Cultura

Recentemente la mia azienda ci ha sottoposti ad un corso obbligatorio sulla prevenzione delle frodi sul posto di lavoro. Ovvero, non cercare di fregare la ditta.
Il corso (online, molto ben strutturato, persino con la partecipazione di un noto attore) insisteva particolarmente sul fatto che la prevenzione di tali comportamenti non si deve basare sulla paura del castigo ma sulla formazione di una mentalità che rifiuta questo genere di cose.

Cito:

“Onestà e integrità sono il fondamento di una cultura organizzativa di successo.
Le compagnie che promuovono l’integrità stabiliscono chiaramente che si attendono i loro impiegati:
-Conducano affari onestamente
-Seguano la legge e si comportino eticamente in ogni circostanza
-Facciano la cosa giusta senza riguardo per la posizione o le circostanze.”

La compagnia si aspetta. Per avere successo come organizzazione, deve stare alle regole. Altrimenti – è detto all’interno del corso – questo potrebbe danneggiarla; potrebbe danneggiare le persone che compiono la frode, loro e i loro familiari fino alla settima generazione. Queste frodi non vanno evitate per paura della punizione, è ribadito. Ma la punizione viene agitata davanti agli occhi comunque. Con insistenza. Per chi compie il misfatto, per chi non lo denuncia, per chi lo tollera. Neanche essere vessati, sottopagati, maltrattati può essere giustificazione. Oh, corretto.

Sono cose che non si fanno perché è contro la legge, contro la moralità, soprattutto può incidere sulla reputazione della compagnia. Quanto mi costi, imbroglio. Il benessere della compagnia è suggerito come bene ultimo, e si dice che questo si ottiene aderendo alle norme etiche ed alle leggi. La qual cosa, se si guarda bene, è un pochino ambigua.
Se lo scopo è mantenere il buon nome, e il profitto, della compagnia, non si comprende bene cosa possa succedere se il bene della compagnia e le leggi divergono. Oh, si nega possa accadere; Perché, è asserito, il bene della compagnia coincide sempre con la legge e la moralità.
Quelle norme etiche sono però, per usare una felice formulazione, come un cappello appeso ad un chiodo dipinto sul muro. Quali leggi? Quale etica?
Se il mio vantaggio è chiaramente nella frode, quale forza superiore, forza a parte, può impedirmi di frodare? Di quella cultura organizzativa, in ultima analisi, di cosa mi importa se nell’immediato non ho successo?
Perché è chiaro che il vantaggio di una società organizzata è per tutti, ma soprattutto per gli organizzatori.

Tutto si riduce ad un dovere; ad un volere il dovere; in pratica, un moralismo. E’ come se la compagnia si ponesse come una sorta di divinità dei tempi antichi. Uno di quegli dei amorali ma a cui bisogna dare rispetto e sacrificio se si vuole vivere in società. Amorali perché la legge se la fanno loro; amorali perché senza amore, l’unica cosa che può giustificare davvero una legge. Perché una legge senza amore per l’altro, fosse pure la più perfetta e giusta, non è altro che un cappio che si stringe. Le cose giuste, per le ragioni sbagliate.

Ma temo che nella cultura di questo tipo di organizzazione non ci sia molto posto per l’amore.

 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 19 luglio 2017 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. ma nun me di’: lavori alla volkswagen. ma chi se lo fusse mai creso…

  2. … gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è legge.

  3. Un’etica basata sull’utilitarismo funziona, proprio come il barone di Munchausen riusciva a sollevarsi in alto tirandosi per i capelli.

  4. L’utilitarismo ha una visione così miope e limitata del bene…non è capace di fare progetti a lungo termine, non ha alcun Bene di riferimento, tanto che alla fine risulta un vulnus più che di una qualche utilità.

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