L’ora delle campane

Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo. (Qoèlet 3, 1)

Il nostro campanile settecentesco stava crollando, e si è reso necessario un intervento. Certo, uno si domanda come facevano nei tempi andati senza tutta la tecnologia che noi abbiamo: a tirarli su, a mantenerli. E farli belli: oggi le chiese sono senza campanili, e brutte.

Il campanile serviva a segnare il luogo della chiesa e mandare lontano il suono delle campane. Il tempo era scandito dal loro suono. Oggi abbiamo gli orologi, dove siano lo chiese lo vediamo dalle mappe, e forse non ci importa neanche. Le città medioevali erano zeppe di campanili e torri; ad un certo momento, l’uomo ha smesso di andare verso l’alto e non le ha più costruite. Oggi il suono delle campane si ode poco: i vicini protestano, che non sentono la televisione, che il loro rumore disturba.

Mi rammento, da piccolo, di notti insonni accompagnate da quei rintocchi che segnavano il lento progresso del buio. Il loro eco si smorzava lentamente, e ascoltando attentamente si potevano udire dai paesi vicini le chiese più distanti che univano il loro battito asincrono al respiro delle tenebre. Si poteva pensare ad una immensa onda sonora che attraversava il mondo in sincronia con gli astri, sostenuta da ogni cattedrale, da ogni chiesetta di campagna.
Ma oggi chi ha tempo di seguire quel tempo, chi è che si ferma al tocco dell’Angelus, chi è che si arresta alla melodia dell’Ave Maria?

Quei rintocchi erano il messaggio che c’è un ritmo delle cose che è più alto, non deciso da mente d’uomo. Siamo noi a suonare le campane, ma quel suono è un segno, è il battito del cuore dell’assoluto, non è di questa terra.
Sul mio campanile le campane sono tornate, ripulite, rinnovate. Attendo di udirle. Anche se forse non è forse più l’ora delle campane, il loro bronzo brunito non vibra più per l’uomo moderno.
Oppure è l’uomo moderno che non vibra più per l’assoluto.


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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 6 dicembre 2018 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Ne approfitto per rendere omaggio a un gran campanile del 1866, che non conoscevo.
    Nel suo ultimo e bel libro (Quando il cielo ci fa segno) Messori, parlando del Beato Francesco Faà di Bruno, descrive la prodezza del campanile della Chiesa di santa Zita in Borgo san Donato a Torino, progettato dal quel grande uomo di fede e grande matematico pressochè sconosciuto in Italia.
    Si erge per oltre 80 metri su una base di appena 5 metri per 5, sopra la cuspide domina un san Michele arcangelo (in bronzo di 5m) che suona la tromba del Giudizio, mentre sotto Faà attrezzo un osservatorio astronomico.
    A metà la muratura è interrotta da colonnine in ghisa e all’interno sono ospitate 4 pesanti campane.
    A 60 metri son alloggiati 4 orolodi di 2m di diametro, ben visibili dalle finestre di decine di migliaia di persone che non potevano permettersi un orologio.
    E’ tra i più alti campanili costruiti interamente in mattoni, e resistette al tornado che nel 1953 fece crollare 47 metri di guglia della Mole Antonelliana.
    Ben tre commissioni di esperti della Municipalità anticlericale di Torino, tentarono di trovare un motivo tecnico per poter abbattere l’ingegnosa opera, ma dovettero arrendersi all’evidenza dei calcoli.

  2. Vale la pena di una visita…(sì, ci sono stato)

  1. Pingback: L'ora delle campane - Sguardo al reale

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