TU

La legge è una imposizione dall’alto, estranea all’uomo anche quando è giusta, quando è connaturata, quando segue per filo e per segno di cosa l’uomo è fatto.
Solo quando il rapporto passa da re-schiavo ad amico, ad un tu,  allora acquista senso e non causa ribellione.
Solo in un tu c’è il senso della vita.
Ma se già nell’incontro tra due uomini la libertà del tu non può venire sollecitata da mediazioni di potere o di magia, ma deve aprirsi da sè, tanto più il TU assoluto e infinito potrà aprirsi all’uomo solo nella piena libertà e nella grazia puramente gratuita.

Quel TU che fa l’uomo doveva farsi incontrabile ed incontrato per fare capire che la sua Legge è dolce, e leggera, al contrario di quelle degli uomini. Ma senza un TU da chiamare per nome tutta la libertà non serve a niente, è solo una trappola che imprigiona, un labirinto senza uscita. Dice Lagerkvist:

Uno sconosciuto è mio amico,
uno che io non conosco,
uno sconosciuto lontano lontano.
Per lui il mio cuore è pieno di nostalgia.
Perché Egli non è presso di me.
Perché Egli forse non esiste affatto?
Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza ?
Che colmi tutta la terra della tua assenza ?

Quell’assenza è diventata Presenza. Si è incarnata. Questo è il Natale: potere chiamare il senso della vita TU.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 19 dicembre 2017 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Sì, bellissimo e proprio vero.

    Soprattutto là dove si legge:

    “Quel TU che fa l’uomo, doveva farsi incontrabile ed incontrato per fare capire che la sua Legge è dolce, e leggera, al contrario di quelle degli uomini.”

    Anche se “le strade della nostra incomprensione senza fine” (come recita un bel canto liturgico) di noi Cleopa & Co., in costante cammino verso Emmaus (invece che verso Gerusalemme), rendono — sempre di nuovo — questo immenso e umilissimo “TU” coincidente con l’irriducibile “Atteso delle genti”.

    Fino alla FINE, quella definitiva e tutta, interamente, “sua”.

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