Né santi né eroi

Non ci sono più film romantici. Ci avete fatto caso? Quelle belle pellicole di una volta, dove lui e lei si innamorano, superano immani difficoltà, si sposano, e poi felici e contenti per quanto se ne sa. Nominatemene una degli ultimi cinque anni. Spiegatemi perché, dato che “Orgoglio e pregiudizio”, “C’è posta per te” o “Sabrina” vengono visti e rivisti.
Forse perché non ci sono più principi, accento sulla prima i. Ne sa qualcosa la Disney: oh, principesse forti e volitive a iosa. Ma principi con, scusate il termine, i coglioni, neanche l’ombra. Quelli pervenuti sono a rimorchio.

Perciò non posso a fare a meno di domandarmi: è questo tempo che non vuole più sentir parlare di eroi o c’è qualcuno che ha pensato “ehi, facciamo fuori questi fastidiosi macho”?
Me la ricordo, ai tempi in cui i comunisti facevano tendenza e non ancora governo, la demolizione dell’eroe. Sui giornali, nei fumetti, nel cinema, a scuola. Le prese in giro, le diffamazioni, l’esaltazione del bastardo: l’eroe, ma anche l’onesto padre di famiglia, era il bersaglio privilegiato di tutte le satire. L’uomo vero era etichettato “borghese” o “fascista”: il peggiore degli insulti, il disprezzo definitivo. Tutti gli intellettuali, i maestrini del pensiero politicamente corretto odio a guardarlo con faccia schifata. Chi aveva il coraggio di volere essere così?

In questo modo è cresciuta una generazione senza più né santi né eroi: solo loro, persi dentro nebbie alcoliche o stupefacenti, perché non c’era più nessun padre a dire che facevano male. Non c’era più nessun eroe a tirarli fuori dai guai. Senza nessuno che ti insegni cosa sia il mondo, nei guai ci finisci. E’ questo che fa l’eroe, o il padre: combatte per cosa è giusto. Se non si sa più cosa sia il giusto, se si mette in dubbio che il male e il bene esistano – salvo etichettare come male chi non la pensa così – per cosa si dovrebbe combattere? Difendere, cosa?

Che modello ha, il ragazzo che cresce oggi? I soli eroi che vengono proposti sono super-irraggiungibili, gente con maschera e mantello. Persino i bambini sanno che non si può essere davvero così. Nessuno che gli insegni il duro ma necessario lavoro, che spieghi loro che non é il sacrificio sfavillante ma quello quotidiano a salvare la vita. L’eroe è femminilizzato, moscio, incapace di fare il maschio, cioè proteggere; come la donna mascolinizzata diventa incapace di fare la femmina – vale a dire la madre, l’eroina silenziosa, colei che salva e accoglie. Anche per questo tipo di esemplare c’è poco mercato.
Si imitano questi modelli sballati. Producendo così coppie di infelici che scoppiano in fretta, perché fuori ruolo: come cattivi attori in una parte non congeniale.

Chi ne trae vantaggio? Chi ha tutto l’interesse a occupare il territorio. Che non vuole dei maschi alfa che lo tengano a distanza, lo minaccino, lo ridimensionino. Che non vuole delle donne toste a protezione non delle loro fisime, ma della loro casa. Chi ci vuole deboli, confusi, incapaci di capire dove sta il bene e il giusto perché cosi ci possono imporre quello che pare a loro.
I cattivi; gli invasori; il potere. Quelli che decidono le trame dei film e le campagne stampa unanimi sui giornali, i mentitori di professione che invocano la censura su chi dice cosa non vogliono sentire. Coloro che odiano i padri e le madri, che odiano chi fa di tutta la vita un eroismo silenzioso.

Non è tardi per essere ciò che dobbiamo essere. Non abbiamo perso, perché siamo più forti di loro – per questo hanno paura di noi. Perché noi siamo i santi, noi siamo gli eroi.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 9 gennaio 2017 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 77 commenti.

  1. L’ha ribloggato su l'ovvio e l'evidentee ha commentato:
    “Non è tardi per essere ciò che dobbiamo essere. Non abbiamo perso, perché siamo più forti di loro – per questo hanno paura di noi. Perché noi siamo i santi, noi siamo gli eroi.”

  2. Cari tifosi Berlicchiani, a fine lettura dell’articolo andate a cliccare il link

    Donne toste

    E’ molto più di un supporto all’articolo main del padrone di casa.

    Coraggio!!! Siamo nell’anno di Fatima. Ave Maria

  3. Corrado Grassi

    Eh caro il mio Berlicche, basta guardar ele porcherie che vengono propinate dalle tv americane…Tanto per far dei nomi “Il Trono di Spade”, “Shameless”, “Orange Is The New Black”…Devo aggiungere altro?

    Corrado Grassi

  4. Sul “Trono di Spade” prima o poi scriverò un articolo per evidenziarne l’utilità: fa vedere cosa accade in un mondo non cristiano (sebbene l’autore immaginandolo non abbia saputo scrollarsi di dosso i “pregiudizi” cristiani su misericordia e amore di cui ormai non ci rendiamo neanche più conto).
    PS: l’argomento è OT, ne discuteremo a suo tempo
    Edit: a suo tempo, comunque, avevo già scritto questo

  5. Tutto verissimo. E quel che mi dà più fastidio è quanta brava gente si è bevuta a occhi chiusi e ripete a pappagallo quella pessima citazione da Brecht.

  6. Tutto da condividere pienamente. Non abbiamo più padri nè eroi, è vero, e questo sta facendo la differenza.
    Sono contenta che qui si respiri un’aria ottimistica, ne ho bisogno perchè io fatico a credere che il futuro sarà davvero migliore, almeno a breve. Il bene vincerà alla fine, lo so, ma il problema è capire quanto dovremo aspettare quell’ “alla fine”.

  7. Sono convinto che ogni generazione debba riscoprire l’eroismo; non siamo i primi a vivere in un tempo debosciato. Waters, ad una conferenza qualche mese fa, parlava di decenni; a mio parere la corda ora è così tesa che si romperà presto. Temo il rimbalzo.
    Per controcitare Brecht, sarà forse beata la terra chi non ha bisogno di eroi, ma è una terra che non c’è. Inventata da chi sognava sistemi così perfetti che non ci sarebbe stato più il bisogno di essere buoni. Un totalitarismo così pervasivo da eliminare non solo la libertà, ma la necessità di essa. Ovvero, l’inferno.

  8. In Italia poi, i padri non contano proprio niente, se nemmeno per decidere sull’interruzione di una gravidanza è richiesto il loro consenso. Peggio di così…!

  9. sei riduttivo, tonis

    “in Italia i padri etc. etc………”: anche in Europa; http://contents.internazionale.it/wp-content/uploads/2014/02/aborto_mappa.jpg

  10. non si sposano, tony, perchè non ci sono preti

    ma ti piacerà: è un film romantico, dove lui e lei si innamorano, superano immani difficoltà, convivono, e poi felici e contenti per quanto se ne sa.
    “Nominatemene una degli ultimi cinque anni”: eccolo; http://www.filmsenzalimiti.click/passengers.html

  11. Qualche eccezione c’è!
    Un film recente romantico e familiare allo stesso tempo è questo:

    Il promo può trarre in inganno, lo fa sembrare un misto di teen-movie e fantascienza, ma è pieno di ottimi spunti di riflessione, e c’è un padre saggio e il finale che lo coinvolge è una delle poche scene che mi ha davvero commosso negli ultimi anni.
    Ci sono è vero delle concessioni al modo di relazionarsi delle coppie moderne (ovviamente gli innamorati finiscono a letto insieme la sera in cui si conoscono, non si paventano altre possibilità) ma, come diceva qualcuno in un altro blog, per andare contro il pensiero dominante o si sceglie l’opposizione aperta (e si rimane in una nicchia) o si sceglie il mascheramento.
    ‘About time’ mostra un’attenzione per le relazioni autentiche (famiglia in primis) e una gratitudine di fondo per la vita in sé che non si trovano facilmente.
    Indicativo il fatto che il protagonista debba gradualmente ‘accomiatarsi’ dal padre quando diventa padre lui stesso, non senza che questo gli passi una serie di lezioni di vita.
    O il fatto che il protagonista si renda conto di voler sposare la sua fidanzata nel momento in cui sceglie di rinunciare ad una notte con una vecchia amica che era stata il suo sogno erotico di adolescente, notte di cui nessuno avrebbe mai potuto sapere nulla.

  12. per andare contro il pensiero dominante si sceglie il mascheramento.

    si chiama nicodemismo ( treccani/nicodemismo); “Ci sono è vero delle concessioni al modo di relazionarsi delle coppie moderne (ovviamente gli innamorati finiscono a letto insieme la sera in cui si conoscono, non si paventano altre possibilità)..”: my granny, born in 1907 as a catholic, got pregnant months before her wedding; sex ‘s been always attractive, even in the old good days when Religion and Order were at their best; comunque se fornisci il minutaggio dell’accoppiamento lo spettatore ortodosso potrà agevolmente saltare la scena scabrosa;

  13. Caro Panciroli, ennesimo tentativo di distrarre dal tema del post con particolari insignificanti. Sei un esempio perfetto di cosa sia la tentazione, e del perché bisogna evitarla; per non perdersi nel nulla. Grazie.

  14. Che scemenze: un eroe per esser tale deve, letterariamente, sublimare il sacrificio in un unico momento. E sara’ un concetto che tenterai di propinarci tra qualche mese, appena prima di Pasqua. Non e’ infatti Gesu’ l’eroe che si sacrifica per tutti? ma non lo fa “giorno per giorno”, lo fa nella settimana santa.
    Un grigio impiegato che alza la voce solo quando scopre la figlia a letto col fidanzato mussulmano non e’ un eroe, e’ una bestia umana che tira l’aratro finche’ la sferza non gli dice di invertir la marcia. E quando incontra uno ostacolo piu’ tenace di altri, allora muggisce di rabbia. Bell’eroe.

  15. sei riduttivo, tonis
    No.
    Mi riferivo al fatto che la legge italiana (la 197/78) mentre all’art. 5 prevede la presenza del padre del concepito per decidere sull’interruzione della gravidanza, poi condiziona questa presenza al consenso della donna, aggiungendovi quell’incredibile “ove la donna lo consenta”.

  16. XDuefiori: che concetto riduttivo dell’eroe che hai! Per quale motivo l’eroe deve per forza andare in un boom? Estetica? Pensi davvero che stare al proprio posto, ogni giorno, perché si sa che quello è il posto dove si deve essere non richieda coraggio, eroismo?
    Gesù, poi, non rientra nella definizione di eroe; è ben di più. Quanto alla settimana santa, ti ricordo che per tutta la vita lui è stato ben consapevole di come sarebbe finito. E il suo predicare e beneficare, ogni giorno, a persone ostili, indifferenti, traditrici mentre avrebbe potuto fare ben diversamente, come lo definisci?
    Anche l’esempio che hai scelto è chiaramene uno straw-man. Chi lo definisce eroe? Tu, non altri. Strane concezioni confuse hai.

    PS: il Duefiori originale, come lo definiresti? Hai letto “Interesting times”?

  17. Per quale motivo l’eroe deve andare in boom? perche’ senza un atto eroico non puoi avere un eroe. Che poi e’ come dire che se non fai il pane non sei un panettiere. Cosa c’e’ di eroico nello stare al proprio posto? Richiede abnegazione, sacrificio, perseveranza, obbedienza, testardaggine. L’eroe e’ quello che e’ mezzo uomo e mezzo dio. Un atto eroico richiede una scintilla di divinita’ (tra l’altro l’eroismo e’ un concetto ellenico, stiamo parlando di dei pagani, e la scintilla di divinita’ e’ spesso legata alla forza fisica, che rende gli eroi antichi praticamente tutti uomini maschi) che e’ necessaria per superare una difficolta’ che ad un uomo non e’ dato superare. Quindi no, se stai ogni giorno al tuo posto senza compiere un’azione eroica, non sei un eroe (poi magari ti svegli tutt’un botto, ti fai 42 chilometri di corsa dopo una battaglia e ci resti secco per consegnar la posta e diventi l’eroe di Maratone).

    Gesu’ e’ uno che si sacrifica (e lo fa coscientemente) per tutta l’umanita’, e’ ovviamente un eroe (e infatti lo si glorifica, mica si pensa mai “che scemo, poteva fare diversamente”). Che poi senza la resurrezione e miracoli sarebbe stato solo un eroe-filosofo (alla Platone per intenderci), mica il figlio di Dio, non trovi?
    Nell’esempio che ho scelto ho descritto la vita di uno che sta al suo posto combatte quando quello che crede il male si manifesta. Ovviamente non e’ un eroe.
    Anche nella mancanza dell’eroe “macho” che lamenti risulta chiaro che l’eroe ha bisogno di coglioni: quella scintilla di divinita’ che si manifesta in un momento eroico, non nel controllare che la cipolla non bruci nel soffritto. E’ ovvio che se non vogliamo mangiare male ci vuole qualcuno che non faccia bruciar la cipolla, ma vincere masterchef non e’ un atto eroico. E ancora, le tue eroine volitive che fanno? si comportano da macho, e sai perche’? perche’ non sarebbero altrimenti riconoscibili come eroine. Cenerentola non e’ un’eroina, Belle non e’ un’eroina, Anna la sorella di Elsa lo e’.

    Non ho letto interesting times, ma Duefiori direi che e’ un epicureo. Ha certo la curiosita’ di Odisseo (non a caso il mio eroe preferito) senza essere un eroe.

  18. Duefiori, leggi Interesting times; potresti cambiare idea sugli eroi. E, se hai letto il ciclo delle guardie, come definiresti Vimes e i suoi?
    Davvero credi che un atto eroico debba essere per forza istantaneo? Pensa ad Ettore dell’Iliade: è un eroe o no? E in cosa consiste il suo eroismo? E’ solo nella battaglia?
    No, l’eroismo è qualcosa di molto più profondo dell’atto da macho al quale sembri ridurlo. L’eroismo non è mostrarsi, non risiede nella forza, tanto è che anche un bambino può essere un eroe. Cosa ci vuole a dare una mazzata sulla testa ad un nemico? Quello non è eroismo; è forza bruta – un concetto differente.
    Gesù è più di un eroe, perché non si limita a difendere, ma salva tutti; anche i propri nemici, a costo della vita. C’è una dimensione che trascende l’umano; per questo è più di un eroe.
    L’esempio che hai fatto hai detto bene, non è un eroe. E quindi perché lo hai fatto?
    Considerando quanti scappano di fronte alla cipolla nel soffritto, sei sicuro che non sia un atto di eroismo restare?
    Mi dispiace, ma Cenerentola è un’eroina: non fugge di fronte al nemico, cioè la matrigna e le sorelle (ci sarebbe da discutere sul resto, e l’ho fatto a suo tempo; ma proseguiamo)
    Belle è un’eroina; anche lei sceglie il sacrificio, una vita con la bestia per salvare il padre.
    Custodire ciò che è prezioso, amare davvero, sono atti di eroismo, oggi anche più di ieri.
    Il singolo atto eroico può essre più facile ed evidente da riconoscere, ma non c’è solo lui.

  19. L’eroe è femminilizzato, moscio, incapace di fare il maschio, cioè proteggere; come la donna mascolinizzata diventa incapace di fare la femmina – vale a dire la madre, l’eroina silenziosa, colei che salva e accoglie.

    Ed è per questo che in trent’anni non si è ancora riusciti a fare un film decente sui fantastici 4 (chiusa parentesi nerd)

  20. Ps: i poteri dei supereroi sono irraggiungibili, ma possono essere un modello raggiungibilissimo da un punto di vista umano: l’Uomo Ragno e Superman in particolare ERANO (prima di atroci reboot che mandassero tutto cordialmente in vacca, grazie a Dio su Superman si sono convertiti l’anno scorso ed è tornato ad essere un marito e soprattutto un padre di famiglia) bellissimi personaggi, che io indicherei volentieri ai miei figli.

  21. Un vecchio canto scout… molto poco politically correct… recitava così:

    http://spazioinwind.libero.it/palermo21/canti/scout/madre_paura.htm

    Mi pare proprio che faccia al caso.. nonostante sia degli anni ’70.

    Peccato non aver trovato l’audio…

    Cmq quella della de-costruzione degli eroi è una riflessione ben sviluppata in un Pixar di qualche anno fa.. gli Incredibili… o no?

  22. Gli incredibili è un’ottima riflessione, che avevo ripreso proprio all’inizio del blog. Vista anche la ricorrenza di oggi, cade all’uopo.

    Impressionante, quella di Pompei.

  23. a berli’. tu hai definito “atto eroico” il restare a insegnare in una scuola cattolica rinunciando a cento leuri di più nella scuola laico/massonico/pubblica.

    non è la più singolare fra le tue opinioni, ma io al tuo posto l’argomento specifico lo lascerei cadere…

    (sei un vero supereroe quando si tratta di massacrare il senso del ridicolo…)

  24. Certi sensi del ridicolo vanno massacrati, perché sono insensati.
    Tanto non sono neanche vivi.

  25. fatto che alle elementari per esempio ci facevano entusiasmare per Garibaldi – e piangere per Anita, eh, ricordiamo anche lei!- e poi … il mito sfatato, vengono fuori tante ombre: che ci sono indubbiamente, a guardarlo da un punto di vista cattolico; ma il fatto è che anche da parte non cattolica, quindi per quali altre ragioni? non manca la tendenza a dissacrare o almeno a sminuire…Una parola appunto su Anita, a proposito di “donne toste”: chi ha detto che debbano per forza essere pulzelle come Giovanna D’Arco o nel paganesimo, la virgiliana Camilla? Anita diede 3 figli a “Josè” e quando morì aspettava il quarto…Comunque i film storici e biografici “tengono” ancora, e non si tratta solo di eroi guerrieri o avventurosi, ma anche scienziati, scrittori, artisti… speriamo!

  26. @Berlicche: allora probabilmente non ho capito quale sia la tua definizione di eroismo. Vimes ed i suoi sono anti-eroi. Carota e’ un eroe: sceglie sempre la cosa giusta e supera le avversita’ con la sua forza ed il suo ingegno semidivini. Vimes e’ uno che sta al suo posto, ma utilizza mezzi come la corruzione, l’inganno, il furto. Il piu’ delle volte per il bene, ma e’ certo un anti-eroe (per non parlare di Nobs e Colon) che prende sempre la strada piu’ facile per raggiungere i propri scopi. Ma cosi’ son buoni tutti, no?
    PS. Cenerentola appena puo’ si leva dalla casa della matrigna, altro che decidere di restare.

    Pero’ mi incuriosisce, a questo punto, quale e’ la tua definizione di eroe? ovviamente la protezione della famiglia non e’ in se un atto di eroismo (altrimenti dovremmo chiamare eroi i leghisti che sparano ai ladruncoli rumeni, li diresti davvero eroi?)
    Ed una donna, davvero ritieni possa essere un’eroina girando il soffritto? A me pare routine, e se il soffritto brucia, in fondo, chissenefrega.

  27. xDuefiori: Scrivo “eroe” su google, e come prima definizione mi viene fuori questa: “Persona che per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione s’impone all’ammirazione di tutti”. Noterai che non è questione di durata.
    Poi ti cito Giovanni Paolo II su San Benedetto da Norcia: “Era necessario che l’eroico diventasse quotidiano e il quotidiano diventasse eroico”. L’Europa è stata salvata da tanti piccoli eroi di cui nessuno ricorda il nome; ma erano eroi, ed hanno la mia incondizionata ammirazione. Un eroismo compiuto nella vita quotidiana magari viene notato poco, ma quanto è più grande di certe medaglie.
    La mia impressione è che tu non riesca a vedere il senso dell’eroe perché consideri solo l’eccezionalità di una battaglia, mentre a volte ci vuole più coraggio e abnegazione per affrontare un soffritto che un battaglione di nemici. Fuggire di fronte alla cipolla non è meno vigliacco che farlo di fronte ad un nemico armato. Ma io posso affrontare meglio il soffritto – e tutto quello che sta attorno – se posso prendere esempio dall’eroe che l’ha fatto prima di me. Senza quello, panini freddi.

    Per proseguire con l’esempio, Vimes non è certo un antieroe: è un eroe che conosce il posto in cui vive, e usa quello che ha, come un Marlowe o un Callaghan. Non fugge, anzi. Sa da che parte deve stare, e quello che importa. Buoni tutti? Nessun altro, nei suoi libri, pare. E, proseguendo, un Carrot non un eroe perché è “semidivino”, ma per l’uso (o, ancora di più, il non uso) che fa delle sue doti. Pratchett ha scritto “Guards! Guards!” proprio per celebrare l’eroismo misconosciuto di tanti.
    They may be called the Palace Guard, the City Guard, or the Patrol. Whatever the name, their purpose in any work of heroic fantasy is identical: it is, round about Chapter Three (or ten minutes into the film) to rush into the room, attack the hero one at a time, and be slaughtered. No one ever asks them if they wanted to.
    This book is dedicated to those fine men.

    Tutto il libro serve per chiedersi: chi è l’eroe, veramente? Chi uccide il drago?

  28. @Berlicche: ah beh, allora se siamo in disaccordo con la definizione di eroe tanto si spiega il fatto dell’incomprensione. Non e’ per me il fatto della battaglia (infatti Gesu’ e’ almeno eroe, o piu’, come dici) ma del compimento di un’azione eroica, che genera l’ammirazione di tutti (non si conclude in un attimo, ma un’azione si compie nel tempo, da quello breve di una decisione a quello lungo di un Atlante che regge il peso del mondo). Gesu’ genera l’ammirazione di tutti, Cenerentola no, Cenerentola e’ in balia di eventi fortunati e sfortunati (e infatti e’ il principe l’eroe che si oppone al fato avverso e comincia la disiperata ricerca di Cenerentola). Cenerentola non suscita ammirazione di nessuno (suscita compassione al al massimo), perche’ pulire il camino e’ un lavoro ingrato e pesante, ma chiunque lo fa. Morire in croce per i propri nemici e’ un po’ piu’ eroico, a mio parere.

    Quanto a Pratchet, il cultista e’ ucciso dalla folla se non vado errato, il drago non muore alla fine, ma si allontana col draghetto di palude. L’eroe e’ indiscutibilmente Carota che rinunciando (eroicamente) alla propria regalita’ continua a far parte della guardia notturna. E come riporti diligentemente, le guardie in genere non sono heroes, ma semplicemente fine men.

    A parer mio confondi l’eroismo col sacrificio: l’ultimo puo’ anche essere eroico, ma puo’ anche non esserlo. Tutto qui, non credo ci sia eroismo nei piccoli sacrifici quotidiani, checche’ ne dica GP2.

  29. Duefiori, se con il fare il soffritto io tengo unita la mia famiglia, pur magari potendo ordinare pizza al taglio, non sto avendo abnegazione? Non sto avendo coraggio? Che venga riconosciuto o meno. Il padre di famiglia che sceglie di tornare ogni giorno a casa non è meno eroico. Cenerentola, che sopporta i soprusi silenziosamente, non è degna di ammirazione?
    L’eroe cultista è ucciso dal drago; che a sua volta è risparmiato. Carrot è l’eroe che ispira, e che aiuta Vimes a capire chi è: a sua volta eroe, che cambia l’intera città come si può vedere leggendo i libri seguenti. Fine men, certo: ma non riesci a vedere la tesi di Pratchett? Su chi sia il vero eroe, la persona da ammirare.
    Non confondo il sacrificio con l’eroismo; ma so che ogni sacrificio compiuto per una giusta causa, nel suo piccolo, è eroico.
    E’ questo l’eroismo che non viene più insegnato, perché, piccolo o grande, viene disprezzato. Come con i tuoi esempi fuori bersaglio: come si può desiderare di essere eroi, se è quella la concezione che ne hai? E tutto crolla.

  30. @Berlicche: Non cambia nulla in citta’, che resta saldamente in mano al cinico Vetinari.
    Quanto ai piccoli sacrifici quotidiani si possono anche apprezzare, non e’ che siano necessariamente disprezzati, ma sarai ben d’accordo che eroismo e’ altra cosa? Il problema e’ proprio etimologico: se ogni piccolo sacrificio diventa eroico l’eroe non e’ piu’ un esempio per gli altri. Girare il soffritto non ispira nessuno, non puoi ispirare qualcuno a salvar la cena: e’ un atto insignificante. Gesu’ ha salvato il mondo pagando con la vita, mica coi piccoli sacrifici quotidiani. Se fossero bastati quelli son sicuro che non sarebbe morto in croce. Magari gli fosse bastato spazzare la segatura in falegnameria per salvarci! Nelle chiese avremmo una ramazza al posto della croce come sibolo della salvezza. Ma non bastano i piccoli sacrifici quotidiani a salvare l’umanita’, ci vuole un atto di eroismo, abbracciare la croce e’ parecchio piu’ eroico di qualsiasi ragu’ ben riuscito.

    Come dicevo, senza un accordo sulla definizione e’ stupido discutere di quel che dalla definizione discende. Anche nella tua difinizione l’eroe non “si impone all’ammirazione di tutti” per normali attivita’ umane ma per “eccezionali virtu'”. Non c’e’ eccezionalita’ nei piccoli sacrifici quotidiani: e’ appunto la quotidianita’ a negarne l’eccezionalita’.

    E questo e’ quel che penso.

  31. xDuefiori – non so quanto hai letto dei romanzi seguenti, ad occhio non molto: Vetinari è cinico, ma a suo modo vuole il bene della città, ed è decisamente il meno peggio tra le possibile scelte – tanto è che Vimes, che ha vissuto sulla pelle il regime precedente (cfr. Night watch) si guarda bene dallo spodestarlo.
    No, non sono d’accordo che sia un altra cosa. E’ la stessa cosa su un’altra scala. Il punto che non sembri afferrare è che niente è insignificante. Vale a dire: tutto ha un significato. Girare il soffritto ispira coloro che lo vedono fare, se capiscono il coraggio e l’abnegazione che c’è dietro. Non è sempre così.
    Solo se ogni cosa ha un senso allora vale la pena vivere: è proprio per questo che Gesù è morto in croce. Si è lasciato mettere in croce nonostante al suo confronto noi fossimo insignificanti. Con quella morte ci ha detto: tutto quello che fate, tutto quello che siete ha un valore infinito. Tanto grande che il Figlo di Dio sceglie di morire per questo.
    L’umanità è salvata quotidianamente da tutti i sacrifici, da tutti gli eroismi quotidiani. Cosa ci farebbe andare avanti, se no? Dove sono quelli che tu chiami eroi, oggi? Eppure i piccoli eroismi ispirano grandi eroismi, e viceversa. Perché il solo eroismo è quello che è ispirato dalla virtù, e la più grande virtù è amare. “Il vero soldato combatte non perché egli odia ciò che è di fronte a lui, ma perché ama ciò che è dietro di lui” (Chesterton).
    Se la vita quotidiana è vissuta come maledizione, se il lavoro più umile è sentito come un ricatto e un peso, allora non c’è eroismo, è tutto più cupo, si vive male. Lo schiavo non è eroico, ma è eroico se decide, pur essendo schiavo, di fare il suo lavoro come fosse libero; e questo lo libera. Tu dici che non è eccezionale, questo? eppure è così dificile vederlo, e quando lo vedi resti ammirato.

  32. per l'accezione di "eroe" ci sarebbe anche la Treccani

    eròe s. m. [gr. ἥρως]. – 1. Nella mitologia di varî popoli primitivi, essere semidivino al quale si attribuiscono gesta prodigiose e meriti eccezionali; presso gli antichi, gli eroi erano in genere o dèi decaduti alla condizione umana per il prevalere di altre divinità, o uomini ascesi a divinità in virtù di particolarissimi meriti. 2. Nel linguaggio com., chi, in imprese guerresche o di altro genere, dà prova di grande valore e coraggio affrontando gravi pericoli e compiendo azioni straordinarie:gli e. omerici, gli e. della Tavola Rotonda; un e. del Risorgimento; fig., fare l’e., esporsi ostentatamente e senza necessità a pericoli. Chi dà prova di grande abnegazione e di spirito di sacrificio per un nobile ideale: e. della fede, della libertà, della scienza; gli e. della carità. c. Protagonista, personaggio principale di un poema, di un dramma e sim.: gli e. dell’Ariosto, della Gerusalemme Liberata, del Metastasio. d. Usi estens. e fig.: l’e. di un’impresa, chi ne ha avuto la parte principale; l’e. del giorno, la persona che, in un breve periodo di tempo, fa più parlare di sé; scherz., l’e. della festa, della serata, chi fa la più cospicua figura; e. da palcoscenico, e. di cartapesta, e. da operette, che si atteggia ad eroe senza esserlo; treccani/eroe/

  33. ma non è che sei lievemente ot, tony?

    non si parlava degli invasori cattivi e potenti che ci vogliono demascolinizzati?

  34. Dei potenti e dei loro servi che vogliono abolire gli eroi per il loro interesse e, se possono, cercano di portare il discorso altrove. Non sono solo invasori: ne abbiamo anche in casa.

  35. Panciroli, ulteriore OT rimosso.

  36. Nell’universo quanti atomi ci sono? Ho detto atomi. Un numero molto grande? Supponiamo che sia un numero di 50 cifre e lo indicheremo con M. Nulla mi vieta di scrivere a tastiera o con la penna un numero di 56 cifre che a dir poco è un milione di volte più grande di M. Quel M grande all’inizio del mio discorso è diventato insignificante davanti al signor 56cifre.

    Data una retta, prendiamo un segmento ad esempio quello che va dal punto 7 al punto 11 cioè un segmento di 4 cm. Quanti punti ci sono in quel segmento?

    Infiniti. E non è scrivibile alcun parente del signor 56cifre per compararlo.

    Ne voglio scrivere uno solo di quei punti

    9,453221098776385467……65433297

    Dove quei …….. sono cento 7 in fila indiana

    Persuaso?

    Ebbene Gesù Cristo e’ stato l’unico segmento (da zero a 33) in questo mondo dove da solo poteva comprendere e ricapitolare tutte le cose. San Tommaso disse (e a ragione) che sarebbe bastata una sola goccia versata del suo sangue per salvare tutto il mondo (incluse le piante e il tuo cagnolino)

    MA QUESTO NON SAREBBE BASTATO AL SUO AMORE

    E amare è spreco, è scialo ed ecco la passione con tutto quel sangue.

    E il soffritto ci sta benissimo come enorme gesto d’amore (e smettila con il numero eroico M di 50 cifre che è un bluff).

    Quando Gesù fu circonciso gli uscì una goccia di sangue e da quel momento il mondo era salvo. Stavamo all’ottavo giorno dopo Natale e questa salvezza avvenne in braccio a Maria (sublime altare del sacrificio) mentre il boss della sinagoga faceva la sua devota incisione.

    Uno che ha salvato il mondo poi e’ stato 30 anni a far cose semplicissime in una casetta di Nazareth

    E mo chiglie lo dice al mondo intero che anche spazzare casa e’ un gesto grande se per amore (amore : essenza di ogni puntino del segmento di nome Gesù).

    Dicono che una volta Maria si perse una moneta e si mise a spazzare casa di notte con una lampada ma alla fine fortunatamente ritrovò quel salario di un giorno lavorativo di Giuseppe

    Corre voce che Gesù si svegliò e un giorno se la rivendette al capitolo 15 di Luca

  37. Due Fiori

    Perdonami ma alla frase “girare il soffritto, salvare la cena È UN ATTO INSIGNIFICANTE” mi è salito l’istinto omicida.
    Poi ho riflettuto, e in parte puoi anche avere ragione: dipende da come lo giri, il soffritto. Se lo fai lagnandoti in continuazione, opprimendo e facendo sentire in colpa il prossimo è assolutamente insignificante. Se fatto in silenzio, gratuitamente, con amore e diffondendo questo amore, quello è sacrificio vero, fonte di ispirazione e ammirazione, quindi eroismo.
    Ma non è l’atto in sè che determina l’eroe, è il come e il perché dell’atto. Quindi non scartiamo a priori cose che sono banali, normali, scontate (finché non ci troviamo noi a doverle fare, ogni giorno, tutti i giorni, senza vacanze, senza pause, spesso senza nessuno che ringrazi) 😊

  38. Non mi avete risposto! ma credo che abbiate capto cosa intendevo con questo fatto di Garibaldi (e Anita, eh). Proverbiale era il detto “non si parla male di Garibaldi” appunto; e adesso sembra diventato obbligatorio… Comunque, dicevo, le biografie di personaggi in libro o film interessano sempre, e ci sarà una ragione! e questo è un buon segno, ed è anche giusto che siano presentate accanto alle luci le ombre, le loro debolezze in quanto esseri umani in carne ed ossa(la Bibbia non tace davvero sulle debolezze dei suoi personaggi!); quel che non mi sembra giusto è il voler demolire, buttare giù…

  39. Ehi, calma.
    Siamo partiti dalla scomparsa della “virilità” nell’editoria e nella grande produzione cinematografica, e ora ci mettiamo a disputare sulla terminologia. Va a finire che la risolviamo con una classifica: supereroi, eroi classici, grandi eroi, piccoli e medi eroi del focolare domestico…
    E a fine classifica lasciamo fuori solo gli accidiosi, così siamo tutti soddisfatti. Ma i nostri figli continueranno a non vedere nessun eroe “avvincente” da nessuna parte, nemmeno uno.

  40. xToniS – Beh, se non c’è accordo neanche sulla definizione di eroe, su chi sia un eroe allora è da lì che occorre partire. Dopo avere sentito Duefiori, specie i suoi esempi, è più chiaro il danno che è stato fatto alla cultura. Mi pare che manchi del tutto la figura di riferimento per la vita quotidiana, la fonte di ispirazione, appunto, per essere migliore.
    questo proposito, una nota a parte (che magari diventerà un post): consiglio “L’arte di essere fragili”, che fa scoprire, se non un eroe, almeno un esempio.

    xPaola: chiedo scusa, non avevo capito che volevi una risposta! In effetti ora anche gli eroi tipo Garibaldi non vanno più. Lasciamo stare però l’opinione che ho di Garibaldi stesso… se da un lato la retorica da libro Cuore è sparita, dall’altra non è stata rimpiazzata da niente. E ci si affolla sulle scialuppe di salvataggio.

  41. c'è sempre l'agiografia, ToniS

    Fino a qualche decennio fa quelli come voi avevano l’agiografia come mezzo per parlare dei loro eroi agli imberbi: Potresti resuscitare tale glorioso genere letterario per un’edificante biografia di un eroe cattolico del quotidiano quale Tony alias berlicche, una “De vita ac moribus Berlicchae contra haereticos diabolosque”. Son curioso di verificare se i giovanissimi cattolici s’appassionerebbero alle eccezionali ancorché umilmente quotidiane gesta del nostro anfitrione.

  42. Altro commento di Panciroli rimosso per OT (2). Ricordo le regole: i commenti non pertinenti vengono rimossi dopo tre avvertimenti; dopo tre commenti rimossi l’utente viene interdetto per una settimana; se perservera, viene bloccato a tempo indefinito.

  43. @Cacciatrice di Stelle: mi spiace averti fatto irritare, ma resto della mia opinione. Se un eroe e’ uno che “per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione s’impone all’ammirazione di tutti” (per citare la definizione del padrone di casa) allora hai un solo modo di essere un eroe girando il soffritto: facendolo devi dimostrare eccezionale virtu’ di abnegazione (non credo ci voglia eccezionale coraggio) ed importi all’ammirazione di tutti. Se c’e’ chi non ammira il tuo piccolo sacrificio quotidiano, non ti qualifichi ad eroina secondo la definizione.
    Che poi direi che c’e’ anche un terzo modo di girare la cipolla: lo fai perche’ stai cucinando, senza particolare sacrificio, senza lamentarti. Lo fai perche’ ti piace mangiar bene (e magari trovi che cucinare sia anche divertente).

  44. Caro Duefiori, come c’è chi respinge e ridicolizza gli atti di eroismo “classici” così c’è chi fa lo stesso con quelli casalinghi, essendo questi per loro natura meno esposti al pubblico. Per essere definiti eroi ci vuole qualcuno che sappia cosa è accaduto. Ma un atto di eroismo, anche se lo vedesse e lo apprezzasse solo il buon Dio, rimane tale.
    Se vogliamo essere migliori – perché a questo servono gli eroi – dobbiamo cercarli, trovarli, apprezzarli.
    Ma se non si da valore a ciò che fanno, che accadrà?
    Si perde qualcosa di bello, forse per sempre, per l’arroganza di darla per scontata.
    https://berlicche.wordpress.com/2005/10/13/generazione-sfortunata/

  45. lo so che è ot, tony

    Ma dovresti correggere da in dà

  46. Duefiori, non parlo di me, io sono una lagna pazzesca. Non mi porterei ad esempio neanche per sbaglio.
    Parlo di persone che sono straordinarie, che io AMMIRO (visto che la definizione si adatta?) nel fare cose che tu a torto consideri scontate e da nulla, forse perché magari non sono la tua continua quotidianità o non ti passerebbe per l’anticamera del cervello di sminuirle in questo modo. Non è una colpa, finché ero a casa di mamma la pensavo anch’io così, poi ho messo su famiglia e il mio tempo libero si è letteralmente disintegrato, e ho capito che i nostri genitori, che mentre dormiamo stanno svegli fino alle due di notte (e il giorno dopo si alzano alle sei) a stirare i nostri vestiti e a fare tagli al bilancio mensile per pagare la nostra gita scolastica, sono dei veri eroi.

    Io posso sventare un attentato terroristico e salvare migliaia di persone PER SOLDI. È l’atto compiuto a dover essere straordinario? No.

  47. @Berlicche, a me non interessa ridicolizzare o respingere nessuno. Quello che ridicolizzo e’ la retorica del piccolo eroe di ogni giorno. Attento, non il piccolo sacrificio in se, che ha in effetti qualcosa di pregevole, ma la retorica che l’accompagna. Apprezzare il piccolo sacrificio di chi gira la cipolla quando non ne ha voglia come il grande sacrificio di un grande eroe e’ sbagliato. Abbiamo si bisogno di eroi, ma non nel quotidiano.
    @Cacciatrice di Stelle: quotidianita’ ed eccezionalita’ sono due attributi mutualmente esclusivi. Un tramonto di una bellezza eccezionale si distingue dal quotidiano tramonto del sole, proprio per la bellezza eccezionale. Altrimenti sarebbe normale!
    Da parte mia, da quando sono padre di famiglia trovo le piccole cose che erano un vero sacrificio prima (i piatti la sera, cucinare diverso per diverse persone e via dicendo) di una naturalezza che esclude qualsiasi eroismo. E per finire, se e’ l’atto compiuto a dover essere straordinario, DAVVERO diresti straordinario girare il soffritto ?!?!?!?

  48. Duefiori, forse a te non interessa, ma da quello che scrivi sembra che sia quello che fai. Retorica? Assolutamente no: piuttosto il riconoscimento di ciò che troppo spesso passa inosservato. Se tu abitassi davanti in Piazzza della Signoria a Firenze il tuo quotidiano sarebbe la vista dei capolavori che contiene: e chi può negare che siano eccezionali? Eppure li potresti accoglierere con uno sbadiglio. Solo se riconosciamo l’infinito in un granello di polvere impariamo ad apprezzare meglio la vita.
    Di eroi del quotidiano ne abbiamo assoluto bisogno; ma più ancora, degli occhi per riconoscerli.

  49. @berlicche: se riconoscessimo l’infinito in un granello di polvere, cosa dovremmo riconoscere guardando le stelle, lo stesso identico infinito? Ti ripeto, se fosse bastato un sacrificio trascurabile a salvare l’uomo, solo un Dio-mostro soggiogato da un ego spropositato avrebbe messo in croce il proprio figlio. Da questo non puo’ che discendere che c’e’ una misura del valore di un sacrificio, e che alcuni, rispetto ad altri sono trascurabili.

  50. Sì! Lo stesso infinito in un uno e nelle altre. Cosa sono le stelle, se non tanti granelli di polvere schiacciati insieme? Le nubi galattiche, tanto belle a vedersi, cosa sono?
    In matematica si usa dire: il grado dell’infinito. Ma sempre infinito è. Una cosa che non riusciamo a comprendere. Quello che pensiamo di comprendere lo disprezziamo: ma non abbiamo neanche cominciato a capirlo.
    Per usare una frase evangelica: chi è fedele nel poco lo sarà anche nel molto. Trascurare qualcosa vuol dire tagliarsi fuori da un pezzo di realtà, e quindi rinunciare ad averla tutta intera.

  51. le nubi galattiche cosa sono?

    Si domanda il nostro Tony: Non saprei e non saprei nemmeno connetterlo al valore semantico di “eroe” che mi pareva fosse più in tema. E visto che Tony si avventura nella maieutica socratica mi (vi o gli) chiedo: Ma se anche l’aiuto cuoca dell’ormai proverbiale soffritto é un’eroina o una santa o una martire allora non lo sono anche tutte le altre anche non cuoche? Se anche i lavori domestici sono epiche imprese e chi le compie un eroe non siamo allora tutti eroi? Perché se sì temo che ne consegua tutti eroi nessun eroe.

  52. Non è cosa fai, ma come e perché lo fai. E’ stato detto in lungo e in largo. E’ come scrivere un commento: lo puoi fare per un fine buono, o come troll per ingannare. Non tutti sono troll; quelli, come gli eroi, dopo un po’ si riconoscono.

  53. Non è cosa fai, ma come e perché lo fai

    io e te facciamo il soffritto, con la stessa quantità d’olio e la medesima doratura della cipolla e nello stesso tempo; e tu saresti un eroe perché lo fai per i Valori Eterni della Famiglia dell’Amore e della Fede e io uno qualunque perché lo preparo spinto da una prosaicissima fame? mah, tony, mah; contento tu contenti tutti, santi voi e solo voi contenti tutti; è sulla vostra capacità di persuasione che temo vi scontrerete con una realtà di risultati molto dura.

  54. C’è chi cucina e chi ha una ragione per cucinare; combattere può essere prepotenza e odio oppure eroismo; morire può essere per una ragione oppure per nessuna. Se non pensi che ci sia un senso nelle cose, allora vivi una vita insensata.
    Poi vedi chi fa di ogni cosa che fa un capolavoro, e ti chiedi: come si può vivere così?

  55. Poi vedi chi fa di ogni cosa che fa un capolavoro, e ti chiedi: come si può vivere così?

    chi? Magari Giussani, Ratzinger, tua madre o tua moglie col noto soffritto? Sai com’è, tony, non tutti – di certo non io – vedono quel che vedi o credi di vedere tu: t’auguro d’esser più convincente con altri di quanto tu sia con me e con quelli della mia risma, perché con noi duri di cuore e di cervice………

  56. @Berlicche: non barare sulla matematica: se dai reali levi tutti i razionali restano infiniti numeri. I razionali saranno anche infiniti, ma i reali sono di piu’. (Tra l’altro i razionali sono un infinito numerabile, gli irrazionali un infinito non numerabile). La stella in virtu’ della sola massa curva in maniera apprezzabile lo spaziotempo, il granello di polvere no. Certe volte le dimensioni contano, e come non siamo tutti uguali le azioni non sono tutte uguali. Se e’ tanto eroico fare un’azione banale, ricordi cosa hai mangiato il 17 febbraio 2005? No, e non lo fai perche’ che il soffritto fosse bruciato o meno, non ha alcuna importanza.

  57. Duefiori, se alla stella togli tutti i granelli di polvere di cui è composta, non rimane niente. Tu sei in grado di contare l’infinito dei numeri razionali? O di quelli irrazionali? No, e neanch’io. Ma ogni numero conta, e si inizia sempre da uno.
    Certo che le azioni non sono tutte uguali. E’ esattamente quello che dice il post.
    Ancora non hai capito? Non è eroica l’azione banale – anche impedire ad un a diga di crollare può essere banale; ma la stoffa dell’azione stessa. Dal tuo ultimo esempio mi pare che proprio non tu non abbia compreso cosa voglia dire eroico, sia nelle piccole che nelle grandi cose.
    E’ questo il dramma che ho voluto indicare: l’ideologia ha reso troppi incapaci di vedere. In mancanza di eroi, il cuore è riempito dal dis-prezzo – perché non si capisce il prezzo delle cose.

  58. Berlicche, perfetto, sottoscrivo tutto.
    Però, però… Non è che con questa doverosa valorizzazione dell’eroismo in virtù di un significato che trascende il gesto, nelle piccole cose impegnative, quotidiane o no, rischiamo, per eterogenesi dei fini, di favorire proprio il disimpegno, la pigrizia, l’egocentrismo di chi non ha i mezzi per “capire”?
    Voglio dire, se a tutto ciò che ieri la società tutta considerava semplicemente doveroso noi ci applichiamo una piccola medaglietta al valore, non è che alimentiamo l’idea che, chessò, non abbandonare moglie e figli per correre dietro alla giovane cubana, e perfino semplicemente fare il proprio dovere, mantenere la parola data, non lamentarsi, siano da considerarsi virtù da guinness?
    Mi ricordo quando, piccolo scout, in inverno, con le braghe corte, la domenica mattina correvo in chiesa per la S.Messa delle ore otto, rispettando rigorosamente il digiuno eucaristico, e ritenevo la cosa assolutamente normale, non spiacevole. Oggi sarebbe considerato un comportamento eroico “solo” per l’azione in sé, se persino l’attuale Pontefice ha definito il digiuno eucaristico “una croce pesantissima” imposta ai fedeli, dalla quale in parte ci liberò Pio XII (esternazione che mi rammaricò moltissimo).

  59. @Berlicche: se ad una stella togli tutti i granelli di polvere non e’ piu’ una stella. Esiste una “massa critica” che va superata, o la stella non s’accende, non brilla, non ha l’ontologia di una stella, sotto quella massa critica la stella e’ un sacco di granelli di inutile stupida insignificante polvere. I granelli di polvere tutti assieme sono piu’ della loro somma, l’eroe deve andare in boom per essere piu’ delle sue azioni, girare il soffritto non basta, non e’ sufficiente a fare un eroe. Non puoi avere un eroe il cui unico merito e’ che gira bene il soffritto. DEVE necessariamente fare altre cose, indipendentemente da quanto girare il soffritto sia una sofferenza e causi bene alla sua famiglia, perche’ un eroe non puo’ essere sostituito da una macchina e posso girare la cipolla con una macchina. E si, so contare l’infinito dei razionali, e’ il quadrato dell’infinito degli interi, non ci vuole niente.
    E sono due giorni che ti continuo a dire che per capire il prezzo delle cose, bisogna apprezzarne il valore, ed alcune valgono piu’ di altre e non dipende dallo spirito di chi le fa. Se chi fa un azione dimostra eccezionale virtu’ ed e’ apprezzato da tutti, ha fatto un’azione eroica. Altrimenti no, non l’ha fatta. Magari ha fatto del bene, magari ha fatto tanto, magari ha superato se stesso, ma non conta, non e’ un’azione eroica secondo la definizione che tu stesso dai. E l’incapacita’ di vedere di oggi, che lamenti, e’ causata dal fatto che la morale dell’uomo s’evolve, che i valori di cambiano, anche quelli della Chiesa, e’ per questo che la lagna del “si stava maglio prima” e’ sempre esistita, anche quando prima non era successo niente. E’ la natura umana, invecchiamo e le nostre idee invecchiano con noi, e sembrano ridicole a chi ne fabbrica nuove. Non e’ ideologia, e’ proprio

  60. Duefiori, “indipendentemente” ‘sta cippa! Il tuo eroe classico ammazza cento nemici ed è un eroe, uno la bomba atomica ne ammazza un milione e cos’è, un eroe alla terza? Te lo ripeto ancora: è il senso di quello che fai, lo spirito con il quale lo fai che fa la differenza. Non certo la quantità! Prendiamo colui che hai definito un eroe, Carrot. E’ un eroe perché è quasi perfetto, o per come usa le sue capacità? Il popolo di Ankh-Morkoph lo ammira per cosa, per la sua prestanza o per le piccole cose, come si rapporta con le persone? Lo dici tu stesso: alcune cose valgono più di altre. Cos’è che le fa valore più di altre, rispondimi!
    Elencami i tuoi eroi, se ne hai; fammi vedere perché sono eroi per te.
    Cosa è vero rimane vero; quello che avanza è semmai la comprensione di esso. Ma se oggettivamente “prima era meglio”, dove va a finire il tuo progresso? E dove va, questo progresso? Perché, comunque, tu non sei capace di contare fino ad infinito. Neanche di raffigurartelo, se è per questo. Sei un umano finito per definizione.
    (credo che tu non abbia finito il pensiero)

    Tonis, certo c’è sempre il caso che si “miri basso”. L’eroe è proprio quello invece che, per definizione, mira in alto. Come può, dove può. Fosse anche casa sua.
    L’ho scritto nel post: è proprio questo abbassare la mira che ci conduce là sotto. Duc in altum, invece!

  61. @Berlicche, per la ennepiuunesima volta: al mio eroe classico non basta ammazzare mille nemici, deve farlo conquistando l’ammirazione di tutti mostrando una eccezionale virtu’ di coraggio o abnegazione. Altrimenti ne puo’ ammazzare cento milioni, non e’ un eroe, per la definizione che tu stesso dai di eroe. Carrot conquista l’ammirazione di tutti mostrando eccezionali virtu’ di coraggio e abnegazione. Perche’ fa la guardia come nel manuale e’ scritto che si fa la guardia, ed affronta avversari che teme, conquistando l’ammirazione di tutti. Se fosse solo il bravo ragazzo della porta accanto, non sarebbe un eroe per definizione.
    Ulisse e’ uno dei miei eroi: conquista l’ammirazione di tutti per il coraggio mostrato, e’ scaltro al punto di fregare gli Dei, e ne affronta l’ira senza maledire il fato che gli ha messo contro degli esseri a lui superiori.
    Galileo e’ un eroe, che fresco del Bruno flambe’ pubblica il dialogo sui massimi sistemi.
    Teresa di Calcutta e’ un’eroina, che mostrando abnegazione tra i moribondi e le fogne di Calcutta conquista l’ammirazione di tutti.
    Prima era meglio e’ un paradosso, e’ falso, prima era meglio se e solo se era davvero meglio. E ti sbagli, io so contare fino ad infinito, non posso farlo, ma lo so fare, come so darti la ricetta per risolvere il problema del commesso viaggiatore pur non potendo risolvere il problema davvero. Ma l’infinito posso benissimo comprenderlo, e te l’ho dimostrato facendoti vedere come posso sottrarlo da un infinito piu’ grosso. Posso anche sommare infiniti numeri, ed in alcuni casi fortunati, sparare ad occhio un numero piu’ grosso ed uno piu’ piccolo della somma ottenuta, comprendendola nel senso etimologico del termine. (Del resto la matematica e’ l’alfabeto in cui Dio ha creato l’universo, per citare il Galilei, non e’ strano che un essere del creato, per finito che sia, la comprenda.)
    Torniamo agli eroi: quale sarebbe l’ideologia che acceca noi poveri mortali che diciamo di vedere una stella solo quando vediamo un punto luminoso nel cielo, e non quando guardiamo ad un granello di polvere?

  62. Duefiori, quindi da quanto dici “indipendentemente da quanto girare il soffritto sia” non è vero. Se è indipendente dal numero di nemici allora se io giro il soffritto in modo da destare l’ammirazione per quelli che mi vedono per coraggio e abnegazione allora sono un eroe. Se lo faccio banalmente, perché sono un cuoco, no.
    Prendi Galileo: il suo “dialoghi” non fu eroismo, fu una fesseria arrogante. Se ai tuoi occhi è eroe è perché te l’hanno contata così, ma certamente non ebbe coraggio né abnegazione. Questo è interessante: è l’ammirazione che ti rende eroe, o quello che fai? E’ eroismo quando uno fa una cosa per i motivi meno nobili, ma appare che lo fa per “coraggio e abnegazione”? Un terrorista kamikaze per alcuni è un eroe. Ulisse, in fondo, ha solo cercato di sopravvivere, eccellendo nell’inganno e nel massacro. Tu che ne dici?
    Perché anche Madre Teresa l’ha detto più volte: non lo faceva né per coraggio né per abnegazione, ma per santità.

    Ma se prima era davvero meglio, che paradosso è? Poi sono d’accordo che spesso è lamentela e mancanza di memoria, l’ho già detto moltevolte su questo blog; ciò non toglie che la realtà non è sempre progressiva.
    Infinito: qui c’è una incomprensione lessicale, con “sai” intendevo dire “puoi” contare fino ad infinito; ma, mi dispiace, non puoi comprenderlo davvero. Puoi comprendere una cosa solo se la puoi contenere, altrimenti al massimo darle un nome e ammirarla. E tu, ne sono abbastanza sicuro, non sei infinito, come non lo sono io.

    Stella e granello di polvere sono ontologicamente diversi: io non parlavo di vedere una stella in un granello di polvere, io parlavo di vedere l’infinito in esso. Se paragonato all’infinito, cos’è la dimensione di una stella rispetto a quello del granello? Un batterio, o anche un uomo, sono molto più piccoli di una stella, ma a loro modo molto più complessi. Ma ci stiamo allontanando: il punto rimane che l’eccezionalità, l’esempio, ci stimola a rivalutare ogni cosa, anche la più banale; comprendere meglio chi siamo e chi vogliamo essere. Il volere distruggere e abolire gli eroi va in senso opposto. Ulisse ci insegna a non mollare, Galileo, malgrado tutto, ad approfondire cosa sia la realtà. Madre Teresa ci spinge a chiedeci “perché lo fa”? Ma forse, se provassimo a guardare meglio, non dovremmo aspettare che ci “passino” un eroe da imitare; ce ne sono di molto più vicini.

  63. La sola azione davvero “eroica” di Ulisse è quella di quando stava facendo il matto per evitare di andare alla guerra di Troia. Andava su e giù per la spiaggia con un aratro, scavando solchi nella sabbia e seminandoci sale; qualcuno (conoscendolo) si insospettì e per smascherarlo gli mise davanti all’aratro Telemaco in fasce: Ulisse fermò i buoi.

    No, l’eroe non è chi fa qualcosa per épater le bourgeois o per guadagnare fama sempiterna. Quelli non sono eroi, sono “fissati” come quell’imbecille di Erostrato.

    (“Io voglio molto bene al buon soldato Sc’vèik, e raccontandovi le sue avventure durante la guerra mondiale sono convinto che tutta la vostra simpatia si rivolgerà verso questo eroe umile ed oscuro. Egli non ha mica incendiato il tempio della dea in Efeso, come fece quell’imbecille d’Erostrato, allo scopo d’apparire sui giornali e nei libri di letteratura. E ciò mi pare che basti.” (J. Hašek per i buoni uffici di wikipedia)

  64. @Berlicche: che Galileo fosse arrogante non c’e’ dubbio, che abbia fatto una fesseria a pubblicare i dialoghi ‘ forse vero, che non fosse un atto di coraggio e’ certamente falso (tanto e’ vero che fu minacciato di tortura a oltre settant’anni). Non metto in dubbio la tua traduzione, ma o questa o l’originale contengono almeno un errore: se e’ infatti vero che il metodo scientifico e’ introdotto nei Discorsi, il dialogo della stiva e’ nei Dialoghi. Questo a riprova che il tale che traduci oltre che non cattolico e’ colpevolmente male informato.
    Madre Teresa non e’ un’eroina, dici. Ed uno che gira il soffritto e’ piu’ eroico di un Odisseo che sfida il fato e lo vince.
    Ha ragione quello che dice che le tue opinioni sono davvero peculiari, mi vien da dire.
    E ti contraddico ancora, ci sono certi infiniti che posso comprendere. Non posso contare fino ad infinito ma so come farlo, e non mi limito a dargli un nome ed ammirarlo, so come lavorarci, e le valutazioni che ci faccio sopra hanno un senso dimostrabile (come nel caso delle somme infinite). Forse a te non e’ dato comprendere la matematica, ma ad altri si (del resto tu capisci benissimo il valore della tradizione mentre altri la irridono, ognuno ha i suoi talenti).
    Sta di fatto che i piccoli sacrifici della quotidianita’ non ispirano nessuno. Non sono infatti eroici, forse per questo non ci fanno film sopra.
    @senm: avversare fato e dei per tornartene a casa non e’ eroico. Anche tu stai scrivendo l’epopea di Carlo Cracco?

  65. Duefiori, io sono ingegnere e nel mio curriculum c’erano esami di matematica avanzata…tanto per chiarire. Lavorare con una cosa non vuol dire comprenderla: io vivo con delle donne, ma quanto a comprenderle… (era una battuta, neh)
    Galileo: Quando tu passi con il rosso e il vigile ti minaccia il ritiro della patente, è un atto di coraggio passare con il rosso, o una fesseria? Mi pare tu stia confondendo atto e conseguenze.
    Specifica meglio quello che dici su Galileo con “il dialogo della stiva”: se ti riferisci a “un libro sul movimento e sull’inerzia” penso si riferisca a “Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze”.
    Che Madre Teresa non sia una eroina lo dice lei stessa. Si arrabbiava moltissimo se veniva definita tale, perché voleva dire che non si era capito il motivo del suo agire. Poi la sua virtù è stata in grado eroico – definizione stessa di santità.
    Perdonami, ma i tuoi esempi mancano di coerenza: l’eroismo è sfidare il fato e vincerlo (sempre che sia possibile) o il destare ammirazione?
    “I piccoli sacrifici della quotidianita’ non ispirano nessuno”? Non è vero: conosco moltissime persone che hanno cambiato la loro vita dopo avere veduto simili “piccoli” eroi. Ma è difficile cogliere, e certamente avere effetti speciali e massacri in un film aiuta al botteghino. PS: hai visto “Il cielo sopra Berlino”?
    Se non ci si fa ispirare, è per la (sbagliata) nozione che non ci sia nulla da imparare. Ma basterebbe chiedersi, vedendoli, come ho già scritto: “Come si fa a vivere così?” E soprattutto: “Voglio essere così anch’io!”

  66. Come hai fatto a mettere insieme “Orgoglio e pregiudizio” con “C’è posta per te” – non parlo di “Sabrina” perché ci ho rinunciato! – non lo capisoc proprio! Questa scelta toglie valore a tutto l’ottimo articolo!

  67. Ma “C’è posta per te” è una variazione sul tema – per non dire un esplicito remake – di “Orgoglio e pregiudizio”.
    Il romanzo è ampiamente citato e fa anche una comparsata nel film di Norah Ephron.
    In ogni caso la scena dei “libri delle scarpe” è troppo bella per buttarla via.

  68. Berlicche, se non hai capito l’infinito forse per un ingegnere va bene, ma a fisica avremmo detto che analisi1 l’hai – con rispetto parlando – rubato. L’analisi e’ tutta li, e’ dalla comprensione di infinito che puoi comprendere la convergenza, e quindi il concetto di passaggio al limite.
    Galileo: il “dialogo della stiva” e’ appunto il dialogo in cui Galileo introduce le trasformazioni Galileiane, nei Discorsi e dimostrazioni introduce il metodo scientifico (che sono le due intuizioni di Galileo, le sue scoperte – il perfezionamento del cannocchiale, i satelliti di Giove – lasciano il tempo che trovano). Ma e’ leggendo il Dialogo che Newton scrivera’ la sua Fisica Nuova.
    Che madre Teresa s’arrabbiasse solo dimostra che c’era chi prima di me ha visto in lei un’eroina. (Anche Carrot dice sempre di aver solo fatto il suo dovere, e’ meno eroe per questo?)
    E Ulisse desta ammirazione per il coraggio nello sfidare il fato. Che e’ un atto empio e richiede coraggio che molti non-eroi non hanno, e’ infatti facile conformarsi al fato, non ci vuole niente.
    Da parte ia sono convinto che ci sia sempre da imparare, e’ solo che quando vedo uno che gira il soffritto non riesco a dirmi “voglio essere anch’io cosi'”, perche’ gia’ lo sono.

  69. PS: se passando col rosso permetto all’umanita’ di scrivere la scienza dei quattrocento anni successivi, benvenuta all’infrazione e anche alla multa.

  70. Una conclusione : affidare la propria vita a satana, il pluriscrivente ne e’ una prova, tra l’altro ti fa diventare ridicolo o gli occhi di tutti tranne che di te stesso e ti offre l’illusione di essere l’unico Figo fra tanti deficienti che non capiscono niente. Fa parte del salario di satana per essere passato dalla sua parte

    Madre del buon Consiglio, intervieni tu sul nostro fratello ridicolo e schiavo. Forse non se lo merita ma ne ha bisogno

    Ricordati Madre Santa delle preghiere che per lui ha detto (e forse ancora dice) sua madre e sua nonna. Non lo sapremo mai ma fai questo miracolo

  71. Duefiori, se tu pensi di avere capito l’infinito nessun tuo giudizio mi può turbare. A questo punto immagino che ogni cosa finita – e perciò decisamente più vicina alla mente umana – ti sia perfettamente chiara. Le stelle, di cosa è fatta la polvere, dove va e perché; le mele e l’autunno, l’amore e il dolore. Ma non è chiaro allora cosa non hai compreso del passaggio di quell’articolo che, se rileggi, è un po’ diverso sa quello che affermi. Forse dovresti ripassare anche tu il concetto di limite: sembra che sia lì il problema.
    Pavel Florensky, che ha scritto un trattato molto interessante sull’infinito, dovresti leggerlo, afferma che ogni infinito potenziale – tu che conti fino ad infinito, mettiamo – ha bisogno di un infinito attuale. Colui che nega l’infinito attuale, in qualunque modo sia inteso, nega alla stessa maniera anche l’infinito potenziale in quella stessa accezione. Il positivismo ha in sé gli elementi della propria corruzione.
    Come corollario, se tu sei attualmente finito non puoi contenere l’infinito. A fisica l’insegnano? A ingegneria sì.
    Madre Teresa aveva molto chiaro il concetto di umiltà; aveva chiaro, lei, cosa rende grande un essere umano. Ovvero il rapporto con quell’infinito attuale che chiamiamo Dio.
    Ulisse voleva solo tornare a casa. Allora sfido anch’io il Fato, ogni giorno.
    Il dramma di Galileo, e delle sue dolorose conseguenze, era che era convinto che fosse il semaforo a doversi adeguare a lui, ed in ultima analisi dell’umanità gliene importava cippa. Fosse stato meno arrogante, e più conscio dei limiti umani, probabilmente la vicenda avrebbe preso una piega ben diversa.
    Forse sei convinto di sapere come si gira il soffritto; a questo punto mi sembra evidente che non sa perché lo si gira.

  72. Berlicche, non sto qui a scrivere per turbarti, mi addolora pensare che tu l’abbia creduto, ma la tua logica fa acqua da tutte le parti.
    Il fatto che io possa comprendere l’infinito dei naturali non implica la mia comprensione di altri oggetti della conoscenza, finiti i meno che siano, del resto mai ho affermato di aver comprensione di altro). Delle opinioni di Pavel Florensky mi interessero’, promesso, ma finche’ le sue opinioni non sono suffragate da misura, opinioni restano. E corollario ad un’opinione resta un risultato debole e soggettivo (che e’ condivisibile da alcuni, lo ammetto).

    Quanto alla tua sfida al fato, questa non mi risulta essere accompagnata ad eccezionale virtu’ di coraggio o abnegazione (e non hai nemmeno fregato gli dei, in fondo ci metti venti minuti a tornare a casa, mica vent’anni). Del resto il tuo ritorno a casa non desta (evidentemente) l’ammirazione di tutti (specie se poi si mangia la cipolla bruciacchiata perche’ non sei abbastanza eroico da girare il soffritto :lol:, scherzo!).

    E sono d’accordo con Galileo: era il semaforo a doversi adeguare. E dopo quattrocento anni il semaforo ha chiesto scusa per non essersi adeguato quando ne ha avuta l’opportunita’, se non vado errato (31 Ottobre 1992, Giovanni Paolo II).

    Forse quello che non ho colto e’ il senso della lamentazione di mancanza di eroi con gli attributi. Te ne presentano e non li riconosci. Fore allora i Cattivi che nomini nell’articolo sono guidati da un diavolo di nome Berlicche, che non vuole riconoscere l’eroismo nemmeno quando questo e’ evidente e manifesto ma lo vuole illuminare laddove manca: tutti eroi uguale nessun eroe, e partiamo alla conquista di una massa di pecoroni invigliacchiti!)

  73. Turbarmi? Ci vuole ben altro! Non vorrei deluderti, ma se pure conosci la matematica dell’infinito, almeno per qualche piccola parte di essa, non vuol dire che tu abbia capito cosa esso significa. Se affermi di avere compreso l’infinito e non gli oggetti finiti, non ti pare che sia la tua la logica zoppicante?
    Le opinioni di Florensky sono qualcosa di più di opinioni; in fin dei conti era tra le altre cose un matematico sopraffino. Qui un mio vecchio post ispirato a lui dove si parla, tra l’altro, proprio di infinito.
    La mia sfida al fato non sarà accompagnata da coraggio e abnegazione in grado così eroico, ma neanche quella di Galileo. Vedi che ricaschi nel mischiare?
    No, il semaforo era nel giusto nel non adeguarsi; Galileo aveva torto nel fatto (non era in grado di dare dimostrazione); ma aveva ragione nel metodo, nell’interpretazione delle scritture, e questo giustifica le scuse. Che poi alla fine il fatto fosse corretto è ex-post.
    Duefiori, dove ci distinguiamo è nella definizione di eroe, credevo fosse chiaro. Galileo mi desta ammirazione per la sua acuta intelligenza, non per eroismo; Madre Teresa per il suo Amore di Dio sia pure in grado eroico, non per il suo eroismo; Ulisse – ok, quello è un eroe – ma non perché ha sfidato il fato: perché ha usato del meglio che era per sopravvivere. Una delle mie frasi preferite è l’incipit del romanzo “Guerre stellari”, la drammatizzazione del film fatta da Foster a suo tempo: “Si trovarono nel posto sbagliato al momento sbagliato, e divennero eroi”. L’ho già detto, gli eroi ci sono: ma non si vogliono vedere. Tutti eroi? No. Magari. Ma ce ne sono.

  74. Guarda che chi mischia sei tu, ed e’ mia opinione che ormai lo fai per soverchieria di aver ragione. Pazienza, se fossimo tutti della stessa opinione sarebbe un mondo noioso. Almeno questa discussione m’ha procurato la cusiosita’ di conoscere che diavolo ha detto Florensky dell’infinito.
    Per il resto stammi bene, continuare a correggerti sulla lettura di cio’ che dico mi e’ ormai venuto a noia. Il mio vantaggio da questa discussione l’ho avuto, spero tu ne abbia avuto il tuo.

  75. Io i miei esempi li ho fatti… comunque, stammi bene pure tu e grazie della discussione.

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