Infedeli

L’onere dell’essere padre e madre è anche portare i figli alla festa della scuola e poi passare a prenderli a divertimento finito. Ma ci possono anche essere vantaggi. Stasera io e mia moglie abbiamo approfittato della pausa tra un servizio taxi e l’altro per recarci ad un incontro con Samir Khalil Samir.
Padre Samir è una delle personalità più notevoli che io abbia mai incontrato. Egiziano di nascita, gesuita di quelli tosti, studioso di fama internazionale, uomo di Dio. Ci ha parlato a lungo di Islam, di fondamentalismo islamico, cosa possiamo fare noi cristiani, oltre a morire dando testimonianza a Cristo come i nostri fratelli massacrati oggi.
Ci ha esposto, con dovizia di citazioni a memoria del Corano in lingua originale, la radice di quella violenza islamica che è innanzitutto di islamici verso islamici, ma che coinvolge anche tutti noi. E la causa è l’Islam stesso, nelle sue contraddizioni, nella violenza intrinseca delle sue posizioni, nella interpretazione che ne viene data.

Ci ha ricordato che ai nostri fratelli islamici dobbiamo dare il meglio, e il meglio è Cristo. Senza scusanti, senza falsi buonismi o moralismi. Altrimenti, come ci ricordava un copto presente in sala, saremo come tutti gli altri europei, silenziosi di fronte agli orrori che ogni giorno accadono perché morti dentro. Infedeli non solo per l’Islam, ma anche verso ciò che come cristiani dovremmo essere.
Cioè portatori di speranza e di gioia, vale a dire di Cristo stesso,

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 maggio 2017 su testi-moni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. La ringrazio per avermi fatto conoscere, almeno di nome e, per sommi capi, anche come esperto di religione e storia islamiche, il padre Samir Khalil Samir.

    Guardando non solo e non tanto alle infinità di lutti e atti dissenatamente sanguinari di cui alcune formazioni islamiche stanno macchiando e ottenebrando il mondo da ormai due decenni, ma anche a certe pratiche strettamente private e non meno sconsolanti di cui l’Islam è portatore e difensore ovunque nell’orbe terraqueo (con speciale riferimento al trattamento di noi donne in seno alla famiglia e alla società, dalla nascita alla morte), mi sento spinta ad aderire di slancio alla visione che di questa filosofia teologica e di vita ha formulato nella sua conferenza l’illustre padre gesuita.

    Però poi il pensiero mi corre a un altro padre gesuita, nostro connazionale: Paolo Dall’Oglio, che ha speso tutta la sua esistenza in Siria proprio come operatore di pace infaticabile tra cristiani e musulmani, e ciò soprattutto a livello di pensiero e convinzioni teologiche prima ancora che di collaborazione a livello spiccio, quotidiano e che da anni ormai risulta scomparso, finito nelle mani di chissà quale gruppo di banditi che si richiamano alla religione di Maometto e al suo Corano per autogiustificarsi o anche, forse, trattenuto in una delle prigioni della famigerata polizia segreta di Assad che, per parte sua, non avrebbe nulla da invidiare alla Gestapo o ai pasdaran di Khomeini, a detta di molti. E questo, indipendentemente dal fatto che in uno dei suoi “lager” per oppositori politici al regime sia presente o meno un forno crematorio.

    Riguardo alla dovizia di citazioni del Corano che esprimono, con evidenza inoppugnabile, “la violenza intrinseca di certe sue posizioni”, mi viene in mente un libro di un altro gesuita, sua eminenza il Cardinal Gianfranco Ravasi, intitolato “Le pietre d’inciampo del Vangelo”. Anche negli insegnamenti di nostro Signore, registrate nelle biografie che ne hanno tracciato i tre evangelisti sinottici, ci si imbatte in frasi spinose come: “chi non odia suo padre sua madre e financo la propria stessa vita non può essere mio discepolo”; o come: “chi scandalizza uno solo di questi piccoli, sarebbe meglio per lui se si gettasse in mare con una macina da mulino appesa al collo”. Cionostante, finora nessuno ha deciso di avvalersi di frasi come queste per esortare, dal pulpito, al suicidio-omicidio “eroici” kamikaze contro gli infedeli (o i falsi discepoli) o per spingere al suicidio i bestemmiatori, i pornografi, gli stupratori e i pedofili, per citare solo alcune possibili categorie di “scandalizzatori” dei piccoli.

    Per me credente cattolica è chiaro che l’assistenza assidua dello Spirito Santo alla Chiesa di Cristo nei secoli ha giocato e gioca un ruolo fondamentale e imprescindibile nell’impedire certe derive, nonostante fanatismi alla Breivik o alla reverendo Jones possano far capolino qua e là nel tempo, ma senza, per fortuna, ottenre il seguito sperato da chi se ne fa portavoce.

    Tuttavia mi sorge anche un dubbio: e se fossero anche potenti interessi geopolitici ed economici — oltre alla mancata protezione del Divino Spirito — a far attecchire e divampare l’incendio appiccato da abili e corrotti manovratori, imam o fedeli laici che siano?

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