Questioni scolastiche – I – E’ lecito criticare?

Oggi cominciamo ad affrontare certi problemi che forse alcuni potranno trovare secondari o banali, ma che hanno profonde ripercussioni nel modo in cui ci poniamo di fronte agli avvenimenti.
Io esporrò le mie opinioni in merito, che non sono certo blindate. I lettori che volessero intervenire in modo costruttivo e criticare le mie conclusioni sono assolutamente bene accetti, anzi, in qualche modo ciò è richiesto.
Perché proprio di questo si tratta: le critiche. E poiché da queste parti c’è ammirazione per un certo antico modo di porre questioni, cercheremo di dare risposta alle domande alla moda di San Tommaso.

Inizieremo piano, perché abbiamo bisogno di premesse e definizioni prima di passare ad argomenti più complessi. Atteniamoci a quanto viene discusso. Nelle puntate successive prevedo che il clima si scalderà.

Caveat: Le questioni saranno trattate con argomenti cristiani per cristiani. Chi possiede un differente attaccapanni etico, un diverso chiodo morale dove appendere il proprio pensiero dovrà arrangiarsi in altra maniera.

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Premessa:
crìtica s. f. [dal greco «arte del giudicare»]. – 1. a. Facoltà intellettuale che rende capaci di esaminare e valutare gli uomini nel loro operato e il risultato o i risultati della loro attività per scegliere, selezionare, distinguere il vero dal falso, il certo dal probabile, il bello dal meno bello o dal brutto, il buono dal cattivo o dal meno buono, ecc.: avere capacità di critica. (Treccani)

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Quaestio I
Se sia lecito criticare un’altra persona

Non è lecito criticare un’altra persona. Infatti siamo stati ammoniti da Cristo: “Non giudicate”. Se non possiamo giudicare non possiamo neanche criticare. Inoltre, data la molteplicità delle opinioni umane, come possiamo essere certi che quanto pensiamo sia vero? Quindi non ha senso criticare qualcuno perché non possiamo essere certi che faccia il bene o il male, e che la nostra opinione sia quella corretta.
Criticare poi, può eccitare gli animi e causare sconforto in chi viene così confrontato. Per evitare di ferire un nostro fratello o causare scontri è bene quindi astenersi da qualsiasi critica, ed essere remissivi e silenziosi sulle opinioni altrui.

In contrario:
Senza la critica si rimarrebbe sempre della propria opinione, eventualmente errata.
Nel Vangelo Cristo critica a più riprese sadducei, scribi e farisei, e gli stessi discepoli.
In Matteo 18, 15 spiega come ammonire un fratello che si sia macchiato di una colpa.
San Paolo poi ci invita: “Non conformatevi alla mentalità del mondo”. Il non conformarsi implica una critica.

Risposta: La citazione evangelica completa è “Non giudicate… se non volete essere giudicati”. Ovvero, non si tratta di proibizione ma dell’ammonimento che chi critica si espone a sua volta alla critica.
La definizione stessa di critica dice che si tratta di una facoltà intellettuale insita nell’essere umano. Una persona che non esercitasse detta facoltà pur potendolo fare non agirebbe da uomo. Non sarebbe in grado di fare alcunché, di operare alcuna decisione ragionevole.
Se la verità non esistesse o non fossimo in grado di distinguerla non si potrebbe criticare. Ma se, per assurdo, così fosse, anche la presente discussione non avrebbe alcun senso, dato che non potrei criticare chi critica.
Cristo stesso ci invita ad usare la critica, sia pure con la discrezione dell’amore al prossimo: la critica esercitata con carità è misericordia nei confronti dell’altro. Tanto più quando non di colpa ma di opinione si tratta.

***

La prossima puntata: Se sia lecito offendere

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 15 ottobre 2018 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 12 commenti.

  1. Uhhm. sono un po’ perplesso dalla risposta.
    ho sempre pensato che il “Non giudicare per non essere giudicati” si legasse al fatto che occorra giudicare il peccato e non il peccatore, poiché quello è prerogativa esclusiva del Padreterno, non nostra, e non il fatto che se critichi qualcuno ti devi aspettare una riposta

  2. esprit74follet

    Ho sempre pensato che l’esercizio del giudizio (e quindi, nel senso qui proposto, della critica) sia non solo utile, ma necessario alla vita umana, sia nell’àmbito della quotidianità (per banalmente decidere se un alimento sia salutare o un abito sia appropriato), sia nella vita intellettuale e spirituale. Senza di esso l’uomo mi parrebbe un animale superiore che reagisce agli stimoli del mondo esterno e alle sue pulsioni senza tentare di comprendere né l’uno né le altre.
    Mi pare interessante notare, inoltre, che “critica” proviene dal verbo greco krinô, che significa “separare, decidere” e che dalla stessa radice proviene “crisi”, che in tal senso è il momento della decisione, in cui si trova il passaggio tra ciò che era prima del giudizio e ciò che sarà dopo di esso. Essendo talvolta il giudizio un momento doloroso, “crisi” ha finito per assumere il significato sinistro che tutti conosciamo.

  3. Non centra nulla, ma recentemente un amico mi ha ringraziato per una critica.
    Per carità l’ambito era artistico, ma si può adattare…
    Contrariamente a me, tutti gli altri amici si limitavano a lodare il bello in quell’opera, ma l’autore sentiva che mancava qualcosa, ed è proprio per quello che ha chiesto il nostro parere.
    Invece per non “offendere” (attendo impaziente la prossima puntata), per non mancare di rispetto, ed in definitiva, per un senso del politicamente corretto molti si limitavano a dire “bello”, “bravo”, sebbene fosse evidente che mancava qualcosa.
    Ed è stata proprio la mia critica a farglielo correggere, a fargli uscire il meglio da quell’opera.
    Questo gli ha permesso di migliorare e me ne è stato grato.
    Spesso una critica va valutata bene, sia nel contenuto sia nelle idee di chi è estraneo, va ricordato che un’altra persona vede le cose da una prospettiva diversa, dall’esterno, in maniera
    imparziale, non andrebbe scartata subito, frettolosamente.

  4. Interessante l’argomento, ma soprattutto la metodologia.

    Non mi ero mai soffermata sul fatto che l’ammonimento al giudizio non fosse un divieto, bensì una presa di coscienza. Credo anche io che sia praticamente impossibile giudicare un essere umano, ma che d’altronde sia non solo lecito ma doveroso, per un cristiano, giudicare il comportamento, le azioni.

    Un essere umano, in quanto tale, poichè creatura di Dio a sua immagine e somiglianza è “dignus” ma il suo comportamento non è detto che lo sia.

    In caso contrario non avrebbe senso nemmeno il concetto di “santità” che si fonda sulla grazia divina, ovvio, ma anche e soprattutto sulle azioni, quindi implica il merito.

  5. Maria Cristina

    Mi pare assolutamente certo e non confutabile che nella vita si richiede a ciascuno di noi in ogni momento di esercitare un “ giudizio” per poi prendere delle decisioni. E la parola discernimento che oggi va cosi’ Di moda non e’ lontana dalla parola giudizio. Esempio: vedo avvicinarsi a me in una stradina buia , di notte, due individui dall’ apparenza losca, che puntano minacciosi verso di me. In un lampo giudico , e prendo la decisione, faccio dietro front e me la batto, rientrando nella strada principale piu’ illuminata e con persone.
    In questo caso non ho giudicato un peccato, perche’ i due loschi figuri non hanno ancora fatto nulla, ma ho giudicato possibile e altamente probabile che i due volessero assalirmi e derubarmi.
    Magari il mio giudizio e’ sbagliato e i due erano due onesti professori di zoologia tedeschi che avevano perso la strada, e li ho giudicato male. Accade. Ma il rischio di un giudizio errato non mi esime dall’ aver tentato di scansare un probabile pericolo. E cosi’ se ci pensiamo bene ogni istante della nostra vita e’ fatto di giudizio. C’ e’ il rischio certo del giudizio sbagliato . Ma se vedo arrivare a 100 all’ ora una grossa macchina giudico che non mi conviene attraversare la strada in quell’ istante. Se una persona che e’ una notoria ladra si avvicina alla mia borsa, giudico che meglio se prendo subito la borsa e la nascondo. Se un notorio seduttore mi trascina in una stanza d’ albergo, giudico che e’ meglio neppure varcare con lui la soglia dell’ hotel. Se chi mi ha tradito ripetutamente chiede ancora la mia fiducia giudico che e’ meglio questa ennesima volta non dargliela. Non affido mia figlia a un pedofilo per fare un giro in macchina. Non rivelo un segreto a una nota pettegola. Ecc. Ecc. Ecc.
    Quel che voglio dire e’ che senza giudicare non si potrebbe proprio vivere: saremmo dei passivi organismi che invece di interpretare la realta’ la subiscono. Se la specie umana non fosse stata dotata della capacita’ del giudizio si sarebbe estinta milioni di anni fa.

  6. Per Corrado : qui, https://berlicche.wordpress.com/2011/01/24/nessuno-mi-puo-giudicare/
    faccio una disamina più approfondita del “giudicare” nei Vangeli.

  7. Criticare, giudicare una persona, in sé è impossibile.
    La persona è “un insieme”, e se, come dicono quelli della Gestalt, “ogni insieme è qualcosa di più della semplice somma delle sue parti”, anche una persona è più della somma dei suoi comportamenti, delle sue idee, delle sue opere e delle sue opinioni.

  8. Giorgio Salzano

    Diciamo, nello stile di san Tommaso: “distinguo”. Una volta riportata la parola “critica” alla sua etimologia greca, al significato cioè di giudizio, dobbiamo notare che parliamo di giudizio in due modi: 1) come l’azione che noi effettuiamo in qualunque percezione della realtà, per la quale decidiamo di avere a che fare con questa o con quella cosa, per la quale non possiamo non giudicare, pena il ridurci a uno stato catatonico; 2) come l’espressione verbale e pubblica di simili azioni, in cui cioè ci ritroviamo in interlocuzione con altri. La nostra azione di giudizio può convergere o divergere dalla percezione che altri hanno ed esprimono della stessa situazione: nel qual caso ci ritroviamo, appunto, in un processo di giudizio, che di per sé richiede di terminare in una sentenza. Il problema dunque della critica è chi sia abilitato a emettere la sentenza. Quando non c’è un terzo super partes, le nostre sentenze oscillano quindi pericolosamente tra la perorazione di parte ed il giudizio definitorio. Quello che possiamo fare è rendere ragione dei nostri giudizi, portando argomenti che riteniamo condivisibili dai nostri interlocutori, richiamandoci cioè a criteri di giudizio che farebbero appunto da terzo. Ma anche questi criteri possono essere in discussione, nel qual caso la conversazione si può elevare a un livello superiore: è quel che fanno filosofia e teologia. Tanti secoli fa Aristotele indicò il criterio ultimo al quale ci possiamo in questo caso richiamare: null’altro che il nostro stesso essere in conversazione, con il quale ciò che diciamo non deve essere in contraddizione. Contraddire vuol dire, “con te io non ci parlo”, il che significa al limite, “con te non voglio avere nulla a che fare”. Non siamo in tal caso neanche più in presenza di critiche, ma di espressioni emotive di ripulsa. Diaboliche. La cosa grave, parlando come vuole Berlicche della critica tra cristiani, è che ci riduciamo a questo non solo con i non cristiani, ma anche tra noi. Ognuno tira Cristo per così dire dalla tunica. dimenticando che in fondo quello da cui egli è venuto a redimerci è proprio la diabolicità della critica impazzita. Ricordiamo infatti che Cristo rappresenta precisamente quel che conferisce l’autorità di giudicare: il sacrificio di sé come condizione della comunicazione tra gli uomini. Lo avvertiamo quando non si sente più nelle sentenze l’io di chi parla, ma solo il senso comune di ciò che enuncia: chiamiamola pure verità.

  9. Quel “con te [cattolico] io non ci parlo”, (tanto …del tuo giudizio non so che farmene), è il portato di una società che scarta chi non si allinea, una società cioè alla quale è stata imposta una cupa ortodossia laico-laicista come criterio globale e super-partes di giudizio definitorio. Parallelamente, anche all’interno della comunità che si proclama tuttora cristiana, è emersa un’élite che sta cercando di imporre una prassi assolutamente simile, segno evidente (secondo me) del collasso della fede.

  10. Mi sembra che giudicare e criticare siano due cose molto diverse, e qui mi sembra vengano confuse.

    La frase “Se non possiamo giudicare non possiamo neanche criticare” non mi sembra corretta.

    Il giudizio è mettere una pietra sopra (non chiamate matti i vostri fratelli)
    Criticare è entrare in relazione, senza chiudere le porte.

    Anche quando scrivi è un “ammonimento che chi critica si espone a sua volta alla critica.” non mi sembra corretta.

    Mi sembra più: se giudichi (cioè se escludi, se elimini qualcuno dalla tua vita, dalla relazione) anche tu sarai escluso (dal regno di Dio)

    Almeno a me sembra così.

  11. xChiminaz: se la critica non parte da un giudizio, da dove parte? O parte da un giudizio oppure è una critica a priori, cioè un pre-giudizio.
    Temo che il problema siano le definizioni. Proprio per questo ho anteposto le definizioni dal dizionario, per evitare il “secondo me vuol dir questo”. “Entrare in relazione, senza chiudere le porte” non rientra nella definizione, e non è neanche vero, di esempi ne abbiamo tanti di gente che critica e basta.
    Su cosa sia il giudizio (l’ho già scritto) vedi qui: https://berlicche.wordpress.com/2011/01/24/nessuno-mi-puo-giudicare/

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