Non è Vangelo – XXIII – Indovina chi viene a cena

Cari discesisti nell’abisso, nella nostra rubrica di oggi tratteremo uno dei capisaldi della narrazione dei Vangeli così come l’insegnavano una volta, ora un po’ meno: quella fatale cena in cui “G”,  il falegname autoproclamatosi figlio del Nemico-che-sta-lassù, gioca con il cibo attribuendo a pane e vino doti divine.

Quando parliamo di “trattare” è chiaro che intendiamo parlare dello stesso trattamento che si è soliti riservare ai rifiuti. Dimostreremo infatti come tutta la vicenda non sia altro che una goliardata, un gioco di barcaioli ebbri. Noi demoni siamo persone molto più serie di quel salvatore posticcio finito appeso ad un palo: non ci ubriachiamo mai quando siamo in servizio, siamo entità assolutamente morali al di sopra, e anche al di sotto, di qualsiasi vizio.

I fatti ai quali ci riferiamo si svolgono appena prima che G sia finalmente consegnato alla giustizia per subire la meritata pena. Lui e i suoi amichetti pescatori si sentono tanto al sicuro dall’autorità costituita che decidono di affittare una sala per i loro bagordi. E’ a tutti noto che il gruppo del falegname è un giro di dissoluti festaioli: non perdono occasione per mangiare e bere alla facciazza dell’austerità. G non va troppo per il fino quando sceglie le persone che gli offrono il pranzo: mafiosi, intrallazzatori, ruffiani e prostitute sono l’abituale accompagnamento delle sue serate e, si presume, anche nottate. Evidentemente lo stimolano: i suoi discorsi più importanti li fa a tavola, di solito dopo qualche litro di rosso.

Ora, noi demoni non disdegniamo certo gli ubriaconi. Il nostro programma di recupero degli alcolisti è vasto e funzionante: non avete idea quanti ne recuperiamo, di solito dopo che sono schiattati per cirrosi epatica. Ma noi non saremmo mai giunti al livello di virtuosismo di G che giunge a definire il vino “suo sangue”. Ma che razza di tasso alcolemico doveva avere, quel tizio? Sicuramente, avesse guidato, gli avrebbero ritirato subito la patente.

Questa storia di identificarsi con il contenuto dei fiaschi e delle botti è palesemente una assurdità, uno scherzo fatto all’indirizzo dei suoi compagni di bevute troppo creduloni. Come dire, ricordatevi di me mentre sbevazzate. Loro, sprovvisti di senso dell’umorismo, l’hanno presa troppo seriamente.
Così come definire il pane suo corpo: perché proprio il pane? Perché non la marmellata, o l’arrosto, o il burro? Non ha pensato ai celiaci? Anche qui, chiaramente scherzava. Avrà fatto qualche battuta del tipo “date pane al pane” e quegli altri, troppo fusi, l’hanno presa nel verso sbagliato. Perciò, cristianucci, trovatevi altri modi di ricordare G. Va bene che non avete registrazioni, foto, filmati, e quindi non sapete né che aspetto aveva né che ha detto davvero; ma pretendere di associare la sua memoria al cibo è imbarazzante. Neanche si fosse a masterchef. A noi diavoli questa pretesa fa tanto schifo che preferiamo girare al largo ogni volta che abbiamo il sentore di quelle vivande.

Anche tra i seguaci di G c’era qualcuno a cui questa associazione proprio non andava giù: il più serio della compagnia, tanto che era quello che aveva la responsabilità della cassa. Sì, proprio Giuda Iscariota, che tanto ha sofferto per le ingiuste accuse che gli sono state rivolte persino durante quell’ultima cena. Traditore? E’ il nome con il quale sono sempre stati chiamati i collaboratori di giustizia da parte di mafiosi e camorristi. Ma la legge e l’ordine non sono opinioni, e c’è bisogno di qualcuno che si metta personalmente in gioco perché possano trionfare.

Si è sempre detto che Giuda abbia tradito, ma in realtà ci è stato costretto: è stato venduto lui per primo, ben prima che spinto dal dovere patrio si mettesse in gioco portando in tribunale il suo precedente datore di lavoro. Infatti, non era stato proprio G ad accusarlo di tradimento davanti a tutti, a tavola? Un caso eclatante di mobbing: non si può certo dire che sia stato trattato con equità, e fosse stato iscritto ad un sindacato le cose non sarebbero andate lisce per la banda dei galilei. Gli ha reso pan per focaccia, non lo poteva più digerire.

Espulso dal cerchio magico, se ne va, forse anche per evitare di sentirsi l’interminabile pistolotto del suo ex-capo su quanto lui sia figo, su quanto sia bello essere uniti, sul fatto che sono una manica di cretini che senza di lui non possono niente. Sempre così alle cene aziendali: il boss che si autoesalta, i sottoposti che lo sviolinano, il discorso programmatico su quanto la ditta deve fare se vuole continuare a dominare il mercato. Non vale neanche la pena di parlarne; sono solo banalità proferite da parte di un G evidentemente sotto l’effetto dell’alcol e in crisi con i riferimenti paterni.

Anche perché, a posteriori, il ricordare il tema trattato diventa imbarazzante. Non basta essersi lavati i piedi  – il fetore doveva essere terribile perché G stesso si abbassasse a sciacquarglieli – per smettere di essere di pescatori puzzosi e diventare dirigenti o aristocratici. Non basta un generico richiamo all’unità per unire gli uomini. Ora, noi siamo abbastanza favorevoli alle unioni civili, sebbene riteniamo che siano un po’ troppo vincolanti e limitanti la libertà delle persone. Ma qui non bastano: come sono fuggiti, dopo! L’errore del dilettante: se invece di dire ai suoi discepoli di rimanere nel suo amore li avesse costretti a farlo sarebbe stato molto più difficile per noi riuscire a farlo catturare. Parole, parole, parole, quando sarebbe bastato un po’ di forza. Ma non per niente siamo noi i padroni del mondo: perché sappiamo come ci si comporta con gli esseri umani.

Perché è chiaro che pane e vino sono un simbolo potente, dobbiamo dare atto all’inventiva del falegname, ma nient’altro. Un promemoria, ma sicuramente non una presenza reale, in grado di rassicurare quei quattro deficienti che lo seguivano. La sola presenza reale nel mondo siamo noi demoni, sempre lì dove un essere umano lotta contro i suoi scrupoli e le inutili convenzioni per riacquistare la sua libertà.
Perché anche noi dobbiamo mangiare.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 13 aprile 2017 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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