La la non basta

Mia figlia sta scoprendo il cinema.
E’ un po’ come i primi passi di una bambina. Prima i genitori la portano per mano, poi comincia a provare gusto e corre alla scoperta del mondo, portata dalla curiosità. E noi vecchi, che guidavamo, ora seguiamo. Così ieri sera, sebbene non ne avessi granchè voglia, ho trangugiato la cena in fretta e l’ho accompagnata a vedere una pellicola che le interessava. Quel “La La Land” fresco di oscar mancati e no.
Non ho visto il suo concorrente vincitore della statuetta, e quindi il mio giudizio è incompleto: ma, per quanto riguarda lo spettacolo di ieri sera, una vittoria non sarebbe stata immeritata.
Mentre andavo verso la sala avevo poche aspettative. E’ vero che sono sempre stato appassionato di musical, ma per qualche motivo ero scettico sul fatto che La La Land sarebbe stato all’altezza dei suoi antenati.
Beh, Gosling, l’interprete principale,  non è Gene Kelly e definitivamente non Fred Astaire, e neanche Emma Stone, la sua comprimaria, assomiglia molto a Ginger Rogers. Ma i due si difendono, recitano molto bene, in questo aiutati da una regia accorta e a tratti geniale.
Colori vivi, come i personaggi, per un mischiarsi di realtà e sogno che comincia dai numeri di danza; questi sono proprio belli, partendo da quello d’apertura, davvero spettacolare; musiche eccezionali, con almeno due o tre brani che rimangono in mente, primo tra tutti quel “City of stars” che in una certa maniera è il fil rouge del film.
Gli è stata mossa critica di una certa superficialità, specie nel finale. Nah. Il film arriva esattamente dove vuole arrivare: cioè allo stato dell’amore in questa nostra epoca.
****seguono lievi spoiler****

Questo è “Un Americano a Parigi” – esplicitamente citato più volte, specie nel finale – che incontra “Come eravamo“. Quanti errori si possano fare in una relazione! Buttare le proprie aspettative addosso all’altro; non riuscire a capirlo davvero; e, soprattutto, non impegnarsi fino alla fine, dando tutto, fidandosi. Sì, bello l’amore romantico e il danzare volando, ma poi la vita fa domande, e il futuro dipende dalle risposte. Quali sogni scegliere, e cosa davvero valga la pena. La terra del la-la, la Los Angeles degli studios, è perfetta per illudersi, ma le stagioni passano. Cosa rimane dopo i fallimenti o, peggio, dopo i successi? Le ultime parole dette l’uno all’altro dagli attori sono “Ti amerò per sempre”, e si comprende che è vero. Ma possono bastare? Manca l’ultimo passo, dire: “se non ci sei la vita è vuota anche se fosse piena di tutto il resto”, e trarne le conseguenze.
Io penso che sia il matrimonio, quel “sì” totale all’altro, il punto irreversibile che sigilla una vita assieme.  Senza quella promessa è un incontrarsi e lasciarsi; è il rimpianto per una verità alla quale è mancato il coraggio di essere realtà.

A mia figlia il film è piaciuto, anche se è uscita arrabbiata. Guardatelo e scoprirete perché.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 28 febbraio 2017 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. berl’i l’altro è un film della casta sulla casta premiato dalla casta. omosessuali e per giunta negri. lascia stare…

  2. A me è piaciuto, però devo dire che anche a me il finale ha lasciato l’amaro in bocca… Per me è difficile considerarlo un musical: lo è solo perché all’inizio cantano e ballano, ma più il film prosegue e si capisce che l’utilizzo dello “stile musical” è solo per rendere bene l’entusiasmo e la gioia di vivere, non sempre spensierata, dei protagonisti. Finché credono nel loro sogno continuano i canti e i balli, finché c’è l’innamoramento, finché “ci credono”. Appena arrivano le grane, la noia e i litigi c’è un brusco stacco di silenzio, e i protagonisti smettono di vivere per un po’ in quel “piccolo mondo rosa” (“La La Land”, appunto) fino a quando la protagonista riesce a coronare il suo sogno. Per me il finale rende bene la complessità di un film apparentemente semplice, ma in realtà abbastanza psicologico e costruito su più livelli e chiavi di lettura.
    Poi non credo che lo rivedrò a breve, proprio perché il finale mi ha lasciato un po’ di tristezza.

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