Non è Vangelo – XX – Agganci in alto

Vedo con piacere che è grande la vostra mancanza di fede se anche oggi siete qui con il fior fiore degli intellettuali infernali a sbertucciare i Vangeli, quei libretti malscritti che conterrebbero la vita di ‘G’, il falegname. Quella della presa in giro dei Vangeli è un’attività molto diffusa tra le nostre bolge e gironi: siccome molti dei dannati erano abituati a praticarla prima di scendere quaggiù da noi, ci è sembrato un bel gesto permettere loro di mantenere l’abitudine. Vedete, noi non siamo crudeli come dicono: non togliamo ai nostri graditi ospiti tutto, ma solo quanto non si addice ai nostri appetiti e alle nostre tradizioni. Il bene ha un sapore amaro; la critica esegetica, invece, dà un gusto speziato alle anime, molto ricercato. Non si finisce mai di apprezzarlo.

Quale brano prenderemo in esame oggi? Uno assai emblematico e istruttivo. C’è G che ha un attacco di masochismo e decide di andare a Gerusalemme nonostante lassù abbiano deciso di fargli la pelle. E se ne compiace pure! Afferma che sarà consegnato a scribi e sacerdoti e condannato a morte. Profezia? Macché, è appena logico. Sarebbe come se un ladro andasse a rubare al commissariato, non ci vuole un genio per capire che si fa una brutta fine.
Si lamenta per la sorte di Gerusalemme? Che ipocrita! Con i poteri che millanta avrebbe potuto farla diventare la più grande e potente città del mondo. Avrebbe potuto renderla un impero con uno schiocco di dita. Meglio: se ce lo avesse permesso, saremmo stati lieti di fare noi il lavoro per lui. Ieri come oggi, le nazioni più potenti sono quelle che ci offrono di più. Noi diamo, poi riprendiamo per ricominciare altrove. Siamo per la circolazione delle capitali. Capite quindi che opportunità ha gettato via G per il suo popolo. Le sue sono lacrime fasulle: ha rifiutato la possibilità di essere davvero grande.

Schernito, flagellato, crocefisso? Fosse stato per noi, anche di peggio. Come sarebbe stato migliore per noi il mondo, se lui non ci fosse stato. Ognuno avrebbe fatto quello che gli pareva, senza preoccupazioni per vite eterne o bontà di sorta. Alla fine, tutti vincenti: noi, specialmente noi, alla fine.

“G” ha appena finito di piagnucolare che arriva la madre dei figli di Zebedeo. Una donna secondo i nostri gusti, un’autentica eroina che si batte per i suoi piccoli. Ecco i miei gioielli, annuncia orgogliosa, ragazzi che si sanno far largo nella vita ma che non ricusano una piccola spintarella quando ce n’è bisogno. Occorre essere orgogliosi di questa figura che si erge a difesa della sua prole chiedendo per loro appena un poco di potere.

E G che fa? Nicchia, secondo suo solito. Invece di lodare la donna, fornirle il prezzo per le cariche richieste, assecondare il suo istinto di madre che lotta per la propria discendenza comincia a fare discorsi strampalati.
Prima di tutto offre ai due raccomandati da bere, chiedendo se avranno il coraggio di usare il suo stesso calice. Che orrore! Pensate ai germi, ai denti non lavati… probabilmente gli puzzava pure l’alito. Ma i due sono disposti a qualsiasi sacrificio per il posto fisso, e acconsentono.
Forse sperava di dissuaderli, ma subito dopo, di fronte alla loro fermezza, deve confessare di non essere lui il titolare.
Che il nepotismo sia diffuso nell’entourage del preteso Messia è evidente: persino per quelle cariche minori bisogna essere raccomandati da un parente del titolare, il padre, di cui il figlio sembrerebbe essere solo un prestanome senza potere. Succede sempre così nelle aziende a conduzione familiare: il fondatore non accetta di essere messo in un angolo dal figlio, spesso una mezza figura viziata e senza qualità, e continua a decidere ogni cosa. Non stupisce quindi la richiesta della donna, certa di trovare terreno fertile per le sue macchinazioni.

Ma non aveva fatto i conti con l’invidia degli altri cosiddetti discepoli. Questi, essendosi visti scavalcati, rabbiosi per non avere avuto loro per primi l’idea, sono lì lì per pestare a sangue i due laidi opportunisti.
Per cercare di mantenere unita la sua base di consenso allora il falegname raccoglie attorno a sé il suo circolo magico e li rimette in riga. Ricorda loro che i grandi capi politici governano le nazioni, ma che loro sono solamente delle figure di secondo piano, degli sgherri senza potenziale, e che se vogliono avere ancora un posto nella struttura di potere che lui sta mettendo su devono comportarsi come degli schiavetti, come dei piccoli servi. E che lui stesso dà per primo l’esempio, pronto a mettersi al servizio di chiunque glielo chieda, ad un prezzo stracciato o persino per niente. E’ così che li spera di fare carriera, di diventare un grande, e incita anche i suoi sottoposti a fare altrettanto. Che cosa non si farebbe per il potere!

Che insegnamento possiamo trarre da tutta questa vicenda? Che per farsi strada nella vita ci sono sostanzialmente due metodi: uno è la raccomandazione, il favoritismo; l’altro la sviolinata del lecchino, che esegue ciecamente gli ordini del padrone come fosse uno schiavo. Sono ambedue suggerimenti che possiamo dare anche noi: abbiamo sempre sostenuto che uno dei peggiori inconvenienti degli esseri umani sono il ragionare troppo, il chiedersi il perché delle cose. Chiaramente un inconveniente di progettazione, insieme con quella deprecabile pratica della libertà che permette simili atteggiamenti.
Un servo? Noi abbiamo sempre pensato che l’uomo dovrebbe comportarsi più come un padrone, senza lasciarsi mettere i piedi in testa da creatori o messia che gli spiegano come comportarsi.

La vera statura dell’uomo è colui che non deve chiedere mai, mai piegarsi, specie volontariamente. A chi ci provasse, a chi gli dicesse cosa deve fare, magari con la scusa del suo stesso bene, questo gigante che noi ci augureremmo di trovare in ogni essere umano deve reagire con sacrosanta ira, con giusta violenza.
Promettiamo fin da ora a chi seguisse questa strada la massima assistenza. Male che vada, potrà rifugiarsi da noi: un pasto caldo all’inferno non lo neghiamo a nessuno.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 30 marzo 2017 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Caro diavolaccio spietato. Non toccarmi la moglie di Zebedeo alias la mamma di Giacomo e Giovanni sennò ti rifilo un saggio che ti mette al tappeto

    Anzi te lo rifilo comunque a beneficio dei lettori di questo blog

    e stai zitto:

    ////////////////////////////////////////////////

    Vedere i figli ben sistemati è la gioia di entrambi i genitori ma la mamma resta il riferimento primario dell’amore e dell’altruismo e c’è a testimoniarlo la storia, la vita, i ricordi di chiunque e una intensa letteratura.
    Sull’apprensione materna per i figli, che si affacciano sul mondo fuori della porta di casa, vorrei proporvi un fatto realmente accaduto e riportato (a proposito di letteratura) su un libro scritto da un funzionario delle tasse che fu partecipe e testimone della vicenda, un certo Matteo, 2000 anni fa.
    La vicenda si svolse sulle rive del lago di Tiberiade ove esiste un valido commercio del pesce, tanto da influenzare la toponomastica della riviera : ad esempio Magdala vuol dire “Torre dei pesci” e Tarichea sta per “Salamoia” . Qui pertanto da sempre si produce e si conserva il pesce e qualcuno fa fortuna, come ad esempio l’imprenditore Zebedeo papà di Giacomo e Giovanni, due giovanotti che un giorno seguirono un Rabbi galileo che diceva cose mai sentite prima. Ma per proteggerli o per controllarli talvolta anche la loro mamma, la signora Salome, si accodava al gruppetto dei Dodici (ove si citano anche altre discepole al seguito) e quindi con un occhio alla azienda da mandare avanti insieme al marito e con uno sguardo alla piccola comunità vagante cui rendere piccoli servizi collaborando con le altre donne discepole, questa signora di buon senso pratico e di buona organizzazione domestica, scopre quel Gesù così piacevole da ascoltare.
    Salome non ha “abbandonato il mondo” per seguire Gesù ; in quel tempo questo concetto non aveva senso. Lei è nella vita di ogni giorno e si interessa al Regno di Dio come tutti, cioè vedendolo in rapporto ai casi concreti, alla famiglia, al proprio rango di moglie di un imprenditore che addirittura è un fornitore di Anna e Caifa !! (circostanza che un giorno si rivelerà provvidenziale per Giovanni con libero accesso alla casa del gran Sacerdote a raccogliere immagini preziose al Vangelo, mentre Pietro era giù bloccato da una portinaia).
    Accade così che la nostra Salome assiste probabilmente all’episodio del giovane ricco che non se la sente di abbandonare le ricchezze “per poter essere perfetto” e poi Pietro che chiede “E noi che abbiamo lasciato tutto cosa otterremo ?”. Allora Gesù ha parlato di gloria e dei dodici troni del Regno per giudicare le dodici tribù di Israele … etc.. ed ecco che le fantasie si eccitano e gli apostoli ne parlano tra loro e in cerchia più ristretta ne parla Salome con i figli e in segreto nasce la decisione di affrontare Gesù.
    “Che vuoi ?” chiede Gesù alla più grande di questa delegazione familiare. E lei concretamente e senza giri di parole (come una vera manager) “Ordina che questi miei due figli siedano uno alla destra e uno alla tua sinistra nel tuo Regno”. I sacrifici lei e i figli li fanno volentieri ma un corrispettivo ci vuole ! Tra quei 12 c’è molta ignoranza mentre Giacomo e Giovanni sono benestanti e istruiti, hanno lasciato non un mestiere ma una ditta ed infine hanno con sè anche la loro madre. La fede c’è ma, a quanto pare, anche ambizioni personali : il Regno lo aspettiamo ma che il posto n. 2 e n. 3 sia legittimamente riservato ai ragazzi.
    Gesù risponde “Potete bere il calice che berrò io ?”. Prontamente rispondono di si, e allora Egli rammenta loro “Chi tra voi vorrà diventare grande, sia servo di tutti”. Parole difficili cui la famigliola non è pienamente consapevole : ancor oggi è difficile capirle se non osservando Chi ha fatto di questa frase la sua vita.
    Mogli di Zebedeo lo siamo stati tutti : un occhio alle grandi realtà spirituali e l’altro al nostro presente, ai posti buoni, agli affari, alle cose concrete del mondo.
    E adesso facciamo un salto e arriviamo al supplizio sul Calvario, dove c’è stato il fuggi fuggi generale, ma, accanto a Maria, troviamo Giovanni al quale Gesù affida la sua mamma ormai completamente sola. Giovanni conobbe per la prima volta Gesù al Giordano mentre il suo battezzatore lo indicava con il nome di “Agnello” e adesso tutto gli è chiaro. Ma nel piccolo elenco dei presenti ci sono anche delle pie donne, e tra queste … spunta il nome di Salome … ha capito anche lei dove sono i posti buoni : sotto la Croce del Signore. E se c’è lei ci possiamo essere tutti.
    Questa mamma meravigliosa è stata addirittura fatta Santa dalla Chiesa e alcuni paesi (ad esempio Veroli – FR) l’hanno addirittura come Santa Patrona della loro cittadina.

  2. Be’ Mario, questo saggio è davvero saggio e sapido in modo delizioso. Ma non certo per il palato dei…cornuti e mazziati, a cui con tanta arguzia il nostro ospite presta parola e mouse..
    Grazie, grazie davvero!

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