Non è Vangelo – XXIV – Non sono cieco

Compari e compagni, voi che come noi volete impegnarvi a trovare sempre nuovi metodi per mettere in cattiva luce quei libercoli chiamati Vangeli, tratteremo oggi di quell’episodio che da qualcuno è chiamato “guarigione del cieco nato”.

Cosa viene raccontato in quelle pagine? Che “G”, il falegname disoccupato, passeggiando con i suoi sgherri per la città di Gerusalemme, nota una persona visivamente svantaggiata, un mendicante. I rozzi bulli che usa come portaborse cominciano immediatamente a prendere in giro il pezzente, usando il dispregiativo “cieco” e sostenendo che è così a causa del peccato. Questo dimostra la scarsa comprensione delle cose della vita da parte di quegli uomini: noi sappiamo che i veri peccatori sono in realtà i più fortunati e favoriti della terra, perché godono del sostegno di quaggiù. Fa parte del nostro pacchetto standard: cos’è l’anima di fronte alla salute, ai soldi, al successo? Noi demoni siamo più che disposti a concedere tutte queste cose a coloro che vogliano davvero impegnarsi con noi per un mondo più libero e aperto mentalmente, non condizionato da dubbi religiosi e moralismi. Ma torniamo alla narrazione.

Per una volta il preteso messia fa la cosa giusta: confessa, infatti, che la disgrazia di quell’ipovedente è dovuta ad un atto di malvagità divino, perché lui potesse mettersi in mostra guarendolo.
Comincia così lo spettacolo, degno di un imbonitore. Dapprima fa lo splendido, atteggiandosi a luce del mondo. Il che è uno sgarbo nei nostri confronti: è noto che il solo vero portatore di luce, Lucifero, è nostro padre che sta Quaggiù. Se Nostro Padre ha deciso di non proiettare più la sua luminosità ma fasciarsi di tenebra è stata solo per delicatezza nei confronti del genere umano, per evitare di abbagliarlo con la sua magnificenza. Per stizza il Nemico-che-sta-Lassù, che fa? Prova a sostituirlo con un essere umano, il falegname appunto. Ma è noto che gli uomini sono opachi e spenti.
Infatti subito dopo quel discorsetto in cui si atteggia a lampadina globale G dimostra tutta la sua rozzezza e provincialità. Per guarire l’ocularmente ipodotato avrebbe potuto usare effetti speciali, fumo, lampi, saette. Stupire, insomma, manifestare chiaramente chi è. Noi avremmo fatto così. Lui invece che fa? Sputa.
Non sto scherzando. I medici tra voi staranno rabbrividendo per la mancanza di igiene, per la tecnica più simile a quella di uno primitivo sciamano che di una persona civilizzata. Come fosse un bambinello un po’ tardo con la saliva fa una tortina di fango, che spalma sugli occhi del malcapitato. Si possono immaginare i germi, gli agenti patogeni che entrano in contatto con le delicate mucose… voi vi sottoporreste mai volontariamente ad una simile abiezione, senza avere neanche antibiotici a disposizione? Eppure è quanto avviene: dopo avere imbrattato la faccia del poveretto con quella poltiglia sudicia lo manda a lavarsi in piscina.
Che dopo un trattamento del genere riacquisti effettivamente la vista è sicuramente una casualità.

Immediatamente le autorità cominciano ad indagare sul caso. Oltre alle ovvie accuse di mistificazione, G è evidentemente colpevole di circonvenzione di incapace, abuso della professione medica, svolgimento di pratiche terapeutiche al di fuori delle strutture e dei tempi stabiliti, attentato alla salute pubblica e molti, molti altri capi di imputazione che, ormai avrete capito, gli sono abituali. Se qualcuno volesse pensare che, va bene, in fondo ha guarito una persona, noi che siamo sempre attenti alla lettera della legge diciamo NO! Non possiamo condonare un simile cumulo di atti nefasti contro l’ordine costituito. Senza ordine dove si andrebbe a finire? Pensate se a chiunque fosse permesso di esercitare la medicina, senza laurea, senza regolamenti: come sarebbe tutelato l’utente? Il galileo è sicuramente colpevole di avere infranto le regole della convivenza civile per effettuare la banale guarigione di un disgraziato qualsiasi.

Pensate che spreco. Un simile sfoggio di potenza per una persona inutile, forse anche dannosa per la società; sicuramente irrispettoso dei suoi saggi governanti, come si vede nel seguito dell’episodio.

Fa un poco di tenerezza il tentativo di difesa di G da parte dell’uomo che è stato guarito, un accattone dai precedenti poco chiari. Osa infatti contestare gente moralmente e socialmente migliore di lui per scusare il suo guaritore. Con le sue parole si condanna da solo: si qualifica come complice del falegname, ed è perfettamente legittimo l’intervento da parte delle autorità che lo gettano fuori dai sacri recinti. E’ infatti compito dei custodi della legge definire ciò che sia vero oppure no, basandosi sulle circostanze e sulle opportune convenzioni.
Non esiste infatti niente di oggettivo, perché non esiste la verità; chi meglio di loro può quindi definire cosa sia meglio per le altre persone? Badate bene, non chiunque può essere giudice: solo coloro che ci sono graditi, i più autorevoli e neutrali, cioè quelli che fanno la nostra volontà.
Il compito dei giudici infatti non è seguire pedissequamente una legge: loro sono la legge, e non spetta a un nessuno qualsiasi discutere i loro pronunciamenti. Che sono per definizione veri e giusti, indipendenti da convincimenti politici o personali. Non inventati: creativi. Si potrebbe pensarli non corretti solo se fossero contro i nostri suggerimenti.
Prendendo le difese del suo sprovveduto guaritore, asserendo che esso possa aver saputo cosa stava facendo mentre i saggi farisei no, l’ex handicappato si mette dalla parte del torto. Una testimonianza di uno così di parte è sicuramente da rifiutare. E’ condizionato: inutile ascoltarlo.

Anche G asserisce di essere venuto nel mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi. Noi, di fronte a queste parole violente, dobbiamo prendere una posizione ferma e decisa. Minaccia di accecare tutti; quello è un uomo pericoloso che andrebbe immediatamente incarcerato prima che possa compiere un atto disperato. Questa sarebbe la luce che propone il Nemico–che-sta-Lassù? Allora noi preferiamo il buio; piuttosto di vedere lui preferiamo rimanere ciechi.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 28 aprile 2017 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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