Successo

Successo: participio passato di succedere, “essere riuscito”. Ma cos’è realmente il successo? Come si misura?

Tutto cominciò al tempo dell’umanesimo, quando il “divo”, l’uomo di successo, sostituì il santo come modello. Avere successo era visto come l’equivalente di avere fortuna, essere baciati dalla buona sorte: tutti concetti pagani, se vogliamo. Essere ammirati, essere ricordati; avere la meglio sui nemici e sulle avversità non solo per propria virtù, ma anche per un caso favorevole.
Sono passati parecchi secoli, ma da quell’idea non ci siamo scollati. E’ cambiata la tipologia di questi divi: ieri attori, oggi youtuber, l’importante è essere ammirati.

Una figura che si ritrova spesso nelle illustrazioni medievali è la ruota della fortuna: non la trasmissione televisiva, ma una sorta di ruota di mulino dove in alto sta chi governa, in basso il reietto. Ma la ruota gira, e colui che sta sopra viene trascinato al di sotto…
Era un ammonimento: guardate che il successo terreno è passeggero. Oggi capi di nazioni, domani umiliati. Oggi ricchi, attorniati da bellissimi esponenti dell’altro sesso, e domani a contemplare lo sfascio della vita in cui si era confidato. Perché una cosa sola è certa: il successo è passeggero, il ricordo svanisce. Chi saprebbe nominare i cinque uomini di successo della propria città di cent’anni prima? Di alcuni non sopravvive neanche il ricordo. Che svanirà comunque, lasciando solo note a piè di pagina di libri non letti.

Vedete, io sono convinto di una cosa: il vero successo si misura non da quanto gli altri ti adorano, ma di quanto tu abbia vissuto vicino all’ideale. Di quanto bene tu abbia compiuto. Non notorietà sulla terra, ma un tesoro in cielo, che fa vivere meglio anche qui in terra. L’eterno ha un criterio di successo diverso da quello del mondo. Molto, molto più duraturo. Non si è dimenticati. Mai.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 5 marzo 2018 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. grazie per quello che scrive,mi è di grande aiuto e conforto

  2. Berlicche un “mi piace” non è abbastanza. Consideralo decuplicato.

  3. Sì, Berlicche, ha proprio ragione Senm_webmrs: Lei non si stanca di superare se stesso. Sfido io, la ruota per Lei è già da robivecchi (da rottamatori, direi), la sua scoperta ormai si dipana lungo una spirale, quella della Vita.

    Però, visto che la riflessione parte (mi consenta il latinorum) da un “sic transit gloria Bondi” (ma mai dei neurobonds, per la miseria!), è inevitabile che uno sguardo non abbastanza distratto si soffermi su alcuni cadaveri ‘di giornata’, eccellenti e no.

    Il primo, quello del povero Davide Astori, campione di calcio (e forse un tempo di calcetto) in divisa viola pur nel candore intatto del giglio (ahinoi, magico-esoterico) potrebbe ravvisare una testa di cavallo, non necessariamente nel letto, e anche la mossa del cavallo (su una scacchiera pervi(n)cacemente juventina, o solo lapalinassiamente massonica).

    Anche nome e cognome della povera vittima di questo frusto codice mafioso parrebbero avere una loro precisa sfumatura cromatica: rossa (color “terra di Siena”) il nome; blu di Prussia, con nuances d’oltremare (vedasi cognome “Astor”, in https://it.wikipedia.org/wiki/Astor_), invece, il cognome.

    Il secondo cadavere non eccellente, perchè ostentatamente anonimo, è quello ritrovato senza testa a Olbia, in Costa….Smeralda. Va bene, il colore di questa gemma potrebbe far immediatamente pensare a tante camicie e cravatte nostrane, ma se restiamo nell’ambito delle bandiere, più che dei gagliardetti e degli stemmi politici, non si può non spingere lo sguardo, ancora una volta, molto più lontano, oltre il “mare nostrum” e ancora più in là, oltre più di un mare di dune.

    Spero e prego che il manto immacolato che ha pietosamente ricoperto gran parte dell’Italia, stendendosi addirittura fino a Napoli, la settimana scorsa, annunci una “tabula rasa” di questa tavolozza a tinte vivaci per velleità, ma fosche per natura.

    Spero e prego che il falco scaduto a pollo e che rosola, qui sopra nell’immagine “medievale”, su fiamme da autodafé, resti solo simbolico; spero anche che non rappresenti, più che una persona, un popolo intero. Il nostro.

    Vero che bisogna puntare tutti a essere, fin da ora e sopra ogni altra aspirazione, cittadini del Cielo, ma comunque, ecco, puntelli a una speranza come questa appena espressa, mi migliorerebbero senz’altro il sonno, se non proprio la vita per intero.

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