Le storie di San Randazio: il prossimo abate

“Bene arrivato, Fratel Randazio! Fratelli, accogliamolo con un applauso!”
Randazio tossicchiò, chiaramente imbarazzato. Aveva viaggiato quattro giorni, a piedi da Collemagno, per raggiungere il monastero dove il suo superiore l’aveva inviato. Ad accoglierlo aveva trovato una folla, un comitato di benvenuto. Il monaco che aveva parlato si fece avanti e lo abbracciò. Era di mezz’età, leggermente pingue, con la barba e la tonsura curata e un saio assolutamente perfetto. Come del resto anche gli altri frati che avevano circondato il nuovo arrivato.
Il monaco ben vestito, tenendogli una mano sulla spalla, si rivolse agli altri. “Caro Fratel Randazio, è un onore che un personaggio così famoso abbia accettato il nostro umile invito di entrare a far parte di questa comunità. Sono sicuro che con voi come abate il nostro convento diventerà ancora più grande e prospero di quello che è.” Parlava con enfasi, intervallando le frasi con momenti in cui pareva prendere abbastanza fiato da gonfiarsi come un rospo. “Ah, dimenticavo di presentarmi: sono Fratel Duccio, il priore del nostro caro monastero di Valromita. Ecco, da questa parte”, il monaco fece segno, indicando l’ampio portone. “Permettete che vi accompagni nella prima visita di quella che sarà la vostra casa…”
“Hmm”, fece Randazio.

“Queste saranno le vostre stanze. Mi sono assicurato che il letto sia particolarmente confortevole. Notate il loggiato…”
“Vedo, vedo” disse Randazio. “Tutte le celle dei monaci sono così?”
“Beh, ovviamente no, ma tuttavia…”
“Andiamoci, allora”, tagliò corto Randazio.

“…Ecco le nostre celle, comode, ampie, confortevoli.”
“Non c’è l’inginocchiatoio”, fece notare Randazio. “Vi inginocchiate sul pavimento, qui?”
Il priore parve per un attimo smarrito. “L’inginocchiatoio? Ah, sì, la nostra regola non prevede preghiere particolari, quindi di solito non preghiamo in cella. Se qualcuno ne avesse bisogno di solito si reca in chiesa…”
“Hmm”, fece Randazio. “Andiamo in chiesa, allora.”

La chiesa era ampia, luminosa, pesantemente decorata. Randazio si inginocchiò, entrando, imitato dopo qualche secondo da tutti gli altri.
“Naturalmente abbiamo chiamato gli artisti più celebri per affrescare la nostra chiesa. Guardate poi che splendore queste statue d’oro!”
“Non vedo monaci in preghiera.”
“Beh, è pieno giorno, saranno tutti a lavorare. E poi oggi è il giorno della vostra visita, è comprensibile che ci siano meno confratelli del solito.”
“Dove sono i confessionali?”
“Ah, l’abbiamo spostato nella cappella laterale…capite, qui non sapevamo bene dove metterlo… i dipinti, sapete.”
“La cappella? Quella dove siamo passati prima? Non c’era nessuno.”
“Perché non è orario, probabilmente.”
“Hmm”, fece Randazio, giocherellando con il suo bastone da viaggio. “Quanti monaci avete qui, avete detto?”
“Quasi duecento. Ormai non è più il romitaggio che fu fondato da Sant’Elmando, siamo cresciuti a diventare una piccola città.”
“Hmm.”

Randazio fu guidato attraverso l’ampio cortile interno. “Gli affari vanno molto bene, la produzione agricola si è quasi raddoppiata anche grazie alle ultime acquisizioni di terre. Ed ecco i mercanti con i quali trattiamo abitualmente… volevano assolutamente conoscervi.”
Randazio fu presentato ad una successione di commercianti e notabili locali, insieme alle loro famiglie.
“Davvero gli affari vanno bene. Queste persone sembrano tutte ricche.” Sussurrò ad un certo punto Randazio a Duccio.
“La prosperità del convento si estende a coloro che stanno vicini” replicò il priore. “Tutto a maggiore gloria di Dio, ovviamente.”
“Hmm”, fece Randazio. “E la scuola come va?”
“Scuola? Che scuola?” chiese stupito Duccio.
“Quella per i figli dei vostri contadini. Perché è chiaro che non potete coltivare tutto da soli”.
“Ah, temo che quella non sia la nostra vocazione.”
“Hmm”, disse ancora Randazio.

Duccio rimase pensoso per un attimo, poi prese Randazio da parte. “Caro fratello, con voi qui il nostro monastero acquisterà la notorietà che gli spetta. So che ciò che vi ha reso famoso è il vostro zelo. Adesso però che siete finalmente arrivato a diventare abate, dovrete temperare un poco le vostre abitudini. Alcuni degli uomini che vi abbiamo presentato conducono una vita non proprio conforme a quelle regole strette che noi tutti sappiamo troppo astratte per la vita quotidiana. Sappiamo che almeno formalmente dovremmo chiedere di rispettarle, eppure riteniamo sia nostro dovere privilegiare l’accoglienza sull’osservanza. Ricordare a queste persone che vivono nel peccato potrebbe infastidirle, irrigidirle, farle allontanare. Perciò spesso ci capita di chiudere un occhio su alcune piccole mancanze, su situazioni irregolari, anche su certe opinioni che forse altrove sarebbero tenute come non del tutto ortodosse. Grazie a questo siamo in rapporti amichevoli anche con persone lontane da…”
“Peccatori, insomma”, interruppe Randazio.
“Come…? Ah, sì, peccatori.”
“E’ lodevole che dei peccatori vengano in questo santo luogo. Un po’ meno che ne escano restando peccatori.”
“Bisogna dare loro il tempo di capire… la Grazia agirà.” disse Duccio.
“La Grazia agisce tramite noi, mio buon priore. Se noi taciamo, chi parlerà?”
“Harr”, si schiarì la voce Duccio. “E’ ora di cena, ormai. Andiamo in refettorio? Abbiamo preparato un banchetto speciale, per festeggiare il vostro arrivo”.

Il banchetto era davvero ricco, ma Randazio toccò appena il cibo. Indicò un leggio su un lato della stanza. “Non c’è il lettore. Normalmente non dovrebbe esserci il silenzio, a tavola, per consentire l’ascolto delle letture sacre?”
“Abbiamo ritenuto…”
“Di fare un’eccezione per me, d’accordo. Ma di solito? Non mi sembra di avere visto applicata la regola del silenzio.”
“E’ una regola che ci sembra superata. A tavola è utile discutere dei problemi, non ascoltare trattati noiosi. Il silenzio è stato spostato nelle ore notturne.”
“Ah, capisco”, disse Randazio.

Duccio terminò il dolce, mise da parte il piatto e si fece serio.
“Ora passiamo alle cose ufficiali. L’elezione dell’abate, cioè voi, sarà domani mattina. E’ stato convocato il Capitolo Generale di tutti i monaci; terrete un discorso, quindi avverrà la votazione. Come vuole la regola, abbiamo scelto anche un altro candidato: Fra’ Tobia, quel vecchio là nell’angolo. E’ un poco tonto e non ha gran seguito, ha accettato per obbedienza, pensate un po’. E’ una candidatura solo per figura, si capisce. Non avrete nessun problema a farvi eleggere. E dopo avrete una dignità e un potere pari ad un vescovo. Naturalmente io e gli altri confratelli del Capitolo Maggiore vi aiuteremo a mantenere salda la vostra direzione, e confido che potremo darci una mano a vicenda. La memoria di chi ci ha permesso di diventare quello che siamo è una virtù cristiana.”
“Hmm”, disse Randazio. Accarezzò il suo bastone da pellegrino, quindi l’impugnò con forza e si alzò in piedi. “E’ l’ora della compieta, dopodiché mi ritirerò, se non avete nulla in contrario.”
“Nulla, ovviamente”. Duccio esitò. “Vi sono diverse pie donne donne del villaggio che hanno manifestato il desiderio di incontrarvi per chiedervi una guida spirituale, se non siete troppo stanco…”
“Sono stanco, infatti”, replicò Randazio picchiettando lievemente a terra con il bastone.
“Lo stesso desiderio hanno manifestato, allora, anche alcuni dei nostri giovani novizi, che li possiate guidare nella preghiera…”
“Novizi, eh? E va bene, mandatemeli pure.”
“Sarà fatto. Ora, se volete scusarmi…”

Il mattino seguente il responsabile dei novizi venne a cercare Frà Duccio. “Frà Randazio stanotte non ha riposato molto”
“Ah, lo supponevo” dise Duccio.
Il capo dei novizi aveva uno sguardo strano. “E’ stato tutta la notte a pregare in cappella. Lui e frà Tobia…”
“C’era anche Tobia? Che pregava?”
Il capo dei novizi annuì. “…hanno confessato i novizi che avevo mandato. Uno mi ha detto che lascerà il convento.”
“Ho un cattivo presentimento”, disse Frà Duccio.

La stanza del capitolo era affollatissima. Tutti erano riuniti per l’elezione del nuovo abate.
Duccio, con un filo di preoccupazione, arrivando vide che Randazio era già lì, che parlava fitto con il vecchio Tobia. Alla fine, Randazio gli baciò le mani.
Inquieto, Frà Duccio chiese e ottenne silenzio.
“Ed ora, prima del nostro voto, il nostro futuro abate ci terrà un discorso.”
Frà Randazio si fece avanti. “Cari fratelli, è una grande cosa quello che qui avete fatto. Grazie alla fede dei padri di questo monastero un vasto territorio è stato convertito al Vangelo ed ha trovato anche una prosperità materiale. Come Nostro Signore ci insegna, la cura del corpo è dovuta, perché siamo tempio di Dio. Dobbiamo però fare attenzione a non cadere nell’errore di dimenticare che il nostro primo dovere non è verso gli uomini, e neppure verso il nostro convento, ma verso Dio stesso. Non dobbiamo cercare la prosperità per trovare Cristo, ma seguire Cristo che ci donerà quanto abbiamo bisogno. Che quasi sempre è la sua croce. Se mi eleggerete ad abate, quindi, ecco alcuni dei cambiamenti che intendo fare….”
Duccio ascoltò, con sempre maggiore panico, l’elenco di Randazio. “Ma dove pensa di essere? E’ pazzo! Ci distruggerà!” mormorò uno degli anziani del Capitolo. “E colpa tua”, sibilò un altro “Sei tu che hai avuto questa bella idea di fare venire uno famoso. Come ce la caviamo, adesso?”
“Non è ancora perduto niente. Fate passare la voce tra i nostri: non votate per Randazio. Una volta che fosse abate potrebbe fare quello che vuole. Con Tobia ce la vedremo poi”.

Man mano che lo scrutinio proseguiva, la faccia di Tobia si allungava. Solo un terzo degli aventi titolo aveva votato per Randazio, gli altri avevano scelto l’anziano monaco. Randazio manteneva un’espressione imperturbabile.
Alla fine dello spoglio, Duccio si schiarì la voce. “Cari fratelli, lo Spirito e noi fratelli abbiamo scelto Tobia come nostro nuovo abate. Chiediamo a questo nostro confratello che ha accettato di servire il monastero di tenerci un breve discorso…”
Tobia si alzò, leggermente malfermo sulle gambe. “Avete udito”, disse, con voce inaspettatamente forte, “le cose che Randazio poneva come necessarie per far tornare questo nostro convento e noi a Cristo. Ebbene, io sono perfettamente d’accordo con quanto ha detto, e lavorerò a questo fine…”

Randazio salutò il nuovo abate, abbracciandolo, e riprese il suo cammino sulla strada polverosa. Allontanatosi di qualche centinaio di passi si volse indietro verso il convento. Sarebbe riuscito Tobia a cambiare le cose? Un poco in colpa si sentiva, per avere addossato a quel dolce frate un compito così gravoso. Ma poi si ricordò di Chi avrebbe avuto aiuto in quell’impresa. E comprese che andava bene così. Si voltò, e si concesse finalmente un sospiro di sollievo.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 10 luglio 2018 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Bentornato S.Randazio, e proprio nel giorno di S. Benedetto!

    Hey, Berlicche, e un posticino per fratel Vattimo non l’hai trovato nel tuo racconto? :-)

  2. Quello sembra che trovi posto ovunque….
    Non mi spiacerebbe che si convertisse davvero ala Chiesa, basta che la Chiesa non si converta a lui.

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