Demolizione

Cominciò una mattina qualsiasi.
“Guarda, stanno demolendo la fabbrica a fianco”.
Era vero. Le ganasce di escavatori immensi, più simili a dinosauri che a macchinari, stavano facendo a pezzi l’edificio industriale oltre la via.
Artigliavano una lamiera e la strappavano, quasi a morsi, dal cemento e dalle travi; poi si giravano e lo sputavano in un cumulo di detriti che somigliavano alle ossa di qualche enorme bestia.
Era uno spettacolo a suo modo grandioso, e forse anche un po’ triste.
Continuò per tutta la settimana e poi ancora. Il livellarsi delle vecchie mura rivelò alle spalle panorami mai veduti. Alberi, montagne, altri edifici. E la demolizione continuava: uno dopo l’altro, i fabbricati cadevano sotto i denti d’acciaio dei mezzi meccanici.
Di tanto in tanto un boato sordo accompagnava la caduta di un macchinario, di un pavimento, di una struttura particolarmente pesante. Si levava una nuvola bianca simile a fumo, come un ultimo respiro.
Ci si abituò anche a quello.
L’area distrutta si ampliava. “Guarda, demoliscono anche lì”, disse qualcuno. Il lungo braccio di pistoni e cesoie giganti aveva abbrancato un altro tetto.
Escavatori più piccoli frugavano tra le macerie simili a costole di titani. Autocarri carichi di mattoni e cemento e vetri frantumati sciamavano dai cantieri come mosche su un cadavere in putrefazione.
La linea dell’orizzonte cambiava in continuazione. La caduta di una struttura ne rivelava un’altra, che nel giro di alcuni giorni veniva anch’essa rimossa.
L’attività andava avanti dalla mattina presto fino al buio, e talvolta si lavorava anche alla luce delle fotoelettriche. Non la si osservava neanche più, vuoi per abitudine, vuoi per disagio. Si arrivava, ci si guardava attorno, e si vedeva che si stava entrando in un fabbricato sempre più solitario, isolato in mezzo ad una desolazione in continua espansione.
Poi, in un’altra mattina qualsiasi, ai cancelli trovammo le ruspe.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 14 novembre 2018 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Piccola digressione tecnica:
    Ma perchè si continua a chiamare ruspa (da “ruspante”) il bulldozer e qualsiasi altra macchina movimento terra?
    Lo so, è più semplice e immediato, ma è un errore; per demolire un capannone o una palazzina ci vogliono gli escavatori idraulici cingolati, a braccio armato con pinze disgregatrici, cesoie o frantumatori (proprio quei “dinosauri” della foto).

  2. Perché per il finale del raccontino ci stava bene un bisillabico secco, ed escavatore l’avevo già usato due volte. :-)

  3. Anch’io sono stato testimone oculare di una operazione simile a quella descritta da Berlicche iniziata vicino a casa mia diversi mesi fa e tuttora in pieno svolgimento. Dopo “gli escavatori idraulici cingolati, a braccio armato con pinze disgregatrici, cesoie o frantumatori” sono arrivati alcuni “bulldozer e altre macchine movimento terra” che hanno svolto egregiamente prima il compito di ammonticchiare le macerie e poi caricarle su una serie interminabile di autocarri, partiti per una destinazione a me sconosciuta. Ora ho davanti a me una distesa di terra ben levigata, di colore uniforme, e dal vasto e profondo scavo stanno per ergersi i pilastri di un nuovo edificio. Spesso per ricostruire occorre prima demolire. Mi complimento con ToniS per la competenza tecnica e con Berlicche per quella semantica.

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