Non è Vangelo – XIX – Lettucci e peccatucci

Grazie per avere preferito ancora una volta il nostro gruppo di studi sugli effetti nefasti della lettura dei Vangeli, quei librettini sgangherati che riportano le vicende di “G”, il falegname disoccupato. In tutte le bolge e i gironi – sola andata – di casa nostra ormai non si parla d’altro: quale orrendo episodio i nostri antieroi commenteranno oggi?
La scelta è caduta sulla nota storia del paralitico e del suo lettuccio. Ne facciamo un rapido riassunto.

G è nella villa di un suo amichetto imprenditore nel settore della pesca e sta tenendo corte. C’è sovraffollamento di curiosi, perditempo e disgraziati di ogni genere. Una coda mostruosa, peggio delle attrazioni di un parco divertimenti durante i ponti. Così le persone serie che avrebbero voluto sentire lo pseudoprofeta per capire la sua inconsistenza devono rinunciare. Un tale disprezzo per il popolo è tipico di una certa concezione elitaria della religione: dispiace che il cosiddetto messia non abbia voluto affittare un luogo più ampio per i suoi interminabili sproloqui. D’altra parte forse ciò era voluto: la sua parola è per pochi, solo per quanti ne sono degni, vale a dire quelli che arrivano per primi.
Noi stessi siamo favorevoli a un numero chiuso per le cose religiose; più quel numero si approssima a zero meglio è.

Ma torniamo alla vicenda. Vista la folla, un gruppo di furbetti decide di aggirare l’ostacolo. Sale sul tetto della casa, fa un buco nel soffitto e cala giù un lettuccio con sopra un paralitico, in maniera da saltare la fila e passare avanti agli altri. Invece di rimproverare i vandali maneggioni per la loro distruzione – ma in fondo il tetto mica era suo – il sedicente messia che fa? Li loda per la loro fede!

Per lui, capite, questa è la fede: irrompere in casa d’altri con la forza e l’inganno, prevaricando quanti hanno pazientemente fatto una coda per giungere fino a lì. Questo quindi dovrebbe fare il seguace del falegname secondo il suo maestro: ricorrere ad ogni stratagemma, non importa quanto discutibile, per ottenere il risultato voluto. Sarà sempre e comunque giustificato.
Chissà quelli gabbati. Ma di loro a G non importa; importa il suo compiacimento che siano lì per lui, che lo porta a trascurare anche il danno causato. Non solo trascurarlo, ma persino a perdonarlo. Sì, perdonarli! Infatti rimette prontamente i peccati per i suoi ultrà scatenati. Al che la gente intorno giustamente si indigna. Ehi, gli dicono, non hai il diritto di comportarti così: nessuno può rimettere i loro peccati. Lui che fa, allora? Per dispetto, non solo perdona il paralitico ma lo guarisce pure: questi prende su il suo lettuccio e scappa via prima che la folla lo linci.

Permetteteci di avere qualche dubbio su tutta questa storia. Uno che fa simili trucchetti, farsi calare con il lettino, secondo voi è un malato vero? Macché, date retta, quello era un furbone, un attore, un finto invalido. Se ne va  perché l’hanno riconosciuto.
Poniamo poi che fosse un invalido vero. Ma, secondo voi, è giusto quello che ha fatto G? Solo perché uno taglia la fila deve essere per forza guarito? Pensate per esempio alle conseguenze che avrebbe un comportamento del genere sul vostro sistema previdenziale. Cosa accadrebbe se i più furbi passassero davanti agli onesti? Se uno facesse tutto secondo le regole e poi fosse superato da un amico dei potenti?

Questa storia della remissione dei peccati non funziona da parecchi punti di vista. Anche se davvero l’invalido è stato guarito, chi lo dice che di conseguenza G abbia anche il potere di perdonare? Non è che uno si reca dal primario di ortopedia quando ha peccato.

Che poi anche parlare di peccato non ha molto senso. L’abbiamo già detto, ma è meglio ribadire: il peccato non esiste. Le persone fanno semplicemente quello che è più conveniente per loro. Perché dovremmo giudicarle se in coscienza prendono una decisione che a loro parere è la migliore? Vogliamo sindacare la libertà? Mettiamo che loro non sappiano davvero quello che stanno facendo: allora non hanno colpa, sono immacolate. Il vero cattivo sarebbe il cristianuccio moralista che volesse rivelare loro che stanno compiendo il male. D’improvviso quegli innocenti si troverebbero in colpa, e il nostro moralista d’accatto sarebbe il vero responsabile per avere inviato giù da noi qualcuno che senza il suo intervento sarebbe finito ad annoiarsi lassù tra le nuvolette.
E invece quelli che sapessero di stare commettendo un peccato ma non volessero cambiare? I casi sono due: o non cambiano a ragione veduta, e questo vuol dire che hanno delle forti motivazioni per fare come fanno, non possono agire diversamente, e quindi non sono colpevoli; oppure non lo fanno per qualche futile motivo, ed in tal caso sono malati mentalmente perché non si rendono conto delle cose come stanno, e quindi ancora una volta non colpevoli.

Conclusione: in nessun caso il peccato esiste.
Se non esiste peccato non esiste neanche colpa o assoluzione, e quella di G e del suo clero è solo una complicata truffa. Qualsiasi azione possiate compiere è giustificata dalla vostra libertà, dalla vostra ignoranza o dalle vostre motivazioni. A volte anche tutte e tre assieme. Noi demoni siamo comprensivi, sappiamo bene che talvolta si è come costretti a fare il male. Siamo noi che vi spingiamo.
E se qualcuno asserisse che però il peccato esiste, quello sì che farebbe peccato! Sarebbe una mancanza di misericordia, di comprensione, una colpevolizzazione del povero peccatore innocente frutto di durezza di cuore e di aridità d’animo. Nessuna pietà per quei vili, meritano tutto il nostro disprezzo.

Perciò, voi tutti che facevate la coda in quel pomeriggio laggiù in Palestina, se siete mai esistiti rassicuratevi: non avete perso nulla. Si può fare quello che si vuole con la propria vita senza nessuna conseguenza. Volete gettarla via? Potete farlo. Non andrà persa: noi la raccoglieremo e sapremo sfruttarla al meglio. E’ il bello di essere diavoli: del peccatore non si butta via niente.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 23 marzo 2017 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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