Parigi

Al museo d’Orsay, a Parigi, nella vasta sala centrale che ospita le sculture, c’è un solo dipinto esposto. “Les Romains de la décadence”, di Thomas Couture.
Uno ci arriva dopo avere visto tutta una serie di marmi che si rifanno al classicismo. Fanciulli nudi, fanciulle nude, divinità, eroi e via andare. Poi giunge davanti a questa tela, di dimensioni enormi. Un certo numero di romani più o meno vestiti e in vari stadi di ebbrezza se la spassano ai piedi di statue che potrebbero essere quelle che si sono appena ammirate nella sala. A lato dell’orgia, un paio di uomini dall’apparenza barbara, presumibilmente galli, osservano con aria disgustata e pensosa lo spettacolo.

L’allusione è chiara: cari romani, non avete ancora molto da godervela. Vi siete rammolliti, e adesso arriviamo noi. Noi barbari, noi galli, noi francesi.

La tela mi è venuta in mente più volte mentre giravo per Parigi. Ho capito davvero cosa significa multietnico: nella metropolitana, i volti europei sono davvero pochi. Ti avvicini, e li senti parlare: tedeschi, inglesi, americani, spagnoli, italiani. Turisti. Viene da dire, parafrasando un verso di Guccini,
e i tuoi parigini, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?

I lavori più umili, quelli a contatto con il pubblico, i commessi, i sorveglianti, i soldati persino sono africani e asiatici. Non so se i francesi fossero tutti in ferie, girino in automobile o i negozi si limitino a frequentarli. Ma quelli con le borse della spesa di Vuitton sono arabi e cinesi su Mercedes dai vetri oscurati.

No, Parigi non mi è piaciuta. Ma non per i suoi abitanti, di qualsiasi cromatismo abbiano la pelle, ma perché mi ha dato l’impressione di un baraccone troppo vasto fatto per stupire, per suscitare impressioni di grandiosità, ma ultimamente vuoto. Vuoto d’anima, con le sue poche chiese riempite solo dagli scatti dei cellulari, di una grandeur che echeggia nei nomi guerrieri delle strade e delle stazioni, i nomi di cento battaglie vinte in giro per il mondo. Vuota di senso, come persa in un sogno che non è neppure più suo. La Parigi hollywoodiana di Gene Kelly e Hepburn è solo un fondale di cartapesta, che cerchi invano.

Certo, quattro giorni sono pochi per capire una città così enorme. E, in fondo, anche quei galli del dipinto, chissà cosa comprendevano veramente di Roma, della sua grandezza.
Però dentro loro ridevano.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 4 settembre 2018 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. E come se non bastasse ha pure Macron !

  2. mah, a me ha fatto l’effetto opposto, il Quai d’Orsay da solo vale la visita… ha visto la Sante Chapelle?

  3. Confermo che il Quai d’Orsay è stupendo quanto il Louvre è titanico. Bellissima la Sante Chapelle, anche se forse un po’ deludente se penso a certe chiese italiane. Se il duomo di Osimo fosse a Parigi, che code avrebbe? Versailles è meno bella del palazzo reale di Torino o della Reggia di Venaria (occhio, se ci andate prenotate anche l’ora della visita, io ho fatto quattro ore di coda sotto il sole).

  4. io non l’ho ancora vista ( la Sante Chapelle) , conto di rimediare ad una prossima visita, ma mi affascina la profondità storica presente sull’ Ile de la Cité….

  5. Vale sicuramente la pena farci un giro, anche perché c’è molta meno gente che nel resto della città. Siamo entrati subito. Consiglio di usare i “foglioni” presenti all’ingresso della stessa per seguire cosa dicono le vetrate e anche di usare l’app di “realtà vituale” su un touch all’interno per curiosità su tutta l’ile de la cité. Da non perdere il portale scolpito, magnifico (magari ne parlerò).
    Detto questo, non è più una cappella, è una esibizione. Fa un po’ male.

  6. è molto curioso che a pochi metri in linea d’aria c’è la cella di Maria Antonietta…

  7. Secondo me è chiaro che ci sia una specie di invidia/stima per i francesi oggi e credo che tutto sommato questa cosa sia reciproca e mi fa ridere dentro pure a me 😁 bel pezzo.

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