Non è Vangelo – XXVIIII – Segreti di Stato

Per quanto inutili e pericolosi siano quei libretti che gli esseri umani conoscono come Vangeli, ciò nonostante noi demoni non siamo del tutto contrari ad essi. Essi riescono a fornirci sempre nuovi spunti su come attaccare il nostro Nemico giurato, quello che-sta-lassù; in fondo, non è conoscere ciò che dicono che è dannoso, ma metterlo in pratica.

Non c’è nostro maggiore alleato dell’uomo di Chiesa che crede di sapere tutto delle cosiddette Sacre Scritture ma segue solo ciò che gli fa comodo. Che coincide, di norma, con ciò che fa comodo a noi. Perché tutto ciò che va in direzione diversa da quanto spiegato da G, il falegname giudeo, a noi sta proprio bene. No, non saltate subito alle conclusioni. Questa predilezione non è per noi stessi. Noi abbiamo molto a cuore il destino ultimo degli esseri umani. E’ su di essi che si basa la nostra sussistenza, il nostro vitto potremmo quasi dire. Pensate forse che noi godiamo a tormentare le anime? Se sì, avete ragione, è il nostro godimento maggiore, perché ogni sofferenza che infliggiamo torna moltiplicata mille volte al loro odioso creatore. Quando gli uomini non fanno quanto lui suggerisce loro, il Nemico-che-sta-lassù è ferito ed umiliato.
Se chi ami soffre, tu soffri con lui. E’ questo il segreto del nostro successo, è per questo che è così bello essere demoni: noi non soffriamo mai.

G invece era un debole. Proprio per questo motivo deve essere evitato il più possibile, lui e il suo messaggio. Un personaggio ambiguo, che non si sa bene da dove provenga, ma che nella sua breve vita è riuscito ad inimicarsi la maggioranza di quelli che l’hanno incontrato. Nessuna meraviglia che sia finito come è finito.
Era un buffone, inadatto al ruolo che cercava di ottenere. Messia, salvatore del suo popolo? Ma quando mai! Manco è riuscito a salvare se stesso. Figurarsi se avrebbe potuto guidare un esercito vittorioso, o una nazione. Ci vuole fegato, per quello; indifferenza al destino altrui, coscienza che occorre sacrificare gli altri per ottenere il proprio scopo. G era un pappamolla, senza astuzia; si è mai visto un politico che rifiuti di occupare un posto d’oro come re della sua terra?  Colui che vuole il potere deve prima di tutto desiderarlo, ed essere disposto a qualsiasi bassezza per acquistarlo e tenerlo. Deve sapere difendere i suoi segreti, e quelli della fazione alla quale appartiene. Questo G invece che fa? Spiattella tutto in giro senza nessun  ritegno.

Prendiamo ad esempio il caso di quei due pellegrini che ritornano ad Emmaus dopo essersi sollazzati assistendo all’esecuzione di G sulla croce. Il Vangelo racconta di come vengano raggiunti da qualcuno che, si afferma, sia G stesso travestito. Il fatto che non l’abbiano riconosciuto dimostra come questa coppia di viaggiatori non avessero grande capacità di osservazione. G, senza dubbio offeso per questa loro mancanza di comprensione, decide di giocare loro uno scherzetto, alimentato dalla sua vena sadica.
Finge infatti ignoranza di quello che è accaduto a Gerusalemme, e si fa raccontare dai due allocchi i fatti successi. E poi accade l’incredibile. Comincia a spiattellare tutto! Tutti i suoi segreti! A due sconosciuti, che potevano essere chissà chi!

Vedete bene: un tizio del genere è inaffidabile. Noi esseri superiori dobbiamo restare sempre ben sopra i semplici umani. Cosa ne possono sapere, loro, di cosa significa essere immortali? Loro sono naufraghi del tempo, vivono pochi giorni come gli insetti. Sono fatti di carne: niente di più lontano dai puri spiriti che noi siamo. Avere rivelato a delle creature del genere i dettagli più nascosti del nostro ordine di vita si configura come tradimento.

Tutta la vita terrena di G è un attacco diretto alla sacralità dello spirito, uno svillaneggiare entità tanto superiori all’uomo quanto gli umani sono sopra le formiche. Se conoscete l’assoluta discrezione e limpidezza del nostro Padre-che-sta-Quaggiù non vi deve meravigliare il fatto che si sia risentito per la rivelazione a dei servi delle faccende private di noi padroni del mondo. Noi, appoggiandoci a lui, chiediamo a gran voce l’impeachment di quel cosiddetto Creatore per manifesta incapacità e per l’avere svelato ai peggiori tra gli uomini i suoi segreti. Dimissioni subito, per quel buffone cosmico.

Noi non ci siamo mai regolati così. Ai nostri maghi, ai nostri adepti, ai nostri stregoni forniamo poche gocce di conoscenza, se possibile falsa. In questo modo li teniamo sempre in pugno, attraverso l’illusione che stiamo per confidare loro chissà quale rivelazione. E’ una forma efficace di controllo: informare di ogni cosa i propri schiavi significa mettersi in mano loro, decidere di non esercitare su di essi alcun potere.

E quindi, come mantenere la propria superiorità? Come piegarli al proprio volere? No, il tradimento di G verso i suoi pari e superiori è completo e definitivo: meritava certo la pena di morte, per questo.

Forse, nel caso dei pellegrini di Emmaus, si è reso conto di avere sbagliato. Quando, come un dilettante, si fa riconoscere, rivelando il suo travestimento, fugge a gambe levate. Ormai però è tardi: tutti i misteri del suo stato sono ormai stati spiattellati. Per quale motivo ha compiuto un simile sfregio?

La risposta è presto detta: è il genere di incidenti che accade quando ci si immischia troppo con gli umani. Quando si entra in confidenza con essi, quando si vive con loro, quando si giunge a considerarli non più schiavi ma quasi propri pari, quasi amici o persino (Nostro Padre Infernale non voglia!) fratelli, allora non c‘è più religione. La religione è tremore e timore di chi ti è superiore; se si toglie la sacralità tutti finiranno per considerarsi quasi divini. Ma non come piace a noi, giungere a pensarsi degli dei; come piace al Nemico, figli di un padre che sta lassù.

Tutto sta a cosa si mangia: se il frutto del peccato originale o il pane che quel disgraziato di G asserisce essere il suo corpo.

Bene ha fatto G a scomparire, dopo avere spezzato quel pane. Potessimo farlo sparire davvero.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 1 giugno 2017 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. “Se chi ami soffre, tu soffri con lui. E’ questo il segreto del nostro successo, è per questo che è così bello essere demoni: noi non soffriamo mai.”

    Questo sembrerebbe proprio il caso in cui una gigantesca, spudoratissima menzogna, contribuisce, malgrado le consolidate pessime intenzioni di chi l’ha pronunciata, ad aprire uno spiraglio inaudito su verità fondative non solo della creazione presente ma anche di quella futura.

    Il che potrebbe spiegare — da un punto di vista strettamente demoniaco, si capisce! — anche perché, nei secoli, l’arte figurativa umana abbia scelto di accostare all’autore dell’Apocalisse (o Rivelazione) il simbolo dell’aquila, mentre il buon Dio abbia scelto per il suo ingresso trionfale in Gerusalemme non uno, ma bensì due somari.

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