Non è Vangelo – XXI – Che asini!

Ci chiedete: perché tanta ostinazione da parte vostra a volere rivedere il contenuto dei Vangeli? Voi demoni non avete niente altro da fare, che so, possedere fanciulle, tentare santi, suggerire leggi a politici? Perché perdere tanto tempo dietro a dei libercoli che ormai nessuno legge, e lasciano il tempo che trovano?

E una domanda lecita. Non crediate che a noi faccia piacere rileggere quelle vicende che, se fossero davvero avvenute, ci avrebbero dato un bel mal di pancia. Il senso di nausea e i brividi che ci colpiscono quando scorriamo il capitolo sugli esorcismi, o sul perdono ai peccatori, è di difficile comprensione per quanti non conoscano la nostra passione per il male degli esseri umani. Quando vediamo un peccatore che, sviato, parte verso il cielo invece di condividere con noi l’eternità proviamo un dolore quasi fisico. E’ proprio per questo che non ci fermeremo finché non avremo dannato tutta l’umanità, e la strada maestra è proprio rendere inutili e ridicoli quei libretti di cui sopra. Le persone dei santi sono molto più pericolose; ma se togliamo loro questi strumenti avremo ostacolato la loro guerra contro di noi. Anche la migliore guida fallisce se usa una mappa che lo porta nel luogo sbagliato.

Se non distruggiamo le loro armi rischiamo che succeda come in quella primavera di tanti anni fa, quando “G”, il falegname disoccupato, ha deciso di sfidarci direttamente entrando in gran pompa a Gerusalemme. Il popolo che l’acclamava, illudendosi che portasse la salvezza.

Una mossa arrogante, che ha pagato cara; ma che non avremmo potuto neutralizzare senza l’attenta regia di Nostro Padre che sta Quaggiù. Il Nemico-che-sta-lassù non è, contro le apparenze, uno sprovveduto.

Già da tempo, infatti, avevamo mosso tutti i nostri migliori agenti per prepararci contro questa eventualità. Nel potere civile avevamo attentamente coltivato la paranoia e l’orrore per tutto ciò che potesse turbare la tranquillità. Nei sacerdoti e nei farisei avevamo esaltato il moralismo, l’interpretazione letterale delle norme, il disprezzo per tutto ciò che non era la loro interpretazione.
Come siamo riusciti a renderli così ciechi di fronte ai miracoli? E’ stato semplice, in fondo: gli esseri umani non vedono che ciò che vogliono vedere, e non ascoltano che ciò che vogliono sentire. Messi di fronte alla realtà, sceglieranno sempre la loro idea di essa. A nostro vantaggio, è complicato fare sì che un uomo comprenda qualcosa quando il suo lavoro dipende dal non comprenderla.
Non abbiamo costretto nessuno: chi si accorda con noi è libero, più libero di chiunque altro, purché faccia cosa noi suggeriamo.

Stupisce che G, che si accredita come l’uomo perfetto, non ci abbia pensato. E’ venuto a gettarsi nella nostra bocca, letteralmente; con tutta la sia preveggenza è venuto a cacciarsi nella trappola che avevamo predisposto.
Questa la dice lunga sull’arroganza di quell’uomo. Che si vede fin dall’inizio: avvicinandosi alla città per prima cosa manda i suoi a rubare un’asina, oltretutto incoraggiandoli a mentire: “te la prendo in prestito, te la restituisco”… Sì, come no. Sottrae la bestia al suo proprietario e la costringe ad un compito umiliante, portarlo sulla schiena durante il suo ingresso nella città. Non lei sola, ma anche un giovane puledro! Nessun rispetto per gli animali, solo maltrattamenti che oggi gli costerebbero una sanzione penale.

Pensate alla fatica, al peso per quelle due povere bestie. Nessuna pietà per loro. E’ perché? Perché aveva piovuto, e non voleva sporcarsi i piedini. Addirittura esige – non si vede come possa essere volontario – che gli astanti mettano per terra i loro mantelli perché ci possa camminare sopra.

E’ ovvio che i sostenitori di G sono dei fanatici reazionari con nessun rispetto per l’ambiente. Non solo acclamano allo sfruttamento servile di bestie sensibili, animali come loro, non solo ricoprono il suolo con materiali difficilmente riciclabili, ma tagliano anche fronde di alberi danneggiandoli irreparabilmente. E’ qui che comincia la deforestazione, è qui che inizia il cambio climatico e i disastri conseguenti: da questi atti irresponsabili verso cui il presunto messia ha un atteggiamento quantomeno condiscendente.

“Osanna”, inneggia la folla: tale e quale le acclamazioni ai peggiori dittatori, in uno sconsiderato populismo che sa di fondamentalismo terrorista. E’ come fosse un tentativo di colpo di stato, condotto nel nome di un non meglio precisato “Signore” che si configura come il capo nascosto di una organizzazione plutocratica estremistica.
Qualunque cittadino sensato dovrebbe rifuggire simili entusiasmi per personaggi oscuri e secondari, che in fondo rappresentano solo se stessi. Il suo modo di accreditarsi come fosse per investitura divina è senza dubbio un metodo per evitare vere elezioni, il solo metro di quanto voglia davvero il popolo. A meno che, naturalmente, il risultato di simili consultazioni sia irragionevole, nel qual caso gli autentici interpreti della volontà collettiva devono intervenire.
Così come, su nostra amorevole sollecitazione, hanno fatto le legittime autorità della città di Gerusalemme. Identificato il pericoloso dissidente, lo hanno arrestato su indicazione dei suoi stessi collaboratori. Ma questo lo vedremo poi.

Quello che a noi preme è l’insegnamento che ci trasmette tutta questa vicenda: che, nonostante possa apparire gratificante per il proprio ego entrare acclamati in una città, se ci si pone contro l’autorità costituita si va a finire male. A coloro che ancora credono in G consigliamo di non lodarlo pubblicamente, in quanto non si tratta che di un gesto sconsiderato inadatto al pubblico decoro. Meglio sarebbe stato se fosse rimasto in incognito, e se invece di parlare se ne fosse stato zitto evitando di indisporre il governo legittimo.

Ricordate sempre: la legittima autorità siamo noi. I prìncipi di questo mondo, che non sopportano che qualcuno cerchi… non di metterci in ombra, perché l’ombra è il nostro dominio. Di portarci alla luce.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 6 aprile 2017 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Perfidia così, non se ne vedeva da quasi duemila anni, caro Berlicche.
    A proposito di vedere: è per via del dominio delle tenebre che il conferenziere vede doppio, e parla di asina con puledro al seguito? O è per un travaso di bile ultraecologica e riciclabile?

    O forse sono io che tendo a una semplificazione unificante, non so se più francescana o popperiana.

    Ad ogni modo, buon ingresso in G…erusalemme, gentile ospite, e per ben sette volte (eventualmente moltiplicato per settanta, giusto per amor di perfezione: che crepi la sciatteria!).

  2. http://www.qumran2.net/indice.php?contesto=vangeli&parole=ingresso%20in%20gerusalemme
    «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». (…) I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere

  3. Grazie della risposta, Berlicche, adesso mi è più chiaro: l’incauta popperiana sono io, e non il concionatore di cui sopra.

    Il fatto è che mi erano rimaste impresse assai di più (la forza subdola della maggioranza!) le due versioni di san Luca (19, 29-49) e di san Marco (11, 1-10).

    San Matteo, il contabile, ha un’attenzione più viva per i dettagli e una memoria più affidabile al riguardo. Oltre alla sensibilità acuita del “chiamato” al di là di ogni aspettativa: è il più pronto ad ammirare la delicata carità di Gesù che non vuole stancare col suo peso (ancorché molto più lieve e soave del terribile “patibulum” prossimo venturo) un solo animale e/o separare la madre dal suo piccolo — a differenza della soldataglia sull’erta del Gòlgota, frettolosa di arrivare alla pausa pranzo con celerità e perciò smaniosa di spintonare via la dolce Madre Addolorata che cerca di scambiare l’ultimo saluto e gesto d’amore col Figlio “schiacciato dalle nostre iniquità”.

    Un grazie raddoppiato, allora, è quello che Le rivolgo: senza questo post mi sarebbe sfuggita quest’ennesima prova di squisita tenerezza del Sacro Cuore, mai abbastanza capito e adorato.

  4. Devo molto al Sacro Cuore. Così, anche stamattina, prima di salire nello studio, sono entrato in duomo, per un po’ di adorazione. Sempre troppo poco…

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