Non è Vangelo – XIV – Un beato…

Colleghi demoni e simpatizzanti umani che condividete con me il progetto di mettere in luce, una volta per tutte, le incongruenze e le menzogne di quei libretti chiamati Vangeli, benvenuti ad una nuova tappa del nostro cammino.

Quest’oggi ci occuperemo di quell’episodio, ovviamente immaginario, della vita di G, il figlio disoccupato del falegname, chiamato il ‘Discorso della Montagna’.

Cosa viene raccontato in esso? Che G si imbatte in una folla di illusi e di falsi invalidi, che pretendono da lui guarigioni miracolose, autografi e cercano di avvicinarsi per farsi i selfie. Il carpentiere non si lascia sfuggire l’occasione: ammalato di protagonismo com’è, si siede su un sasso e comincia ad arringare i presenti.

E comincia a dire, beati questi, beati quelli.
Ora, ci potete credere? Qualcuno ha pensato che lo intendesse sul serio.
Vi rendete conto di quanto sono fessi i seguaci del Nemico-che-sta-Lassù? E’ ovvio che quello di G fosse un discorso retorico.
“Beati i poveri di spirito”. Cioè beati i deficienti. Beati quelli che non si fanno una loro idea del mondo, non sono pro-attivi e si lasciano mettere i piedi sulla testa. Ci siete caduti: stava chiaramente scherzando. Il mondo è dei furbi, di quelli che vi fregano la sedia da sotto il sedere.

Beato chi ha fame, beato chi piange? O uno è masochista – e data la propensione di G per farsi flagellare può anche darsi – o si capisce che essere beato così non conviene proprio. Quando mai se si piange si viene consolati? Allora bisogna evitare di frignare, anzi, darsi piuttosto da fare perché siano gli altri a piangere al posto nostro.

Beato chi cerca la giustizia? Da compatire, piuttosto! Se avete mai avuto a che fare con giudici ed avvocati, e non siete uno di noi, non avrete difficoltà a mandare a quel paese chiunque vi dicesse una cosa come questa.

Beati i miti? Solo se i forti li lasciano vivere. Per gli altri, è meglio se si procurano una buona arma.

Beati i puri di cuore? No, davvero, quando ne avete trovato uno ditemelo. Noi godiamo particolarmente a rendere loro la vita un inferno, a sporcarli, in modo che dopo all’inferno ci vengano volentieri.

Beati gli operatori di pace? Talvolta sì: posso nominare parecchi Nobel per la pace e altri pacificatori di professione che certamente se la passano bene. Abbiamo provveduto noi a questo, dopo esserci assicurati che la pace che intendevano fosse quella eterna dei loro oppositori. Ah, difficilmente troverete un manipolo di assassini guerrafondai peggiore di loro.

Che poi ai perseguitati appartenga il Regno dei Cieli, questa gliela possiamo concedere. Sulla nostra terra infatti gliene abbiamo fate passare di cotte e di crude. Che se lo tengano, il loro Regno: sarà nostra cura mandarli lì il prima possibile. Da quello al nostro dominio, e viceversa, abbiamo chiusa l’immigrazione.

Noi siamo assolutamente d’accordo nell’insultare, perseguitare, dire ogni falsità contro quei poveri imbecilli che si ostinano a credere alla favolette di G. Se lo meritano tutti! E’ loro la colpa, non la possono gettare su altri. Beati? Beati un… cavolo! Quello che il Nemico vuole è solo sofferenza insuperabile, inadatta all’uomo moderno.

Oggigiorno è assurdo il dover soffrire per qualcosa. Si chiama progresso, cari. Perché prendersela a cuore? Risparmiate e risparmiatevi guai e mal di pancia: evitate di chiedere cose impossibili.
Sarò più chiaro: quello che è tratteggiato nel discorso delle beatitudini forse poteva andare bene duemila anni fa, non certamente in una Chiesa moderna al passo con i tempi. La filosofia e la teologia hanno da molto superato la nozione che tutto quello che G diceva fosse da intendersi letteralmente. Ci sono le interpretazioni; ci sono i distinguo; è compito dei sapienti istruire il popolo. Seguirlo ti dà problemi? Ripensaci, mica vuoi fare il martire.

Designare oggi come “beate” certe categorie di persone è un’inaccettabile discriminazione verso chi non è in grado di raggiungere un simile ideale. Dovrebbe essere impedito ai fedeli, per il loro stesso bene, di perseguire vette irrealizzabili. Sarebbe irrispettoso verso i peccatori, che devono essere sempre accolti. A riguardo di questi, guai a insistere troppo che quello che fanno è male. Non si sa mai: potrebbero offendersi. E che accoglienza sarebbe?

La frase sul sale della terra, che se perde il sapore non vale niente, poteva andare forse duemila anni fa, quando non si conoscevano le spezie. Non siete sale? Embè, siate pepe, origano, finocchio! Il credente che si limita ad essere sale non sa cosa si perde.

G voleva dare compimento alla Legge: ma è chiaro che una Legge di così tanto tempo fa non ci vincola. I tempi sono cambiati, sarebbe ridicolo. Modernizziamoci. Le nuove leggi dei nostri illuminati statisti valgono molto di più di quegli antiquati relitti di un’era oscura.

Tipo “Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio”. Non vedo perché ci sia da scandalizzarsi. La psicologia insegna che un po’ di adulterio è consigliabile, la legge lo permette. E’ ora che anche la Chiesa si adegui. O vorreste (ah!) giudicare?

Avrete capito ormai che G era un illuso, anche se a ben guardare qualche cosa giusta in quel discorso l’ha detta.
Non opponetevi al malvagio, è scritto, quindi non opponetevi a me, se lo fate siete poco evangelici.
Amate i vostri nemici, è scritto: se mi considerate nemico amatemi, dunque: non chiedo di meglio, io vi abbraccerò stretti stretti.

Se poi asserisce che quanto è di più di “sì sì, no no” viene dal Maligno, siamo d’accordo. Ma distinguiamo: siamo davvero sicuri che non esistano le sfumature, che il male sia sempre male e il bene sempre bene? Per ogni vostro impuntarvi su valori assoluti io posso tirarvi fuori eccezioni e contestazioni a profusione. Posso sommergervi di obiezioni, citare santi e lo stesso Vangelo. Sono io il maggior esperto di sacre scritture e di teologie. Non avrà un poco di ragione, questo benedetto Maligno che vi parla?
Non rispondete subito con un sì o con un no. Discutiamone.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 17 febbraio 2017 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Mi sembra di sentire il commento di certi preti, vescovi e cardinali…….

  2. Berlicche bravo come C.S.Lewis, e anche di più!

  3. Diciamo un degno epigono. Non è poco :-)

  4. Bellissimo post

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