Passando per la scienza

Su consiglio di un amico, mi sono letto “There is a God“, “C’è un Dio”, un libro di una decina di anni fa che ha come sottotitolo “Come l’ateo più famoso del mondo ha cambiato idea”.

L’ex-ateo in questione è Antony Flew. Sebbene sia opinabile se fosse o meno il più famoso, non c’è dubbio che fosse il lizza per il titolo, per carisma e importanza nella filosofia. Flew, chiaramente un’ottima penna, dimostrando una invidiabile onestà intellettuale racconta come è giunto a rovesciare le sue convinzioni di una vita sull’esistenza di un essere supremo creatore. Lo fa attraverso una breve autobiografia. Da questa apprendiamo che la sua è stata una conversione per così dire intellettuale.

In altre parole l’autore ha riconosciuto che ragionevolemente e logicamente le spiegazioni che gli atei davano per alcune delle questioni fondamentali della scienza e della filosofia non stavano in piedi.
Non quindi una rivelazione, una caduta sulla strada di Damasco, ma piuttosto una presa di coscienza intellettuale e filosofica. La divinità del filosofo è una Mente; non è il Dio cristiano né alcun altro dio, ma la risposta più convincente. Al contrario di altri personaggi Flew sostiene che è proprio stato l’avanzare della scienza a rendere evidente che certe soluzioni positiviste all’enigma dell’esistenza erano errate o quantomeno insufficienti.

Ad esempio, se fino a un centinaio di anni fa era possibile ipotizzare un universo eterno e stazionario, oggi non è più così. Abbiamo un big-bang, un punto d’inizio, stranamente simile alla creazione delle teologie. Niente si origina dal nulla, e qui si ripropone l’argomento della causa prima, l’origine ultima di tutti gli effetti.
Il fatto che poi questo universo abbia leggi  esattamente calibrate per sostenere la vita e noi è inspiegabile, a meno di ipotizzare una serie infinita di universi. Il che filosoficamente non sposta il problema: chi ha scritto queste leggi?

Il libro passa poi ad esaminare l’origine della vita, sia da un punto di vista filosofico che scientifico. Racconta un episodio simpatico: ricordate la pretesa che un branco di scimmie con delle tastiere possono, dato il tempo, scrivere tutte le opere di Shakespeare? Bene, qualcuno ci ha provato: ha chiuso per un mese sei scimmie e una tastiera in una gabbia. Alla fine non solo non è venuta fuori nessuna opera del poeta inglese, ma neanche una singola parola di senso compiuto. comprese quelle di una sola lettera. In effetti, la probabilità di comporre battendo lettere a caso anche solo un sonetto di Shakespeare, 488 lettere, eccede di gran lunga il numero totale di particelle dell’universo. In altre parole, abbiamo più probabilità che prendendo un cucchiaio di materia in qualsivoglia punto del cosmo troviamo un singolo atomo precedentemetne designato piuttosto che scrivere quella poesia pestando tasti a casaccio per milioni di anni.

I viventi più semplici, entità in grado di riprodursi e passare la propria impronta genetica ad un discendente, sono molto più complessi ed improbabili di un sonetto. E’ per questo che la spiegazione più semplice è una Mente creatrice.
“I leader della scienza dell’ultimo centinaio di anni, insieme con alcuni dei più influenti scienziati odierni, hanno costruito un’avvincente visione di un universo razionale che sorge da una Mente divina. Come accade, questa è la particolare visione del mondo che trovo essere la più solida spiegazione fiilosofica di una moltitudine di fenomeni incontrati da scienziati e non.”

L’autore intreccia scienza e filosofia in maniera affascinante e divertente. Si possono discutere le sue affermazioni, ma non si può negargli il fatto di essere persuasivo.
Il libro termina con l’ammissione che l’autore è ancora lontano dal credere in cose come un’esistenza dopo la morte; ma che rimane aperto all’onnipotenza, e

“Come ho detto più  di una volta, nessuna religione possiede qualcosa come la combinazione di una figura carismatica come Gesù e un intellettuale di prima classe come S.Paolo. Se desideri che l’onnipotenza metta in piedi una religione, mi sembra sia questa il concorrente da battere!”

Flew è morto nel 2007. Ormai avrà toccato con mano quanto i suoi ragionamenti filosofici fossero azzeccati, e cosa sia davvero l’onnipotenza.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 14 novembre 2017 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 17 commenti.

  1. “…”un sonetto di Shakespeare, 488 lettere,…”

    un, sonetto, 488 lettere.

    …da misurazioni così rigorose ben si può risalire a Elohim, o a Brahma, o al ProdigiosoSpaghettoVolante.

    comincio a dubitare anch’io, sapevàtelo.

  2. Meno male che dubiti, r&s. Pensavamo che ti limitassi a commenti inutili. Allora c’è speranza anche per te…
    Magari leggilo, il libro.

  3. magari conta le lettere di quattro o cinque sonetti, berli’.

    (potrei leggerlo, certo. ma quanto a sfonnoni mi fido di te: sei più reperibile, e gratis. ah, a proposito: grazie, eh…! sempre mi sei caro)

  4. Quindi, un filosofo è passato da una posizione accettabile (ateismo), ad un’altra posizione socialmente accettabile (teismo non religioso, nega l’aldilà e le religioni in generale) e tu ci scrivi un articolo. Ti stai rammollendo Berli’.

  5. Si puo’ dire che Flew sia passato dall’ateismo al deismo, riconoscendo l’esistenza di un Dio sulla falsa riga di Einstein, il quale riteva che il cosmo non poteva essere frutto di casualita’ ma di un ben preciso disegno. Come tutti gli intellettuali, (o quasi), ritiene che Dio si possa trovare e riconoscere solo attraverso un serrato studio ed una osservazione degli eventi, confidando nella sola intelligenza e cadendo cosi’ nella “gnosi greca”, che riteneva che chi fosse piu’ intelligente e conseguentemente in grado di comprendere e capire maggiormente rispetto agli altri meno dotati, si salvasse, raggiungendo il traguardo e la conoscienza del Supremo. Cosa che non e’. Lo spiega Petrarca a Giovanni Colonna: «Per noi che siamo cristiani, la filosofia può solo essere amore della sapienza: ma la sapienza di Dio è Cristo e perciò noi dobbiamo amarlo se vogliamo essere dei veri filosofi»

  6. * pardon: leggasi: conoscenza.

  7. Non so perchè, ma c’è sempre la tentazione di contrapporre il gusto della conoscenza con l’amore dovuto a Dio, ultimamente a favore di quest’ultimo, anche se sospetto sia più sentimentalismo che vero amore. Conoscenza di Dio e amore di Dio vanno a braccetto e guai se manca uno a discapito dell’altro. Non creiamo cristiani ignoranti per favore (e sappiate che Gesù insegna con semplicità, tanto che sono i semplici che lo capiscono, ma semplice non è uguale a ignorante, e nemmeno uguale a superbo, di cui siam pieni in questo nostro tempo)

  8. r&s, in effetti quel 488 è riferito ad un sonetto ben famoso, ma gli altri non cadono lontano e volevo dare un metro di paragone. Speravo che il lettore di intelligenza media ci arrivasse, ma evidentemente qualcuno preferisce il dito alla luna.

    Fasullo, anche il primo piccolo passo di un bambino può essere apprezzato per quello che è: una preparazione alla corsa. Poi c’è chi preferisce giacere e basta.

    Roberto, bisogna dare atto a Flew di essere stato onesto intellettualmente. Dio ci chiama in modi diversi…

  9. La ricerca della verità passando per la scienza può portare un ateo a Dio e un cristiano a satana.

  10. grazie per offrirmi, berlicche, l’occasione di una osservazione su questo pietoso luogo comune del dito e della luna:

    quello che indica la luna è saggio perché di solito con l’altra mano si sta mettendo qualcosa nella scarsella,

    più prudente guardare il suo dito e lui. la luna sarà lì anche domani.

    (lontano o vicino, i sonetti non si pesano a caratteri, berli’. almeno questo, sallo…)

  11. Appunto Fabio, conoscenza di Dio. Mentre
    Stephen William Hawking il famoso fisico, matematico e cosmologo britannico, fra i più quotati e conosciuti fisici teorici al mondo, con tutta la sua intelligenza e sapienza e’ giunto ad affermare con sicurezza che Dio non esiste.

  12. Bah Roberto, solo due cose: 1) pochi anni prima di questa affermazione Hawking stesso affermava il contrario (per carità, la scienza progredisce, ma forse questo non è proprio il “progredire” della scienza, ma uno scavalcamento in un altro ambito…); 2) Cosa dimostrerebbe? Lui dice che la vera dimostrazione di tutto questo sarà quando verrà scoperta una “legge del tutto” che unifichi in una sola legge tutte le leggi della fisica, fino a quando non c’è questa in realtà la sua dimostrazione non è convincente.

    Comunque, ribadisco che bisogna conoscere con amore e amare la conoscenza per conoscere Dio. Squalificare l’uno o l’altra porta a due estremi (razionalismo o sentimentalismo misticheggiante) che, secondo me, non porta alla certezza della fede

  13. Ma e’ quello che dice Petrarca a Giovanni Colonna. La conoscenza forbita e’ necessaria ma non per” disputare”con Dio. Non bisogna presumere delle proprie virtu’,e men che meno confidare nel nostro misero ingegno. La fede non si raggiunge con l’intelligenza e con la sapienza di tutto il mondo. Con la sola ragione, con il solo studio di ogni questione non si puo’ trovare la verita’ che per chi crede, coincide con Dio.

  14. x r&s
    Che i sonetti generalmente non si contino a caratteri lo so; siccome in questo caso per comprendere cosa si stia dicendo i numeri sono importanti e non il sonetto stesso, allora si contano. Ma bisogna avere voglia di capire, e non essere troppo occupati a guardare solo alla scarsella e vantarsene.

  15. Tonis: molto vero il tuo intervento.

    tutti :
    Dimostrare l’esistenza di un Dio non significa dimostrare l’esistenza del Dio di Abramo. Ogni qual volta la religione si è avventurata a cercare dimostrazioni scientifiche alle proprie particolarità religiose , ne è in genere uscita con le ossa rotte e con una perdita di credibilità che dovrebbe sconsigliare di continuare a farlo.
    Cristo ammoniva : “beati quelli che crederano senza aver visto”, e di questa affermazione va letto il senso generale : beati coloro che crederanno senza cercare prove. crederanno che io sono esistito senza aver bisogno di trovare questa o quella reliquia , crederanno che Dio è creatore senza aver bisogno di trovare la casa di Adamo e la cucinetta usata da Eva.
    Chi ha visto la vita degli altri trasformata dall’amore di Dio , e cambiata a 180 gradi , non ha bisogno di altre prove ne storiche ne soprannaturali. Il vero miracolo è quello morale, ma va saputo riconoscere.

  16. “generalmente”

    già. in particolare qualcuno portatore (sano) della famosa mentalità da ingegnere se così gli capriccia li può contare in parsec, o in pollici cubi.
    o in “pezzoloni” come diceva guccini.

  17. Berlicche, so bene che devo commentare il tuo post e non commentare i commentatori…. ma posso dirlo?’ricco&spietato…che noia, che barba, che noia…. E cerca di portare una critica costruttiva, che caspita!!!!! I tuoi post sono noiosi e inutili e ripetitivi come le mosche!

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