Buone intenzioni

Lo confesso, c’è una parte della messa che mi dà il prurito.  Sono le cosiddette “intenzioni”, altrimenti dette “preghiera dei fedeli”

Per chi non fosse avvezzo a quella frequentazione, queste intenzioni sono una serie di invocazioni – intervallate da una richiesta corale tipo “Ascoltaci, o Signore”. Si prega per ciò che sta a cuore al’estensore, che si presume interessi tutti i fedeli.
E qui cominciano le difficoltà.

A volte sembra che queste preghiere siano state redatte da giornalisti di “Repubblica” o de “l’Unità”. O, quantomeno, da loro assidui lettori. Quasi come si confidasse più nei propri sforzi per cambiare il mondo, in una giustizia sociale, in un moralismo spicciolo piuttosto che nel Signore. Il quale pare venire invocato solo come generico ritornello. Come se non si pensasse che è lui che salva. Come se non importasse davvero. Come se si confondesse Dio – la somma di tutto il bene, di tutta la bellezza – con le nostre pretese. Come non sapessimo dove stiamo andando.

Così era Tommaso, l’apostolo, poche ore prima che Gesù morisse. Cristo aveva appena detto: “Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».
Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Sembra a volte che abbiamo perso memoria di che sia questo posto verso cui dovremmo andare, e quindi della via non ci importi più niente. Sembrano preghiere di infedeli. Buone intenzioni, a lastricare la strada verso altri luoghi.

Se posso, quando mi viene chiesto di leggere, evito le preghiere dei fedeli. Proprio perché, e ve lo dico chiaro, se dovessi imbattermi in qualcuna di queste discutibili invocazioni non so se riuscirei ad obbligarmi a leggerle.

Quando devo limitarmi a rispondere ad esse ho adottato un trucco: prego per la salvezza di chi le ha composte. Per le loro intenzioni buone, al di là dell’implementazione. Che possano ritrovare quella via che, talvolta, sembra perduta.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 12 maggio 2017 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 9 commenti.

  1. tu confessi che ti prudono le orecchie alla preghiera dei fedeli…io dovrei confessare che il cervello a volte mi si spegne già durante l’omelia, comunque grazie del consiglio! lo implementerò, magari mi aiuta anche a stare più attento!!

  2. E cosa dire dello scambio dell’augurio di pace…..! vecchiette che partono dalle prime file per finire alle ultime, e guai se saltano qualcuno!!

  3. Sono anni che per gli stessi motivi mi rifiuto di leggere la preghiera dei fedeli. Un sindacalista della CGIL sarebbe meno di parte…
    Ma sinceramente la cosa che mi dà più fastidio è che sono sempre meno le messe in cui si proclama il CONFITEOR , quasi che non si debba più riconoscere di essere peccatori.
    È l’effetto del federalismo liturgico postconciliare.

  4. Ah ecco! Adesso capisco perché spesso e volentieri, alla domenica, nelle parrocchie della nostra comunità pastorale, le preghiere dei fedeli del foglietto non vengono quasi mai lette ma sostituite con altre preparate dal (suppongo) consiglio pastorale la sera del giorno o (di qualche giorno) prima!

    Anche se da noi si segue il rito ambrosiano, evidentemente si è diffuso lo stesso tipo di orticaria anche da queste parti. E i giardinieri collaboratori del Risorto si danno con solerzia da fare per strappare le ortiche responsabili di suddetto contagioso prurito, pur consapevoli che la zizzania, quella vera e ultraresistente, è oggetto di lavoro per i soli — e purissimi — angeli santi (a tempo debito).

    Un caro saluto, Berlicche!
    marilù

  5. Denise Cecilia S.

    La noia è sempre un chiaro segnale che qualcosa non va.
    E arrivati al momento che citi non mi riesce di non provarne.
    Non è l’impazienza di chi vorrebbe essere altrove o è distratto, preso da altro; che capita a tutti: siamo umani. E’ proprio una cortina di stoffa pesante calata sui pensieri.

  6. Veramente alcuni anni fa (una decina scarsa? meno?) mi parve di sentire improvvisamente un linguaggio più concreto e pulito, tanto che pensai: benedetto Benedetto, che deve aver deciso di intervenire anche qui incaricando qualcuno… Ma presto tornò la solita sbobba…

  7. Beh, Marilù
    il Lolium ideoliturgicum è ormai un’infestante perenne ubiquitaria, e col lezionario del 2008, è riuscito a danneggiare pure il rito ambrosiano, talché il “giardiniere” Biffi, preoccupato, lanciò l’allarme, e con la solita sagacia fulminò così l’artefice del misfatto:
    “L’ideologo, specialmente l’ideologo liturgico, è di solito un uomo in buona fede. Sicché, anche se ha fatto immeritatamente fortuna nel mondo impigrito e arreso di quaggiù, non sarà castigato neppure nell’altra vita.”

  8. Piccolo excursus liturgico.
    1) penso che Berlic sappia che la preghiera dei fedeli non è obbligatoria, ma facoltativa, quindi può essere omessa senza alcun problema
    2) le invocazioni della preghiera dei fedeli sono state introdotte nella liturgia riformata di Paolo VI sullo stampo delle “grandi litanie” della Divina Liturgia di San Giovanni Cristostomo (quella delle Chiese orientali, per intenderci), in cui, tuttavia, le invocazioni non sono MAI inventate di sana pianta, ma strettamente codificate; tra un’invocazione e l’altra si risponde “Kyrie eleison”
    3) nel Rito Romano antichissimo, era presente una scansione delle litanie analoga, in cui i “Kyrie eleison” iniziali erano inframezzate da invocazioni (ne è rimasta traccia nelle invocazioni del Venerdì Santo in R.R. vetus ordo e in Rito Ambrosiano vetus ordo in alcune domeniche di Quaresima).
    4) nel corso dei secoli tale usanza del Rito Romano si è persa, proprio per evitare che fossero inserite invocazioni “inventate” e per la grande sobrietà che ha sempre contraddistinto tale rito (in opposizione alla magnificenza dei Riti Orientali);
    5) proprio l’aspetto dell’ “invenzione” solleva tuttora molti dubbi tra i liturgisti, poiché non ci è mai stato niente di “inventato” nella preghiera liturgica, fin dall’epoca rabbinica (la preghiera a Dio avviene sempre con le parole di Dio stesso) e rende tuttora il problema una vexata quaestio tra gli specialisti
    6) se non ci si vuole sorbire la solita teoria di invocazioni politicamente corrette o banali, le Messe in Rito Antico non prevedono la preghiera dei fedeli: in caso di necessità si può assistere a celebrazioni “vetus ordo”.

  9. @ ToniS

    :–D

    @ Denise Cecilia S.

    :–))

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