Il destino di Giulietta

C’è qualcosa che a noi moderni sfugge nella tragedia di Romeo e Giulietta. Qualcosa che non consideriamo perché abbiamo perso una certa visione del mondo, e quindi non ci è possibile capire.
La sorte dei due amanti, che si suicidano credendo l’altro morto, è qualcosa di realmente penoso. Ma doveva essere ancora più angosciante nell’età antica, quando appariva immediatamente evidente a tutti che quella coppia sarebbe finita all’inferno.

Ma come, la dolce Giulietta all’inferno? Oggi, che di quel luogo si ha solo un’immagine scipita e artefatta, la notizia provoca solo uno sguardo perplesso. Chi ci crede ancora, a parte pochi biechi tradizionalisti? E che sarebbe poi, un posto un po’ caldo dove si beve caffè?

Eppure un cattolico dovrebbe saperlo cosa sia. L’eterna lontananza da ogni cosa bella, buona, vera; la mancanza totale di Dio. Non esiste sofferenza più grande. Provate a pensare alla vostra vita senza niente di ciò che vale. Eternamente.

E per quale motivo Romeo e Giuietta dovrebbe finire lì? Si amavano così tanto, love is love…
Appunto. Il loro amore non è un amore a ciò che è vero, e bello, e giusto, ma ad una persona. In cui hanno riposto tutto il senso della vita, e quando è cessato la loro vita non ha avuto più senso. Hanno rifiutato ciò che è bello, e vero, e buono; hanno rifiutato Dio. Per seguirsi nella morte, per seguire la morte.

E Dio non è il tipo che, quando lo rifiuti, si impone con la forza. Ti lascia alla tua libertà, alla tua scelta.
Per quanto possa spezzare il cuore, la loro tragedia più grande è proprio questa. La loro morte eterna. Come Amleto con la vendetta, come Otello per gelosia, come Macbeth per il potere, hanno scelto il loro attraente idolo e gli si sono dedicati anima e corpo. Fino a morirne, di anima e di corpo.

Dio non usa la sua misericordia contro la nostra libertà. La quale, inseguendo una falsa felicità, trova solo il dolore. Ché mai vi fu una storia così piena di esso come questa di Giulietta e del suo Romeo.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 19 luglio 2018 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 43 commenti.

  1. Posso dire di preferire la storia di Lancillotto e Ginevra, citata anche da Dante, soprattutto nella versione cinematografica di Robert Bresson?
    http://ilpalazzodisichelgaita.wordpress.com/2013/01/11/lancillotto-e-ginevra-robert-bresson-1974/

  2. Cavaliere di San Michele

    Anche Paolo e Francesca… “questi, che mai da me non fia diviso”… cioè appunto anche all’Inferno, ma insieme.

  3. “Il Signore ha più a cuore la nostra libertà che la nostra salvezza.”

    S. Agostino

  4. Dio provoca e forma la nostra libertà dandoci una vastissima e variegata cognizione del dolore, fisico, mentale e spirituale, che da questa libertà spesso o quasi sempre deriva. E’ la legge dell’entropia, baby. Che vige però solo fino a quando siamo in questo mondo, in questa vita che, non per nulla, è una milizia incessante.

    Però non ci è dato di interromperla per raggiungere quanto prima le …nostre urì, o meglio le nostre imperiture felicità celesti. Ci è dato di portarne il peso, a patto di saper scegliere, di volta in volta, il più…equo, o anche solo il meno iniquo.

  5. Non credo sia possibile stabilire se una persona che compie un atto simile sia andata all’inferno oppure no.

    CCC 2282 e 2283

    “Gravi disturbi psichici, l’angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida. Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita.”

  6. Grazie, Alfredo.

    Nel mio precedente commento avevo scritto che ci è dato di portare il peso di questa vita “entropica” a patto di saper scegliere, di volta in volta, ciò che è giusto o meno ingiusto. Non sempre basta.

    Lo testimoniano vere tragedie “di tutti i giorni”, come questa: https://www.corriere.it/cronache/18_luglio_20/morta-donna-travolta-sulla-500-dramma-attore-marco-paolini-95025f5e-8b8a-11e8-9286-fc73853597eb.shtml

    Marco Paolini non sa chi sono, ma io di lui sì, almeno qualcosa e qualcosa di cruciale. Pregherò per lui, preghiamo per lui, anima e corpo, così come per l’anima della signora Alessandra e per tutti i suoi familiari, a cominciare da suo figlio Edoardo. Al posto di Edoardo, non per mio merito o demerito, o per destino, ma per divina permissione (questa, teologicamente, l’espressione corretta) avrei potuto esserci io, anni fa, non in qualità di figlia, ma di madre.

  7. Grazie a te, Marilù.

    Ho riportato il Catechismo perché mi sono messo nei panni di chi dovesse avere dei propri cari suicidatisi, e questo articolo non era certo edificante in tal senso, laddove sembrava implicare quasi che quelle persone fossero certamente perdute in eterno.

    Concordo col resto del tuo post in merito a quella vicina, e appunto immagina una madre di un figlio suicida come può sentirsi di fronte alla prospettiva che il sangue del suo sangue stia soffrendo quasi certamente le pene eterne.

    Io ho riportato quanto dice la Chiesa, la quale pur non dicendo che i suicidi sono tutti salvi nemmeno dice che sono tutti perduti, tanto è vero che i funerali ai suicidi non sono più vietati da molti decenni.

  8. Alfredo, se è vero che la misericordia di Dio può prendere sino all’ultimo, forse sarebbe meglio non farsi l’illusione che recuperi “comunque”. E’ una balla, e una balla pericolosa. Se io faccio una scelta consapevole, e non ho ripensamenti, ho scelto il male con piena avvertenza e deliberato consenso. Punto. E le conseguenze sono molto chiare. Non c’è una magia che fa andare bene comunque. Il lieto fine non è garantito.
    Fa male? Certo, fa male, come tutte le verità. Possiamo sperare, pregare, ma niente di più.

  9. Ripeto

    “Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento.”

    Poi se la persona dovesse rifiutare la Grazia allora andrebbe in perdizione, qualora il suo atto di suicidio fosse colpevole.

    Senza contare chi lo fa perché in quel momento non è padrone di se (anche quello è stato menzionato nel Catechismo).

    Non ho detto che il lieto fine sia garantito, ho detto che non possiamo affermare che quelle persone siano certamente o quasi certamente all’inferno. Il lieto fine non è garantito ma non è garantito nemmeno l’opposto.

  10. https://animadolente.wordpress.com/2013/05/22/suicidio-no-grazie-angelo-nocent/

    “Al tempo del Santo Curato d’ Ars, nel XIX secolo, una persona si era uccisa gettandosi da un ponte. A chi piangeva la sua morte e si disperava per la sua salvezza eterna, il Santo disse: “Fra il ponte e l’acqua, ha avuto il tempo di rivolgersi alla misericordia di Dio”

    “Un teologo francese, Roger Troisfontaines, negli anni Sessanta nel saggio ‘Je ne meurs pas’ ha pensato che Dio conceda all’uomo, giunto alla frontiera estrema della vita, la possibilità di un’ultima opzione attraverso uno sguardo sintetico e supremo della propria esistenza: ormai la persona è sul crinale tra tempo ed eterno e ha l’istantanea illuminazione che la abilita alla scelta netta e radicale tra bene e male, conversione e ostinazione, Dio e orgoglio”.
    Come se la libertà dell’uomo fosse in bilico tra la perdizione e un estremo, segreto appello lanciato all’infinita volontà salvifica di Dio. Ed è proprio a partire da questa speranza, e alla luce di un giudizio quasi sospeso, fermo su questa soglia estrema, che anche la prassi ecclesiale è ora molto più rispettosa nei confronti dei suicidi.”

    Concordo che possiamo sperare e pregare e che l’esito positivo non sia garantito, però volevo solo evitare che l’articolo venisse letto in modo tale che sembrasse chiudere ogni discorso, come una sentenza di perdizione eterna certa e indiscutibile.

    Dobbiamo fare attenzione, perché se certe cose vengono lette da certe persone che hanno avuto determinati problemi in famiglia, e dei cari che si sono suicidati, il rischio non è solo di “fare loro male”, ma di indurle alla disperazione e all’odio verso Dio.

    Capisco che in una situazione ecclesiale come quella attuale, dove il concetto di Misericordia sembra sganciato da quello di Verità ci sia la tentazione di andare all’opposto, ma è una tentazione da cui guardarsi.

  11. E io voglio evitare che si cada in peccati orrendi pensando che si sarà sempre recuperati. Se il recupero avviene è letteralmente in quell’infinitesimo di tempo tra la vita e la morte.
    Sono testimone dello strazio di genitori che hanno perso una loro figlia, che si è tolta la vita, e non cessano di pregare per lei. Ma se quella ragazza avesse capito bene cosa sarebbe successo, forse quello strazio si sarebbe evitato.
    Non so quanti ne abbia spediti all’inferno il buonismo, ma sospetto parecchi. E dico: nessun rispetto per il male. A costo di fare male. Una volta si diceva che tutte le medicine sono amare.

  12. No ma non ho messo in dubbio che il tuo fine fosse buono, Berlicche. Comunque sono sostanzialmente d’accordo.

  13. Nessun rispetto per il male a costo di far male? Ma storicamente è già accaduto: quante volte l’eretico è stato giustiziato perché non conducesse alla perdizione le anime semplici? Quante volte si è inflitta la “pena” quaggiù per risparmiarla lassù? Un esempio concreto fra i tanti: la strage degli anabattisti, durante la Riforma protestante, fu motivata proprio dalla certezza che i bimbi morti senza battesimo si sarebbero dannati. Da questo punto di vista, come ha ammesso onestamente C. S. Lewis, esiste un “contributo specifico” del cristianesimo alle malefatte umane. Anche la storia della fede cristiana ha la sua quota di discriminazioni, guerre, persecuzioni, torture fisiche e psicologiche, di cui l’inferno è stato, anziché il deterrente, il movente!

  14. Seagull, vero che già ci conosciamo?
    Diceva Chesterton: “Ci sono solo due tipi di persone: quelle che accettano i dogmi e lo sanno e quelle che accettano i dogmi e non lo sanno”. Caro Seagull, non esiste un contributo del cristianesimo alle malefatte umane, esiste un contributo dei cristiani alle stesse, dato che sono esseri umani come tutti gli altri; ma senza il cristianesimo il male non avrebbe freni, e non potrebbe essere redento, e lo vediamo ogni giorno. Sugli anabattisti trascuri le ragioni politiche, dimentichi Munster. Tu sei convinto del tuo dogma inespresso, e hai già giudicato cosa fosse giusto. Attento al tuo dogma: rischia di essere molto più arbitrario del mio.

  15. Dobbiamo dare atto al caro Berlicche
    che la nostra volontà volge sempre all’accomodante
    per poi rivoltarsi a Dio se non fosse così.

    “Voi che nel Vangelo credete
    a quel che vi piace e non credete
    a quello che vi dispiace,
    voi credete più a voi stessi
    che non al Vangelo”

    (S.Agostino).

  16. In vista di un bene personale superiore, a nessuno è consentito purre fine a una vita umana, neanche alla propria.
    Questo lo dice il cristianesimo, non il mondo, che anzi oggi – non 500 anni fa – proprio questo rivendica come diritto.

  17. L'altro Antonio

    Uno dei commenti più belli del tuo blog

  18. @Tonis

    Mi permetto una piccola correzione della tua frase.
    Tu scrivesti:
    “In vista di un bene personale superiore, a nessuno è consentito porre fine a una vita umana, neanche alla propria.
    Questo lo dice il cristianesimo, non il mondo, che anzi oggi – non 500 anni fa – proprio questo rivendica come diritto.”

    La grandezza del cristianesimo è anche quella di aver definito (e di continuare nella definizione) di tutti i dettagli della realtà… Nel senso che noi (cattolici) diamo conto della fede cristiana incarnata nel reale – dettagliando ciò che a volte non è chiarissimo (vedi ad esempio certe minime sfumature che però distinguono l’abisso tra martirio e suicidio).

    Tutta questa premessa serviva perché vorrei correggere la tua affermazione nel modo seguente:

    “In vista di un bene personale superiore, a nessuno è consentito porre fine – in modo diretto e intenzionale – a una vita umana, neanche alla propria.
    Questo lo dice il cristianesimo, non il mondo, che anzi oggi – non 500 anni fa – proprio questo rivendica come diritto”.

    Il cristianesimo ammette che possono presentarsi situazioni in cui decidere per un proprio bene personale superiore inevitabilmente determina (o può determinare) INDIRETTAMENTE dei danni alla vita degli altri o alla propria
    (“danni” che in qualche caso possono essere perfino la morte – che però NON era INTENZIONALE. Tuttavia spesso il cristiano sapeva che tra gli effetti indiretti e non-intenzionali poteva esserci anche la morte).

    Negli ultimi mesi/anni ho approfondito questo aspetto della fede cristiana proprio perché tante volte leggevo esposizioni di cattolici che non mi convincevano per niente… nel senso che non mi sembravano aderenti al Vangelo né alla Tradizione né ai Padri…
    E per me è stato uno scoprire che ciò che mi ripugnava era in effetti contro la dottrina cattolica. La stessa cosa che mi ripugnava quando qualcuno affermava una sorta di suicidio facendolo passare per martirio.

    Secondo me le buone definizioni dottrinali – lungi dal distogliere la gente dal proprio dovere – porta le persone ad offrire ancora più generosamente la propria vita, anche al di là di ciò che il cristianesimo richiederebbe per essere “in regola”.

    Perciò ci tenevo.

  19. Questo ultimo di Francesca è, a parer mio, uno dei commenti più belli che mi è capitato di leggere finora in questo blog, decisamente.

  20. Grazie Marilù, grazie di cuore… perché io invece non so decidere quale sia il più bello tra i tuoi commenti: sono uno meglio dell’altro. E infatti è stato un tuo saluto ai naviganti-lettori silenziosi che mi convinse a non essere più tra i silenziosi.
    (Se poi questo risultò un guadagno piuttosto che un disturbo per Antonio, non lo so 😂😂😂 , ma le cose andarono così).

    *Grazie*

  21. A suo tempo ho fatto il servizio militare e ho imparato a sparare. Chiedo a Francesca e a ToniS se il primo capoverso della frase, che condivido, possa essere applicato tout court anche in caso di guerra. A me sembra che lo si possa comunque applicare, perché il bene in oggetto in caso di guerra non è personale ma collettivo e quindi la frase resta valida. Però è anche vero che il “collettivo” comprende il “personale” (in particolare quando uno condivide lo scopo della guerra) e questo mi confonde un po’.

  22. Tornando all’argomento dell’inferno e della possibilità di salvezza “in extremis”, trovo interessante la riflessione che ne fa C.S.Lewis in “Il grande divorzio”.

    Secondo lui i dannati *scelgono* di restare all’inferno per due motivi. Da un lato, perchè sono così attaccati ai loro peccati da rifiutare il paradiso, in quanto in paradiso dovrebbero appunto rinunciarvi del tutto e per sempre.

    Dall’altro perchè, rifiutando in vita la grazia, nell’aldilà sono ridotti a meno di un’ombra; e il paradiso per loro è “troppo reale” (così reale che, rispetto alla loro inconsistenza, un filo d’erba ai confini del paradiso è duro come roccia, e camminarci sopra è doloroso).

    Solo accettando un cammino di purificazione (che richiede un pentimento in extremis ed è tutt’altro che facile, nel libro solo uno dei personaggi lo intraprende) possono “solidificarsi” abbastanza da diventare reali anche loro.

    Quindi, nell’ottica di Lewis, dopo il loro suicidio Romeo e Giulietta potrebbero benissimo aver scelto di continuare per l’eternità la loro relazione ossessiva, diventando ciascuno il peggior tormento dell’altro.

  23. @Francesca

    Santa Apollonia decise di porre fine alla sua vita per evitare che la portassero al punto di abiurare la Fede http://www.santiebeati.it/dettaglio/40150

    Purtroppo ci sono situazioni dove tutte le varie definizioni precisissime vanno a farsi benedire perché c’è da scegliere concretamente tra due mali.

    È un po’ come la suicide pill che viene data a chi sta svolgendo operazioni militari molto pericolose, per evitare loro una sorte peggiore o che vengano spinti a dare informazioni sui loro compagni.

  24. @Armando

    Non credo che sia una questione di cercare l’accomodante, è che penso sia difficile per chi ha perso un proprio caro amare Dio se pensa che Dio lo abbia inevitabilmente dannato senza dargli nessuna chance mentre poi vede gente del genere https://www.tempi.it/storia-della-conversione-di-hoss-lanimale-di-auschwitz salvarsi.

    @Felis

    Non lo so, con tutto il rispetto per Lewis non credo che Dio abbia predisposto le cose in un modo tale la grande parte dell’umanità vada perduta.

    Preferisco citare Benedetto XVI

    “Possono esserci persone che hanno distrutto totalmente in se stesse il desiderio della verità e la disponibilità all’amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l’odio e hanno calpestato in se stesse l’amore. È questa una prospettiva terribile, ma alcune figure della stessa nostra storia lasciano discernere in modo spaventoso profili di tal genere. In simili individui non ci sarebbe più niente di rimediabile e la distruzione del bene sarebbe irrevocabile: è questo che si indica con la parola inferno [37]. Dall’altra parte possono esserci persone purissime, che si sono lasciate interamente penetrare da Dio e di conseguenza sono totalmente aperte al prossimo – persone, delle quali la comunione con Dio orienta già fin d’ora l’intero essere e il cui andare verso Dio conduce solo a compimento ciò che ormai sono [38].

    46. Secondo le nostre esperienze, tuttavia, né l’uno né l’altro è il caso normale dell’esistenza umana. Nella gran parte degli uomini – così possiamo supporre – rimane presente nel più profondo della loro essenza un’ultima apertura interiore per la verità, per l’amore, per Dio. Nelle concrete scelte di vita, però, essa è ricoperta da sempre nuovi compromessi col male – molta sporcizia copre la purezza, di cui, tuttavia, è rimasta la sete e che, ciononostante, riemerge sempre di nuovo da tutta la bassezza e rimane presente nell’anima. Che cosa avviene di simili individui quando compaiono davanti al Giudice? Tutte le cose sporche che hanno accumulate nella loro vita diverranno forse di colpo irrilevanti? O che cosa d’altro accadrà? San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, ci dà un’idea del differente impatto del giudizio di Dio sull’uomo a seconda delle sue condizioni. Lo fa con immagini che vogliono in qualche modo esprimere l’invisibile, senza che noi possiamo trasformare queste immagini in concetti – semplicemente perché non possiamo gettare lo sguardo nel mondo al di là della morte né abbiamo alcuna esperienza di esso. Paolo dice dell’esistenza cristiana innanzitutto che essa è costruita su un fondamento comune: Gesù Cristo. Questo fondamento resiste. Se siamo rimasti saldi su questo fondamento e abbiamo costruito su di esso la nostra vita, sappiamo che questo fondamento non ci può più essere sottratto neppure nella morte. Poi Paolo continua: « Se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco » (3,12-15). In questo testo, in ogni caso, diventa evidente che il salvamento degli uomini può avere forme diverse; che alcune cose edificate possono bruciare fino in fondo; che per salvarsi bisogna attraversare in prima persona il « fuoco » per diventare definitivamente capaci di Dio e poter prendere posto alla tavola dell’eterno banchetto nuziale.” http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20071130_spe-salvi.html

    Mi sembra che il suo insegnamento sia il più equilibrato, evitando di parlare di una salvezza per tutti ma evitando anche di distruggere la speranza nelle persone.

  25. Sempre Benedetto XVI (qui esprime gli stessi concetti espressi nella Spe Salvi, solo in modo ancora più chiaro) http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2008/february/documents/hf_ben-xvi_spe_20080207_clergy-rome.html

    “Ho cercato di dire: forse non sono tanti coloro che si sono distrutti così, che sono insanabili per sempre, che non hanno più alcun elemento sul quale possa poggiare l’amore di Dio, non hanno più in se stessi un minimo di capacità di amare. Questo sarebbe l’inferno. D’altra parte, sono certamente pochi — o comunque non troppi — coloro che sono così puri da poter entrare immediatamente nella comunione di Dio. Moltissimi di noi sperano che ci sia qualcosa di sanabile in noi, che ci sia una finale volontà di servire Dio e di servire gli uomini, di vivere secondo Dio. Ma ci sono tante e tante ferite, tanta sporcizia. Abbiamo bisogno di essere preparati, di essere purificati.”

  26. “Alfredo”, vero che già ci conosciamo?
    Direi che quello di cui stiamo discutendo non ha niente a che fare.

  27. Berlicche, la mie erano risposte a quanto scritto da altri utenti.

  28. “Alfredo”, tu sei il seagull di cui sopra e l’usuale troll. Sparisci.

  29. Se ti sembra che io sia quel Seagull hai preso un grosso abbaglio. Giuro sulla mia salute, che mi venisse un cancro se io sono Seagull, non ho nulla a che vedere con lui, anche perché io non credo alle leggende nere da lui menzionate e decontestualizzate.

    Però ho detto quello che dovevo dire nei commenti precedenti, perciò non ho problemi a sparire. Spero che le parole e gli insegnamenti di Benedetto XVI possano fornire degli spunti riguardo a questa delicata questione di cui tratta il topic.

    Un saluto.

  30. @Eppe
    Sulla tua questione ci sono interi trattati ma non sono un settore che ho approfondito personalmente, quindi non vorrei darti indicazioni generiche e sbagliate.
    C’è anche tutto il discorso della guerra “difensiva” rispetto a quella “offensiva” , e relativi problemi di distinzione l’una dall’altra…

    Per il momento mi viene in mente che ci sono stati nella Chiesa santi pacifisti (letteralmente “obiettori di coscienza” come San Massimiliano: cerca gli atti del martirio e leggi il “bellissimo” processo del proconsole romano…) – e ci sono stati santi che hanno fatto guerre, Crociate, eccetera, nonché grandi santi che predicavano ai Crociati per prepararli alla partenza.
    (vedi San Bernardo di Chiaravalle, ad esempio… e altri).

    Secondo me comunque c’è sempre da fare la distinzione (alla quale accennavo nel mio precedente commento) tra l’uccisione diretta intenzionale e l’uccisione accidentale in corso di difesa di un innocente… Certo poi in guerra, sul campo di battaglia, tutto diventa più complicato da applicare coerentemente.

  31. Viviamo nell’epoca dei diritti, è questo il problema: viviamo mezzi immersi nella menzogna, così anche per i cristiani i diritti diventano tutto e tutto deve fiventare un diritto, anche la “salvezza”. Peccato che Dio, rivelandosi all’uomo per offrirgli la Sua pace, non sbbia annunciato alcun diritto, ma solo un breve elenco di doveri.
    I diritti hanno il marchio dell’uomo caduto e possono solo generare conflitti.

  32. Tonis… più che contrapposizione diritti/doveri, a me pare che il cristianesimo offra all’uomo il diritto-privilegio di avere dei doveri.

    Per questo, chi si concentra sui diritti (libertari-libertini) sbaglia allo stesso modo di chi si concentra sui doveri (come imposizione di un Dio tirannico venuto a comunicarci la legge marziale, più che Padre venuto a comunicarci col Figlio il dono della Legge).

    Insomma, secondo me andrebbe messa più in risalto la Legge-Dono: il dovere (“giogo leggero”) che è il diritto dei figli.

  33. Stavo per rispondere (perché di fronte alle cose dette da Tonis non riesco a tacere) ma Francesca mi ha preceduto.

    Concordo con tutto quello che ha detto, purtroppo in alcuni settori del cattolicesimo c’è una concezione del rapporto Dio e uomo stile padrone/schiavo.

    Ma questa è una concezione islamica, tuttalpiù calvinista. Non Cattolica. Esattamente come non è Cattolica la concezione che va all’estremo opposto.

  34. Voler accettare il suicidio come un criterio per uscire da una situazione dolorosa e traumatica, è sbagliato.
    Poi diventare “accomodanti” del fatto compiuto col suscitare in noi pena e condivisione per l’atto disperato e dire: Si volevano bene!
    Così è sbagliato.

    Implorare anche la misericordia e la comprensione da parte di Dio per giustificare l’atto, è fuorviante da ciò che non si deve fare.
    Perché l’implorare la misericordia vuol dire anche che abbiamo una remota coscienza dello sbaglio fatto, e di conseguenza pretendiamo e ci aspettiamo che Dio “passi sopra” per la Sua bontà. Tanto Dio è buono e perdona.
    Così è sbagliato.

    Gesù dice: “Chi ama il padre e la madre più di Me, non è degno di Me”
    Da questo si capisce che se uno vuole donare la sua vita per “amore” spetta prima a Dio quell’Amore di cui si sente carico, e superare ogni altro amore.
    Non c’è affinità tra amore sensuale e Amore Divino, e se per le nostre passioni ci diamo la morte, cosa mai dovremmo fare di meglio per essere giusti con Dio?

    Certo, Dio è Misericordia, ma vanno di più all’inferno per la (sperata) misericordia che per la Sua Giustizia.
    (S. Alfonso M. de’ Liguori).

  35. Due commenti di “Alfredo” disapprovati.
    Vecchio troll, l’ho già detto. Non riprovarci.

  36. “con tutto il rispetto per Lewis non credo che Dio abbia predisposto le cose in un modo tale la grande parte dell’umanità vada perduta”

    Per chiarezza: i personaggi di cui parla Lewis nel libro “Il Grande Divorzio” non rappresentano la persona media, ma gente che in vita ha fatto del peccato grave una abitudine. Si va dall’uomo convinto che la salvezza gli sia dovuta, al teologo che si inventa un Vangelo a sua misura; dalla madre ultra possessiva, all’uomo che per tutta la vita si è abbandonato alle sue passioni.

    Tutta gente che a voler essere “rigoristi” avrebbe un bel posto riservato in compagnia di Berlicche; eppure a tutti viene data una nuova possibilità. E tutti tranne uno, di loro spontanea volontà, la rifiutano. In compenso, tra i santi che ci mostra Lewis c’è anche un assassino pentito.

    Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Però Dio ci ha creati liberi e rispetta la nostra libertà; ci da per l’eternità quello che realmente vogliamo.

  37. @ Felis

    …per essere precisi e chiari; non abbiamo quello che “vogliamo” ma piuttosto quello che ci meritiamo con le nostre “libere azioni”

    Dimentichiamo forse che Dio è pure libero dai nostri condizionamenti e giudizi come il buon vasaio: Scarta ciò che non Gli piace.

    Altrimenti il Giudizio Finale ce lo facciamo forse da noi?

  38. Chi sono io per giudicare la bontà di Dio? Quanto grande sarebbe nel caso la mia boria!
    Mi fido e basta.
    Lo amo perchè mi ha lanciato nella fantastica avventura della vita e desidera per me che il male alla fine non prevalga e la morte non abbia l’ultima parola. Non faccio il ragioniere dei doni ricevuti o – a mio parere – non ricevuti.

  39. “Altrimenti il Giudizio Finale ce lo facciamo forse da noi?”.

    Una specie.
    Attualmente il Catechismo parla (per l’inferno) di autoesclusione… Quindi non tanto una decisione di Dio su di noi.
    In realtà la descrizione dell’evento dipende dal punto di vista: o quello di Dio che ha creato il “sistema” o quello della libertà dell’uomo.
    Se volessimo essere il più equilibrati possibile… Potremmo dire che nel Giudizio cessano i punti di vista, e (probabilmente) le due cose saranno poco distinguibili… Però da qui noi non possiamo descrivere più di tanto.

    E poi… dovremmo tenere conto che siamo più uniti a Dio di quanto pensiamo…
    Troppe descrizioni ci vedono come due enti separati. Ok lo siamo, senza dubbio. (=no panteismo).
    Ma siamo anche così intimamente legati al Nostro Dio, …e allora non c’è una distinzione così netta tra il Giudizio Suo e la libertà nostra.

  40. Leggo solo ora. Non sono un frequentatore abituale del blog e tanto meno c’entro con l’utente Alfredo. Tanto era dovuto.

  41. Per Eppe del 25 luglio (e gli altri interessati).

    Un recentissimo sintetico chiarimento sulla vexata quaestio dell’uccisione del nemico.

    http://isoladipatmos.com/luccisione-del-nemico-riflessioni-sulla-pena-di-morte-e-questioni-annesse/

  42. Gentilissimo ToniS, La ringrazio molto per il link (peraltro recentissimo, a riprova dell’attualità della questione) che ho letto d’un fiato e che rileggerò ancora. Ho anche un motivo personale per esserLe grato: nella mia città, Monza, c’è una via abbastanza nota, situata in una zona semicentrale, dedicata a Monti e Tognetti. Dato che alcune vie sono dedicate a partigiani uccisi negli ultimi mesi di guerra, e più di una a coppie di essi, avevo sempre pensato che anche questi due cognomi fossero di partigiani… solo ora conosco la vera storia di Giuseppe Monti e di Gaetano Tognetti e Le assicuro non la dimenticherò più! Grazie ancora e buone vacanze.

  43. Caro Eppe, è sempre a partire dalle mezze verità che i nemici della Verità sono riusciti a costruire le gigantesche falsità storiche alle quali fermamente credono.
    Buone vacanze anche a te.

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