Nel giardino dell’Eden

Mi hanno passato la lettera che segue. E’ di un trentenne friulano che si è ucciso, pubblicata per volontà dei genitori. Leggetela, poi ne parliamo.
* * *
 
Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.
Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.
 
Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.
Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.
Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.
 
A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.
Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.
Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.
Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.
Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.
Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.
Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.
Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.
Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.
Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.
P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.
Ho resistito finché ho potuto.
MICHELE

****

Che tristezza.
Può sembrare indelicato nei confronti di chi si è tolta la vita, ma la sua lettera è un inno alla pretesa. Il mondo non è quello che vorrei, dice a chiare lettere, quindi non gioco più.

“Da questa realtà non si può pretendere niente”

Esattamente.

“Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato”

Doveva? Perché doveva?

Ma chi te l’ha detto che la realtà si debba conformare a te? Che non avresti avuto problemi, lotte, sfide da risolvere? Che non avresti dovuto soffrire? Nessuno ti ha insegnato… Sembrerebbe di no, purtroppo. Forse te l’hanno detto, ma non ci hai creduto.

La colpa non è di questo o quel ministro, del precariato, della società. La colpa ricade su chi ti ha illuso. Che ti ha detto che la felicità era garantita, dietro l’angolo, che non esiste il male, che non si deve soffrire, che è tuo diritto avere tutto. Su di loro, a cui hai creduto e di cui ora vedi la menzogna, ricada il tuo sangue. Su di loro ricada la morte di questa generazione.

Il cristianesimo invece ci dice che una volta eravamo nell’Eden, ma ne siamo usciti da un bel pezzo. Da quando abbiamo voluto conoscere il male, e il bene. Se c’è una cosa che ci è garantita è la sofferenza, e la croce. Ma anche la redenzione, se la vogliamo. Anche la salvezza. Nessun corriere ha sbagliato a recapitarci questo mondo. Nessun mondo ci può bastare, perché siamo uomini.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 8 febbraio 2017 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 30 commenti.

  1. Io che sono di Udine sono rimasto molto colpito e addolorato da questo gesto e questa lettera.
    Fermo restando il rispetto per quanto accaduto e le doverose AveMaria recitate, ho purtroppo anche io notato questa immaturità, incapacità di affrontare la vita, questa illusione che la vita debba essere giusta.

  2. Cos’ho da pretendere per per il fatto che esisto?
    Non c’è niente di mio in quello che ho.
    E come posso dire “mio” l’esistere o il non esistere?

  3. Quello che colgo ad una prima lettura, oltre alla continua pretesa, è che si sente la mancanza di qualcosa da amare e da odiare, qualcosa di fronte alla quale uno possa dire “accetto questa verità” oppure “no, la rifiuto”. In pratica questo povero uomo non ha avuto mai una certezza stabile, una solidità nella vita, la Roccia su cui fondare la propria esistenza.

    E tolto il fondamento, non ha senso più nemmeno ribellarsi: a cosa ti ribelli, se non c’è la verità? Alla fine anche ribellarsi diventa una forma di sottomissione al non senso a cui sei stato condannato dal relativismo.

  4. L’ha ribloggato su Betania's Bar.

  5. Il gesto è sicuramente deplorevole, ma leggo anche un cuore squarciato da una domanda senza risposta. È una grazia incontrare un barlume di risposta!

  6. Purtroppo non è e non sarà l’unica vittima della presunzione assurda ma molto attuale che la felicità sia un DIRITTO che qualcuno mi deve garantire. La felicità (come l’amore) non è coercibile e nessuno può garantire ne la propria ne quella altrui. Continuare ad alimentare questo assunto assurdo è un modo per fabbricare perenni adolescenti.
    Prego per questa povera anima, Dio abbia misericordia di lui.

  7. Caro Berlicche, stavo cercando un commento a questo triste fatto e lo trovo aprendo il tuo blog: grazie! Sottoscrivo le tue parole, ma forse ancora di più quelle di Mauro: “[…] un cuore squarciato da una domanda senza risposta. È una grazia incontrare un barlume di risposta!”.

  8. Ora è con Gesù che ha risposto sicuramente a tutte le sue domande.
    Sarà bastato un Suo sguardo per risistemare tutto

  9. Ma i suicidi non sono tipo gli unici che non possono avere alcun tipo di redenzione? Dubito sia con Gesù.

    Comunque sono abbastanza allibito da come è stato trattato questo argomento dai media (e da alcuni “amici” su facebook). Se fosse ancora vivo e una persona sana di mente leggesse quella lettera la prima cosa che penserebbe è “questo non ha preso abbastanza schiaffi da piccolo”. Sì, la società è brutta. Sì, le possibilità sono poche e a livello di lavoro è più difficile trovare qualcosa di decente rispetto a non troppi anni fa. Ma niente ci è dovuto. Provo le stese cose che prova Michele tutti i giorni (stessa età tra l’altro) ma non posso reagire con rabbia. Se fossi nato nel 18 avrei vissuto la guerra. Se fossi nato in afreica ora è comunque peggio. Insomma qua in italia non ci possiamo lamentare così tanto. Trovo sorprendente la gente ne parli come se in qualche modo giustificasse queste lemantele. In barba all’effetto Werther.

  10. Caro Fasullo, ti copio un capitolo del catechismo riguardante il suicidio: 2283 Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita.

    Per il resto sono d’accordissimo con te, soprattutto sulla parte degli schiaffi.

  11. epitteto ci insegna che se qualcuno fa fumo nella stanza non possiamo farci molto, ma ci è lecito uscire.

    …magari un po’ più laconici, eh.

  12. ricco&spietato

    la questione è che chi ha figli deve preoccuparsi di insegnarli a far entrare aria fresca nella stanza, non ad uscirne.

  13. Aleudin, e’ meglio terroristi contro il sistema che suicidi vittime del sistema?

  14. Mi unisco alle critiche nei confronti dei c.d. “promettitori di gioia terrena”: offrire la felicità prima della morte è un errore di una ingenuità disarmante. Se emetti un assegno scoperto, devi creare le condizioni per evitare che venga depositato.

  15. @propriello
    Chi ha parlato di terroristi? Aria fresca significa ben altro, sintetizzando: creatività, coraggio, slancio, tenerezza, abnegazione, amore (non nel senso attuale sdolcinato).

  16. Il materialismo capitalista ha prima distrutto la famiglia trasformandola in uno strumento del consumo, poi ha distrutto il valore del matrimonio creando un nuovo soggetto del consumismo che è la ” ” ” famiglia ” ” ” omosessualista e monogenitoriale, ha proseguito con la distruzione delle comunità promuovendo la società multiculturale… Ora ha deciso che le persone sono inutili. Guarda quanti danni sta facendo l’automazione, mestieri che scompaiono e non vengono sostituiti. Il giovane suicida ha sbagliato molto ma le sue parole d’addio sono le stesse usate per descrivere la sua generazione negli articoli dei quotidiani. Le pretese del giovane sono state abbondantemente inculcate dall’ideologia sviluppista a milioni di altri individui. Ora questa ideologia finge ch e chi si è illuso si è illuso da solo…
    Si critica il Santo Padre per questo e quello ma Sua Santità è uno dei pochissimi a denunciare questo genocidio lento e occulto.

  17. @propriello

    Il Santo Padre è anche colui che grida “vergogna!” all’Italia, ossia a un Paese che da anni subisce un’invasione di immigrati (di cui meno del cinque percento avrebbe diritto di asilo), e in cui la disoccupazione giovanile sfiora il quaranta percento.

    Il papa, a quanto pare, dimentica che la carità procede per cerchi concentrici, e parte dai vicini per arrivare ai lontani. E non viceversa.

    Del resto, un Paese stremato dalla disoccupazione e dalla delinquenza (e non di rado, a delinquere, sono proprio coloro che vengono “accolti”, allo scopo di arricchire le varie cooperative rosse)… che prospettiva può offrire, ai suoi giovani?

    Un predicazione che diventa sempre più orizzontale, sociologica… e abbandona la dimensione verticale, divina… come potrà salvare dalla disperazione coloro che si sentono schiacciati dall’inutilità e dalla solitudine?

  18. Ho sentito leggere quella lettera alla radio,ma non ero certa che fosse di qualcuno che veramente si era suicidato. Chi la leggeva la leggeva con molta passione e sembrava quasi parte di una commedia-radio. So solo che ho pensato :”Ma chi è sto (mi perdoni ma l’ho pensato) cretino che scopre a 30 anni che la vita non è una passeggiata, mica sarà di uno che si è suicidato sul serio?”…poi purtroppo ho saputo che era reale

  19. “Il Santo Padre è anche colui che grida “vergogna!” all’Italia, ossia a un Paese che da anni subisce un’invasione di immigrati”

    Ahahahah :°D di tutti i problemi il primo è l’invasione degli immigrati.

  20. Il paradosso è che con tutto il suo essere proclama che questa realtà sarebbe da salvare!
    Ma se non si riconosce il salvatore…

  21. Un commento OT.
    Ricordiamo in preghiera “Pokankuni”, Vittoria, una lettrice di questo blog che è appena morta di meningite fulminante a Milano.

  22. “il mondo che mi doveva essere consegnato”:

    Bisogna fare attenzione a liquidare questa frase come menzogna. Forse la menzogna non sta qui. Tutti nasciamo con un desiderio e una promessa di bene nel cuore che questa vita possa essere vissuta bene, in modo pieno ed essere feconda.

    La sofferenza dietro questa frase ricorda molto quella di Leopardi (“oh Natura, Natura, perché non rendi poi quel che prometti allor?”).
    Ma si potrebbero citare molti altri scrittori di calibro;

    Dickens:
    Come avete potuto darmi la vita e insieme privarmi di tutte quelle piccole cose che la distinguono da uno stato di morte cosciente? Dove sono le virtú della mia anima? E i moti del cuore? Che ne avete fatto, padre, del giardino che avrebbe dovuto fiorire in mezzo a questo deserto?
    […]
    Se quel giardino fosse mai esistito, sarebbero bastate le sue ceneri a salvarmi dal vuoto in cui sprofonda la mia vita. Non volevo dire questo; ma, padre, rammentate l’ultima conversazione che avemmo in questa stanza?
    […]
    Quel che m’è salito alle labbra adesso, l’avrei detto anche allora, se solo per un attimo mi aveste aiutata. Non vi rimprovero, padre. Quel che non avete coltivato in me, non l’avete coltivato neppure in voi stesso. Oh, se solo l’aveste fatto tanto tempo fa, oppure mi aveste trascurata, oggi sarei di certo una creatura migliore, e piú felice!

    o Dostoevsky, nel discorso di Ivan Karamazov:

    Ho voglia di vivere e vivo, anche a dispetto della logica. Sebbene io possa non credere nell’ordine delle cose,
    tuttavia amo le foglioline vischiose che si dischiudono in primavera, amo il cielo azzurro, amo alcune persone che a volte si amano senza sapere esattamente il perché – ci crederesti? – amo alcune grandi imprese umane, sebbene da un pezzo abbia cessato di credere in esse, eppure per una vecchia abitudine le ammiro con tutto il cuore […] Voglio girare l’Europa, Alëša, una volta partito di qui; eppure mi rendo conto di recarmi soltanto in un cimitero, nel più prezioso dei cimiteri, ecco cos’è! Valorosi sono i defunti ivi sepolti, ogni pietra sopra di essi parla di una vita così fervida in passato, di una fede così appassionata nelle proprie azioni, nella propria verità, nella propria lotta e nella propria scienza che io, lo so già, cadrò per terra e bacerò quelle pietre e piangerò su di esse – sebbene, in cuor mio, io sia convinto che quello, da molto tempo ormai, non è altro che un cimitero, niente di più. E non piangerò di disperazione, ma solo perché sarò felice di versare le mie lacrime. Mi inebrierò della mia stessa commozione. Io amo le vischiose foglioline primaverili, il cielo azzurro, ecco cosa ti dico! […]
    «Allora vuol dire che ci incontreremo ancora in questo mondo, ci incontreremo prima dei miei trent’anni, quando comincerò a staccarmi dal calice. Nostro padre non ha intenzione di staccarsi dal suo calice fino all’età di settant’anni, sogna persino di arrivare a ottanta, l’ha detto lui stesso, e ha serie intenzioni di farlo anche se è un buffone. Resiste ben saldo sulla sua lussuria come se fosse un macigno… sebbene dopo i trenta non è che rimanga gran che su cui resistere ben saldi… Ma tirare fino a settanta anni è rivoltante, meglio fermarsi a trenta: si può ancora conservare “una parvenza di nobiltà”, ingannando se stessi.

    Le parti in grassetto solo molto illuminanti per capire la mentalità che sta dietro a questo triste episodio (diffusissima senza arrivare a questi esiti estremi). Soprattutto il discorso dell’ateo Ivan ha una logica chiara: fino a trent’anni si può vivere solo sull’onda sulla “forza della giovinezza”, dice in un punto che ho tagliato. Qual è l’inganno alla base di tutto questo? Per me è questo: la vita (il mondo, il prossimo) visto come una grosso piatto da spiluccare mangiando qua e là finché c’è qualcosa di gustoso.

    Quindi la menzogna è in due fasi:
    1) trasformare la promessa in un diritto.
    2) trasformare il “vivere bene” in un “vivere gustosamente”

    Che ne pensate? Mi rivolgo soprattuto ai frequentatori atei del blog. La pensate come Ivan Karamzov?

  23. Zimisce, come tu evidenzi il punto è “consegnato”. E’ la stessa differenza tra amare una donna e volerla possedere.

  24. “I consumi hanno fatto saltare in aria sia il partito comunista che la chiesa cattolica. Entrambi i soggetti prosperavano sul bisogno e sulla compensazione futura. L’edonismo immaginativo autonomo dando qui e adesso i beni ha divelto queste strutture compensative. Il guaio è che sono subentrati degli alieni politici che si aggirano indecifrabili in mezzo a noi e che, come satolli e apatici patrizi romani, scrutiamo tra stupore e sbadigli. Finché stesi nei nostri triclini avremo di che sgranocchiare, i grugniti dei barbari non ci spaventano. Dopo? Dopo non ci saremo.”

    Giuliano Ferrara

  25. In margine a questo triste episodio, vorrei aggiungere che, quando si ha a che fare con la precarietà, e principalmente con un’insicurezza economica e occupazionale alla quale non eravamo abituati, bisognerebbe da un lato riconoscere che l’occidente ha vissuto e continua a vivere in un’illusione, e dall’altro che non ci sono le condizioni per accogliere e sostenere masse di migranti poverissimi in cerca di lavoro.
    Qualcuno più sopra con un po’ di superfluo sarcasmo, così si esprimeva:
    “Ahahahah :°D di tutti i problemi il primo è l’invasione degli immigrati.”
    L’immigrazione non è l’origine ma è parte significativa del problema; favorire e sostenere l’immigrazione potrà giovare a qualche interesse di bottega (settore privato degli alloggi, settori del pubblico impiego, …) ma nel mezzo di una crisi strutturale della produzione e della crescita economica è assolutamente insostenibile.
    L’accademico (economista e esperto di politiche pubbliche) Paul Collier così titolava sul Catholic Herald del 21 aprile 2016: “Our hearts are leading us astray on the refugee crisis”

    http://www.catholicherald.co.uk/issues/april-22nd-2016/our-hearts-are-leading-us-astray-on-the-refugee-crisis/

  26. Nel pensiero del ragazzo suicida ho trovato un modo di rapportarsi alla vita sbagliato, che però in qualche modo capisco perché l’ho sperimentato anch’io sulla mia pelle. Tutti aspiriamo a trovare la felicità in questa vita e cerchiamo diverse vie per raggiungerla, ma quando vediamo che il traguardo a lungo agognato in amore e nel lavoro sfugge sempre alla nostra presa si danno solo due casi possibili: o troviamo quel Qualcuno in grado di salvarci oppure il peso del fallimento inevitabilmente ci schiaccia con esiti tragici che vanno dalla depressione al gesto inconsulto. Io l’incontro con quel Qualcuno l’ho fatto e mi ha salvata, purtroppo lo stesso non è capitato al trentenne di cui stiamo parlando. Questo ragazzo poi non ha capito che la sua infelicità non era dovuta alla mancanza di successo nel lavoro e in amore, perché quand’anche l’avesse ottenuto sarebbe stato smarrito uguale, proprio come quelle star che hanno tutto eppure sono depresse. Perché? Perché esiste solo un’acqua di vita in grado di placare la sete di infinito dell’uomo e chi non la trova prima o poi è perduto.

  27. Beatrice, credo che la maggior parte di noi, chi più chi meno, l’abbia provato. Per questo siamo così tristi. La tristezza è la distanza tra il desiderio e la realtà. Desiderio che quel suicida trovasse il senso delle cose.

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