Non è Vangelo – XI – E io pago

Cari cultori della dannazione, anche oggi esamineremo uno degli episodi dei Vangeli al fine di trarne ispirazione per il nostro lavoro di portare anime all’Inferno. Come vi ho già detto altre volte, non stupitevi se usiamo proprio i testi più sacri del Nemico-che-sta-Lassù a questo scopo. E’ la prova che non esiste niente che noi non possiamo pervertire, nessuno che non siamo in grado di portare dalla nostra parte con l’opportuna tentazione. Alcuni si considerano santi e perciò al sicuro. Illusi! Noi siamo stati in grado di far cadere persino i discepoli di G, il figlio del falegname di cui tanto si parla. Lui era con loro, eppure hanno ceduto lo stesso. Quindi, amici dell’Inferno, non perdete la speranza: qualsiasi bersaglio è nelle vostre possibilità. Tentate.

Oggi esamineremo quella storiella raccontata da G nota come “parabola del figliol prodigo”. Non si tratta dell’ennesimo episodio inventato della vita di quel predicatore populista ma di un raccontino moralistico a lui attribuito. Anche qui, però, si tratta di rettificare la solita predicazione demagogica con una versione nuova, sincera quanto noi.
Molti di voi la storia l’avranno già sentita. Un ragazzo dinamico, in cerca di libertà, decide di allargare i suoi orizzonti e fare nuove esperienze. Ottenuto da suo padre quanto era suo diritto in fatto di contante va con questo gruzzoletto in tasca a risiedere all’estero, in un ambiente meno oppressivo e illiberale della dimora paterna. E’ un cervello in fuga, simile a tanti giovani d’oggi.
A causa della crisi, però, ha delle difficoltà finanziarie e deve ripiegare su lavori a tempo determinato. Preda dello sfruttamento capitalistico, a questo punto decide di tornare a casa per superare il momento difficile. Qui è accolto come un trionfatore dal suo genitore.
Suo fratello, però, giustamente si risente per la disparità di trattamento a cui è sottoposto e litiga violentemente con il resto della famiglia, invocando il suo diritto all’eguaglianza. Il babbo abbozza, rimarcando però la giustezza della scelta del figlio minore di spendere i soldi in turismo sessuale e altri divertimenti.

Normalmente la vicenda è lo spunto per predicozzi moralistici sulla necessità di accogliere chi sbaglia. E’ una interpretazione riduttiva. Intanto, chi lo dice che il cosiddetto “fratello prodigo” abbia sbagliato? Non certo il testo, dove la sua scelta di seguire il sentimento in un paese diverso è guardata con simpatia. Il giovane infatti finanzia manodopera locale, incrementa i consumi, scopre nuove usanze e si rende prossimo a gente straniera. La sua è quella generosità, spregiudicatezza, libertà dalle convenzioni sociali che tanto deve essere lodata nella gioventù. Si fa le sue esperienze, distante dai dogmatismi della società. Cosa rimproverargli, dunque? La carestia? Andiamo. Quel giovane è un modello da imitare per tutti i ragazzi di oggi. Viene da pensare che, nel mondo contemporaneo dove esistono telefoni e banche, sarebbe bastato chiamare il padre per ottenere altri fondi e continuare la sua permanenza all’estero senza dover per forza ritornare.

Così non è stato: e se un rimprovero al “figliol prodigo” va fatto è quello di essersi arreso troppo presto, di avere rinunciato al suo sogno on the road di fronte alla difficoltà. Se veramente cercava l’indipendenza avrebbe dovuto ostinarsi a negare il ritorno a casa. Infatti non c’è niente di più vergognoso di chiedere perdono. Un vero adulto deve dimostrarsi orgoglioso di quello che è, e non cedere mai. Contestare piuttosto, lagnandosi della cattiveria dei tempi. Avrebbe potuto pretendere un sussidio statale, invece che andare via con la coda tra le gambe. Occupare un alloggio, espropriare cibo decente, fingersi rifugiato. Insomma, arrangiarsi.

Ma cosa fatta capo ha. Se il figlio si è dimostrato molle, è così anche il padre, che invece di cacciarlo via come avrebbe dovuto fare lo riaccoglie in casa, dimostrando in questa maniera di non essere che un debole. Possiamo pensare che il padre in realtà approvasse le scelte del figlio. Forse pure lui stesso avrebbe molto volentieri mollato tutto per andare a godersi i soldi in quel paese straniero. E’ sicuramente un cattivo educatore: gli è mancato il coraggio. Sia quello di seguire il figlio intraprendente come forse sarebbe stato suo desiderio, sia quello di sbarrargli la porta come avrebbe meritato quando ha mollato. Non sarebbe stato meglio se si fosse accodato a lui nei suoi viaggi, per consigliarlo, per sostenerlo, per condividerne la ricerca del piacere? Non avendolo fatto, non avrebbe forse dovuto essere coerente e negargli ogni possibile facile perdono?
E’ ovvio vedere come questa ambiguità, questo tirarsi indietro non sia che un riflesso di quel Nemico-che-sta-Lassù che si permette di fare le pulci al comportamento di noi demoni e degli umani e nel contempo ci permette di fare il male.

Quanto più dignitosa è invece la figura del fratello maggiore: che, ricordiamo, è colui che eredita.
E’ lui che è nel giusto: disprezza con tutto il cuore quel fratello che gli ruba quanto sarà di sua proprietà, e che ritorna quando sperava di essersene liberato una volta per tutte. “Va a lavorare, barbone!” sembra dire con tutto il suo comportamento. E’ lui il motore dell’economia e certamente si può permettere il risentimento verso chi mangia pane e vitello grasso a tradimento. Non bisogna essere teneri con chi approfitta delle sue stesse disgrazie per suscitare pietà. No, pietà non bisogna averne.
Il suo disprezzo è anche per quel padre che finanzia gli amorazzi del figlio ma non concede neanche una briciola per le sue esigenze. Possiamo dargli torto? Non sarebbe stato molto meglio per tutti che quel figliol prodigo fosse restato perduto, invece di essere ritrovato?

Capite bene che tutta la storia della misericordia non sta in piedi. Che siate il fratello maggiore o il minore, il punto è: bisogna spassarsela, e all’inferno tutto il resto. Il che a noi sta bene.
E io pago, dice il padre.
Detto tra noi demoni: se lui paga, io incasso.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 gennaio 2017 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. “Il giovane infatti finanzia manodopera locale, incrementa i consumi, scopre nuove usanze e si rende prossimo a gente straniera.”
    Qualcuno che conosco direbbe “è andato in Thailandia a scoparsi la povertà”.

  2. Ok, e nemmeno un capretto per gli amici! Questo si chiama andarsele a cercare.

  3. https://aubreymcfato.com/tag/rat-man/

    Visto che è in tema, riporto questa gutosa parodia (da Ratman n. 56)

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