Fuori programma

La finestra di errore compare ancora una volta sullo schermo, un quadrato luminoso nel buio dell’ufficio silenzioso. L’ingegnere solleva la testa e sbuffa. “Di nuovo. A questo punto deve essere una dll di sistema che va in conflitto con la codepage.”
L’informatico si gratta la testa. “Non riusciamo a fare il debug a quel livello. E’ una sola maledetta macchina in Argentina che ha quel problema. Io direi che possiamo buttare giù un workaround e chiuderla lì. E’ impossibile scrivere un codice che tenga conto di ogni possibile situazione in giro per il mondo.”
L’ingegnere guarda pensoso lo schermo. “Impossibile, dici?” Si accomoda meglio sulla poltroncina, poi comincia a parlare lentamente.
“Sto divagando. Facciamo un’ipotesi. Tu hai un determinato compito estramemente complesso che devi svolgere. Non qualcosa che puoi risolvere con poche routine e istruzioni, ma molto più complicato, che significa avere a che fare con tantissime situazioni differenti. Ammettiamo che tu abbia un potere di programmazione illimitato. Che genere di codice scrivi?”
L’informatico guarda il suo collega. “Illimitato , dici? Sicuramente quello che potremmo chiamare un programma esperto. Uno che possa apprendere dalle circostanze ed applicare le regole, ed essere tuttavia abbastanza flessibile da sapere reagire agli imprevisti. Insomma una intelligenza simulata, una intelligenza artificiale. Di quelle che non abbiamo ancora.”
L’ingegnere si gratta la barba. “Hai detto che dovrebbe prendere decisioni riguardo ad imprevisti. Questo signifca che dovrebbe avere un grado di libertà sulle decisioni. Un arbitrio.”
“Uhmm… tu stai parlando di libero arbitrio, vero? Ovvero, assumi che, di fronte ad un problema complesso, potrebbe anche non prendere la decisione che noi programmatori ci aspetteremmo. Ma non dimenticare che, essendo un programma, le sue decisioni sarebbero sempre deterministiche, cioè dettate dalle istruzioni. Anche se” aggiunge l’informatico guardando lo schermo “certe volte sembra che abbiamo a che fare con spiriti e magia, e che ogni computer si comporti in modo differente”
“Ah, lo spirito nella macchina…Prima hai parlato di quelle intelligenze artificiali ‘che non abbiamo ancora’. Non è possibile che ciò sia perché i nostri algoritmi decisionali sono ancora troppo semplici, troppo deterministici? Che se però passiamo agli atomi, ai quanti, all’indeterminazione connessa con il mondo subatomico, allora anche le decisioni cessino di essere prevedibili? Proprio perché poggiano su uno strato che non è più deterministico.”
L’informatico appoggia un gomito sulla tastier, guardando il suo interlocutore. “In pratica stai suggerendo che il libero arbitrio si basa sul fatto che le strutture fisiche profonde del pensiero non sono meccaniche ma indeterminate?”
“Esatto. Facciamo un altro passo: pensa se tu dovessi progettare un universo virtuale. Ne stabiliresti le leggi, all’interno dello spazio di simulazione. Come faresti in modo da implementare queste leggi?”
“Creerei dei programmi che lo facessero.”
“E questo programmi sarebbero per forza di cose estremamente complessi, e non necessariamente legati alla struttura della simulazione, giusto?”
“Giusto.”
“Ovvero, se vedi la tua simulazione come il creare un mondo “materiale”, questi programmi sarebbero a livello “spirituale”, in quanto di ordine superiore a ciò che amministrano, giusto?”
L’informatico inclina la testa e guarda l’ingegnere con sospetto. “A che stai tentando di giungere?”
“Ci arrivo subito. Programmi molto complessi, abbiamo detto prima, hanno bisogno di libertà per prendere le loro decisioni in modo efficiente di fronte all’imprevedibile. Potrebbero persino arrivare a decisioni differenti da quelle auspicate dal loro creatore, in una certa maniera ribellarsi…”
“Mi sa che ti stai allargando troppo. Pensi a robot assassini?” sogghigna l’informatico.
“No, penso agli angeli.”
“Angeli?” Sbotta l’informatico, spalancando gli occhi.
L’ingegnere va aventi, accompagnando le sue parole con gesti delle mani. “I programmi sono parole del programmatore che implementano il suo volere. Gli angeli sono parole di Dio che implementano il Suo volere. “E Dio disse”… Se davvero Dio crea la realtà, ogni particella elementare, ogni organismo, ogni entità obbedisce a delle parole, a dei programmi, che lo fanno esistere. Un angelo è un programma divino che trasferisce la volontà del Capo Programmatore, cioè Dio, alle sue creature: dalla routine banale per le particelle fino a quelle ultracomplesse… ciò di cui parlavamo. Per avere a che fare con una entità di alto livello come un uomo, un programma dovrebbe essere una vera e propria intelligenza artificiale. L’angelo custode…”
“…E gli arcangeli sarebbero i progetti realmente complessi, che gestiscono, che so, la luce…” interviene l’informatico. “Tanto complessi che hanno la possibilità anche di ribellarsi. E’ questo ciò a cui pensavi? L’equivalenza tra la Parola di Dio e le parole, le istruzioni, dei programmi?”
“Proprio così”, assente l’ingeggnere.
“Quindi asserisci che in qualche maniera il ribellarsi al programmatore, cioè il male, o almeno la sua possibilità, sarebbe ineliminabile dalla gestione stessa?”
“Forse. E’ solo un paragone, eh.”
L’informatico colpisce il tavolo con il pugno. “Proviamo a spingerci più in là: e, se per mettere ordine nella sua creazione, salvare per così dire il suo lavoro, eliminare i bachi, il programmatore stesso decidesse di intervenire non tramite programmi, ma di persona? Che diresti?”
L’ingegnere guarda l’orologio. “Direi che è ora di smettere il debug e andare a casa…”

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 10 ottobre 2018 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 13 commenti.

  1. La realtà è un software che gira sull’hardware di Dio.

  2. Qualcuno qui ha mai giocato il videogioco The Talos Principle?

  3. Io sì. Interessante. Da farci un post… (il numero delle cose che ho “da farci un post” = n tendente a infinito)

  4. Affascinante. In questo paragone, le preghiere a cosa potrebbero corrispondere?

  5. Rileggendo il post, penso ci sia una precisazione da fare altrimenti si rischia un equivoco. La libertà di cui parli è la libertà materiale che riguarda l’agire. Non riguarda invece la “libertà religiosa” nel senso in cui è rivendicata dai modernisti e condannata dalla Mirari Vos (ricordo i tuoi post in materia), cioè la libertà di decidere cosa è vero e cosa è giusto. Questa libertà come giustamente dice la MV è un delirio, perché il vero in sé non è liberamente modificabile, cioè – in concreto – io sono libero di sommare due mele e due mele per avere 4 mele, ma non sono libero di decidere che l’esito di questa somma invece di 4 fa 3 o 5 mele. Io posso decidere se rubare o non rubare, ma non sono libero di decidere che rubare è giusto in sé.

    Dico questo perché oggi qualcuno (penso a Spadaro e ad altri della sua ghenga… una macchina in Argentina…) vuole convincerci che non esistono norme morali assolute e che si può sempre giustificare un’eccezione con la misericordia. Si tira anche strumentalmente in ballo il concetto di “epikeia” spiegato da San Tommaso. Questo però è un falso perché Tommaso parla di epikeia in relazione alla legge umana: proprio perché il legislatore umano non è onnisciente e non può prevedere tutti i casi possibili, in alcuni casi eccezionali si può violare la lettera di una legge (umana) per salvarne il senso. Ma Dio invece è legislatore onnisciente e quando nella sua mente eterna stabilisce una norma morale assoluta già vede e giudica, uno per uno, tutti i singoli casi nella storia a cui quella norma morale è applicata. Insomma le norme morali assolute esistono e checché ne dica Spadaro 2+2 in morale farà sempre e solo 4.

  6. xZimisce: richieste dal sistema. Giusto oggi avevo un database che mi pregava per maggior spazio disco.

    xSircliges: io credo che la realtà materiale sia strettamente connessa con ciò che è giusto. Siamo progettati, anche nelle nostre parti anatomiche, per ciò che è giusto, ed andare contro questa verità ha conseguenze. Perché la realtà è una.
    E su questo ci sarebbe da parlarne…

  7. Riflessione interessante, che da tutto un nuovo significato a un classico della letteratura horror-informatica:

    https://www.gnu.org/fun/jokes/vaxorcist.html

  8. Gosh! Sembra la preistoria.
    Io c’ero.

  9. Qualche bozza di riflessione (ma sarebbe proprio da post).

    volendo usare l’allegoria informatica (che è molto utile a farci capire concetti come la trascendenza) è più corretto dire che la materia sta al software come lo spirito sta all’hardware.
    Per noi moderni è contro-intuitivo, perché siamo portati a pensare che spirituale = immateriale, ma si tratta di capire cos’è l’essenza della materia.

    Infatti l’hardware può esistere anche senza software ma non viceversa, è l’hardware che “contiene” il software ma non viceversa.

    I personaggi di un videogioco esistono su due diversi piani di esistenza: sono nel mondo virtuale del videogioco (di cui “sono consapevoli”); ma esistono anche fisicamente, proprio nel nostro mondo materiale, come bytes in codice binario codificati nelle informazioni espresse dagli elettroni degli atomi di silicio della memoria drive. Di questa seconda “forma” del loro essere non sono “consapevoli”, ma è proprio ciò che permette loro di esistere.
    Cioè è la loro “anima”.
    E il loro mondo materiale, di fatto, esiste per mezzo di una serie di “parole” composte da 1 e 0.

    Per analogia si può dire che gli angeli sono trascendenti rispetto al nostro mondo materiale come noi siamo trascendenti rispetto a un videogioco a cui stiamo giocando. Noi siamo “esterni” rispetto al videogioco ma possiamo operare in esso tramite un’interfaccia costruita dal Programmatore.

    Quando moriremo, sarà come se un personaggio del videogioco uscisse dallo schermo; e quella piccola parte materiale di atomi di silicio, che codifica la sua informazione, si trasformasse prendendo la stessa “forma” che aveva nel videogioco.
    Questo sarà, in un certo senso, il corpo spirituale di cui parla San Paolo, in cui corpo e anima non sono più separabili.

    Anche i videogiochi ci aiutano a capire Dio :-)

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