Esorcizziamo

“Eminenza, la prego, aiuti nostra figlia!”
Il sorriso del cardinale si incrinò impercettibilmente. Interruppe l’intervista che stava concedendo ai giornalisti di “Donna Oggi” e si rivolse alla coppia che, abbracciata e tremante, aspettava da lui un cenno.
“Carissimi, se vi rivolgerete all’ufficio diocesano sono sicuro…”
“Non ci ascoltano! La prego! E proprio qui accanto!” disse la donna, torcendosi le mani.
Il cardinale sospirò. “Quanto le serve? Se…”
“Non è questione di soldi! Nostra figlia è indemoniata!”
Il prelato si arrestò a metà frase. Con lentezza, disse “Carissimi, come credo sappiate spesso un buon psicologo…”
La madre scoppiò a piangere. Il padre la strinse. “Fuggiti! Sono fuggiti tutti! Crediamo che…Dio ci scampi, crediamo che ci si veramente il demonio dentro nostra figlia!”
Il cardinale sbirciò con la coda dell’occhio i due giornalisti che, con le antenne dritte, aspettavano la sua reazione. Non si poteva rifiutare.
Sospirò. “E va bene, vengo a dare un’occhiata.” Preceduto dalla coppia entrò in una casa dall’altra parte della strada. Fece un cenno ai reporter. “E’ una questione privata, sarebbe meglio che aspettaste qui fuori”.
L’interno dell’appartamento era a soqquadro. “Al piano di sopra…” “Meglio aspettiate qui anche voi”, suggerì il prelato ai genitori.
Mentre saliva le scale diede un’occhiata all’orologio. Era meglio non metterci troppo, aveva un’inaugurazione tra cinquanta minuti.
Pochi dubbi su dove fosse la ragazza. Una nebbia fetida e verdastra filtrava da sotto una porta. Il cardinale l’aprì.
C’era, all’interno della stanza, un letto macchiato di ogni genere di liquami. Una ragazza di forse dieci anni, in camicia da notte, levitava un buon metro sopra le lenzuola. Il suo volto era deformato da una smorfia immonda. “Ah, un prete? Sei venuto a cercare di scacciarmi?” ringhiò, con voce cavernosa.
Il cardinale si fermò, perplesso. “Perché, scusa? E’ camera tua, questa, no?”
Il volto demoniaco aggrottò le ciglia. “Eh?”
“Ho detto: è camera tua, no, bambina?”
Una lunga lingua azzurrina saettò tra le labbra screpolate della ragazza. “Io abito in questa ragazzina, adesso!”
Il prelato annuì. “Va bene. Se questo ti detta la tua sensibilità sono sicuro che si può trovare un accomodamento.”
“Non riuscirai…come?”
“Ho detto che è importante trovare la propria dimensione spirituale. Se la tua convinzione è di essere posseduta da…ehm…una cretura infernale…”
“Ma quale convinzione! Io sono davvero un demone!” La ragazzina girò la testa di 180 gradi. “Convinto, pretonzolo?”
“E’ stupefacente cosa possa fare la psicologia delle persone” disse il prelato. “L’hai visto in qualche film?”
“Ma quale film? Io sono l’originale!” gridò con timbro animalesco la creatura.
“La ricerca di originalità nei giovani è importante. Carissima, credo che se parlassi con i tuoi genitori potremmo aiutarli a capire i tuoi desideri nascosti…”
La ragazzina atterrò con un tonfo sul letto. “Vuoi dire che non sei qui per l’esorcismo?”
Il cardinale rise. “Ah, il rito dell’esorcismo è superato. Era frutto di antiche concezioni del peccato, legate ad una personalizzazine tipica delle civiltà semitiche. Ormai sappiamo che il male è frutto della società, di un disagio. Vuoi che ne parliamo?”
“Parlare… questo vuole parlare…” la ragazza sembrava molto agitata. “Vuoi dire che non credi che io esista?”
“Esistere? Certo che esisti. Per i giovani è molto importante che qualcuno dica loro che esistono, che c’è chi li ama, li stringe in un abbraccio…”
“Ah! Ho trovato!” Fece l’indemoniata. “Abbraccio? Io so che tu…”
Il cardinale la lasciò parlare, sbirciando ogni tanto verso la porta, assicurandosi che fosse chiusa. Quando ebbe finito, la ragazza aveva un ghigno di trionfo sul volto. “Allora? Non ti chiedi come faccio a sapere queste cose?”
“Evidentemente frequenti cattive compagnie. Dovresti lasciare perdere internet” disse il cardinale. “Oppure è una specie di candid camera. Ovviamente nego decisamente questa ricostruzione dei fatti.”
L’indemoniata pestò i piedi. “Insomma, non capisci? Nessun essere umano poteva sapere queste cose!”
“E’ proprio questo: non c’è nessuna prova. Ed io nego decisamente.” Il cardinale restò serio ancora qualche secondo, poi disse “Una ragazzina come te certi, ahem, fatti di vita non li dovrebbe conoscere. Ma rientra anche questo nei segni dei tempi, che dobbiamo comprendere ed accogliere.”
La bambina ululò. “Insomma, non capisci? Io sono un demonio, il Nemico del tuo dio! Sto possedendo un’innocente! Perché non mi combatti?”
Il prelato ridacchiò. “Oh, no davvero. Sei solo una proiezione antropomorfa della libido e del senso del male presente nei preadolescenti. Con un adeguato percorso di introspezione, confrontandoti con te stessa riuscirai a scendere a patti con la tua diversità, con il tuo essere unica e accolta.”
La piccola indemoniata si strappò i capelli incrostati di sudiciume “Insomma, mi stai dicendo che per te non esisto davvero?”
“Ma no, esisti, esisti! Tu sei importante per me! I giovani…”
“Agh, ma quale giovane! Io sono più vecchio dell’universo stesso…”
“Capisco che certe volte ci si possa sentire così, ma l’importante è comprendere come non siamo limitati dal nostro male. In fondo il male non esiste davvero, è solo questione di scelte personali forzate dall’ambiente che di per sé…”
La bambina guardò il sacerdote, spazientita.
“Insomma, proprio niente esorcismo?”
“Quello che bisogna esorcizzare è la paura di non vedersi accettati.”
“Acqua santa? Crocefissi?”
“Mia cara bambina, quelli sono solo simboli. Sarebbe grave non rispettare…”
“Insomma, vecchio, dimmelo chiaramente: tu non credi in me.”
“Ma no, cara, io credo in te: nei tuoi progetti, nella tua giovinezza…”
“Ma neanche in…quello lassù, allora?”
“Chi, piccolina?”
La ragazzina alzò le braccia. “Basta. Non lo reggo più. Me ne vado. Dovrei essere contento, ma credo che dovrò andare da uno psicologo. Non so più chi sono. Non so neanche se ci sono davvero…”
Una specie di fumo nero uscì dalla bocca della indemoniata, aleggiò verso il bagno, si infilò nello scarico e scomparve. I lineamenti della ragazzina ormai libera si rilassarono, tornando quelli di una piccola della sua età.
Quando il cardinale e la bambina scesero dalle scale i genitori l’abbracciarono piangendo, mentre i giornalisti filmavano e intervistavano. “Dev’essere veramente un santo”, esclamò la madre asciugandosi le lacrime.

Barbariccia pescava anime dannate dalle pozze di pece quando adocchiò Malacoda che si trascinava verso la sua bolgia, la coda che strisciava per terra. “Giornataccia?”, gli chiese.
Il demone scosse la testa. “Non me ne parlare”.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 24 marzo 2017 su diavolerie e cattiverie, fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 10 commenti.

  1. david il piccolo

    Caro Berlicche è molto divertente come fiaboide però sono sicurissimo che il seguito, la parte seconda del racconto, sarà ancora più interessante e sono altrettanto sicuro che parlerà del cardinale.

  2. bello aho. onore al merito.

  3. “If it works it ain’t stupid”

  4. Bello davvero! Che scoperta questo blog!

  5. Viene da chiedersi se il cardinale è più innocente dell’innocente indemoniata oppure se dentro il cardinale c’è qualcuno anche più “loico” di Malacoda.

  6. Certi miracoli sono difficili da accettare…

  7. “Giornataccia?”
    “Non me ne PARLARE”.

    :– )))

    @ senm_webmrs

    Qualcuno più loico di Malacoda? Nel senso di “anobium illuminatum”, vero? No, chiedo, perché, come insegna il Maestro di tutti gli esorcisti, un “regno diviso in se stesso non può sussistere”, nemmeno quello di Belzebù & Co.

  8. @ marilù: aspettiamo la seconda puntata. O forse anche solo il prossimo editoriale di Avvenire, dove circola gente che un po’ gli somiglia, a questo cardinale :-)

  9. @ senm_

    E va bene, aspettiamo. Se deve avvenire, che avvenga.
    Noi saremo pure un po’ discoli, ma non circoliamo: fermi e buoni, aspettiamo qui.

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