miracolosi. Apparentemente, sembra tutto in ordine. Nessuna criticità.

Eppure non riesco a togliermi di dosso un senso di disagio. Non è che ci siano segreti, nelle mie mail; ma è come se qualcuno mi avesse frugato nel cassetto dei calzini. Siamo abituati ad avere un nostro mondo privato, e chiunque, chiunque, deve starne fuori. Roba mia.

Penso a come sarebbe se ogni nostro segreto fosse pubblico. Se ogni nostro pensiero più riposto fosse conosciuto da tutti, Se non si potesse nascondere niente, né a se stessi né a quanti ci circondano. Basta inganni, bugie, mezze verità. Nessuno sotterfugio possibile.
E mi domando se, forse, non si vivrebbe meglio. Molte meno preoccupazioni. Perché affannarsi, tutti saprebbero come siamo, E noi sapremmo di loro.

Rido tra me. Davvero smetteremmo di ingannare noi stessi? E poi, immagina cosa accaderebbe se non potessimo celare la nostra parte più oscura. Quanta gente morirebbe, uccisa da chi gli sta accanto.
Davvero ci interesserebbe sapere tutto degli altri? Curiosità morbosa forse all’inizio, ma presto diventerebbe una noia mortale. Pur potendo diremmo no, grazie, tienteli pure i tuoi pensieri. Il mio hacker russo scorrendo la mia posta deve essersi soffocato a sbadigli.

E mi viene un pensiero maligno: e se non fosse vero? Se fosse un trucco di Google per spaventarmi e farmi accettare tutte quei “miglioramenti” invasivi di sicurezza che ho continuato ostinatamente a rifiutare? Cosa meglio di un hacker russo per mettere paura alle persone?
Bah.
In fondo, chissenefrega.
C’è uno solo di cui dovrebbe importarmi, e Lui sa già tutto di me. Lui conosce ogni password perché è proprio Lui che tiene su il grande spettacolo del mondo.

 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 12 dicembre 2018 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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