Non è Vangelo – IX – Un’infanzia banale

Appassionati della dannazione eterna e collezionisti di malvagità, anche oggi esamineremo un brano di quegli ottusi libercoli noti sotto il nome di Vangeli.

E’ importante che superiamo la nostra naturale ritrosia ad approcciarci a quei testi. Mordono, è vero, ma se non impariamo a deriderli e falsificarli come possiamo sperare di allontanare da loro i nostri umani prediletti? Non sempre è sufficiente distogliere da loro l’attenzione per trionfare; dobbiamo anche far provare disgusto per ciò che raccontano. Questo è fattibile solo se ne distorceremo il significato pur restando credibili. Vogliamo che ne sappiano abbastanza da poterli rifiutare, ma non abbastanza perché possano comprendere quello che realmente dicono. Pensare di capire: così possono evitare di capire che non pensano.

Quest’oggi parleremo di quei fatti che si sono svolti  – o meglio, che non si sono svolti, intesi? –  subito dopo la nascita del figlio disoccupato del falegname, quel G della quale esistenza raminga e disperata vertono i libretti che stiamo esaminando.
Essi riportano il viaggio di alcuni cartomanti stranieri  – Magi, vengono chiamati – che, evidentemente male informati, giungono in cerca del bambino in quel della Palestina. Sono degli approssimativi: hanno solo una vaga idea di quello che devono trovare, si immaginano che sia chissà cosa, e finiscono per chiedere indicazioni all’autorità costituita, il grande Erode. Questi, una persona seria che tiene al suo regno, indica agli illusi la loro probabile destinazione. Lì si imbattono per pura fortuna in G e nei suoi genitori, e li riempiono di regali costosi. Da questo si può già capire di che pasta sia fatta la famiglia del cosiddetto Salvatore: invece di rifiutare quell’oro, frutto di chissà quali transizioni illecite, o destinarlo a qualche opera umanitaria, se ne appropriano per poi utilizzarlo in viaggi turistici in località esotiche come l’Egitto. Oltre ai gioielli i magi portano anche fumo (“incenso” – ci siamo capiti?) e profumi costosi. Dimostrando poi quanta irriconoscenza è presente nel cuore dell’uomo se ne vanno senza tornare a ringraziare Erode per i suggerimenti. Re dei cafoni, a quanto sembra.

Una pubblicistica di parte ha presentato Erode come un tiranno crudele. La migliore critica storiografica tende a rivalutarlo: un vero padre per il suo popolo, a cui risparmia lotte e sofferenze eliminando i piantagrane e quanti potrebbero minacciare la pace. Un pretendente al trono, come avevano preannunciato i Magi, avrebbe compromesso la stabilità del suo regno. Cos’è il sacrificio di pochi bambini di fronte ad uno scopo più grande? In quelli che sono falsamente indicati come innocenti si possono vedere dei futuri terroristi, degli ostacoli al progresso. Vittime civili, inevitabili, dolorose, dello scontro tra la civiltà erodiana della legalità e dell’amore e i cupi sovvertitori dell’ordine stabilito.
In un certo senso è come se quei cosiddetti martiri non fossero neanche umani, ma strumenti per un futuro più luminoso; la ragione di stato ha chiesto loro di sparire, e siamo tutti grati che l’abbiano fatto.

Erode è un eroe misconosciuto. Pensate a quante sofferenze, a quante divisioni darebbero state risparmiate all’umanità avesse ucciso il bambino giusto e non delle nullità qualsiasi. La nostra regola dominerebbe ora sulla terra, assicurando che ribellioni del genere non possano ripetersi. Ma è inutile piangere sul sangue versato.

In seguito il bambino G viene portato al tempio per la presentazione, e qui viene spupazzato da alcuni laidi vecchiacci che non aspettavano altro. Quei pedofili seriali avvisano i genitori che il ragazzino porterà rovina al suo popolo e gravissimi dispiaceri ai genitori, ma non vengono capiti.

In seguito, dopo una prolungata vacanza in Egitto a spese dei contribuenti, la famiglia del falegname ritorna a Nazaret, città di cattiva fama, dove Giuseppe, un sognatore con poco senso pratico, si guadagna la vita con lavori manuali. Abbiamo già accennato come il ragazzo si ribelli, e scappi di casa per passare le sue giornate a bighellonare con altri sfaccendati che preferiscono parlare di cose spirituali invece di trovarsi un’occupazione seria. A parte questo accenno, da cui si capisce che le sue paranoie dipendono anche da genitori incapaci persino di accorgersi che loro figlio è sparito, i Vangeli sono avari di altre notizie riguardanti quel periodo.

Che conclusioni dobbiamo trarre da queste pagine?
Fatti salvi sogni fumosi di angeli e infondate profezie, il piccolo G non dimostra nessuna eccezionalità. Non nasce da una famiglia particolarmente nobile o ricca, nonostante millantate discendenze; non riceve un’educazione superiore; vive un’esistenza oscura e infruttuosa in un paese sperduto della più desolata periferia dell’Impero. Come ci si può fidare di un paesano nato da una ragazza madre e un padre sempre in giro, perso dietro ai suoi sogni? E’ evidente che le pretese successive del figlio del falegname non sono che le illusioni di un provinciale con la testa riempita di storie irreali. Davvero ci possiamo lasciare abbindolare dai suoi cosiddetti miracoli, dalla sua parlantina? Come si può pensare che quel signor Nessuno fosse davvero il Messia annunciato?

La sola sostanza nel nostro mondo è il potere, la forza di chi è ricco o sapiente. Se il progetto era di rovesciare i potenti dai troni ed innalzare gli umili è evidente che si tratta di una illusione di falliti. Le rivoluzioni si fanno per un fine concreto: una società perfetta, fatta di gente coerente; hanno successo eliminando tutti i rifiuti e chi non condivide la visione progressista e ottimistica. Che cosa può sperare di fare una nullità come quel bambino, estraneo ai palazzi dove si prendono le decisioni? Niente. E’ per questo che dobbiamo fare in modo che la gente cessi di credere a quelle fandonie scritte nei Vangeli. Per il suo stesso bene.

Prima si capirà che la speranza è un’illusione meglio sarà per tutti, per noi demoni specialmente. Sempre pronti a consolarvi.

presentazione_al_tempio

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 13 gennaio 2017 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Panciroli, vedo che stai cercando di farti bandire del tutto. Prendo atto.
    Commento OT rimosso. Il seguente sarà definitivo.

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