Siamo seri?

Se pensate che la scienza sia una cosa seria, che le università abbiano il più alto grado di professionalità, se credete che i docenti di quegli istituti siano tutti premi Nobel in pectore che si battono per migliorare il destino del mondo…allora dovreste proprio dare un’occhiata all’account di twitter chiamato “Real peer review”.

La “Peer review” è una consolidata tradizione scientifica. Prima di essere pubblicata su una rivista autorevole, una ricerca deve venire approvata da scienziati di pari formazione e rango dei proponenti, in maniera da individuare in anticipo errori, omissioni, vere e proprie bufale. Se la ricerca non passa la “revisione dei pari”, non viene pubblicata.
Il meccanismo però, nella pratica corrente, non sembra funzionare molto bene. E’ difficile pubblicare qualcosa su argomenti non in linea con la moda, e fin troppo semplice invece se seguono la mentalità moderna. Se poi si individuano a posteriori problemi in quanto reso pubblico, beh, correggerli è quasi impossibile.
Quando dilaga la mentalità del politicamente corretto, quella per cui i College incoraggiano un vivace scambio di idee purché studenti e docenti esprimano liberamente un singolo punto di vista, i risultati sono spettacolarmente deprimenti.

Come tentativo ironico verso questa tendenza nasce Real Peer Review, l’account twitter di un vero professore. Non fa altro che divulgare ricerche, corsi, tesi realmente esistenti, evidenziando alcuni passaggi. Ma quanto ai contenuti… leggere per credere. Sembrano prese in giro. Il guaio è che non lo sono.
Si va dai corsi accademici il cui tema è il paragone tra zombie e gay, alle tesi sui disegni della propria figlia di due anni, agli studi sulla storia delle scorregge, all’esame “autoetnografico”del proprio consumo compulsivo di pornografia online.

Sfortunatamente, l’account originale è stato chiuso. Pare che il suo proprietario, di fronte alla minaccia di rivelare il suo nome e quindi avere la carriera accademica rovinata dalla vendetta degli incompetenti, abbia preferito smettere. La sua eredità è stata però raccolta da altri, e quindi ora abbiamo un nuovo account che continuerà a notificarci di ricerche scientifiche sulla pratica delle mance ai, chiamiamoli così, spogliarellisti , sui problemi del piazzare a casa propria i souvenir acquistati, o sul fatto che il sesso sia un trucco dei colonialisti. C’è anche chi si lamenta che la conoscenza sia basata sui fatti (visione maschilista della realtà). Giuro.
Leggere per credere. Ne troverete di peggio.

Finisco con la traduzione di un lavoro che intende a portare Pinter ai bambini dell’asilo. Se vi sembra sconnesso, beh, lo è.

Essere Dati e Datisogni/ando Pedagogie con Pinter
Questo è su sognare dati sulla promessa di dialogo in educazione con Pinter; I sogni e le aspirazioni dell’assente. E’ una verifica di realtà e augurio speranzoso e il vivere il mondo come fosse un posto migliore. La rovina è una benedizione. Trova sempre una maniera di ricostruirsi. Questo è una mossa verso le pedagogie basate sui dati e ricerche e lontano dalle tradizionali attività guidate dalle ipotesi e ideali. Sognare con Pinter apre Delauzianiche “aioniche” produttive intensità\spazi\sensazioni, possibilizzando e\o evocando le prese di coscienza sia dei bambini che degli insegnanti; incontrollabile, indefinibile senza fine. Il Mio Ego e il Mio Possesso…contando come dati che mettono le cose in moto: Dati che cosa fai di esso (non) ultimamente valutazione di processi di conoscenza. La mia volontà. Le prese di coscienza di Anne e Ann Merete con i dati dalle loro stesse “teorieprassi”. La ricerca di Anna con insegnanti di Scuola Superiore e il progetto di Ann Merete in questo grande asilo; ambedue i progetti in Norvegia su pedagogia inclusiva e riforma. Il testo è costruito come una rappresentazione in onore – come lamentazione funebre, accolto Derida, Pinter.

Poarelli, quei bambini.
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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 29 dicembre 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Che la ricerca (con le sue pubblicazioni scientifiche peer-reviewed) negli ultimi 20’anni fosse entrata in una fase critica di credibilità me n’ero accorto (nel ristretto ambito delle scienze ambientali), ma mai avrei pensato si arrivasse a quanto ora leggo qui (purtroppo credo di soffrire di una forma acuta di idiosincrasia specifica verso i s.n. come faceboock e twitter, per cui non li frequento).
    Tante possono essere le spiegazioni, ma personalmente tendo a credere che l’abnorme sviluppo degli ambiti d’istruzione universitaria con la relativa affannosa rincorsa al sostegno politico per i finanziamenti (e la conservazione delle carriere) spinga il mondo accademico a trascurare la necessaria accuratezza nella raccolta e elaborazione dei dati, a “forzare” determinati risultati, e infine a inventarsi tematiche al limite del sensato (e oltre).

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