Ruote che girano

Mio figlio ha appena preso la patente. Siete avvertiti, voi tutti là fuori. Frequentate le strade a vostro rischio e pericolo. Sapete com’è, no? Un adolescente maschio neopatentato è, a meno di non possedere abilità innate, un concentrato letale di arroganza e ignoranza. Non ne sa abbastanza per sapere quanta paura deve davvero avere. Oh, ricordo bene la sensazione; fino a quando ho appreso, forunatamente senza grandi conseguenze, che quando una ruota perde aderenza non c’è molto che tu possa fare. Troppo veloce, curva stretta, ghiaietta, pioggia, gomme lisce… quante cose possono andare storte, che non consideriamo fino a quando è tardi. E allora avremmo tanto voluto che qualcuno ci avesse avvisato prima: o, più spesso, che avessimo ascoltato prima quel qualcuno.

Ha voluto comprare una macchina. Terza mano, centomila chilometri, tutti i suoi risparmi di anni. Temporaneamente alloggiata sul praticello davanti casa. E qui c’è un problema.
Perché per uscire da quel prato occorre andare in retromarcia  per una ventina di metri, lungo un percorso sinuoso che un serpente si spaccherebbe la schiena a seguirlo, contornato di alberi, pilastri di pietra, vasche, cordoli da restarci intrappolato, cespugli e stretto che l’automobile ci passa appena. Pure io, che sono vent’anni che lo faccio, se non sto attento rischio di rimanere incastrato o lasciare qualche bollo.
Figurarsi uno che non ha ancora capito con precisione da che parte girare le ruote.

Le prime volte lo abbiamo guidato. Gira il volante di lì, no, dall’altra, troppo, fermo, adesso avanti, ancora, vai. L’altra sera, voleva uscire; ma c’ero solo io, in casa, febbricitante per una brutta influenza.
Così ci ha provato. Per una ventina di minuti ho sentito il motore andare e venire, prima e retromarcia, retromarcia e prima e infine fermarsi. “Non ce la faccio più, non ci riesco”, mi ha urlato. Gli ho replicato di continuare, che poteva… Ma ormai aveva rinunciato.
Così mi sono ficcato il giaccone, sono uscito, mi sono messo al volante, e gli ho fatto vedere come non fosse distante che una sola manovra – mezzo metro avanti, le ruote girate nel senso giusto e poi indietro – dall’uscire dall’inghippo.
Mentre mi ringraziava e filava via, pensavo a quante volte ci capita. Siamo ad un passo dalla salvezza e non la vediamo, perché siamo troppo avvolti dalla disperazione, dalla certezza di non farcela. Di come possa bastare poco a trovare la giusta manovra in mezzo alla strada tortuosa. Un suggerimento, un esempio, la disponiblità a capire.

E poi andare, andare.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 14 febbraio 2018 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

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