Questioni scolastiche – II – Offendere si può?

Dopo la Questo I, se sia lecito criticare, continuiamo con la domanda seguente.

Premessa:
offésa s. f. [lat. offensa, der. di offendere «offendere», part. pass. offensus]. – 1. a. Danno morale recato alla dignità di una persona (o di un’istituzione) con atti o con parole; l’atto stesso o le parole con cui si offende (Treccani)

Questio II
Se sia lecito offendere

E’ lecito offendere. Non si può esercitare una critica senza offendere la persona criticata, dato che si contesta la persona per quello che ha detto oppure fatto e ciò danneggia la sua dignità.
Nei Vangeli, Cristo stesso offende a più riprese determinate persone o categorie: chiama i farisei stolti, figli del demonio, razza di vipere, sepolcri imbiancati. Apostrofa i suoi discepoli chiamandoli tardi di comprendonio, o addirittura dando del Satana a Pietro.
Questo significa che si può offendere.

In contrario: Cristo però dice anche che chi dice “stupido” al fratello sarà sottoposto a giudizio, e se dice “pazzo” al Sinedrio. (Matteo 5, 22). Non è quindi mai lecito offendere.

Risposta:
Intanto distinguiamo bene tra il giudicare un’azione, un atteggiamento o la persona stessa. Non qualsiasi critica è un’offesa, così come non tutte le offese sono critiche. Il giudicare azioni o atteggiamenti oppure opinioni in generale non implica danneggiare la dignità della persona, a meno che la dignità della persona non dipenda proprio da quell’azione o da quell’atteggiamento. Se io chiamo una persona “idiota”, è un’offesa diretta. Se io dico che quella persona ha fatto una cosa idiota non la offendo, perché la dignità è nella persona e non nell’atto. Se però io dicessi che un tal medico è un ignorante che non conosce la sua professione potrebbe essere un’offesa, se danneggiasse la sua reputazione.

Una seconda distinzione va fatta nel considerare le verità o la falsità dell’offesa. Se chi offende dichiara il falso ciò si configura come calunnia, e non è mai lecito, perché questa nasce dalla menzogna e dall’odio. Ma se dichiara il vero? Un ladro conclamato non è leso nella dignità se viene chiamato tale, perché non possiede quel particolare tipo di dignità. Non si tratta di offesa, ma di constatazione. Così quando Cristo apostrofa i farisei o i suoi discepoli afferma una cosa vera, e quindi non vi può essere offesa, cioè danneggiamento di una dignità già assente. Non è però lecito fare asserzioni che potrebbero danneggiare la dignità altrui senza essere sicuri di ciò che si afferma. Se Gesù ha sicuramente delle certezze, così in genere non possiamo dire noi. Chi poi ascoltasse e non possedesse le stesse informazioni percepirebbe comunque quelle parole come insulto.

Una terza distinzione va fatta per il caso in cui lo scopo dell’offesa sia proprio l’offendere in sé, cioè ferire, piuttosto che un giudizio di merito fatto senza intenzione di ledere la dignità o per stimolare un ravvedimento. Da notare che questa distinzione, se ha rilevanza per la responsabilità di chi offende, non diminuisce comunque la lesione portata alla dignità altrui. Se l’offesa è fatta per ferire la persona e non per il bene stesso di quella persona, perché si renda conto dei suoi errori, è male.

Una potenziale offesa è accettabile solo se è fatta con retta intenzione e con la certezza che si tratti di constatazione di una realtà. In tutti gli altri casi è illecita e deprecabile.

Nel prossimo post: Se sia lecito criticare il Papa

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 16 ottobre 2018 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Berlicche, iniziativa molto interessante, vediamo dove ci porta la discussione…

    Alcune considerazioni:

    – Che sia possibile criticare senza offendere è chiaro. Nella mia professione chiedo spesso ai colleghi (sia più che meno esperti di me) una critica costruttiva sul mio lavoro, e sono tenuto a mia volta a rivedere criticamente il lavoro altrui; il tutto si svolge nel massimo rispetto reciproco.

    – Anche le critiche non richieste non sono di per sè offensive, soprattutto se ben meditate, fatte per il bene della persona criticata, ed espresse con rispetto. Viceversa, una critica superficiale, fatta magari con buone intenzioni ma senza aver adeguatamente approfondito il contesto, è più probabile che offenda.

    – Chi riceve la critica può “scegliere” di offendersi anche quando la critica stessa è rispettosa, basata sui fatti, ben meditata e fatta per il bene dell’altro. Internet è piena di gente che considera una grave offesa il fatto che qualcuno la pensi diversamente da loro… e “se i fatti dicono altrimenti, peggio per i fatti”.

  1. Pingback: Papa Francesco firma un nuovo dogma: il dubbio! – Le cronache di Papa Francesco

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