La qualità del fare

Perché fare le cose?

Perchè si è obbligati. Perchè si viene pagati. Perchè ne ho un vantaggio.
Se queste sono le motivazioni, nell’istante in cui cessano – Sono libero! Mi pagano troppo poco! – allora cessa anche la nostra attività. Chi mi obbliga a fare le cose bene?

Perché voglio imparare. Perchè devo.
Si è passati a qualcosa di più alto del piano materiale. Quando però sentirò di avre migliorato abbastanza, quando il dovere mi verrà a noia, chi me lo farà fare di continuare ancora?

Perché questo lavoro è tutto per me. Io amo quello che faccio.
Ma prima o poi ci si accorge che quel che pensiamo tutto è solo una piccola parte; che in fin dei conti la vita è più grande, e quel nostro tesoro non la riempie, non le dà senso. Arriva la disillusione. Si smette di fare, o si continua per inerzia.

Quanto è differente, invece, chi fa le cose perché ama non (solo) la cosa che fa, ma Chi gli permette di fare. Lo spinge il desiderio di imitare Chi ha fatto tutte bene ogni cosa, lui stesso compreso, perché le ama tutte. E quindi vuole restituire un poco di quell’amore, cercando di imitare quella perfezione.

Una persona così non smetterà mai di cercare di migliorarsi, non accetterà di fare lavori approssimativi, non si accontenterà di una qualità minore, perché sa che solo la ricerca del bello e del vero, tramite il lavoro della sua testa e delle sue mani, è un compito adeguato alla statura di quello che è. Cioè un uomo, un figlio di Dio.
Non si accontenterà di niente di meno.
Cercate questo tipo d’uomo, voi che desiderate maestri, desiderate le cose fatte bene.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 22 febbraio 2018 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Alla fine anche il fare deve essere mirato all’arricchire il nostro essere.
    Perché ciò che l’uomo “fa” è importante solo in quanto egli “è” qualcuno. Non un titolo, non una professione, bensì un individuo, un viandante in ricerca…

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