Di guance e giustizie

Le letture di oggi per la messa sono il terrificante resoconto di un assassinio di stato e l’evangelico “porgi l’altra guancia”. L’ascoltatore occasionale potrebbe restare perplesso: che diamine di esempio ci portano in chiesa, l’uccisione tramite calunnia di un innocente che aveva osato opporsi al potere su una questione marginale. E su casi come questo ci viene detto “non resistete al malvagio”? Eh, si ribolle un po’. L’istinto sarebbe quello di mettere mano alla spada, alla pistola, alla bomba.
Chi conoscesse la Bibbia potrebbe ricordare che, qualche tempo dopo, i responsabili di quell’omicidio vanno incontro ad una fine particolarmente cruenta. I tempi e modi della giustizia divina raramente coincidono con quelli degli uomini, anzi spesso ne travalicano pure il tempo della vita terrena. La vita e la giustizia, nella loro completezza, comprendono l’eterno.

Ma un altro fatto mi infastidisce. Prevedibile come un orologio, è arrivata dal pulpito la citazione di due personaggi storici: Martin Luther King e Gandhi. E chi non pensa subito a loro, di noi che siamo cresciuti in questi anni?
Senza togliere a quei due, che avevano le loro magagne ma che sono stati dei grandi, perché al loro posto non viene invece mai rammentata l’infinita schiera dei martiri e dei santi, uccisi come agnelli spesso in odium fidei? Sarebbe molto più logico, specie visto il luogo, per noi cattolici. Mi viene da pensare che l’innalzamento di certi idoli, così pervasiva che neanche più ci facciamo caso, corrisponda anch’esso a una particolare forma di ingiustizia, non così ovvia ed evidente ma forse persino più letale di quella esplicita. E’ un po’ come dire che che dobbiamo andare fuori dalla Chiesa per trovare buoni esempi, e che le memorie di tanti santi apostoli non della “non violenza”, ma di qualcosa di molto più grande, sono in fondo di ordine minore.
Ma sono convinto che la giustizia divina abbia già detto la sua, in un un tempo che non è questo tempo, in un luogo che non è questo luogo.

 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 18 giugno 2018 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Rendere a Dio ciò che è di Dio e agli uomini ciò che è degli uomini , questa è la giustizia sulla quale si fondano le principali religioni , cristianesimo a parte . Il Dio che legifera , il Dio che giudica etc. e al quale dobbiamo rendere qualcosa , come se a Dio manchi qualcosa . È un “umanizzare “ Dio a seconda della propria cultura , credenza etc .E’ logico facciano più effetto il Gandhi ed il King in questo momento , perché si muovono su una giustizia umana che ha lo scopo di portare la pace senza l uso della violenza . Il problema del cristianesimo è che pur muovendosi nella giustizia ne mette in mostra tutti i suoi limiti e interpretazioni che vanno superati con la misericordia , che non rende a Dio ciò che è di Dio ma riceve da Dio ciò che é di Dio e per tutti . Il porgere l’altra guancia non è questione umana ma divina . Il metterla in pratica richiede un grande fede , che agli occhi degli uomini sembra stoltezza . Come quella dei santi e martiri .

  2. Secondo un mio amico sacerdote, nella cultura del tempo, schiaffeggiare qualcuno col dorso della mano era una delle massime espressioni di disprezzo. Porgendo l’altra guancia, se l’altro voleva continuare a colpirti doveva usare il palmo, riconoscendoti quindi come una persona sua pari.

  3. X Felix : ecco perché in chiesa si parla più di King e di Gandhi e non di santi . Ma il Gesù Cristo schiaffeggiato non porse l’altra guancia .

  4. I diritti oggi sono alberi che si vogliono senza radici. Ci si può anche salire sopra, ma non mi fiderei a dondolarmi.

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