Non è un miracolo

Sotto le feste ci sono certi film che sono immancabili. Quando ero giovane il film di Natale era “La vita è meravigliosa”, di Frank Capra. Un capolavoro che tutti dovrebbero vedere e che, purtroppo, nella televisione odierna è assai meno gettonato. Troppo bello, troppo vero e magari troppo cattolico per certi gusti.
Invece del Festeggiato, i film che vanno adesso sono sul Panzone Rosso. Sì, l’orrido personaggio che ha usurpato San Nicola e Gesù Bambino nel recapito dei doni ai bambini. Tra le opere di cui è argomento ce ne sono di davvero orrende, e forse una tra le meno peggio è “Miracolo sulla 34a strada”.
E’ probabile che l’abbiate visto, se così non fosse seguono *spoiler*, la trama in breve.

Un vecchietto è convinto di essere il vero Babbo Natale e, siccome è perfetto per la parte, risolleva la sorte del grande magazzino che lo impiega per il Natale. Dopo però che prende a legnate un Babbo Natale trucido la concorrenza cerca di internarlo; un avvocato compiacente tenta di farlo restare libero, sostenendo che potrebbe davvero essere chi asserisce di essere. La città unanime al grido di “Io ci credo” si schiera con l’anziano pazzoide che alla fine viene rimandato libero. Una serie di “coincidenze” lasciano capire che il tizio potrebbe essere effettivamente quello che dice di essere.

Esemplari le motivazioni che il giudice dà per la sua  sentenza. Sulle banconote c’è scritto “Confidiamo in Dio”, “In God we trust”. Se il governo può stampare moneta con scritto così, confidando in un personaggio invisibile, perché noi non possiamo dire che Babbo Natale esiste?

Il riferimento a Dio, il buonismo sparso a piene mani e magari anche il titolo in cui compare la parola miracolo possono trarre in inganno. Tant’è che ho visto quel film nella vetrina di una famosa libreria cattolica a un tiro di schioppo da Piazza San Pietro.
In realtà i messaggi che passa sono letali. Il primo e più evidente è che Dio è come Babbo Natale. Il credervi o non credervi è una questione di sentimentalismo, non di ragione. Una fede cieca, irragionevole. Ci credo perché voglio crederci. Basta un signore gentile con una barba bianca. La fede che ci viene presentata è “Ci credo perché ci credevo da bambino”  e se ci penso mi sento tanto buonino.

Che, se ci pensate, è l’esatto contrario di quanto insegna la Chiesa. La fede è la fede nella Croce, non nel re degli elfi. Ti fa stare bene, ma aspettati di essere perseguitato. E’ ragionevole crederci, ma perché spiega le cose, non perché ti porta i giocattoli.

L’altro messaggio è che è lo Stato, il Giudice, che decide se quello in cui credi è reale o meno. Ti autorizza al culto, e se decide contro, bene, vai al manicomio. Sei solo un vecchio pazzo.
“In God we trust” non per niente è scritto sulle banconote. In ultima analisi è una questione commerciale. Quel Dio, l’occhio nella piramide, è un personaggio innocuo che non ha a che fare con la realtà. Invisibile, intangibile: un’illusione. Alla stregua di Babbo Natale.

Non è un miracolo, quello che avviene nel film. Sono al massimo coincidenze, a cui si vuole dare un significato. I miracoli sono più seri di così. Come il Natale, il cui vero significato non è mai nominato neanche di striscio. Massì, se lo volete al posto di Cristo tenetevi pure il Panzone Rosso. Ma quello, finita la festa, scompare.

 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 23 gennaio 2017 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 8 commenti.

  1. Quel film (il secondo che hai detto) mi fa venire un nervoso, ma un nervoso…
    A proposito del primo, invece
    http://www.crisismagazine.com/2011/the-catholic-vision-of-frank-capra

  2. Manca pero’ in tutto questo discorso un accenno ad un bisogno (forse molto animalesco) dell’uomo: l’uomi infatti cerca la felicita’, ed uno dei mezzi che ha per ottenerne un surrogato (intendiamoci, passeggero ed etereo) e’ chiamato divertimento. Il Natale si dovrebbe celebrare, quando alla celebrazione sommi i festeggiamenti, ecco creato un cortocircuito perfetto: la celebrazione non serve piu’, il festeggiamento mi trova una scorciatoia per la felicita’ cui anelo. E, forse per via del proverbio, tanti preferiscono l’uovo oggi.

  3. Ma tu parli del remake, perché io ho visto proprio in queste feste la versione originale in bianco e nero, e… non che sia un capolavoro, ma l’ho trovata godibile – e la difesa di Babbo Natale si basa su tutt’altro tipo di prova.
    In effetti, adesso che ci penso, io non conoscevo la trama del remake, ma è abbastanza impressionante che, nell’arco di pochi anni, dal garbato filmino per famiglie tutto sommato così simpatico si sia arrivati al remake in cui a quanto pare Babbo Natale e Dio sono la stessa cosa.
    Ma robe da matti!

  4. Cara Lucia, avevo dimenticato che si tratta di un remake! Mi guarderò l’originale appena posso.

  5. :-)
    Non aspettarti meraviglie eh, ma sicuramente qualcosa di molto più garbato e gradevole rispetto alla roba che stai descrivendo tu… io l’ho trovato carino!

  6. In USA si augura Merry Christmas, in Gran Bretagna si preferisce Happy Christmas. La differenza è notevole: merry suggerisce un godimento materiale e consumistico, happy è la gioia dell’anima. Negli ultimi decenni anche in Gran Bretagna ha preso piede il Merry Christmas.
    Ciao

  7. @Hero: purtroppo non e’ vero cio’ che dici, in USA si augura “happy holidays”, cancellando il Natale anche dagli auguri.

  8. Happy holidays ancora ancora… parliamo di…

    “SEASON’S GREETINGS”

    Auguri di stagione a tutti quanti!

    Perché io debba Rallegrarmi e rallegrare all’inizio della stagione PEGGIORE dell’anno da pressoché ogni punto di vista non ne ho idea…

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