Non è Vangelo – VIII – La banda dei galilei

Salve! Siete pronti per approfondire un altro brano di quei libricini chiamati Vangeli? Parlando di profondità, chi meglio di noi abitanti dell’abisso è in grado di trattare un argomento come questo?
Finora siete vissuti nella convinzione che gli episodi che vi sono narrati avessero un determinato senso. Invece no! Vi mostreremo il significato che i teologi moderni, gli esegeti alla moda hanno ideato per voi. Perché attenersi al testo letterale, perché volerci vedere per forza fede, miracoli, avvenimenti davvero esistiti? Seguite piuttosto noi: ripetete quanto vi diciamo e avrete un successone nei salotti che contano e nelle riunioni parrocchiali. Non è neanche necessario comprendere. La maggior parte delle persone non lo fa comunque.

Oggi esamineremo quella che è nota come “la chiamata dei primi discepoli”.
Riassumo in breve. Giovanni il Battista, nonostante il nome da maggiordomo, in realtà è un fondamentalista invasato indagato delle autorità per calunnia e minacce. Un giorno vede passare un tipo della sua cricca, proprio quel G, il fallito figlio del falegname, di cui forse avete sentito parlare. I due sono imparentati, stessa famiglia: dal che si deduce che il credere al Nemico-che-sta-lassù è un difetto genetico. Il Battista, indicando il suo cugino, dice qualcosa tipo “Ecco l’agnello di Dio”. Si ignori esattamente cosa intenda con “agnello”, ma alcuni filologi pensano sia probabilmente una parola gergale dei pastori palestinesi per indicare uno molto giovane e stupido, una persona inesperta che non sa fare altro che belare (es. “Chiel l’è propri n’agnel”).
Fatto sta che due dei suoi sgherri, sentendo parlare così il loro guru, decidono di pedinare quell’uomo. Forse sono preoccupati che si possa perdere o si faccia male da solo, oppure hanno l’intento di approfittare della sua ingenuità per chissà quale losco fine. Non dimentichiamo che si tratta di tradizionalisti ignoranti, razzisti e dediti alla violenza: uno dei due invocherà in seguito un bombardamento con napalm sul villaggio di una minoranza (“Che scenda il fuoco dal cielo e li distrugga”).

Dopo un po’ G si accorge che ci sono questi due che lo stanno seguendo e, spaventato, chiede loro : “che volete?”
Probabilmente aveva paura che lo derubassero. I due, colti sul fatto, gli intimano di indicare loro la sua abitazione. E questi lo fa!
Vi rendete conto, spero, della dabbenaggine di G. Guida a casa sua due perfetti sconosciuti. Che imprudenza: niente da meravigliarsi che sia finito male.
Evidentemente però questi violenti vedono in lui uno della loro risma, il caporione che cercavano. Passano insieme il pomeriggio, intenti in chissà quali macchinazioni, e quando tornano a casa dicono di avere trovato il loro boss, che in ebraico si dice “messia”.

G sceglie poi altri complici per la sua banda. Simone, Il fratello di uno dei due, che lui soprannomina “Pietro” probabilmente perché è un duro, un picchiatore protofascista; poi un certo Natanaele, che dapprima lo disprezza perché proviene da una zona socialmente svantaggiata, la città di Nazaret nota per l’alta criminalità. Seguiranno altri tristi personaggi, intrallazzatori come Matteo e poi pescatori dediti all’alcol e al saccheggio. Questi saranno la base della sua associazione per delinquere, la “banda dei galilei”, ricercata dalle autorità di diversi stati per sedizione, sommossa, truffa, abigeato, millantato credito, circonvenzione di incapace e uso illegale della medicina. Il falegname li attira con promesse mirabolanti, tipo vedere il cielo aperto e gli angeli salire e scendere: evidentemente un oscuro riferimento a rituali con sostanze allucinogene.

Alcune considerazioni sugli episodi che abbiamo descritti.
La prima è che bisogna fare molta attenzione a chi si segue. I personaggi che questi episodi descrivono sono infatti quasi tutti morti di morte violenta, spesso giustiziati dall’autorità per i loro crimini, ed hanno vissuto un’esistenza da fuggitivi e fuorilegge. Non si dovrebbe andare dietro al primo messia che si presenta, per quanto possa in prima battuta magari risultare simpatico, ma seguire attentamente i dettami della società e dei mass-media su a chi sia lecito accompagnarsi e a chi credere. Sono state le cattive compagnie che hanno rovinato la vita di quegli uomini, uniti ad una fede cieca per un sedicente profeta.
Tutto ciò che è spirituale dovrebbe essere vissuto nella propria intimità, non in modo comunitario: una volta che si è liberi dentro non è neanche necessario mostrarlo, è sufficienti essere a posto con la propria coscienza, convincendosi di essere nel giusto.
Questo è il più grande insegnamento di questo brano: evitate il proselitismo e i movimenti, non conducono a nulla di buono.

La seconda è che, se dovete scegliere qualcuno, prendete le persone meno raccomandabili. Se qualcuno vi sembra poco adatto ad un compito, se è distante dall’ideale che inseguite, allora è proprio quella la persona che fa per voi. Affidate le chiavi del vostro più prezioso possesso al più violento, inaffidabile, impulsivo personaggio con cui avete a che fare.  Mettete alla cassa l’uomo maggiormente avido e dedito al furto, uno che si venderebbe il miglior amico per trenta denari, scegliete per la responsabilità delle decisioni morali coloro che dell’etica hanno la visione più confusa e sono noti per l’impetuosità. Non è forse questo il sistema che ha adottato G? Circondarsi di traditori, sciocchi, paurosi e voltagabbana. Fate quindi anche voi altrettanto, e riceverete la vostra ricompensa.

Mi sembra ovvio che, alla stessa maniera, a scrivere le avventure del falegname spiantato siano stati proprio quelli più inaffidabili. Che un uomo possa avere fatto e detto tutto quello che si attribuisce a G, un oscuro artigiano di una città ai margini dell’impero è certamente folle. Chi infatti potrebbe davvero credere a questi racconti di amicizia e di miracoli, a tutte quelle storie di resurrezione? Noi demoni, che siamo molto più furbi dell’uomo comune, certamente no.

chiamata_apostoli

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 30 dicembre 2016 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    I demoni riflettono sulla banda dei galilei, un post simpatico e che psinge a riflettere. Bravo Berlicche!

  2. Bravo, davvero! Simpaticissimo, intelligente e profondo come sempre. Grazie e buon anno!

  3. La cosa notevole di questi post è che il diavolo non solo perverte il Vangelo con spaventosa abilità, ma lo fa pure in direzioni opposte. Accusa G di essere un babbeo nel mentre lo accusa di essere un furbacchione. Manda gli errori a coppie opposte, tutto purché allontani dalla verità.

  4. deliziosa la descrizione dell’avventura di G. su questa terra, arguta e spiritosa ! fossero tutte così le persone che conosco al giorno d’oggi…….

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