Di eroi e di santi, ancora

Discutevamo l’altra settimana di eroi e di santi. Forse però non è ben chiara la differenza tra gli uni e gli altri.
Un eroe è una persona che compie qualcosa di eccezionale, per suo merito. Può essere o non essere straordinario in se stesso, un semidio o qualcosa del genere; ma la radice del suo eroismo non è nello spiccare dal punto di vista fisico, quanto da quello comportamentale. L’eroe ispira perché fa l’eroe, non perché sia più forte o più capace. La fonte della sua virtù però è sempre umana, fosse pure l’amore di patria.
Per essere eroi bisogna essere uomini eccezionali, lasciandosi alle spalle le debolezze.

Il santo, invece, pone la sua forze in Dio. Punto. La forza che ha non è sua; è la forza di Dio. Quello che fa di grande è perché “lascia fare Dio”. Si affida. In un certo senso è il contrario dell’eroe, che invece porta tutto il peso dell’umano. Il santo è tanto più grande quanto più si fa piccolo.
La sfida tra il santo è l’eroe è quella tra Davide e Golia. Il ragazzino pressoché disarmato e il fortissimo uccisore corazzato. Un combattimento dall’esito scontato, per tutti i parametri umani. Solo un pazzo avrebbe scommesso contro Golia.

Così come i santi. Chi avrebbe scommesso su di loro? In vita spesso perseguitati, incompresi, esecrati da benpensanti e media, non infrequentemente uccisi.
Eppure sono stati molto più forti di tutte le legioni di eroi, di cui tombe e nomi sono dimenticati. Hanno cambiato il volto del mondo, perché non erano di questo mondo.

Come l’eroe il santo ispira l’imitazione, fa dire: come si fa a vivere così?
Si può fare l’eroe, nella vita di ogni giorno come nella circostanza eccezionale. Ma bisogna avere occasione e stoffa. Volere essere eroi può schiacciarci. Ci può rendere davvero infelici, facendoci accorgere di quanto in realtà siamo deboli. Non tutti possono essere eroi. Non tutti ce la fanno. Non tutti ce la possono fare.

Essere santi è molto più semplice. Possono esserlo tutti. Proprio perché è qualcun altro che fa, molto più forte e perfetto di ogni nostro eroismo.
Possiamo. E sì che allora il mondo cambierebbe.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 17 gennaio 2017 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. Io credo ci sia tra l’altro una differenza in termini di “tempo utile”. Essere un eroe capita di quando in quando, la chiamata alla santita’ dura dalla nascita, mentre l’eroismo e’ un treno che passa e magari non ritorna, c’e’ in ogni giorno della vita un motivo per metter tutto in mano a Dio.
    E, lasciami continuare, c’e’ ancora una cosa che non mi par chiara: la santita’ e’ la piu’ difficile delle due. Per lasciar che la propria forza sia Dio bisogna infatti in qualche modo lasciar andare alcune parti della personalita’ che son dure mettersi a disposizione (come l’ego ad esempio).

  2. Duefiori, come puoi immaginare qui si riapplica la nostra precedente discussione sui piccoli eroismi. Per me ci può essere un eroismo spicciolo, quotidiano; per te no. Ma non ritornerei adesso sulla questione.
    Sul fatto che la santità sia la più difficile, anche qui ho i miei dubbi. L’eroismo è trascendere i propri limiti, la santità riconoscerli. Se non hai la stoffa dell’eroe non c’è verso; ma tutti possono ammettere di essere esseri finiti e bisognosi di aiuto.

  3. Berlicche, non solo tutti possiamo ma possiamo in ogni momento. Quel che mi chiedo e’ se possa dirsi facile farlo senza poi inciampare in un fatalismo che porta alla rovina anziche’ alla santita’.
    Quanto all’eroismo e’ secondo me piu’ facile perche’ si tratta non di trascendere effettivamente i propri limiti, ma di tentare di farlo: di gettare il cuore oltre l’ostacolo e di sperare che il resto segua il cuore senza troppi danni. Ma questa differenza deve esser connessa alla nostra differenza di vedute sugli eroi in genere.

  4. xDuefiori: sarà poi l’oggetto di un ulteriore post, ma non lo vedo tanto semplice “gettare il cuore oltre l’ostacolo”. Io sono stato testimone sia di comportamenti eroici che del loro contrario, più volte. Se poi penso a me, io posso anche fingermi che “in caso” sarei eroico; ma la certezza non ce l’ho. Quello che su cui posso parlare sono gli eroismi quotidiani.
    Il punto è però cosa “muove” di fronte alla possibilità di compiere un atto eroico – che comporta un rischio, una perdita o la possibilità di una perdita, se no non sarebbe tale. Il “chi me lo fa fare” è sempre in agguato. In questo senso mi riallaccio al primo post, e occorre convenire che, nel caso dei santi, “Chi me lo fa fare” è chiaro.

  5. Il “chi me lo fa fare” è sempre in agguato ……… e occorre convenire che, nel caso dei santi, “Chi me lo fa fare” è chiaro.

    E a me un giorno fu rivolta questa domanda :

    Ma a te, di diventare santo, chi te lo impedisce?

    ///////////////

    Questa domanda fu uno shock.

  6. Copio dal blog di un giornalista del “Giornale”

    «Sventurato quel popolo che ha bisogno di eroi», fa dire Brecht al suo “Galileo”, con parole divenute ormai famose ed impresse finanche sugli incarti dei baci di cioccolata. Sbagliava: fortunato quel popolo che sugli eroi può contare. Perché niente e nessuno è infallibile al mondo, e quando qualcosa va storto è sempre meglio averlo, un qualche eroe capace di far miracoli. Come a Città del Messico nel ’70, con Gianni Rivera salvatore della patria calcistica. Come ed ancor più a Rigopiano, con gli angeli della neve orgoglio d’un’Italia incapace d’essere fiera di se stessa.» http://blog.ilgiornale.it/iacobini/2017/01/21/elogio-delleroe-normale/?repeat=w3tc

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