Le storie di San Randazio: In compagnia dei lupi

Chi è che ha lasciato queste impronte fangose sul pavimento?, si chiese irritato Gervasio. “Vanno dritte nel mio studio”.
Salì i gradini, attento a non trascinare sullo sporco il lembo del suo prezioso vestito. Più tardi avrebbe dovuto recarsi dal duca, e non aveva voglia di cambiarsi.
Aprì la porta, e si trovò davanti la gocciolante fonte della scia di fango. Impiegò qualche istante a capire chi fosse.
Perché erano passati anni. Più massiccio, i capelli più grigi e radi sotto la tonsura. Ma il saio, e quegli occhi. Non ci si poteva sbagliare. L’irritazione passò istantaneamente.
“Randazio!” Il volto del monaco si aprì in uno di quei sorrisi che lo trasformavano tutto. Si abbracciarono, Gervasio dimentico del fango e del vestito. “Quanto tempo!” “Anni”.
“Vieni, siediti. Che sorpresa! Cosa ci fai da queste parti? L’ultima volta che ho saputo di te eri a Vallelunga.”
“Oh, Gervasio, viaggio parecchio. Uno non crederebbe mai dove si vanno ad infilare queste benedette pecore. Tu, piuttosto, ho saputo che hai fatto carriera. Sei balivo, adesso.”
Gervasio gonfiò il petto. “Da non credere, eh? Sono uno dei più fidati consiglieri del Duca. E spero che presto mi possa anche nominare… ma è presto, non parliamone ancora”, rise.
“Mi fa piacere, mi fa piacere” disse Randazio. “Mi ricordo di quando eri partito dal convento, così convinto della tua missione di cambiare il mondo. Renderò cristiano questo ducato, dicevi, convertirò tutti, lo renderò un’oasi di pace”.
Gervasio drizzò la testa. Aveva veramente detto così? Certo, erano anni che non ci pensava. “Sicuro. Quanto ero pieno di fede, eh?”
“Più che altro avevi fede che saresti riuscito a fare la differenza”, replicò Randazio.
“Beh, l’ho fatta. Guarda dove sono.”
“Lo vedo dove sei”, rispose Randazio. “Dimmi, come la prende il Duca quando gli rimproveri di avere lasciato la sua duchessa per quella biondina, come si chiama?”
“Malvinia” Rispose automaticamente Gervasio. Si morse il labbro, poi aggiunse lentamente “La duchessa era veramente una donna impossibile, e devi capire che il Duca è un uomo…deciso. Abbiamo bisogno di lui, non bisogna essere troppo duri per le sue, ah, preferenze, dato il bene che fa al suo paese.”
“Indubbiamente, il duca è deciso. Ed è un peccato che non ti abbia ascoltato quando ha assaltato Frugneto e ha fatto massacrare tutti quei poveretti. Perché tu hai cercato di dissuaderlo, vero?”.
Gervasio si accigliò. “E’ una questione politica. Il Duca non poteva lasciare passare quell’affronto impunito.”
“Però scommetto che ti sei fatto sentire quando ha mandato via i frati da San Belbo e si è preso il convento e tutte le loro terre. O quando ha alzato le tasse ai contadini per pagarsi la guerra.”
Gervasio tacque per un bel pezzo. Alla fine, quando parlò, le sue parole uscirono faticose dalla sua bocca, come se risalissero dal fondo di un pozzo.
“Capisco. Non è un caso che tu sia qui, vero?”
“No, non è un caso né una visita di cortesia. Sono venuto a cercarti. Oh, siete partiti in un bel gruppo, quella volta. Ti ricordi degli altri, dei tuoi amici, vero? Avevate l’idea di cambiare il mondo, ma il mondo ha cambiato voi.” Randazio fissò negli occhi l’antico amico. “Sai, è pericoloso credersi più forte del male. Non si gioca con il male. Non ci si trastulla con le tentazioni. Non si pensa di essere più forti del demonio. Non lo si è. Pensi di portare Dio nel mondo, e il mondo ti dà dio. Il suo dio, che Dio non è ma un oscuro emulo.”
Il monaco posò la grossa mano sulla spalla di Gervasio. “All’inizio lasci passare cose insignificanti, per evitare di sembrare troppo rigido, per farti ascoltare. Piccoli cedimenti, dai quali ti dici che ovviamente dopo rimedierai. Ma nel frattempo avrai perso la strada. Avrai smarrito il sentiero. Non riuscirai a ritrovare la via percorsa, perché quella via non esiste più.”
Prese fiato. “E’ questa la verità: senza il Signore che traccia la strada, illumina la via, è solo dirupi e rovi. Ci illudiamo di riuscire a tornare da soli. Ma se non è il pastore che viene, ci mette sulle sue spalle e ritorna, noi rimaniamo smarriti, in compagnia dei lupi.”
Gervasio era bianco come un cencio, gli occhi smarriti e vuoti. “Tu sei venuto a prendermi. A riportarmi indietro. A dirmi di lasciare” allargò le braccia, indicando lo studio , i libri, gli arazzi costosi “per cosa? Ancora il convento, il freddo, le preghiere che non combinano niente?”
Randazio si drizzò. “Esatto. E tu sai bene che tutto questo lusso, questi posti di responsabilità, non ti sono stati dati perché hai predicato Cristo, ma per il suo contrario. Per non averlo predicato. Per avere taciuto il male, e forse anche averlo favorito. Ma quanto vale tutto questo? Amico, non sei più giovane, come me. Presto dovrei ricordarti di Chi hai tralasciato di annunciare, perché lui non si scorda di te.”
Gli strinse le spalle. “Ricorda! Ricorda chi eri, quello che vedesti allora, ciò che ti fece partire. Ricorda chi sei. Non è tardi”.
Gervasio barcollò, quasi cadde, e Randazio lo abbracciò sostenendolo. Lacrime cadevano sulla mantella bagnata del frate.
“Mi riporti indietro tu?”, domandò. Randazio annuì. “Vieni, subito. Qui non c’è niente che ti trattenga.”
Scesero insieme le scale. Alla porta Gervasio si arrestò. “Aspetta. Non posso tornare vestito così” e indicò il pesante vestito di velluto ricamato di cui era rivestito. “Dammi qualche minuto. Mi cambio e arrivo. Aspettami qui.”
Passò quasi un’ora prima che Randazio si decidesse a cercare Gervasio. “Messer Gervasio?” gli rispose un servo alle stalle “E’ partito più di mezz’ora fa a cavallo per Mentara. Credo che il Duca lo abbia fatto chiamare.”
Randazio sospirò, fece dietrofront e si diresse al suo ciuco, che masticava pazientemente del fieno appena fuori dal portone. Pioveva ancora.
“Se torna Messer Gervasio, devo dire qualcosa?” Chiese il servo, parlando forte per farsi sentire al di sopra dello scroscio incessante.
“Non occorre” rispose Randazio. “Lo sto seguendo a Mentara”. Rise, e le gocce violente sul capo sembravano quasi disegnare un’aureola di spruzzi. “Quando mai il pastore rinuncia a inseguire le sue pecore riluttanti, e a portarle via dai lupi?”

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 1 febbraio 2018 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. Molto azzeccata anche questa.

    Quando ne hai un po’ potresti fare una raccolta e pubblicarle.

  2. Grande San Randazio, ben tornato.
    Anche questa mi farà meditare e…anche pregare, parecchio!
    Grazie Berlicche!

  3. OT: Per il pubblicarle, l’interrogativo è sempre il solito: chi vorrebbe pubblicarle? Ho già materiale per una dozzina di libri (per non parlare di quello qui non pubblicato).
    D’altra parte, qui vengo letto molto più del 99% dei libri in libreria.

  4. Self publishing?
    (io ci sto pensando per un mio librettino di cucina, giusto per regalarlo in giro… È un po’ una giungla ma valutando bene si può fare, soprattutto per chi è esperto col pc… ma studiando altri 6 mesi ce la faccio anch’io 😁 forse 😂)

  5. Ancora una cosetta Berlicche, che ‘sta storia mi fa rimuginare un po’ e dato che tu in fin dei conti sei un diavoletto….
    Sai che mi fai anche tornare in mente l’onorevole tentativo di qualcuno di “contaminare” i partiti dal di dentro? Che per nobili scopi si cerchi di cambiare le cose usando le strutture del male a fin di bene?

    Ora come sai sono un fautore del “cambiare il mondo dal di dentro” e dell’impegno dei laici nella vita professionale e pubblica, dell’essere “nel” mondo senza essere “del” mondo.

    Ultimamente però questa visione non riesco ad applicarla a molti candidati in liste anti-cristiane, anti-cattoliche, anti-vita, anti- ecc.ecc.
    Mi sa che sto diventando vecchio, ma mi rasserena la tua chiosa: il pastore continua (non rinuncia!) a inseguire le sue pecore.

    Speriamo!

    PS: sicuramente non era questo il tuo intento…. :-)

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