Ritornare, come bambini

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Matteo 18, 1-5

Io avevo sempre interpretato questo ammonimento di Gesù come un invito a perdere le nostre strutture di pensiero e vedere tutte le cose come la prima volta, stupiti perché ci sono.
Ma da poco mi è venuta alla mente un’altra possibilità. Cosa contraddistingue ancora il bambino? L’abbandono fiducioso all’abbraccio dei genitori. Chi non ha mai contemplato un piccolo addormentato al collo della mamma o del papà? Non ha timore, perché sa che è abbracciato, è voluto bene; che sua madre e suo padre faranno di tutto per proteggerlo, per tenerlo al sicuro, per fare quello che è bene per lui.

Si fida totalmente. La sua non è una fede cieca: è tutta la sua esperienza, è tutto il suo mondo che glielo ha insegnato. Non saprebbe esprimerlo a parole, il motivo della sua fiducia: quella è la sua realtà.

Srà crescendo che vorrà distaccarsi. Che metterà in dubbio. Che non si fiderà più del Padre, anzi. Per questo quando sento qualcuno che si defiisce cristiano adulto, mi ricordo di quell’ammonimento: se non ritornerete come bambini…

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 8 Maggio 2018 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Questa però è difficile da capire per chi ha avuto la sventura di avere genitori poco amabili.

  2. Vero, anche se credo che pur con tali genitori ci sia stato un periodo in cui era vero. Poi uno se lo dimentica.

  3. La tua seconda interpretazione/possibilità è sempre stata la mia prima. Mentre la tua prima è la mia seconda.
    Credo che ci siano diverse teologie in merito, anche ulteriori interpretazioni …
    Per me la primaria, quella di Gesù su quel momento, è il rapporto Padre – figli. Anche perché il pubblico di quei tempi non aveva (ancora) l’apprezzamento pieno che abbiamo oggi per l’ingenuità e la purezza dei bambini…

    (Poi, essendo Parola di Dio, in essa c’è tutto, travalicante i millenni)

  4. … mi viene anche in mente che i bambini avevano quella fiducia verso i rabbi come “padri” e verso gli adulti “buoni ebrei” in generale, quindi si avvicinavano e si notava il loro affidamento… Così io vedo la scena di Matteo… in cui ci sono i bambini, tranquilli, in ascolto del grande Maestro (forse i piccoli lo vedevano anche per ciò che era: Figlio mandato dal Padre) e uno viene chiamato da Gesù.

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