La giusta battaglia

La giusta battaglia andrebbe combattuta non perché è una battaglia, o perché è giusta, ma per amore al vero.
Se anche poi la vincessimo, rischieremmo di scoprire che è perché siamo diventati come il nemico. E non esiste sconfitta più definitiva.

 

 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 30 gennaio 2018 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 42 commenti.

  1. È così. Io continuo ad affermare la verità, non perché speri di convincere qualcuno, ma perché amo la verità.

  2. E’ vero, quando combatti troppo rischi di apparire come il tuo nemico, che molto spesso consideri un idiota dalla parte del torto.

  3. Io apprezzo molto i detti di Berlicche, e li trovo formativi per me stesso. Questo però mi ha lasciato basito, o forse confuso…se io combatto per la Verità, ma alla fine rischio di diventare come il nemico (e per battaglia intendo anche una vera), ha senso continuare la battaglia, o è meglio chiedere aiuto a Qualcuno che ne sappia più di noi? Se qualcuno può rispondermi, grazie!

  4. @Silvio.
    Intanto rispondo io…
    Se tu combatti credendo che vincerai per ciò che fai, o per amor di battaglia, o altro (eccetto che l’amore per la Verità) allora hai perso. Magari vinci ma hai perso. Se tu vincessi, perderesti.

    Anche perché non siamo MAI noi a vincere ma solo Lui può farlo: la Via, la Verità e la Vita.
    Noi praticamente vinciamo, perdendo sempre. Vince Lui per tutti noi, e ci “tira su” tutti. Le nostre sono tutte briciole inutili (perdenti) che nelle Sue mani diventano pane di vita. Per unirci a quel pane noi combattiamo. Il fine è quello. È l’unico fine per cui … i mezzi vengono giustificati cioè risanati. Ma noi non possiamo combattere credendo che quei mezzi ci servano a qualcosa.
    Questo è combattere per amor del vero. Credo. Più o meno 😊

  5. A Sister Serena, superiora delle suore della carita’ nella casa romana di San Gregorio al Celio, intervistata da Monica Mondo de TV2000, venne chiesto se le sue consorelle in Yemen riparate in altra localita’ dopo l’eccidio di 4 compagne, fossero disponibili al ritorno in quel luogo per continuare la missione. La risposta fu`: subito! Noi preghiamo ogni giorni affinche’ Dio ci conceda il martirio. Invero, una decina di anni fa ebbi occasione di incontrare un missionario operante in Burundi e gli chiesi se non avesse paura di essere ucciso dalle bande hutu che imperversavano nella sua diocesi ma, lui ribattette: ” Se succedesse, che bello! -e, fregandosi le mani, chioso’: moriro’ da martire!”.
    Che sia forse questo il modo per vincere la giusta battaglia?

  6. Silvio, ma tu c’entri con il compianto M.L.6.5.? (Solo una curiosita`…)

  7. Direi proprio di no, Roberto. E’ la tentazione peggiore. Ti suggerisco di leggere “l’ultima al patibolo”, o “assassinio nella cattedrale“.

    xSilvio: in origine il post era leggermente più lungo; parlava del fatto che spesso siamo convinti di farcela, che possiamo vincere noi, con le nostre forze, perché “siamo nel giusto”.
    Non consideriamo la forza del male. Sottovalutiamo il demonio. Se fosse vero quanto sopra allora non esisterebbe il male del mondo, perché la verità vincerebbe sempre e comunque.
    Il punto non è combattere “per” la Verità, o “in quanto” Verità, perché allora pensiamo di essere quella Verità. Ma la Verità è Uno solo.
    Solo affidandosi alla Verità, allora vinciamo anche se perdiamo. Perché è Lui che vince. “Sia fatta non la mia, ma la Tua volontà”. Quante volte lo dimentichiamo!

  8. @Be: Sostieni dunque che i martiri (piu’ numerosi oggi che hai tempi di Diocleziano), abbiano perso la loro battaglia? Ma Qualcuno non disse di prendere in spalla la propria Croce e di seguirlo? E quell’atto non presuppone forsel’intraprendere un cammino del tutto imprevedibile e dagli esiti “incerti”?

  9. @Rob. No, lui dice se uno fa i calcoli. Mi colpì qualche tempo fa il fondatore di un movimento ecclesiale che disse un frase in tal senso (sul proprio eventuale martirio che così “risolveva tutto”, una cosa del genere)…
    A me risultò così… così.. non trovo il termine, ma mi risultò un tale controsenso… un’offesa ai veri martiri, anche se lì per lì non avrei saputo spiegare dove stava “tecnicamente” l’errore delle sue affermazioni. Mi suonava anticristiana e basta.
    Non linko l’intervista al tale altrimenti si legge chiaramente chi è, e poi magari nascono polemiche.

  10. Perche’ mai? Sarebbe invece interessante sapere.🙃

  11. Roberto, basterebbe leggere i libri che ho citato o, anche , i vari articoli che ho già dedicato al tema, uno dei quali era linkato nel precedente commento.

    I veri martiri, in generale, non hanno “calcolato” di essere martiri, anzi, ne avrebbero fatto a meno proprio volentieri. Rinunciare alla vita, dono di Dio, per una supposta “gloria” è vanagloria, perché non lo stai facendo per il Signore, ma per te stesso. Ma di fronte alla prospettiva di rinunciare a Cristo o alla vita, inevitabile, scegliere Cristo… quello è martirio.
    Ci sono anche martiri che muoiono ogni giorno, per anni.

  12. I veri martiri non avrebbero fatto alcun calcolo?👇

    Pensiero di Santa Benedetta della Croce:

    “Bisogna seguire il Cristo sul cammino che Lui stesso ha scelto: il cammino pasquale . Chi appartiene a Cristo deve vivere intera la vita di Cristo: deve raggiungere la maturità di Cristo, deve finalmente incamminarsi per la via della Croce…”.

    Pensiero di padre Badiali.

    «Sento necessario un cambio forte nella trasmissione della fede, le parole per tanti giovani scivolano nel vuoto. Tu devi essere la prova di Dio con la tua vita. A te è chiesto di essere santo: le parole, i libri non servono per condurre oggi le anime a Dio. Più che le campagne pubblicitarie serve la testimonianza personale. Venendo in Perù mi è stato strappato via quel Dio che mi ero costruito studiando la teologia: quello era solo scritto sui libri. Tutte cose vere, ma quel Dio lì ora non lo trovo più, non c’ è mai stato. Il Dio di Gesù è un Dio vero che ti entra nel cuore e ti strappa tutto, ogni certezza, ogni illusione di aver compiuto un passo verso di Lui».

    Si offri’ in ostaggio al posto di una collaboratrice e venne assassinato.

  13. Roberto, e in che maniera quello che riporti colliderebbe con quello che ho detto? Dove sarebbero questi calcoli di cui parli? Direi proprio l’opposto: la rinuincia alle proprie illusioni…

  14. @Roberto. No, è meglio di no. Ho già avuto abbastanza noie (da quella parte cattolica) anche senza fare nomi espliciti ma solo “rimandi” che, hai visto mai, andassero a ledere l’onore del “guru” e/o simpatizzanti ed alleati. Oggi non ci sono problemi se io mi metto a discutere su una qualche affermazione del Papa: posso dirne di ogni sul pontefice. Ma guai a nominare certi capetti cattolici (solo certi) degli attuali “carismi” che sembrano in molti casi aver sostituito l’autorità della Chiesa.
    (e non vorrei che poi vi fosse un affollamento trollesco che intasa Berlì).

    Comunque, sull’argomento potresti anche andare a leggere (online) la disputa coi Donatisti di Agostino e in generale come spesso questi eretici si comportavano per passare da martiri [ad esempio andare ad importunare violentemente fino allo sfinimento certi pagani dalla testa calda allo scopo di farli reagire con rabbia e così venire uccisi seduta stante. Ok questi erano estremisti ma rendono l’idea più di quanto pensi].

    In generale il martire vero è colui che fa di tutto per far conoscere e amare Cristo, testimoniandolo, mettendosi a disposizione degli altri, anche se ciò comporta rischi per la vita – ma non è colui che ama la morte anzitempo calcolando che se viene ucciso per un qualsiasi cavillo legato alla fede cristiana allora [calcolo] gli spetta di diritto il paradiso. Noi non abbiamo nessun merito da opporre a Dio Padre.
    È solo Lui che ci permette di partecipare alla redenzione del mondo.
    Non è che possiamo contrattare la nostra salvezza in base ad un dare/avere predisposto da noi.

  15. Il fenomenologo Husserl,diceva che in Edith Stein c’era un’inespressa vocazione al martirio e, con poche parole, aveva inquadrato bene lo “stato dell’anima” dell’allieva. Edith aveva “il dono di amare incondizionatamente il reale ed il dono santificante di amare la verità”.

  16. I circoncellioni erano pure peggiori dei donatisti.

  17. Padre Badiali, aveva chiesto il martirio a Dio e fu accontentato. Cosi’ come Santa Teresa Benedetta della Croce. Quando, prelevata dalla gestapo, prese per mano la sorella, disse:” vieni, andiamo a morire per il nostro popolo.”

  18. Sì Roberto, ma una cosa è morire perché si ama Cristo. Hai scritto anche tu “amare incondizionatamente”.
    Altra cosa è morire perché si ama morire.
    Non conosco la vicenda ma se padre Badiali “aveva chiesto a Dio il martirio” aveva appunto CHIESTO di avere tale grazia. (La grazia è quella di stare particolarmente uniti alle sofferenze di Cristo).
    Non ha detto: ” mo’ decido che faccio il martire”.

    In pratica, tutti noi cristiani dovremmo essere “a disposizione” per un qualche martirio (più o meno visibile al mondo).

    Quello che non c’entra niente col martirio è la morte a vanvera, ricercata senza che vi sia alcuna necessità dettata da circostanze particolari in cui rendere testimonianza a Cristo, e calcolando che, essendo cristiano, “figurerò come martire”.
    (questo assomiglia un po’ troppo ad altra famosa religione monoteista dove si divertono a farsi saltare in aria “per fede”).

  19. Non confondiamo i martiri cristiani con i martiri islamici o propriamente detti kamikaze.

  20. Percorrere il cammino pasquale, ovvero intraprendere il cammino di Cristo, significa abbracciare la morte. Chi conosce il Vangelo sa che l’abbraccio di Cristo equivale a morire…

    Padre Daniele Badali: martire 18/03/97
    Essere servi di Gesù è davvero invocarlo con le sue stesse armi: la bontà, il perdono, l’abbandono, la pazienza, un sorriso… il MORIRE”.
    Avendo Gesù, Figlio di Dio, manifestato la sua carità dando per noi la vita, nessuno ha più grande amore di colui che dà la vita per lui e per i fratelli (cfr. 1 Gv 3,16; Gv 15,13).

  21. In un certo senso possiamo concludere che i martiri hanno la “vocazione al martirio”, sanno qual’e` il loro destino, come se fosse “un proprium” inscritto nel loro DNA.

  22. “Percorrere il cammino pasquale, ovvero intraprendere il cammino di Cristo, significa abbracciare la morte. Chi conosce il Vangelo sa che l’abbraccio di Cristo equivale a morire…”

    —–
    Rob. Non capisco esattamente dove vuoi arrivare, ma io osserverei che il cammino di Cristo è ACCETTARE la morte (se serve), e non propriamente “abbracciarla” – se per “abbracciare” intendi che “ti piace”. Mai, in nessun caso, il cristiano vede la morte in sè come positiva.
    Gesù stesso ha pregato il Padre “se vuoi allontana da me questo calice, ma sia fatta la tua volontà, non la mia”.
    L’amore verso Cristo può essere così forte da allontanare qualsiasi paura delle sofferenze del martirio… ma il martire cristiano non può (e non deve) arrivare mai ad una specie di masochismo!

    (magari ho inteso male io ciò che stai scrivendo)

  23. Hai inteso assai bene, sei acuta (e preparata), l’avevo gia’ capito precedentemente leggendo il tuo postato. Quello che voglio significare, e’ che fare la volonta’ di Dio, o meglio essere scelti da Dio ed i santi martiri lo sono stati, altrimenti non sarebbero divenuti tali, vuol dire intraprendere il cammino pasquale che ha come epilogo il dono della vita, accettato. Quindi, e’ vero il contrario di cio’ che afferma il buon Berlicche: i veri martiri, non diventano tali all’ultimo momento per circostanze intercorse ed abbracciate ma, in un percorso ben disegnato dall’Onnipotente e intrapreso consapevolmente. Non a tutti e’ riservato questo percorso ma, chi lo intraprende non e’ certo un masochista: imita solamente Cristo.

  24. In un certo senso possiamo concludere che i martiri hanno la “vocazione al martirio”
    Niente affatto.
    I martiri sono coloro che sono uccisi in odium fidei. Come dice Francesca, sollecitare l’eventuale morte è esattamente il contrario dell’essere cristiani.
    Il martire è un testimone, non un accidente di esibizionista egocentrico.
    Dovremo essere tutti disposti a morire nei nostri egoismi e nelle nostre maschere, pur di testimoniare Cristo. Ma sembra che non riusciamo a farlo neanche alla macchinetta del caffé.

  25. Berlicche, riconosco che il tuo ragionamento non faccia una piega. Potrebbe anche essere senz’altro condivisibile. Dal canto mio, sono sensibile su questo argomento e ho fatto una ricerca complessa circa il martirio subito da svariati santi, arrivando a credere che essi fossero avviati su questa “strada” prima di essere concepiti nel seno materno; e credo che ne abbiano avuto consapevolezza.

  26. Questa è pura predestinazione protestante, Roberto…

  27. Un cristiano che soddisfatto dice ”Se succedesse… che bello! morirò da martire!” mi inquieta, davvero, mi pare un folle.
    Beninteso, non un “fuori di testa”, piuttosto quella figura descritta da Chesterton in “Ortodossia”, per spiegare il pensiero moderno,
    un pensiero che appare come un insieme di verità «impazzite». Infatti, le antiche virtù cristiane strappate dalla loro radice diventano folli, perché prese in consegna da uomini che non hanno perso la ragione, al contrario, hanno perso tutto tranne la ragione.
    Ecco allora che l’aspirante martire può credere che attraverso quella morte, sarà ricordato “in eterno”, la risurrezione per lui è certa come realtà e gloria “terrena”. Emblematica in tal senso la nota espressione attribuita all’arcivescovo vilmente assassinato Oscar Arnulfo Romero “Come cristiano non credo alla morte senza risurrezione: se mi uccidono risorgerò nel popolo salvadoregno”.
    Stimo la persona, e spero francamente che quell’esternazione sia un’invenzione “populistica”.

  28. @Tonis:Ti inquieterebbe un cristiano siffatto? Pensa che invece a me ha donato una serenita’ che nemmeno crederesti. Mi racconto’ della tremenda guerra civile che contrappose le etnie dei Tusti e degli hutu e delle atrocita’ a cui assistette. Soccorse e accolse nella sua missione i feriti degli scontri di ambedue le parti e, per questo, venne attaccato dalle bande hutu che ferirono al volto col kalashnikov il suo confratello. Lui, ne usci’ indenne. Anche il suo confratello se la cavo’, rimediando solo una sordita’ permanente all’orecchio sinistro. Una decina di anni fa`, lo incontrai e gli chiesi se non temeva per la sua vita, ma egli rispose che per nessuna ragione avrebbe abbandonato quella terra e la “sua gente” e se fosse stato ucciso, sarebbe morto da martire. Sereno.

  29. Caro Roberto, come dice bene Francesca, Gesù non saltava di gioia per la prospettiva di essere crocefisso, non si “fregava le mani” dicendo “che bello!”. E Lui è il Figlio. Mi inquieta qualcuno che pensa di essere più bravo (e ce ne sono tanti, purtroppo anche tra i sacerdoti). In certe occasioni queste persone possono però compiere gesti veramente “eroici”, ma forse siamo agli antipodi del martirio cristiano.

  30. E che ne sappiamo noi se Gesu’ non “saltasse di gioia” per la prospettiva di assecondare la volonta’ del Padre? Ribadisco quello gia’ specificato in altro post passato: un’aria dice che l’unico cruccio degli angeli celesti, sia quello di non aver potuto condividere la sofferenza di Cristo sulla Croce. Ebbene, ci sta qualcuno che potrebbe anche farlo, e questi, sono tutti coloro che, consapevolmente, operano in zone a rischio. Per volonta’ del Padre.

    PS: quel missionario e’ a tutt’oggi nella mia zona di residenza per raggiunti limiti di eta’; se lo incontro mi faccio spiegare il tutto e riferisco nello specifico.

  31. @Rob. Oh allora forse quel sacerdote conosce una signora mia amica che ogni tanto scende in Rwanda a portare aiuti (cattolici). … Ma tornando al tema: non mi pare che, in generale, quel padre dica “alè! Vado a farmi accoppare, che bello!” (anche se nella prima versione avevi scritto proprio così).
    Lui dice praticamente: “non posso abbandonare quelle persone e se mi uccidono, sia fatta la volontà di Dio”… Ed è lo stesso per quella signora (anziana!) che conosco io: lei si è trovata anche in situazioni problematiche per aiutare la gente africana reduce dei conflitti, ma non aveva nessuna voglia di morire, te l’assicuro (qui in Italia ha figli e nipoti a cui vuole molto bene, come vuole molto bene al gruppo che aiuta in Africa). Se fosse accaduto probabilmente sarebbe stata una martire? Forse, chi lo sa.

    Boh, io rimango perplessa: chi esprime una sorta di autoproclamazione a martire, a me non sembra molto un martire… Al massimo credo che una persona possa avere una consapevolezza del martirio mentre la stanno ammazzando o quando si offre al posto di altri condannati a morte.. Ma questo “programmino preconfezionato” di diventare martiri, non so… Se io vivessi in un paese islamico anticristiano penso che percepirei il rischio della vita, e direi “se accade sarà per il Signore” … Ma come si fa a dire: “che bello!!”??

    Appunto: non l’ha detto neanche il Figlio di Dio… ed era molto “spossato” già nel Getsemani.
    E se non è stato capace neanche Lui a “predicare allegria” in quei momenti…

  32. Ma scusate, mica ha mai asserito di volere morire. Ha solo detto che qualora dovesse malauguratamente succedere morirebbe da martire. “Uh! Che bello! Moriro’ da martire!.
    Se avesse detto: a li’ mortacci…ecc.. ecc.se mi accoppassero…maledetti…
    L’avreste trovato piu’ umano e naturale?

  33. Dai Roberto 😊 rileggi quello che hai scritto fin dai primi post e renditi conto che hai fatto delle descrizioni…come minimo incasinate su una cosa serissima, e in effetti così facendo hai toccato una distinzione non da poco: il vero cristiano e l’anticristiano.

  34. Oh io la vedo cosi’. Tu dici che nemmeno Gesu’ l’avrebbe detto, e sia, ma ti ricordo che Dio, quando si e’ incarnato, gia’ sapeva quale fosse il suo destino: ciononostante passo’ la sua esistenza benedicendo, miracolando ed esortando a RALLEGRARSI. Gesu’ fu allegro e voleva che la gente fosse felice. In ultimo, affronto’ il suo calvario da vero uomo e provando tutta quella indicibile sofferenza, arrivando a dubitare anche del Padre; ma di fronte ad un supplizio atroce, chi, umanamente, non lo farebbe?

  35. Oh FRA’ ti faccio scrivere da quel missionario almeno te la vedi con lui.
    🔫🔪🗡

  36. No, per favore, lascialo in pace! Stai scherzando, vero?
    Non m’interessa fare il processo personale ad un missionario in pensione (anche perché non credo che possa darmi garanzia di cattolicità o di ortodossia più della Chiesa).
    Stavamo facendo un discorso di principio, spero che tu l’abbia capito!

  37. P.s. Gesù NON ha dubitato del Padre.
    Ha pregato iniziando (anzi gridando) il salmo 22.

  38. Augurarsi o pregare di morire da martire è peccato per almeno quattro ragioni.
    1-Si disprezza la vita data da Dio
    2-Si è felici perché accade il male
    3-chi martirizza cade in peccato mortale, quindi ci si augura la dannazione di persone
    4-si persegue una propria gloria invece del progetto di Dio
    In pratica è un suicidio mascherato. Ben diverso è mettersi a disposizione del Signore. Sia fatta non la MIA ma la TUA volontà.

  39. Gesu’ non fu mai abbandonato ma dubito’ del Padre:

    nel commento al Salmo 58:

    Dio di fatto non aveva abbandonato Cristo, come Cristo non aveva abbandonato Dio. Che, forse, Cristo era venuto a noi abbandonando Dio? O, viceversa, Dio lo aveva, forse, mandato allontanandosi da lui? Ma, poiché l’uomo era stato abbandonato da Dio (Adamo, che era solito godere della presenza di Dio, dopo il peccato rimase spaventato dalla coscienza della colpa e fuggì lontano da colui che costituiva la sua gioia) e Dio lo aveva veramente abbandonato in quanto egli per primo aveva abbandonato Dio; per questo motivo il Cristo (che aveva ricevuto la carne da Adamo) disse tali parole nella persona della sua carne, poiché allora il nostro vecchio uomo era inchiodato alla croce insieme con lui.
    Ecco.

    Ecco l’Agnello di Dio.

  40. “Spe salvi” al punto 37 riporta la lettera del martire vietnamita Paolo Le-Bao-Thin che inizia inizia con queste parole:
    “Io, Paolo, prigioniero per il nome di Cristo, voglio farvi conoscere le tribolazioni nelle quali quotidianamente sono immerso…”, a un certo punto dice: “In mezzo a questi tormenti, che di solito piegano e spezzano gli altri, per la grazia di Dio sono pieno di gioia e letizia, perché non sono solo, ma Cristo è con me.”

    Questa è la testimonianza di un martire che, come S.Stefano, è gioioso e lieto non per i patimenti subiti e la morte dolorosa che lo attende, ma per una Presenza che lo soccorre con la potente forza della Sua grazia.

    In modo analogo, lo sceicco Ahmed Yassin, leader spirituale di Hamas, dichiarò nel 2003 all´Ansa: “Non ho paura. Sarò felice di morire come un martire. Il credente muore una sola volta, il pauroso molte volte.”

    Anche lui è “felice” del martirio, ma questa è la testimonianza d’un uomo dall’io narcisistico e fondamentalista, un uomo pieno d’orgoglio.

  41. Si mi ricordo di yassin. Mi rallegrai quando un missile sparato da un apache con la stella lo centro’ sulla sua carrozzina. Un incitatore e istigatore dell’odio in meno…

    Tutt’altra fattispecie rispetto ai nostri missionari…

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