Un cielo da guardare

Certo che non si capisce perché ci si deve sposare.

Un tempo, qualcuno si sposava perché era la maniera più sicura per entrare nelle mutande di una persona dell’altro sesso. Certo, presso parecchi popoli allora come adesso non era difficile entrarvi anche non coniugandosi, ma una persona che seguitasse a farlo in maniera sistematica era malvisto, o quantomeno chiacchierato.
Adesso non è più così. Sembra che darla\darlo facilmente sia requisito sociale per essere alla moda. La contraccezione rende il sesso casuale più conveniente, è più facile trovare gente consenziente e, male che vada, c’è la pornografia online per il fai-date.

Un tempo, qualcuno si sposava perché così si aveva la sicurezza di una stabilità, di una fedeltà. Adesso non è più così: con il divorzio sempre più rapido non si è ancora neanche asciugato l’inchiostro sulle firme degli sposi che già si chiamano gli avvocati per la separazione. Un po’ come nell’antica Roma, ma agire come nel remoto passato oggi vuol dire essere al passo con i tempi. Quell’indissolubilità che garantiva la guarigione dai piccoli dissidi e la franchigia per i colpi di testa non c’è più. Al primo dissapore tutto crolla, perché niente lo tiene su. Certo, questa volubilità vuol dire che i deboli sono svantaggiati, meno protetti; ma è un inconveniente che i forti sono disposti a sopportare.

Un tempo, qualcuno si sposava perché si dava un nome, una casa sicura ai figli. Adesso non è più così: un terzo dei figli nasce fuori dal matrimonio, e in certi stati la percentuale è anche maggiore. Certo, tutte le statistiche dicono che dopo una separazione i figli soffrono, crolla il rendimento scolastico, sono molto più spesso vittime di tutte le brutture e gli abusi della vita. Ma che ci volete fare: la soluzione adottata è non metterne al mondo, così da evitare il problema.

Un tempo, lo Stato aveva tutto l’interesse a fare sì che i suoi cittadini mettessero su famiglia: si è meno proni alla ribellione, più stabili, più pronti a difendere la propria terra, e i figli sono la ricchezza del futuro. Adesso non è più così: la famiglia è svantaggiata dallo Stato il più possibile, chi fa figli è tartassato, e si finisce per evitare l’una e gli altri. Certo, gli individui solitari sono più succubi del potere: ma si dovrebbe credere che chi fa politica pensi a dominare più che al bene comune.

Un tempo, i maschi e le femmine dovevano fare del loro meglio per essere accettati dalle controparti: dovevano mostrare di possedere risorse, voglia di impegnarsi seriamente, doti morali. Oggi non è più così: il sesso a basto costo sociale ed economico dice che non vale la pena di mettersi con tutto se stessi. La qualità si è abbassata: e perché uno dovrebbe accettare per sempre qualcosa di bassa qualità?

Così stiamo distruggendo quello che siamo. Quel modo di vivere che abbiamo chiamato civiltà; quella che era la fonte di pace e serenità. Un suicidio lento, nella maggioranza dei casi inconsapevole. Perché quello che manca è la consapevolezza di un destino, che c’è, della necessità del sacrificio per ottenere il meglio, del valore di quelle cose obsolete che si chiamavano virtù. La conoscenza di quello che è il meglio per sé, per chi si ama. Il desiderio, no, l’intenzione di trovare un amore che duri per sempre.
Manca insomma un cielo da guardare.

 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 29 novembre 2017 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Analisi perfetta della tristissima realtá.

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