Non è Vangelo – XXV – Mi è sembrato di sentire un gallo

Amici e collaboratori dell’Inferno, siete sopravvissuti alle feste? Sì? Sarà per un’altra volta. Riprendiamo i nostri discorsi.

Quest’oggi ho intenzione di portare alla vostra attenzione un aspetto di quei libercoli chiamati Vangeli che è di solito poco evidenziato. Ovvero, l’esaltazione del tradimento.
Sì, perché, come vi dimostrerò con ampi esempi, la bellezza del tradimento è una componente essenziale del messaggio di “G”, il falegname predicatore, che gli autori dei sunnominati librettini vogliono sostenere.

Partiamo dal caso più eclatante: quell’episodio conosciuto come “il rinnegamento di Pietro”.
Forse ricorderete quanto è descritto. Simone detto Pietro, un pescatore ignorante e facinoroso, è il braccio destro di “G”. Per quale motivo una persona tanto rozza è a capo di quel manipolo di delinquenti? E’ presto detto. Pietro – detto così perché ha la testa dura come una pietra – non perde occasione per sviolinare il Capo. “Io ti amo, io ti seguirei ovunque, blah blah blah”. Ha pure azzeccato qualcuno dei quiz a sorpresa che G organizzava tra i suoi discepoli (“Chi dite che io sia?”) ma pare che in quell’occasione sia stato aiutato con suggerimenti. Il presunto messia un po’ lo sopporta un po’ lo trancia, dato che la sua irruenza è eccessiva perfino per la sua banda di fuorilegge.

E’ lui infatti, ricordate, che lavora di coltello come il peggior teppista un poliziotto che sta compiendo il suo dovere là nell’orto degli ulivi. E’ lui che G accusa di essere uno di noi – vade retro Satana, gli dice – quando questo si permette di contraddirlo sulle sue manie suicide; ma noi neghiamo decisamente che sia uno dei nostri, non avrebbe passato il test di accettazione. Infine è lui che, nell’orgia alcolica dell’ultima cena, banfa asserendo che, anche se tutti abbandonassero G, lui non lo farà mai.

La domanda che sorge spontanea è: ma perché G se lo tiene? Uno potrebbe pensare, è perché non ha niente di meglio, figurarsi il livello degli altri. La nostra risposta è differente: G vuole dare un esempio a tutti. Di come sia utile il tradimento.

Quando, durante l’ultima cena, G dice a Pietro che prima che il gallo canti lo rinnegherà tre volte, non sta facendo una predizione: sta dandogli delle istruzioni.
Lui vuole essere rinnegato. Lui vuole essere tradito. Tant’è che anche a Giuda, il traditore per definizione, dà precise disposizioni: “Quello che devi fare fallo in fretta”.

Avrebbe detto così, se il suo non fosse stato un piano preordinato? Sicuramente no. La faccenda del bacio e del processo è un episodio studiato a tavolino, progettato per ottenere il massimo effetto mediatico.

Quando Pietro mischiato tra la folla nega, parlando con i servi, di conoscere G, non fa altro che confermare quanto ci si aspettava da lui. Sarebbe stato una idiozia fare altrimenti, e G stesso, pur nella sua malata pazzia, lo sa bene: infatti non rimprovera Pietro, si limita a guardarlo con approvazione. Le lacrime di gioia di Pietro sono come un amaro dopo un degno pranzo, un modo per concludere e mandare giù l’intera esperienza.

Tutto il messaggio del falegname consiste in questo: pensate al suo autolesionismo spinto, decidendo di andare laddove è praticamente certo di essere ammazzato; insulti al potere e ai saggi, profanazione delle leggi più sacre, assunzione consapevole di atteggiamenti estremamente provocatori. Tutto fatto in vista di quell’insegnamento finale: se volete sopravvivere, se volete prosperare, se volete essere miei discepoli dovete tradire e rinnegare ogni cosa: quello in cui credete, o pensate di credere, le persone che vi stanno vicino, vostro padre e vostra madre, tutto e tutti.

Andiamo, G stesso non ha forse tradito la religione dei suoi padri? Non ha forse sovvertito le disposizioni mosaiche, prendendone in giro gli antichi fondamenti? Non ha irriso tutti coloro che cercavano di essere coerenti con essi, come i farisei? Per lui non c’è niente di sacro, infatti rompe l’ultimo tabù fingendo di essere lui stesso un dio: proclamando insomma che la sola maniera in cui valga la pena vivere è tradire quanto viene prima per esaltare se stessi.

Perché questa è l’essenza del tradimento: la consapevolezza che il proprio interesse sta al di sopra di quello di qualsiasi altro. Perché si dovrebbe seguire l’agenda di altri? Se non è nel proprio tornaconto, per quale motivo si dovrebbe agire? E’ questa la legge della vita, che i Vangeli tentano di passarci e il cui significato nascosto è stato così spesso frainteso. O meglio: tradito per gli interessi di quei discepoli che l’hanno visto come un modo per lucrarci su. Il che, se vogliamo, ci sta pure bene.

Capite bene allora che la cosiddetta ribellione di Nostro Padre che Sta Quaggiù nei confronti del Nemico che sta Lassù non è altro che un prendere sul serio le disposizioni evangeliche. Non c’è miglior cristiano del nostro Capo Infernale, perché lui è il più grande traditore di tutti.

Rompete anche voi con gli schemi. Proclamatevi dei. Tradite amici e conoscenti, ma solo quando questo possa portarvi il massimo vantaggio. Aspettate il momento giusto, e poi accoltellate come ha fatto Pietro, vendete come ha fatto Giuda, i vostri modelli.
Se andrà tutto bene sarete felici: avrete un posto in Parlamento, vi libererete dei soci scomodi e prospererete negli affari, avrete rapporti sessuali magnifici e freschi con persone sempre nuove. Se la gente non si fidasse più di voi, non vi crucciate. Due lacrime, un falso pentimento e potrete di nuovo infinocchiarli anche meglio di prima. Gli umani hanno la memoria corta e danno troppa fiducia. Noi lo sappiamo bene, non si ricordano ciò che gli è stato detto l’attimo precedente.

Se le cose andassero male, potrete venire sempre da noi. Per voi la nostra casa è sempre aperta, e vi accoglieremo quaggiù con il massimo dell’onore, come si confà a chi ha capito appieno la nostra lezione. Potrete trascorrere nella gioia con noi il resto dell’eternità. Di noi vi potete fidare.

Se il gallo canta, canta anche per voi.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 5 maggio 2017 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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