Non è Vangelo – XXVII – Pozzi neri

Dite la verità: ci leggete perché siamo attraenti. E’ questa la migliore qualità di noi demoni. Siamo come la gravità: attraiamo verso il basso.

Così anche oggi vi intratterremo proponendo una lettura alternativa di quei romanzetti immaginari senza pretese che chiamano i Vangeli. Come sa bene qualsiasi teologo o sacerdote che sia solito frequentarci, quelle pagine infatti non sono che fantasie, illazioni, metafore, la sublimazione di sogni di fondamentalisti sotto acido e scrittori senza talento. E’ chiaro che godono di fortuna non per proprio merito, oppure per il fascino del personaggio, quel “G”, falegname palestinese di dubbia moralità; ma solo per moda, per spinta pubblicitaria, per ignoranza di cosa sia una vera opera letteraria.
Noi demoni, che siamo per definizione i veri critici da cui tutti gli altri prendono esempio, siamo i più titolati a esprimere su di essi una valutazione. Seguite le nostre indicazioni: leggete altro, non sono adatti ad un pubblico adulto.

La loro prosa stanca finge di essere cronaca di fatti realmente accaduti, ma è evidente  che si tratta di qualcosa di diverso. Quando mai si è sentito parlare di miracoli, di guarigioni, di resurrezioni persino? Mai; se gli uomini mai vissuti sono cento miliardi, allora la probabilità che cose simili siano accadute davvero, in forza di un singolo essere umano, è una su cento miliardi, cioè nulla. Mancano di realismo, e la loro morale è inadatta all’uomo moderno.

No, quelle frasi, quelle situazioni sono false, e solo chi è male consigliato può ritenerle vere. Sono metafore. Ad esempio, dove si racconta di quel giorno che G si è trovato da solo in compagnia di una donna samaritana che era andata a prendere l’acqua da un pozzo, pensate che si parli di persone reali, di un pozzo autentico?
No, qui l’autore ha voluto simboleggiare la condizione femminile; il pozzo è un’apertura, e così anche quello del testo rappresenta l’apertura della condizione femminile all’incognito, allo straniero che passa, in un chiaro gioco di riferimenti sessuali. Tutto il dialogo tra il predicatore folle e la donna è un crescendo di ammiccamenti più o meno espliciti: ovvio che menti pure non se ne possano rendere conto. Solo chi come noi è di casa nella parte più perversa dell’animo umano può comprendere il messaggio subliminale contenuto in quelle righe. Il nostro mestiere è proprio quello: portare allo scoperto il lato più nascosto e tenebroso della psiche degli uomini, sia o non sia presente.

Quello che, ad una lettura superficiale, può sembrare uno scambio di battute del tutto banale, per un demone che conosca il suo mestiere assume tutt’altro significato. Il lettore che voglia seguire le nostre orme non ha che da chiedersi cosa abbia voluto veramente dire G con il “dammi da bere” rivolto a quella femmina, che cosa si intenda con acqua, cosa rappresenti il secchio che la samaritana rimprovera G di non possedere.

L’intento evidente dell’autore, come noi lo vediamo, è sdoganare l’amore libero da tutti quei vincoli che una morale troppo perbenista imponeva all’epoca in cui è narrata la storia, e che subiamo ancora adesso. Non potendo scriverne direttamente usa simboli e parafrasi che noi dobbiamo interpretare.
G appare allo stesso tempo ardito e timoroso di quella donna così disinvolta. Se la donna implora G di darle quell’”acqua” che la soddisferà per sempre, la risposta è di andare a chiamare chi normalmente la soddisfa, cioè il marito. Ma G sa bene che la samaritana fornisce i suoi servizi ad un numero ben più ampio di persone e quindi tutto il brano non è che una celebrazione del comportamento disinibito delle donne del luogo e della libertà totale di giacere con chiunque. In un crescendo finale, G allargherà all’intero paese questo suo invito a godere dell’”acqua”, un un’orgia indifferenziata dove non si fa distinzione di genere, razza, religione o altro genere di preferenze. I giudei non hanno rapporti con i samaritani, chiosa il testo; è evidente che è una situazione che lui vuole cambiare.

G sta piuttosto senza mangiare, ma questo vuole fare: portare il suo amore a tutti quanti. Parole come “spirito”, “verità”, “credere” non sono che simboli che il narratore usa per indicare azioni molto più materiali. Si inganna chi afferma che qui si parli di realtà spirituali, di una fantomatica salvezza; e vi assicuro che di inganni nessuno se ne intende più di noi. Per darci ragione non avete che da considerare il testo dei Vangeli, questo o un altro, nella nostra stessa maniera, con la maggiore malizia possibile.

Tutto l’episodio celebra l’apertura al diverso, all’altro, al non convenzionale: il pozzo finalmente liberato dai legami oppressivi della civiltà patriarcale. E’ un inno all’accoglienza di chi un tempo si considerava peccatore e che ora, nel nuovo modo di concepire le cose, è diventato chi ci insegna il modo corretto di godere della vita. Tutte le perversioni che la samaritana ha G “già le conosce”: senza nascondersi dietro moralismi, le accetta per quello che sono.

Se non condividete con noi questa interpretazione del brano è ovvio che siete degli ignoranti, che non avete studiato. Non siete dei veri sapienti, i soli che per la loro conoscenza del mondo dovrebbero essere autorizzati a commentare. Non conoscete strutturalismo e destrutturalismo, non siete adepti dello studio di genere, siete come quei babbei dei discepoli che si meravigliavano di vedere G parlare con una donna. E’ giunta l’ora che anche voi vi aggiorniate, che iniziate a seguirci per potere essere anche voi esegeti alla moda. Non vorrete restare indietro, ancorati ad una visione dei testi medievale? Altrimenti non solo non avete idea di cosa state dicendo, non avete nemmeno l’umiltà di ammettere di essere qui in acque troppo fonde per le vostre competenze. Qui la profondità è abissale, infatti solo l’abisso domina.

Se v’inabisserete con noi nel nero fondo del nostro pozzo vi assicuriamo una piena comprensione su quanto G ha inteso dire. Ve lo assicuriamo: ne sarete così presi che non riuscirete più a tornare indietro.

Annunci

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 25 maggio 2017 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Chapeau.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: