Grigio

Entrò nel Sushi Bar Pizza Kebab. Sfogliò distrattamente il menu. Non aveva voglia né di carne né di pesce. Si decise per una bistecca di soia, accompagnata da una birra analcolica. Di solito prendeva una coca senza zucchero, ma in fondo era lo stesso. Non aveva molta fame. Non è che si sentisse triste, ma neanche allegro. La sua assegnazione da supplente precario era terminata quella mattina. Non sapeva a quale santo rivolgersi, chi o cosa pregare. Per lui l’universo era retto da una forza impersonale, dalla dea sfortuna e da qualche divinità benevola o malevola, o forse no. Niente comunque che potesse rispondere ad una invocazione. Magari un po’ di meditazione avrebbe aiutato.

Si chiese come fare a comunicare la notizia alla donna con cui viveva. Non che fosse sua moglie, riteneva sbagliato l’impegnarsi in un rapporto che non preventivasse il fallimento, anche se forse un po’ l’avrebbe desiderato. Si chiese se si sarebbero mollati, e se si sarebbe sentito triste. Decise che non era il caso di pensarci. Probabilmente avrebbero tirato avanti lo stesso. Certe volte essere indifferenti agli altri era conveniente.

Finì il pasto. Chiese un caffè decaffeinato e dopo, per accompagnarlo, una grappa artificiale. Uscendo dal locale si accese una sigaretta senza nicotina. Il tempo non era né caldo né freddo, ma grigio, di quel grigiore pallido che può essere qualsiasi cosa e non è niente.
Poi si avviò verso il resto della sua vita devitalizzata.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 12 marzo 2018 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. “La sua assegnazione da supplente precario era terminata quella mattina. Non sapeva a quale santo rivolgersi, chi o cosa pregare.” Il racconto mi pare verosimile, ma questo punto no: tutti i precari sanno che c’è un sindacato – la CGIL per la precisione – al quale ricorrere.

  2. Come Eppe anch’io concordo su tutta la metafora eccetto una: quel “senza zucchero”.
    È lo zucchero (bianco o beige che sia) ad essere artificiale, essendo stato introdotto abbastanza di recente nella storia dell’umanità – ed essendo diventato di uso quotidiano negli ultimi 50-60 anni circa (precedentemente il suo utilizzo era prevalentemente domenicale/festivo, e per chi poteva permetterselo).
    La dolcezza alimentare nei tempi non zuccherosi proveniva dal miele (anche questo di consumo modico e modesto) e dalla frutta, fresca o essiccata.

    (Si narra inoltre che un tempo molte bevande, infusi, caffè, cioccolato, ed altre preparazioni alimentari naturali fossero più dolci di per sè stesse, in quanto la loro qualità era di gran lunga superiore a quella attualmente e diffusamente disponibile).

    Anche questa storia dello zucchero nel percorso dell’umanità secondo me costituisce un’ulteriore metafora… terribilmente reale:
    Ingannati dallo zucchero. In tutti i sensi.

  3. Scommetto che uscendo, coi due euri di resto ha comprato un gratta e vinci, raschiandolo lentamente senza alcuna emozione…

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