Capolavori e no

Ci sono certi film che nascono come un miracolo. Attori e regista in stato di grazia, un copione ispirato, musiche, fotografia fuori dal comune… un esempio classico è “Casablanca”, che doveva essere un filmetto di propaganda e non si smetterebbe mai di rivederlo.
Un altro esempio è senz’altro “Blade runner”, l’originale. Nato noir, scuritosi ulteriormente nel corso del tempo con i vari director’s cut, non è qualcosa che lasci indifferenti. La pellicola ha trama e interpreti e ritmo così perfetti che era mia intenzione non vederne il seguito, “Blade Runner 2049”, ora nelle sale. Non amo dare spettacolo di me stesso, e sapevo che se mi avessero rovinato l’originale con qualche boiata mi sarei messo a gridare nel mezzo della sala. Come si fa ad aggiungere qualcosa alla perfezione?

Per una serie di circostanze, invece, ci sono andato (l’alternativa era guardare pellicole inguardabili).
Cominciamo con le cose positive: non mi sono messo ad urlare.
Sebbene il film si basi su una trovata abbastanza scontata, un messianismo che ricorda tanto “Matrix”, “Terminator” o “il pianeta delle scimmie”, non lo fa pesare più di tanto. Anzi, lodi a chi ha redatto lo script per essersi riuscito a barcamenare su tutte le interpretazioni del suo prequel, compresa la versione originale con la voce narrante. Con interessanti e inattesi soprassalti di originalità.
La fotografia e la scenografia sono splendidi, gli interpreti sono tutti molto bravi. Rimane la regia.
Il Blade Runner originale era quasi impressionista: bastava una sequenza di pochi secondi per fare immaginare un mondo. Il regista Villeneuve qui sembra rotolarsi nelle atmosfere, insistere su dialoghi quasi leziosi – in un noir non è un bel segno – in definitiva si sbrodola un po’ addosso. Se invece delle due ore e mezza attuali fosse durato le canoniche due probabilmente ci avremmo guadagnato tutti.
E poi c’è l’aspetto religioso.

Il senso religioso è ciò che tocca le domande intime dell’uomo. Chi siamo, dove andiamo, perché esistiamo. Cosa ci rende uomini. Il primo film ne era intriso, è proprio quello che lo innalzava a livello di capolavoro. “Ho visto cose che voi umani…” Non si comprende bene neanche nell’originale, a meno che uno non abbia letto il libro da cui è in parte tratto, ma ciò che distingue il replicante prodotto in serie dall’umano è l’empatia rispetto agli altri esseri, la compassione. Le domande che i cacciatori di androidi pongono ai possibili replicanti per identificarli sono tese a questo: se non possiedi emozioni reali davanti alla sofferenza dei viventi vuol dire che non hai un’anima. Sei un essere artificiale, automa crudele perché non comprendi cosa sia soffrire. La conclusione del film del 1982 suggerisce che apprenderlo è un salto che si può compiere. Se cerchi, se invochi un Padre non terreno, quello ti risponderà.

Quel profondo aspetto simbolico nel sequel viene a mancare quasi del tutto. Questa ricerca dell’anima passa in secondo piano, in brevi accenni fugaci. Si scende di un livello verso terra. Ed è questo, temo, che alla fine rende il pur bel film meno interessante, godibile e sì, ricordabile del suo predecessore. Gli androidi sognano le pecore elettriche, ovvero esseri che facciano loro compagnia? La risposta è evidentemente affermativa, cercano anche più di quelle pecore di cui resta solo un origami. In una certa maniera, avremmo preferito diversamente.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 16 ottobre 2017 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Ovviamente per chi come noi ha visto l’originale , che è un capolavoro anchedal piunto di vista della fotofrafia , questi sequel sono visti con grande sospetto. Purtroppo non l ho potuto vedere per mancanza di compagni , visto che a partire dai figli tutti lo hanno gia visto. Ma , esattamente come dici tu , mi hanno detto che per essere un sequel è comunque un bel film. L’altro (il primo) , cosi come pure 2001 odissea nello spazio , sono pietre migliari della cinematografia , piene di significati intimi e collettivi. Tra l’altro l’originale Blade runner è considerato il capostipite noir e punk…e non è poco.
    Dovrò andarmi a vedere da solo questo sequel…o convincere (a pagamento) un figlio a rivederlo….

  2. Visto ieri sera (finalmente).
    Secondo me il film c’è! Fotografia, scenografia, trama.
    Come dici tu è un po’ sbrodolato (soprattutto il personaggio di Wallace) e paga qualche tributo alle richieste di un action movie moderno (qualche kaboom di troppo), ma la regia è sublime.
    Mi hanno dato fastidio i troppi spiegoni che tentano di raccontarti il salto dei trent’anni trascorsi, potevano essere resi meglio con degli accenni e lasciati alla curiosità e immaginazione dello spettatore.
    Per quanto riguarda il senso trascendente direi che il discorso sulla presenza / assenza di un’anima nei replicanti è stato accennato, così come l’apertura al miracolo, che resta la vera novità narrativa di questo film.
    Vedrai che riusciranno a rovinarlo in futuro con un altro sequel/trilogia/spinoff.

  3. In realtà il miracolo
    **spoiler**
    sembrerebbe derivare da una pianificazione consapevole, a sentir Wallace.
    PS: ci sono anche tre corti “prequel”, reperibili in rete. Ho visto solo il terzo, gradevole.

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