Arancio

La persona che cammina davanti a me nella via ha una specie di gonna arancione sotto il piumino. Trascina ballonzoloni sul selciato un trolley bianco e blu, e tiene in mano qualcosa, forse dei libri.
Passa sull’altro marciapiede, mentre io mi avvicino al cancello di casa. Mi volto verso di lui, lui mi sorride attraverso la strada e i miei sospetti sono confermati.
“Buonasera”, mi saluta, ed io ricambio.
“Le interessa sapere qualcosa sulla spiritualità orientale?” Mi chiede.
La mente mi corre a parecchi decenni fa, quando vidi per la prima volta quelle tuniche arancioni, in quel di Genova. Ero molto giovane: mi incuriosirono i loro canti monotoni, i crani rasi, la loro danza improvvisata. Studiai un poco il loro credo, mi feci anche imprestare un disco di quelle loro nenie sempre uguali, che non riuscii ad ascoltare fino in fondo. Erano anni che non ne vedevo uno: le mode passano.
Declino sorridendo. “No, grazie, torno adesso da Messa”.
Anche lui sorride. E’ giovane, forse vent’anni o poco più, strisce di biacca bianche sul volto imperbe sotto il cappuccio.
“Bene, in fondo siamo tutti e due in cerca di spiritualità”, mi dice.
“Sì, anche se ben diverse”, replico sorridendo anch’io.
Ci scambiamo gentili saluti, gli auguro buon proseguimento, lui va, io entro in casa. Ah, sto invecchiando. In altri tempi ci avrei discusso per ore, ma fa troppo freddo, è troppo buio, ho da fare e non ho più la pazienza di un tempo.

Ho sempre un po’ di rimorso, in questi casi, per le mie omissioni. E domande: cosa avrà visto quel giovane gentile nel suo culto orientale, in usanze esotiche che lo spingono per strade sconosciute al gelo? La mia fede in Cristo è una fede fatta di ragione, si fonda sulle risposte a tutte le questioni, sulla storia, sull’esperienza. Qualcuno mi ha spiegato la vita, e quelle spiegazioni hanno senso, sono solide, non si contraddicono. Tutto questo quel giovane non l’ha visto, non l’ha trovato, e l’ha cercato altrove, lontano.
In risposte umane al Mistero.
Quanto siamo stati fortunati, mi diceva l’altra sera un sacerdote. E’ vero. Abbiamo incontrato ciò che è vero, ed era proprio accanto a noi.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 28 novembre 2017 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. Bella, a me viene il dubbio se noi che siamo nel giusto facciamo abbastanza per testimoniare questo “giusto”, forse se quel giovane ha percorso altre strade è forse anche un po’ colpa mia che non mi sono dato da fare abbastanza?

  2. Non a tutti è dato il dono della dialettica, ma a tutti è chiesto di diventare santi… ed il santo profuma di Cristo.
    E quando profuma di Lui, non ci sono più storie…. o lo ami o lo odi, la famosa spada.
    Non bisogna darsi da fare, caro Giuliano, bisogna avere fede, una fede tale che renda l’Invisibile di casa nel nostro cuore.
    Ed allora anche uno sguardo, un sorriso, un vedere l’altro che cammina trascinando un trolley e farsi domande sul perché, rende presente Cristo.
    E Cristo, il Vivente, opera.
    Come? Io non posso saperlo. Non sono il Capo.

  3. Vorrei che l’autore specificasse se “quell’arancione” (e’corretto il termine ndr) fosse europeo o asiatico, perche’ la risposta puo’ variare in ragione del luogo di nascita del soggetto, dell’ambiente culturale in cui cresciuto, ecc. Posso desumere che sia italiano anche se non ne v’e’la certezza assoluta e, nel qual caso, la risposta migliore potrebbe essere come quella che diede lo scrittore Tiziano Terzani, profondo conoscitore del sud-est asiatico per trascorso molti anni in quelle lande in veste di reporter per quotidiani nazionali ed esteri, quando venne interrogato nel merito.Egli, rispose che non v’era necessita’ alcuna di cercare spiritualita’ in terra indiana, di aderire ad una ritualita’ complessa e di difficile comprensione per la mentalita’ occidentale ma non perche’ non riconoscesse una qualche valenza di quelle religioni, ma bensi’ perche’ nella religione della nostra cultura, il cristianesimo c’era tutta il necessario per essere prossimi a Dio con maggiore comprensione di non quella se si fosse abbracciato un mezzo per arrivare a Dio, (la religione e’ un mezzo per cercare Dio), a noi alieno.

  4. Mi scuso per qualche lacuna nella sintassi..(ho scritto di getto)
    😂

  5. @ Roberto
    Sei sicuro di questa notizia? Io di Tiziano Terzani ho letto solo l’opera di commiano “la fine è il mio inizio” e mi sono fatto l’idea che l’uomo Terzani guardasse alla tradizione occidentale con lo scetticismo di un ex-comunista e che invece negli ultimi anni si sia fatto prendere dalla filosofia orientale. Raccontava proprio di essersi preso un maestro spirituale hindu.

  6. Sicurissimo. E’ un’intervista realizzata nel salotto della sua dimora fiorentina, produzione rai-tv mandata in onda piu’ di una volta. Magari e’ rintracciabile pure in rete…e’ corretto quello che dici, ma non tutti erano “speciali” come lui. Consiglio la lettura del suo libro uscito postumo alla sua morte: “fantasmi”. Si apprezza per lo stile che conferisce una notevole icasticita’ al racconto e per i contenuti. Io l’ho letto due volte tanto, cosa che normalmente non faccio mai.

  7. “Qualcuno mi ha spiegato la vita (…)”.

    A me è capitato che si è rivelato Qualcuno che ha il potere di dare e ridare la vita per infinite volte e che, per questo, in questa valle di lacrime e di morte, ci rinfranca e ci libera dal peso dell’angoscia e della disperazione; grazie a Lui, queste non sono inevitabili (a differenza del dolore); grazie a Lui, anche nel dolore può abitare, ben radicata, la pace.

    Anche se non ho la temerarietà di chiederGli di mettermi nella condizione di un Giulio Regeni, o di sua madre, pur di dimostrare agli altri e a me stessa che gli stoici, in confronto, erano principianti, ovvero dei poveri pagani trogloditi.

    “Qualcuno mi ha spiegato la vita (…)”

    Qualcuno mi ha promesso di spiegarmela, riservandoSi, allo scopo, non un tempo o un momento particolari, ma tutta quanta l’eternità.

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