Enoizacude

I dati parrebbero indicarlo chiaramente. Meno si fa educazione sessuale a scuola, meno sono imposti corsi in cui spiegano la contraccezione, più si abbassano le gravidanze indesiderate.

No, non è un refuso. Più ti insegnano ad evitare di concepire bambini, più ne concepisci.

Così parrebbe indicare un recente studio britannico. I posti in cui detti corsi sono stati tagliati per esigenze di bilancio hanno avuto uno spettacolare calo nel numero di ragazzine incinte. Gli stessi ricercatori sono perplessi. Eppure sarebbe bastato guardare alla classifica delle nazioni in cui ci sono più gravidanze tra gli adolescenti per rendersi conto della stessa cosa. In testa ci sono proprio quelle dove l’educazione sessuale fin dalla prima infanzia è una realtà consolidata.

Cosa può indicare questo? Che forse i metodi anticoncezionali non sono così sicuri? Che indicare ad un ragazzo cosa non deve fare è il metodo più certo per farglielo fare comunque? Che a spiegare il male si insegna il male? Che forse il metodo di approcciarsi al sesso di quei corsi è tutto sbagliato, meccanico, cinico, quando andrebbe insegnato invece che l’amore è altro?

Fate un po’ voi. Potete anche non crederci, e continuare a pensare che, al contrario, quel tipo di educazione sessuale sia un bene per i nostri ragazzi.
Che ha che fare la realtà con l’amore?

 

 

 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 1 giugno 2017 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 17 commenti.

  1. Ozzac id etset ehc am‼️‼️

  2. Molto gustosa l’immagine d’epoca. Da dove viene?

  3. trovata su internet

    Edit: la didascalia era “cartolina vittoriana

  4. D’altronde è successo lo stesso con i “progetti per la prevenzione delle tossicodipendenze nella scuola”.
    Cartelloni colorati con informazioni dettagliate sulle sostanze stupefacenti, gli effetti e le modalità d’uso.
    Sfilate di eroinoici “testimonial”.
    Insistenza sui rischi per la salute, quali lo scambio di siringhe, ecc…
    Risultato? … dover abbassare di anno in anno l’età dei destinatari di tanta premurosa terapia informativa.

  5. Sarà che fanno fare i compiti a casa?????

  6. ToniS,

    è davvero successo anche con l’insegnamento scolastico preventivo sull’uso di droghe e sostanze stupefacenti? Non immaginavo, e se la correlazione statistica è comprovata e ben solida, è un dato sconfortante.

    Pare proprio che l’essere umano sia così morbosamente attratto dal male in tutte le sue forme, che anche solo parlarne per metterlo sull’avviso costituisca un incentivo all’azione malefica a cui lo si vorrebbe sottrarre. La tentazione di far rientrare dalla finestra i…giansenisti sbattuti fuori dalla porta sembra — anch’essa! — irresistibile.

    Ma per fortuna che, oltre ai testi, ci sono le figure. In questo caso una vignetta addirittura vittoriana, cioé risalente ai tempi in cui il massimo della contraccezione era il coitus interrumptus ed era considerato imperdonabilmente sconveniente parlarne non dico ai bambini, per giunta in un luogo pubblico come le aule scolastiche, ma anche solo ad adulti avanzati in età.

    Forse non sono tanto l’amore e la realtà storica ad essere in insanabile conflitto fra loro, quanto piuttosto i contenuti insegnati e la coerenza personale, l’onestà e la sincerità di chi quei contenuti trasmette. Ex cathedra o in mezzo ai banchi.

    Perché se si fanno sfilare venti ex eroinomani a settimana davanti ai propri alunni, ma poi, magari nella pausa ricreativa, si fumano sigarette o canne con gran disinvoltura, la coerenza comincia a scricchiolare. Parimenti: se si fa educazione sessuale come un tempo si faceva educazione civica, ma poi, all’ora di storia e/o di filosofia, si trovano o creano continue occasioni per attaccare a testa bassa i “fanatici” cattolici o cristiani che ce l’hanno con la pillola del giorno dopo o non assicurano un numero “decente” di medici pro-aborto in questo o quel centro ospedaliero della città di residenza, i poveri, saggi insegnamenti finiscono spappolati sotto gli scarponi chiodati delle incoerenze esibite con spavalderia tanto noncurante quanto surreale.

  7. Un contributo alla riflessione:
    http://www.truenumbers.it/sesso-a-scuola/
    Grazie Berlicche per i magnifici scritti.

  8. Marilù
    Ai miei tempi la sigaretta era sì un male, ma non era ancora un male sociale da combattere, si fumava ovunque. Mio papà fumava, il mio medico, i miei professori e molti compagni di classe pure. Ciononostante a me – ma io ero un “bravo ragazzo”- il fumo non mi ha preso, non m’interessava proprio.
    Tornato a scuola (per un certo periodo dalla parte della cattedra) mi accorsi che la sigaretta era diventata uno dei tanti nuovi mali assoluti dei quali doveva occuparsi la scuola; mi dissero che bisognava parlare “scientificamente” dei gravissimi danni alla salute che poteva provocare, che bisognava trattarla come una droga essendo altrettanto (se non più) pericolosa. Ero piuttosto scettico, ma mi adeguai.
    Naturalmente ragazze e ragazzi inizialmente presero a fumare di più (era troppo divertente vedere le facce indignate dei loro professori che volevano “salvarli”!), poi sono passati a altro…

  9. Scusate, quando ho scritto il mio precedente commento, non avevo letto ancora l’articolo linkato da Berlicche all’interno del suo post.

    Leggendo i dati di piatta cronaca dell’implementeazione del programma di educazione sessuale descritto nell’articolo del Catholic Herald, mi sembra molto più facile, persino banale, individuare il legame di causa-effetto tra riduzione drastica o blocco totale dei fondi stanziati a sostegno del programma stesso, e parallelo calo vertiginoso (fino addirittura ai livelli di gravidanze di teen-agers registrati nel lontano 1969) delle gravidanze indesiderate tra ragazze adolescenti.

    Il semplice soffermarsi su frasi come questa: “Sexual health clinics were opened in some schools, partly to circumvent possible objections of parents, and local authorities appointed professionals to promote so-called “safe sex”. One council recruited a “condom coordinator”. “, aiuta a capire che la questione del calo delle gravidanze dipende direttamente dal calo o dalla scomparsa della fornitura — gratis e lontano dagli sguardi indiscreti di madri e padri “inquisitori” — degli strumenti più o meno facili da usare per evitare quelle gravidanze indesiderate o per porvi…rimedio in un secondo momento e per farlo, anche in quest’ultima, malaugurata evenienza, in condizioni di assoluta segretezza, sicurezza, e assenza di contribuiti economici individuali obbligati.

    Purtroppo, temo proprio di dovere dire che, in questo quadro, nell’influenzare l’andamento delle statistiche abbiano avuto un ruolo molto poco significativo la rivalutazione dell’amore e del rispetto nei rapporti tra i sessi nella fascia d’età presa in esame, così come la mancata coerenza di comportamento mostrata da chi era incaricato di impartire certi insegnamenti.

    Poi, per farsi un’idea sulle reali intenzioni alla base di simili programmi educativi “all’avanguardia” basta non leggere troppo distrattamente frasi come quelle della chiusa dell’articolo:

    “The policy was introduced in spite of the role of sex advice clinics in the Rochdale scandal involving the sexual exploitation of under-age girls.

    Teenagers used for sex by Asian gangs were readily given free contraceptives even though they were under age.”

    Più che farsi un’idea, qui c’è da farsi venire i brividi.

  10. ToniS,

    leggo solo adesso la Sua risposta. Quindi, se non ho frainteso, per Lei la campagna un po’ troppo ossessiva contro il fumo di sigaretta avrebbe innescato i perversi meccanismi della ribellione anarchica all’autorità, tipica dell’adolescenza, portando non solo all’incremento dei giovani e giovanissimi tabagisti, ma addirittura stuzzicandone la curiosità per il consumo di altre e ben più pericolose droghe?
    Chiedo solo perché davvero non sono pienamente sicura di aver capito cosa Lei pensi al riguardo.

  11. Marilù
    Quando si è giovani (e sani), o non si ha paura di niente o si finge di non averla. Si è, o si finge di credersi, invincibili. Si ha una gran voglia di farsi del male sfidando le intemperie, la forza di gravità, ecc.. (parlo per esperienza, ovviamente).
    Veramente i professionisti dell'”enoizacude” pensano che questi ragazzi fumano bevono o si drogano per carenze informative? veramente pensano che insistere sui terribili danni alla salute possa avere qualche effetto?
    Se lo scopo di tutto questa propaganda informativa è “dichiaratamente” non l’educazione ma contenere/ridurre i danni alla salute fisica e psichica, allora il fallimento è assicurato.
    La questione del tabacco è davvero esemplare.
    I ragazzi sanno che il tabacco fa male, ma anche che rientra in una tradizione popolare radicata nel tempo e nello spazio, quando fumare non era considerato un fatto eversivo (almeno per i maschi). Aver posto il tabacco e le droghe sullo stesso banco degli imputati, è servito solo a rendere il primo – agli occhi dei ragazzi – un consumo eversivo alla stregua delle seconde.

  12. ToniS,

    ora, forse, l’ho capita un po’ meglio, la Sua posizione.
    Secondo me, il punto è un altro. Se l’utilità dell’informazione sui possibili danni alla propria salute è valutata come inesistente da un ragazzino sostanzialmente borioso e strafottente, ancora più incomprensibile e urtante gli risulterà lo studio di informazioni sulla lotta per le investiture nel XII secolo o sulla genesi logica dei teoremi di geometria: meglio farsi una gara di corsa in bicicletta o un pomeriggio di sfide ai videogiochi con gli amici, tutte occupazioni molto più divertenti e gratificanti, specie se corredate da lucrose scommesse su chi vince o chi perde, non Le pare?
    Però il sapere questo non impedisce di continuare a progettare e a rendere persino obbligatorie (almeno fino ai primi due anni delle superiori, se non sbaglio) ore di lezione su argomenti di storia e di geometria, anche per i più bulli e annoiati tra i giovani studenti.

    Ed è proprio questo il punto dirimente: quelle nozioni di storia e di geometria fanno parte di un corpo di conoscenze su cui tutti i ragazzi di una certa età devono, per legge dello Stato, essere formati e, soprattutto, valutati, con tanto di interrogazioni, compiti in classe ed esami.
    Se anche l’ora di “educazione alla tutela della salute propria e altrui” prevedesse lo stesso tipo di verifica dell’apprendimento delle informazioni e lezioni impartite, con voti che, alla fine, facciano media con quelli di tutte le altre discipline e che, anzi, rivestano un peso particolare nel giudizio complessivo sullo studente (come il temuto voto in “condotta” di antica memoria), allora l’atteggiamento degli …invincibili guastafeste muterebbe radicalmente. Diverrebbe naturale, allora, evitare di entrare in classe con abiti, alito o quant’altro impregnati di odore di sigarette, o con le nocche delle dita ingiallite dalla nicotina.
    Se poi tra gli esami periodici, fossero inclusi anche quelli radiografici dei polmoni o, almeno, di determinati parametri nel sangue, l’autoregolamentazione sul consumo o meno di tabacco (o peggio) tenderebbe a conquistare sempre più adepti tra gli studenti. A parte i soliti contestatori spaccattutto irriducibili, naturalmente.

    Insomma, a me pare sempre più evidente che tutto dipenda da quanta serietà e importanza gli adulti attribuiscono a ciò che insegnano. Se loro per primi ne sono poco convinti, e lo danno a vedere rendendo quelle ore di lezione semplici conferenze illustrative e riempitive della mattinata, non si può pretendere che gli allievi non si “vendichino”, chi in un modo, chi in un altro, di tante noiose perdite di tempo.

    Questo almeno per quanto attiene alle ore “anti-fumatori”. Sulla questione della educazione sessuale sono in gioco, specialmente (benché non solo) a quell’età, pulsioni ben più profonde e trasformazioni fisiche ed emotive ben più travolgenti, per cui affrontarle da un punto di vista strettamente nozionistico è, nel migliore dei casi, riduttivo e ingenuo e, nel peggiore (come mi sembra essere quello raccontato nell’articolo del giornale britannico), un vero e proprio atto di istigazione a delinquere, per di più ammantato di ipocrita premura per il “bene” della gioventù.

  13. Vedi Marilù,
    ho avuto una studentessa del secondo anno che si iniettava eroina; ho saputo (anni dopo) che un’altro di terza faceva la spola tra due grandi città del Veneto portando la “merce” a scuola. All’intervallo del sabato entravano ex-studenti…, ufficialmente per salutare prof e compagni…
    E non era una scuola di periferia. Era una scuola pubblica seria e apprezzata, con bravi insegnanti.
    Il fumo.
    Io non fumavo ma scherzosamente ripetevo ai miei studenti: se proprio hai deciso di farti del male, meglio qualche sigaretta che le impennate col motorino, la vodka o altro. Poi però, quando chiedevano di andare in bagno, li avvertivo che avrei fatto la prova dell’alito!
    Agendo così, senza terrorizzare ma ponendo regole e autodisciplina, penso di aver aiutato qualcuno a evitare guai davvero pesanti.

  14. Mi spiace ToniS,

    non avevo alcuna intenzione di insinuare l’dea che avesse preso sottogamba, insomma con eccessivo distacco il problema delle dipendenze — tutte, non solo quella “propedeutica” dal fumo di sigaretta — dei Suoi studenti; sono certa che, conoscendone uno per uno carattere, inclinazioni e punti deboli, abbia fatto il meglio possibile per aiutarli, compresi la studentessa del secondo anno a cui accennava e i finti nostalgici, veri corrieri della droga dei finesettimana.

    Resto comunque persuasa che non sia affatto sbagliato inserire la tutela della salute dalle minacce più stringenti e sottovalutate tra le materie di studio, con programma ministeriale intendo, senza incutere terrore ma valorizzandone l’importanza per il bene dei ragazzi e di tutta la comunità a cui appartengono e da cui — ma in modo più che sano e naturale, in questo caso! — dipendono e dipenderanno, fino alla fine dei loro giorni.

    Approfitto dell’occasione per augurarLe, di cuore, una bellissima solennità di Pentecoste che, se anche non meravigliosamente festeggiata come quella della “Sensa”, dev’essere tenuta in gran conto, a Venezia, posta com’è sotto il patrocinio di san Gabriele arcangelo e dell’Annunziata.

    Un saluto molto cordiale, marilù.

  15. E’ che quello che vedi nello specchio di Erised non è detto che sia la verità…

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