Quando si ama

Pensate alla persona che amate di più. Ne avete una, vero?
Cosa sareste disposti a fare per lei?

Pensatela, vedetevela davanti. Sareste disposti a prestarle dei soldi? A darglieli tutti? A regalarle la vostra casa, la vostra auto? Lasciare tutto quello che avete per lei?
Sareste disposti a darle tutto il vostro tempo, senza tenervi niente? A darle un rene? Una mano? Un occhio? Tutti e due?
Sareste disposti a morire per lei?

Rispondete onestamente, sinceramente, dentro di voi.

Badate bene: non sto parlando di farlo per dovere, o per eroismo. Ma perché l’amate.

Ora, pensate alla persona che disprezzate di più. La più antipatica, o la più cattiva secondo il vostro giudizio.
Sareste disposti a fare lo stesso?

E’ per questo che non dobbiamo disperare dei nostri limiti, delle nostre cadute, dell’ animalità che ci appesantisce. Del nostro peccato.
Perché c’è chi l’ha fatto.
Qualcuno è morto per una persona così, tutta da disprezzare. E’ morto Cristo, della fine più atroce.
E la persona più disprezzabile? Siamo noi.

Buona Pasqua di Risurrezione.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 14 aprile 2017 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 11 commenti.

  1. Avviso ai naviganti. Oggi ero in ferie, e lo sarò anche venerdì: niente post.

  2. Amare come fa Gesù è un atto eroico!
    Questo è vero.

    E’ già difficile amare con generosità
    chi amiamo con predilezione.

    Ma quello che più stupisce è che Gesù ha sofferto ed è morto per noi.
    – Che bisogno ha Dio di soffrire e morire per noi? –

    Se Dio accetta la sofferenza come cosa necessaria per mostrare quanto ci ama,
    pure noi dobbiamo dimostrare attraverso la sofferenza “quanto” Lo amiamo.

    Solo così chi sa soffrire ama veramente.
    Mentre chi non accetta la sofferenza non accetta Dio che ha sofferto per noi.

    Per giungere a Dio allora ci vuole la sofferenza. – Sempre.

  3. Ogni volta, la sera del venerdì santo, non posso fare a meno di pensare a Giuda e a Pietro; e a me stesso.
    Pensare al comune turbamento, a quella straziante sofferenza di riconoscersi meschini traditori, infami peccatori.
    E penso a Pietro che non dispera perché sa amare veramente, è disposto a qualunque sofferenza pur di continuare ad amare.
    Giuda invece non riesce ad amare nemmeno se stesso senza condizioni.
    E io che non so amare senza se e senza ma, chiedo ogni giorno la grazia di non darmi per vinto.

  4. “Badate bene: non sto parlando di farlo per dovere, o per eroismo. Ma perché l’amate.”

    L’essere che il Signore Gesù ha amato e ama continuamente così, è il demonio con i suoi accoliti, seguaci e imitatori, più o meno consapevoli. E’ a lui che getta una “libbra di carne” (della Sua carne) per ogni peccatore umano che ha salvato e che salverà, fino alla fine del mondo, dall’inferno; sono quella Carne e quel Sangue, che incessantemente si rigenerano nella sacra liturgia, il prezzo del riscatto dalle grinfie ferree del creatore e gestore irredimibile degli abissi infernali che, col marchio del peccato originale, ci ha comprati e fatti suoi, fin da poco dopo l’inizio di tutto.

    Dio glielo ha permesso e glielo permette per ogni nuovo concepito in grembo di donna, in tal modo accontentando, per puro Amore, la sua perfida e distruttiva bramosia senza ripensamento.

    Parimenti, Dio si è preso e sempre di nuovo si carica — letteralmente — della responsabilità di aprire, a prezzo di un’esorbitante somma di riscatto (Se Stesso), quei cancelli di orrenda prigionia eterna, per ognuno e ognuna di noi.

    Questo però non significa che pretenda da noi che facciamo altrettanto. Si è messo di mezzo proprio perché sa molto bene che, di fronte a un simile, ostinatissimo e capacissimo predatore, per noi, anche per il più saggio e virtuoso di noi, non ci sarebbe scampo.

    Riporto dal diario di santa Maria Faustina Kowalska, gloriosa apostola della Divina Misericordia:

    “Discepola mia — dice Gesù — ama coloro che ti fanno soffrire, fa’ del bene a chi ti vuole male.”
    Risposi: “Maestro mio, tu vedi che non mi riesce d’amare gli altri fino a questo punto.”
    E Gesù: “Non sempre il sentimento come tale è in tuo potere. Il tuo è già vero amore se, dopo aver ricevuto dispiaceri e torti, non perderai la calma, ma pregherai per coloro che ti affliggono, augurando per loro tutto il bene”.

    Naturalmente, questo gesto di “pregare per i propri persecutori” sarà tanto più difficile, tanto più eroico, quanto più spietata, ripetuta e ingiustificata sarà la persecuzione. Ma in quel caso, come dice l’antico proverbio ebraico citato nel brano del Genesi letto nella solenne messa della veglia pasquale: “Sulla cima del monte, Dio provvede” (o, secondo altre traduzioni, “Dio si fa vedere”); ossia, il vero buon Pastore riversa tanta grazia nei Suoi veri discepoli da sollevarli — in quella situazione estrema — al Suo stesso livello, come accade a Elia e a Mosè sulla vetta del Tabor, secondo la narrazione evangelica).

    Buona Solennità della Divina Misericordia a tutti!

  5. Grazie per l’augurio, marilù! Non arrivo a capire quanto sostieni nella prima parte del tuo commento, ma mi è chiarissima la seconda (un grazie a santa Faustina per aver riferito le parole del nostro comune Maestro!)

  6. Non so perché, ma il mio precedente commento qui non è stato recepito, magari per un mio errore. Quindi lo riscrivo, chiedendo scusa a Berlicche se per caso se ne ritrova due simili sotto lo stesso post.

    La ringrazio, gentile Eppe, per gli auguri, e mi spingo a chiederLe se può indicarmi qual è la parte del mio primo commento su questo tema che non Le è chiara. Mi piacerebbe provare a spiegarmi meglio.

    Di nuovo grazie e un caro saluto

  7. Per la verità, cara marilù, quanto ha scritto mi pare di averlo compreso ma non riesco a condividerlo. Ho riletto poco fa il Catechismo (dal paragrafo 7, punto 385) e non mi pare si arrivi mai a dire che “L’essere che il Signore Gesù ha amato e ama continuamente così, è il demonio con i suoi accoliti, seguaci e imitatori, più o meno consapevoli.” oppure che “sono quella Carne e quel Sangue, che incessantemente si rigenerano nella sacra liturgia, il prezzo del riscatto dalle grinfie ferree del creatore e gestore irredimibile degli abissi infernali che, col marchio del peccato originale, ci ha comprati e fatti suoi, fin da poco dopo l’inizio di tutto.” Non penso che Gesù ci abbia redenti (riscattati) pagando Satana ma, semmai, “chiedendo scusa” a Suo Padre al nostro posto. Mi fermo qui perché sono argomenti troppo elevati per me e non vorrei dire (forse l’ho già fatto) sciocchezze. Noto, ma solo per concludere, che questa identificazione di Gesù col demonio sembra essere di moda in questi giorni… personalmente spero che passi presto. Buona serata e a presto rileggerLa in altri post!

  8. Gentile Eppe,

    La ringrazio per l’indicazione del paragrafo della sezione prima della parte prima del CCC in cui si affronta — senza però risolverlo — il problema della presenza del Male nel creato, il quale ultimo è prodotto dell’opera di un Dio infinitamente buono (“Dio è luce, e in Lui non v’è tenebra alcuna”, dice san Giovanni nella sua Prima Lettera).

    In realtà, citando come controcanto a 2Ts 2, 7, il passaggio della lettera a Timoteo in cui il profondo ragionatore e infaticabile apostolo san Paolo non fa che ribadire l’essenza, impenetrabile, del “mistero” (1 Tm 2, 16), definendolo, stavolta, “della pietà”, invece che dell’ “iniquità”, il Catechismo mantiene, molto prudentemente, la sospensione del giudizio sull’intricata questione.

    Io, invece, che sono molto meno di quell’ “aborto di apostolo” con cui ha osato identificarsi una volta il vero, grande convertito san Paolo in un’altra delle sue lettere, ho avuto (ho) la presunzione di provare a far filtrare un pur flebilissimo raggio di luce in quel groviglio così oscuro e refrattario a ogni esplorazione che voglia, o possa, dirsi fruttuosa.

    Mi sono chiesta, infatti: se Dio è quell’onnipotente che può “far sorgere figli di Abramo dalle pietre” (Mt 3,7), Abramo di cui con fierezza si dichiara discendente anche la nostra meravigliosa Madre Immacolata, Maria, nel suo “Magnificat”, perché lo stesso eccelso Signore di tutto e di tutti non ha, dopo il diluvio, ricreato a sua perfetta immagine una nuova coppia di progenitori, immacolati e indefettibili, come erano Adamo ed Eva all’inizio della creazione?

    Perché ha salvato un pur grande patriarca come Noé, insieme ai suoi familiari (non tutti, moralmente, alla sua altezza, come riferisce la stessa narrazione veterotestamentaria), senza però innalzarlo, lui e i suoi, da subito, alle vette di santità della Madre di Dio e del suo virtuosissimo sposo, san Giuseppe ( secondo san Pio da Pietrelcina, in una confidenza fatta a uno dei suoi figli spirituali, concepito immacolatamente anche lui)?

    Perché, dunque, nasciamo tutti e sempre, col marchio del peccato originale che il santo battesimo “lava via”, sì, ma non con la perfezione con cui è stato completamente cancellato, inclusa l’inestirpabile “inclinazione al male” che tutti noi umani sperimentiamo, nell’anima purissima e splendida, fin dal suo primo “calarsi” nel grembo di sant’Anna, di Maria SS.ma?

    Ho cercato e ho azzardato, per parte mia, una risposta: per compiacere, per accontentare quelle povere sue creature irrimediabilmente perdute (a causa della loro loro, questa sì, impenetrabile e immutabile ostinazione) che sono gli angeli caduti (si veda il vero e proprio, dolcissimo ‘lamento funebre’ del Signore, Creatore e Salvatore di tutto e tutti per il perduto Lucifero che si può leggere in Ezechiele, 28).

    Così facendo, ho inteso porre in risalto l’immensità vertiginosa dell’Amore e della Tenerezza misericordiosa di Dio verso tutti gli elementi del suo creato, anche verso quelli che vi hanno introdotto ‘pecche’ così gravi e orribili come la sofferenza, l’odio e la morte (“Dio non ha creato la morte”, dichiara con fermezza l’autore del libro della Sapienza, cap. 1, 13); ma in NESSUN MODO intendevo identificare e sovrapporre in un tutt’uno manicheo, il diavolo e il buon Dio, e sinceramente mi dispiace molto se questa è l’idea che Lei, gentile Eppe, si è fatto, leggendo il mio precedente commento.

    Mi accorgo, che, come al solito, sono stata prolissa oltre misura. Me ne scuso con Lei e con Berlicche, nella speranza di poterLa rileggere anch’io presto, anche per obiezioni e confutazioni di questo mio goffo tentativo di spiegarmi, almeno in parte, il “lato oscuro” della realtà creata.

    Un cordialissimo saluto, marilù.

  9. Cara marilù,

    Le assicuro di non aver neppure lontanamente pensato che Lei volesse “identificare e sovrapporre in un tutt’uno manicheo, il diavolo e il buon Dio”. Intendevo semplicemente dire che, purtroppo per me, non arrivo neppure lontanamente a immaginare quanto possa essere grande l’amore di Dio per tutte le sue creature.

    Se mi consente questo paragone del tutto inadeguato, credo che un innamorato lasciato dalla fidanzata dia miglior prova del suo vero amore non facendosi più vedere che non inviandole comunque fiori ogni giorno, ma probabilmente mi sbaglio…

    Auguro a Lei, a Berlicche e a chi ci legge un bel fine settimana!

  10. Caro Eppe,

    mi spiace, ho sbagliato e ho accodato la mia risposta a Lei, ai commenti scritti in calce a un altro post.
    Glela copioincollo qui sotto di nuovo, scusandomi per la distrazione (e per il fatto che, ormai, l’augurio è da ritenersi rivolto al prossimo, di fine-settimana!).

    “Gentilissimo Eppe,

    grazie del Suo augurio che di cuore contraccambio, anche se, in effetti, con un un po’ di ritardo. E grazie anche per la pazienza con cui accoglie le mie astruserie.”

  11. La ringrazio molto, marilù. Se capitasse ancora non si preoccupi: leggo i suoi commenti indipendentemente da dove si trovino in questo blog… Grazie per l’augurio, che ricambio fin da ora.

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