Non è Vangelo – XVIII – Alzati, Lazz…

Ditelo. Dite anche voi che non riuscite a sopportare lo stile falsamente diaristico in cui sono scritti i Vangeli, come se trattassero di fatti accaduti davvero e non di fanfaluche inventate da ignoranti in crisi mistica.
Levatevelo, questo pensiero. Ammettetelo: per quanto possano apparire al principio affascinanti gli episodi della vita di “G”, il carpentiere disoccupato diventato predicatore girovago, alla fin fine sono tutti uguali. Ripetitivi: arriva là, guarisce questo e quest’altro, raccomanda di non dire niente a nessuno e se ne va. I miracolati blaterano a destra e a manca, i discepoli non capiscono niente, gli onesti farisei sono accusati di tramare nell’ombra. Insomma, trame poco originali, senza vero pathos, senza approfondimento psicologico. I colpi di scena sono pochi e telefonati: dai, non mi dite che non l’avevate capito subito che il colpevole era Giuda. Perché hanno avuto tanto successo? Ve lo dico: effetti speciali, torbide storie di sesso e di orrore, un’azzeccata campagna pubblicitaria.

Guardate l’episodio di Lazzaro. Forse una volta poteva fare impressione ma oggi, dopo notti di morti viventi, risvegli di mummie e cadaveri che passeggiano nei supermercati sembra solo l’ennesimo remake di Romero, una serie tivvù con poco budget e sceneggiatura ritrita.
Non ve lo ricordate? Vi ravvivo io la memoria.

A G giunge notizia che un suo amico, tale Lazzaro, è malato gravemente. Chiunque abbia un minimo di pratica cinematografica già lo sa cosa accade dopo: se viene descritta la famiglia c’è da scommettere che questo crepa. Infatti. Ma G qui dimostra la sua vena perfida. Invece di precipitarsi a casa dell’amico morente lascia trascorrere il tempo necessario perché questo tiri davvero le cuoia. Perché ha aspettato? Possiamo tranquillamente leggere in questo atteggiamento da parte dell’autoproclamato Messia un appoggio al testamento biologico, alla sospensione dell’alimentazione per i malati terminali e in generale alle pratiche di eutanasia. Voleva evitare di salvare qualcuno già condannato, qualcuno che magari aveva pure espresso la sua volontà di non essere rianimato in caso di incidente. Non lo sappiamo con certezza, perché la Chiesa ha probabilmente nascosto le prove. Fosse vero sarebbe gravissimo. E’ appunto per evitare casi come questi che serve una legge: per potersi assicurare che non solo tutti quelli che devono morire muoiano davvero, ma che possibilmente lo facciano per propria mano o per mano di qualcun altro. Ambedue le possibilità a noi demoni stanno bene: suicida oppure omicida, qualcuno giù da noi arriva.

In ogni caso, alla fine il carpentiere si mette in marcia per la casa di Lazzaro, in Giudea, dov’è giustamente considerato nemico pubblico. I discepoli lo seguono malvolentieri; rischiano la vita. Ma a lui non importa, e non esita a metterli in pericolo tutti per raggiungere il capezzale del suo amichetto.

Lazzaro aveva due sorelle, un’arrogante maniaca del lavoro chiamata Marta e un’altra che di nome faceva Maria, una feticista dei piedi, pigra e piagnona.  E’ Marta che lo va ad accogliere, e lo cazzia violentemente sul fatto che non fosse stato presente alla dipartita del suo caro. Adesso arrivi? Sono tre giorni che è morto, gli rinfaccia. Non te ne frega niente, dice tra le righe. Getta addosso  a G tutta la colpa di quella morte, e noi non possiamo che essere d’accordo.
Il falegname abbozza qualche debole scusa tardiva. Arriva poi anche Maria, che replica il cazziatone. Umiliato, G si mette anch’esso a frignare come una ragazzina. Soffiatosi il naso, chiede di potere profanare il sepolcro dove giace il suo cosiddetto amico ormai decomposto.
L’evangelista si lascia qui scappare anche una perfida considerazione sull’igiene personale del defunto, che a quanto pare puzzava. Forse un sottile riferimento razzista?
Giunto alla tomba, G chiama il suo occupante: “Vieni fuori, lazzarone!” e questi esce dalla tomba drappeggiato come Boris Karloff ne “La Mummia”. Uh, il morto vive!

Questa la narrazione. Ovviamente, se l’episodio non è del tutto inventato, non si tratta che di una messinscena. Ma che, nella sua cruda essenzialità dilettantesca, rivela qualche accenno delle vere convinzioni del figlio del falegname

Vi pare che G rispetti la libertà di scelta di Lazzaro? E se lui non avesse voluto essere resuscitato? Perché non ha chiesto un consenso preventivo? C’era proprio bisogno di farlo uscire dalla tomba? Non poteva lasciarlo riposare in pace? Quello attuato dal presunto Messia si prefigura come accanimento terapeutico, dimostrato dal fatto che non solo era ineluttabile la morte del soggetto, ma che questo era davvero defunto.

Il falegname sarebbe anche imputabile di vilipendio di cadavere e di procurato pericolo per la salute pubblica. Il defunto già puzzava, lo si è detto. A voi farebbe piacere che un risorto se ne vada in giro a disseminare liquami necrotici ovunque? Immaginiamo cosa avranno detto i vicini. E’ quindi del tutto comprensibile che i migliori elementi della comunità si siano subito attivati per stroncare sul nascere questa minaccia all’ordine pubblico. Andando a denunciare il novello Frankenstein e i suoi esperimenti di rianimazione hanno compiuto il loro dovere.
Si capisce quindi che le autorità ricerchino il predicatore errante come un pericoloso terrorista in grado di minare la convivenza civile.

Cosa succederebbe, infatti, se tutti se ne andassero in giro a resuscitare parenti e amici? Pensate solo all’effetto sulla sovrappopolazione, per non parlare dei conti delle pensioni. L’INPS fallirebbe subito, gettando sul lastrico milioni di poveri pensionati.

Il comportamento folle e dissennato di G doveva essere quindi fermato. Per il bene  di tutto il popolo, come giustamente espresso dalla legittima autorità religiosa, quel folle doveva morire.
Perciò anche voi, umani, concordate con me. Meglio scrivere un bel testamento biologico che dica “se dovessero tentare di resuscitarmi, impeditelo”! Potrete così marcire in pace nella vostra tomba. Anche in caso di miracoli.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 17 marzo 2017 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. stupendo….magari riesco a riflettere…grazie

  2. “Vi pare che G rispetti la libertà di scelta di Lazzaro? E se lui non avesse voluto essere resuscitato?”

    …e io già te l’avevo detto nel caso del figlio della vedova di Naim, infatti: quello si era riunito innocente ai suoi antenati; invece l’hanno ritrascinato giù, quello poi ha sviluppato e si è messo a guardare le donne per concupirle, come tutti.
    e addio core.

    …siamo sicuri che gli ha fatto un piacere?

  3. mistress,

    io credevo che Aldilà significasse anche “altrove”, ma ora tu mi insegni che si rimane dentro il sepolcro… brutta faccenda.

    (riprendi a frustarmi, adesso)

  4. (seconda approssimazione: a meno che dio, nel caso specifico di lazzaro, sapendo già – onnisciente, non dimentichiamolo – come sarebbe finita, non abbia scelto di lasciarlo parcheggiato lì, tanto erano solo quattro giorni.

    …dovrei vedere lo spettacolo per verificarlo, immagino)

  1. Pingback: Non è Vangelo – XVIII – Alzati, Lazz… | manuroma86 IO E UN PO' DI BRICIOLE DI VANGELO

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