I gabbiani e gli altri

Dai libri che fai leggere agli allievi si vede che insegnante sei. Così una persona che conosco si è dovuta sorbire “L’Alchimista” e ora ha il compito di fare l’analisi del testo del “Gabbiano Jonathan Livingston”.
L’analisi del testo è quella cosa immonda per cui prendi una bella pagina letteraria e le fai l’autopsia. A mio parere ha lo stessa probabilità di far apprezzare ai ragazzi la bellezza di quello che hanno sottomano di quanto si possa capire cos’è un leone dalla sua dissezione. Sappiamo bene che cosa possa insegnare un compito pesante fatto di fretta in una giornata sovraccarica: come mettere giù due concetti non capiti e magari copiati. Anche il Gabbiano merita di meglio.
Non dico certo che la colpa sia tutta di chi insegna. Come far scoprire ad un adolescente la meraviglia, le ragioni di un’opera immortale, cosa realmente muove la penna e la mente?
Cosa muove ad esempio il Gabbiano. L’avete letto anche voi, no? Un capolavoro di un’età ormai passata: la new age ormai non è solo morta, ma è anche sepolta. Vive solo più nei sogni segreti di chi la tradisce quotidianamente per vivere.  Ecco, quello può insegnare quel libro. Non che bisogna ribellarsi; non che occorre inseguire il proprio sogno. Perchè il proprio sogno può anche essere una bufala, essere sommamente inutile e tragico: un’illusione. Il punto è quello: come fai a distinguere?
C’è, a mio parere, un solo modo: capire se rende felici. Il sogno si distingue dall’ideale, l’illusione dal reale perché siamo fatti per la verità. Attenzione: questa è una tesi forte, che può fare solo chi pensa che siamo stati creati da e per un Destino buono. Per tutti gli altri non c’è modo di distinguere: tutto è fasullo, perché niente ha senso.
Per tutti gli altri, per noi no. Noi pensiamo che ci sia qualcosa che rende felici, perché siamo fatti per quello. Che siamo composti di verità, e quindi la verità ci attira e ci completa, e siamo migliori seguendola.
Ecco perché alla fine si sta meglio con chi crede. Perché chi crede non cesserà mai di inseguire, volando o meno, ciò che lo può portare più in alto.
Gli altri si accontentino pure di un pezzo di pane secco e una sardella.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 29 marzo 2017 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 13 commenti.

  1. Ho letto e riletto il gabbiano alla veneranda età di 16 anni… Scoprirlo un messaggio esoterico-new age è stato uno shock! L’anelito al volo io lo leggevo come un cercare il senso del proprio esistere (quindi in ultima istanza una ricerca di Dio). Certo: nel libro si fa accenno ad altre vite, ma all’epoca pensavo fosse semplicemente una metafora. Apprendere cosa pretende di insegnare la gnosi e capire che il libro è, più o meno consapevolmente, inneggiante allo gnosticismo (quindi ad una “santificazione” conseguita attraverso l’ascesi e l’aumento di conoscenza) è un pò come quando ti crolla un mito di infanzia.

  2. Io avrei detto “PERFINO il gabbiano” (ma non faccio testo, sono tra i pochi eletti che non hanno letto né lui né “Siddharta”, ai tempi belli che Pinelli immortalò…).

  3. Mi pare che l’autore abbia confermato in alcune interviste che tale libro è stato scritto sotto “scrittura automatica” o channelling… per cui il posto giusto per questo scritto è il bidone della carta riciclata.

  4. Se pensate che “Il gabbiano” sia new age, dovreste leggere “Illusioni”, dello stesso autore. Uno dei miei libri preferiti verso i diciotto anni, ne avevo trascritto brani interi sul mio “quaderno di scrittura”, che andò sfortunatamente perso con parte della mia prima produzione letteraria poco prima dell’esame di maturità. Poi una persona di cui apprezzavo l’intelligenza mi fece notare la concezione che nascondeva…e sì, anche per me fu uno shock. Forse fu il primo momento in cui capii davvero che i libri possono essere piacevolmente ingannevoli.

    Anche in mezzo alla fuffa mistica però è possibile trovare delle perle. Da pigliare con pinze lunghe tre metri, ma ci sono. Come facevo notare nel post.

  5. Vive meglio chi crede affermi, meglio frequentare chi crede dici. Ma a quale credo ti riferisci? Uno squisitamente religioso o va bene anche un credo laico, umano, non necessariamente legato ad una religione?
    Ho letto ai tempi il libro, ho visto anche il film, sinceramnte non mi sono piaciuti nè l’uno nè l’altro. Ma sulla analisi del testo concordo pienamente.

  6. xEnzoRasi: non sapevo neanche esistesse un film…
    Prima di tutto occorre intendersi su “religione”. Ne parlo qui: https://berlicche.wordpress.com/2016/10/07/perdere-la-mia-religione/
    Un tempo si intendeva il rapporto dell’uomo con il trascendente, con il sacro, con lo straordinario. Ora quelle caratteristiche sono state acquisite anche da altri soggetti, ad esempio lo Stato, o la Scienza, nuovi dei.
    Credere in qualcosa significa volontariamente cercare di raggiungere un dato modello. Se sono sincero nella mia fede sono convinto che seguendo quella strada io diventerò migliore, più felice. Il credere in qualcosa di terreno, non trascendente, difficilmente mi migliorerà: il livello resta quello umano. Uno scientista, ad esempio, non ha stimoli per migliorare se stesso. Solo se il senso della vita è al di fuori del livello umano io ho una spinta al meglio.
    Chi crede quindi cerca di essere migliore, dicevo. Ma diventa effettivamente migliore solo se quello in cui crede è la verità di lui, o almeno parte della verità. Se fosse falso, si potrebbe addirittura avere un peggioramento; un seguace del satanismo cresce, ma verso il basso, e non raccomanderei la sua frequentazione.
    Se il mio ideale è l’autentico vero io mi muovo verso la perfezione. In questo senso vale quanto si legge sul Vangelo. “Cercate ogni giorno il volto dei Santi”.

  7. La religione? Esisterà sempre, ma senza più il bisogno di Dio.
    Il trascendente? infanzia dell’umanità che si chiedeva il perché delle cose, dice Comte.
    L’umanità sembra ormai rendere postumo omaggio al padre del positivismo, data la velocità con la quale cresce l’agnosticismo in tutti gli strati sociali e a tutte le latitudini; soprattutto all’interno nel cristianesimo.
    E’ Comte ad aver vinto, il suo disprezzo per Gesù (per il Suo ritenersi Dio) e il suo apprezzamento per San Paolo e per i Santi, spiega perfettamente tutta l’attuale confusione esistente all’interno della Chiesa.
    Sono convinto che se Comte fosse vivo oggi, dichiarerebbe felicemente avvenuto il trasbordo della chiesa cattolica nella sua Religione dell’Umanità.

  8. Se quello che crediamo è vero non è così, e non sarà così.

  9. Io ho vinto il mondo

    Gli altri hanno vinto il balance dei falli laterali (ad esempio 5 a favore e 2 contro) stimati dal 19mo minuto del secondo tempo al 24mo minuto del secondo tempo. Fuffa. Il mondo no. L’eternità no. Non l’hanno vinta. E saranno cadaveri e poi dannati. Fra un miliardo di anni Cristo corpus verum nato de Maria Virgine sarà vivo e bello più di Alain Delon. E non solo Gesù Cristo.

  10. Certo, tutto crollerà e resterà solo la Verità conservata in una Chiesa nascosta. Ma ora…

    Ora, per esempio, ci sono le tesi esposte dal nuovo generale della Compagnia di Gesù Arturo Sosa Abascal (vicinissimo al papa), che rappresentano la base teorica di un cristianesimo con Gesù la Madonna e tutti i Santi, ma senza Cristo.
    E questo riporta di nuovo a Comte, che vedeva nell’ordine dei gesuiti l’alleato perfetto che avrebbe condotto la Chiesa, con una lettura sociologica dei dogmi dell’incarnazione e della risurrezione, a liberarsi da giogo di Dio per porre l’Umanità sugli altari cattolici.
    Mi pare che ci siamo, oggettivamente.

  11. Gesù se parla con qualcuno non fa domande sui gesuiti. Lui molto semplicemente chiede

    – mi ami tu?

    – mi ami più di costoro?

    E bada bene : non lo chiede poiché ci tiene ad essere amato

    Lo chiede perché chi ama diviene un ecce homo come lui. Chi ama e’ un suo imitatore. Chi ama e’ un suo Alighiero Noschese. L’importante e’ amare e non essere amati

    Gesù ha amato al 100%

    Gesù e’ stato amato?

    Direi di si

    Ma in una misura che secondo me va dal 15% al 20%

    Essere amati e’ cosa buona ma amare e’ una azione divina, e’ quasi una eucaristia

    Il generale dei Gesuiti con le stellette sul petto? MINCHINO alla sua sapienza e alle due lauree ma l’amore di padre Sosa dove minchia sta?

    Dove sta l’amore se smetti di pregare ?

  12. Siamo mendicanti, non siamo mai abbastanza ricchi da dare e perciò desideriamo sempre ricevere. Mendichiamo bellezza, giustizia, verità e amore, ma finché non ci avvicineremo a Cristo, l’unico che non trattiene nulla per se, resteremo a mani vuote.

  13. Intanto grazie per avermi consigliato, qualche tempo fa, la lettura di Mulieris dignitatem, grazie alla quale ho capito tante cose. Poi, non ho letto il libro in questione, ma vorrei spezzare una lancia in favore dell’analisi del testo: quando l’insegnante spiega bene come farla può essere il punto di partenza per ricavare e capire insieme il pensiero dell’autore, senza spiegarlo magari meccanicamente, per rendersi meglio conto della bellezza di un testo, o per abituare i ragazzi a cogliere le sfumature del pensiero e fare attenzione alle parole. Per far capire come sia importante il modo in cui scegliamo di comunicare un concetto, e abituarsi quindi a dedicare la stessa attenzione alle parole degli altri, e a scegliere bene quelle che rivolgiamo a chi abbiamo accanto. Insomma, un esercizio di attenzione e di ascolto.

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