I signori sono serviti

Berto girò il cartello sulla porta del suo ristorante in modo che “Aperto” potesse essere letto da fuori, e si preparò spiritualmente per la serata. Cominciava la battaglia quotidiana. Gettò un’occhiata all’avviso appeso davanti all’ingresso, in maniera che coloro che entravano non potessero non vederlo. Sarebbe servito?

Cominciarono ad arrivare gli avventori. Il suo locale aveva una certa notorietà, quindi non erano pochi. Nella stragrande maggioranza erano persone normali, a tratti piacevoli. Ma alcuni…
Individuò il primo che si era già seduto. Aveva messo i piedi sul tavolo e si dondolava sulla sedia. “Scusi, signore, potrebbe cortesemente togliere i piedi dal tavolo?” gli chiese Berto.
“E chi cazzo sei tu?” fu la risposta.
“Sono il proprietario, signore. Se poi volesse ordinare…”
Il tizio sbuffò. “Che locale di merda. Portami un bicchiere d’acqua, svelto”.
Berto fece un cenno al cameriere più vicino. Nel frattempo uno scambio ad alta voce al tavolo accanto attrasse la sua attenzione.
“E’ una vergogna! Questo posto fa schifo.”
Berto intervenne. “Scusi, signore, qual è il problema?”
“Ho chiesto un hamburger di soia, e non me lo vogliono portare!” fu la risposta.
Berto sospirò. “Non abbiamo hamburger di soia nel menù, mi dispiace. In questo ristorante si serve…”
“Non me ne frega niente di quello che si serve qui! Io esigo un hamburger di soia. E un pinzimonio di rape e zucca.”
Berto si sforzò di sorridere. “Come le stavo dicendo, non ne abbiamo disponibilità. Se volesse consultare…”
“Niente affatto! Io rimango qui e ogni minuto chiederò quello che voglio fino a che me lo porterete. Nel frattempo vi spiegherò perché ho ragione.”
Lo scambio fu interrotto da un rumore di vetro infranto. Si voltò: l’avventore di prima aveva gettato per terra il bicchiere d’acqua che gli era stato portato.
Quello gli sorrise, e rimise i piedi sulla tavola. “Non mi piaceva il bicchiere. Anche quello di merda. Un altro, subito. Diverso.”
Berto gli stava per replicare quando la porta si aprì ed entrò qualcun altro. Tutti si voltarono. Il nuovo arrivato era in costume da bagno – non un bel vedere, dato che aveva il fisico di una botte – e portava al guinzaglio due grossi rottweiler, che si misero immediatamente a ringhiare contro i presenti.
Berto si avvicinò. “Mi scusi, ma c’è un cartello sulla porta che dice ‘niente cani'”
Il tizio con gli animali alzò le spalle. “Ohi, bello, sei tu il padrone”, e si avviò ad un tavolo libero.
Nel frattempo il cliente dell’hamburger di soia si era messo in piedi sulla sedia a declamare le virtù della sua scelta. “L’hamburger di soia è insostituibile! Gualtiero Marchesi l’indica come il cibo degli dei e sulla rivista Nature, un articolo…”
Un nuovo rumore di bicchiere infranto attirò l’attenzione di Berto. “Neanche questo mi piaceva, coglione” disse l’avventore con i piedi sulla tavola. Colse l’occhiata del cliente di un altro tavolo. “E tu, che hai da guardare, cretino? E’ la mia opinione, e sono libero di esprimerla come mi pare. Se tu ti accontenti dei bicchieri schifosi che ti passa questo deficiente sei proprio uno stupido”.
“Le dispiacerebbe togliere i piedi dalla tavola e ordinare?” gli ripetè Berto.
“Ma che locale di merda, non sapete neanche portarmi un bicchiere decente e dovrei ordinare?” replicò quello senza muoversi.
Nel frattempo l’amante della soia continuava ininterrottamente a pontificare. Berto gli si avvicinò. “Scusi, le abbiamo detto che non abbiamo hamburger di soia. Le dispiacerebbe sedersi e ordinare altro?”
“Lei non capisce! La soia è…”
“Certo, certo. Non ha quindi intenzione di ordinare qualcosa dal menu, o almeno sedersi?”
“No! Non capisce che l’hamburger…”
Berto fece un grosso respiro, poi disse “Adesso basta. Esca dal locale, per favore.”
“E’ un sopruso! Non capisce! Marchesi ha detto…”
“Sì, certo, come no.”
Chiuse la porta alle spalle del maniaco della soia. I cani del tipo in costume da bagno stavano abbaiando ai commensali di un tavolo vicino. “Scusi, le avevo detto che i rottweiler non sono ammessi in questo locale”
“Sì, l’ho capito. Ma perché odi i cani, fratello? Io ho pure un ristorante, da decine d’anni, sono un esperto, e da me gli animali sono bene accolti. Non hai l’intelligenza, non voglio seguire le tue illusioni. Tu odi ogni essere vivente, dillo”.
Nel frattempo era entrato un altro avventore, in qualche maniera familiare. “Buongiorno. Mi può portare un hamburger di soia, per favore?”
Berto lo squadrò. “Lei è quello che ho appena accompagnato fuori”, disse.
“Ma neanche per idea! Sono qualcun altro. Sono pettinato diversamente, tanto per cominciare. Come ha detto Gualtiero Marchesi, la soia…”
“Esca subito.”
Tornò dall’uomo con i cani. “Per favore, può portare fuori i suoi animali?”
“Sei tu il padrone, capo.” rispose l’altro senza muoversi. “Ma la tua avversione per i cani fa di te una persona opaca, non un vero ristoratore come sono io”.
Berto lo guardò meglio. “Ma tu non sei quello che vendeva cocco sulla spiaggia?”
“Ehm…ciò fa di me un ristoratore, giusto?”
“Fuori anche tu, con le tue bestie.”
“Ci cacci perché sei antidemocratico, perché io porto verità scomode!”
“Vi faccio uscire perché disturbate. Adesso fuori.”
L’uomo uscì mentre un altro avventore entrava. Il volto non era sconosciuto. “Scusi, qui servite anche pasta?”
“Certo. Ma…”
“Allora vorrei un hamburgher di soia, il cibo che…”
“Fuori. Di nuovo, fuori.”
Il tizio con i piedi sul tavolo rise fragorosamente. “Che cretini tutti, e che locale di merda! Non capisco perché la gente viene qui.” Gettò il bicchiere per terra, ma quello non si ruppe. “Uh?”
“Infrangibile. E, adesso, anche lei, esca.”
L’altro si limitò a sorridere. “Voglio proprio vedere…”
“Randazio!”
Un giovane in divisa da cameriere, alto forse due metri, si fece avanti. “Randazio, vuoi accompagnare il signore all’esterno? Per stavolta non gli facciamo pagare il coperto e i bicchieri, ma che non si faccia vedere più da queste parti.”
Quando fu uscito, Berto lasciò andare un sospiro di sollievo. Domani sarebbe ricominciato tutto, ma almeno per stasera era finita? Guardò il cartello sul muro. Eppure era scritto chiaro. Se solo la gente leggesse…
Sul cartello c’era scritto:
“NON SI SERVONO TROLL”.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 25 gennaio 2018 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 8 commenti.

  1. Come sarebbe “NON SI SERVONO TROLL”? Pensare che Cannavacciuolo propone ai suoi ospiti un’ottima tartare di troll con salsa al gorgonzola… :-)

  2. Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e di avermi messo nella chiesa dove ho trovato (tra l’altro) RadioMaria e Berlicche.

    Leggendo il racconto stasera mi chiedevo che sbocco potesse avere un simile quadro irreale. Come già accadde al diario di un prete di campagna di Bernanos, sia li’ sia qui l’ultima frase del racconto esplode ed illumina e chiarisce tutto il racconto e il lenzuolo funerario diventa smagliante chiarissima Sindone

    Caramellina apologetica

    Ricordo un mio catechista che diceva sempre che il cristiano che non prega non è un cristiano. La incisività di questa frase, in uno scenario d’amore, può essere resa più limpida dall’espressione “Il figlio che non chiede non è un figlio”.

  3. E che dire (sempre restando in metafora) dei ristoranti che espongono il cartello “si servono celiaci” oppure “si servono allergici ai latticini” e poi invece t’avvelenano servendoti pietanze con glutine o lattosio occulti ?

    Di troll oggi ne troviamo sia tra gli avventori che tra i gestori (come il tuo ristoratore del cocco)… Help!

    (p.s. non intervengo sul post Surrogati a causa della mia reale condizione alimentare 😅😅… anche se sono anch’io un’agguerrita avversaria dei surrogati: il pane di amido di mais misto riso e additivi da paura NON sarà mai buono come quello di frumento. E allora che si fa? Si mangia direttamente il riso! Perché niente potrà mai surrogare il riso, e niente altro è buono come il riso… o il pollo o la cioccolata. Il problema oggi sta nella definizione del termine “cibo”… E se già su quello facciamo confusione, ahia! )

  4. @Fra`: Ad un tizio di mia conoscenza che mangiava tutti i santi giorni sempre e soltanto pollo seppur con un contorno variegato, dissi: “Sei amico del pollo, ti deve piacere molto se lo mangi tutti i giorni…”- ma lui prontamente ribatte’, con tono deciso: ” al contrario! Sono acerrimo nemico, altrimenti non lo magerei tutti i giorni…”.

    P.S.: @Fra’: secondo te, chi e’ il ristoratore del cocco?

  5. @ Francesca: per non menzionare l’ambiguità del verbo “servire”. Ci si potrebbe chiedere se i celiaci li servono lessi, arrosto o gratinati.

  6. @Senm. In alcuni casi (per quelle poche volte che, per ovvi motivi, frequento la pubblica ristorazione) devo dire che l’ambiguità era facilmente risolvibile: da certi sguardi aggressivi… deduco che volessero farmi arrosto.

    @ Roberto. Chi è il venditore di cocco? Io l’ho citato genericamente. Magari Berlicche no. Penso che lui avesse in mente un certo range di personaggi variamente incontrati online.

  7. [chiarisco mia frase poco chiara, qua sopra. Intendevo: per ovvi motivi io frequento POCO i ristoranti]

  8. Oh. Pensavo fosse un post sulla scuola cattolica. I clienti assomigliano moltissimo ai miei studenti e alle loro famiglie.

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