La guerra delle news

L’altro giorno, quando i russi hanno dato l’annuncio che anche le ultime roccheforti ribelli ad Aleppo erano cadute, per i grandi media occidentali quasi unanimi la notizia era invece “Assad massacra i civili ad Aleppo“.
Di fronte a paginate come questa la reazione normale è indignazione. Si reagisce di pancia.
Ma poi occorre reinnestare la testa, e cominciare a notare tutte le cose che non tornano. Che sono davvero tante. E ci si chiede come mai vengono spente Tour Eiffel e Campidogli sulla base di dichiarazioni non controllate che arrivano da fonti che in passato hanno propalato clamorose menzogne.

Solidarietà occidentale per i ribelli che hanno perso e sono in corso di evacuazione. Stiamo parlando degli stessi ribelli che per anni hanno lanciato razzi e proiettili su obbiettivi civili – scuole, chiese – nella zona controllata dai governativi, nel silenzio totale degli stessi media? Degli stessi che sparavano a chiunque cercasse di uscire dalla zona che controllavano? Gli affiliati a formazioni che sono gli eredi diretti di Al Quaeda, e che in Iraq sono chiamati terroristi? Quei ribelli sostenuti con soldi e armi e “consiglieri militari” da Stati Uniti e paesi del Golfo? Sì, sono gli stessi. Gli stessi che nella piccola fetta di Aleppo da loro occupata secondo certi tweet avevano più ospedali che in Lombardia, bombardati dai russi a giorni alterni con Assad.
E’ il mio ultimo messaggio, ci vengono a prendere…“, dicono i video. Ehi, come hanno fatto a uscire quei messaggi da una città assediata e devastata? e chi sono queste persone, davvero?
La fonte abituale dei nostri media sui crimini russi e governativi siriani è l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR). Che ha sì un nome altisonante, ma ha sede a Coventry, Regno Unito, e consta di una persona. In passato ha dato notizie così palesemente falsificate da essere raccapriccianti. Eppure c’è chi lo definisce “affidabile”.
Si è preferito però credergli, o fare finta di credergli, per evitare di dare la vera notizia: il completo fallimento della politica degli Stati Uniti (e degli europei) in Siria. Che ci fosse Obama dietro i “ribelli” è un segreto di Pulcinella, e nelle ultime settimane non è più neanche un segreto. Il sostegno è diventato esplicito.

Se si dà tanto rilievo a certe notizie che, ad una indagine anche minima, risultano inconsistenti o di parte, vuol dire che c’è una precisa volontà politica. Una volontà condivisa dalle testate di informazione con un unanimismo tale che dovrebbe preoccupare chiunque abbia a cuore la verità, quale che sia. Ciò che è vero, come pure ciò che è atroce, non sta certo da una parte sola. Ma ultimamente pare di vivere in un regime. Qui, non laggiù.

Se si dà notizia che alcune piattaforme social vogliono introdurre un controllo sulle fake news, le bufale, la mia prima reazione è “che cosa impedirà di falsificare i controlli?” Se una bugia la dice un segretario di Stato, se è in prima pagina su tutti i giornali, è ancora una notizia falsa? Chi ha il coraggio di etichettarla come tale?
Viceversa, chi impedisce al potere di bollare come falso ciò che non lo è affatto, ma sfugge solo al controllo del potere?

Personalmente credo che la verità esista, ma che sia complicata. La verità, per essere ottenuta, vuole lacrime, sangue, onestà nel riconoscere eventualmente i propri errori e cambiare. Come cristiano, la parola che definisce tutto questo è croce. Diffidate dalle verità troppo facili, che prendono la scorciatoia. Il sentiero autentico è duro, e solo i veri uomini e donne possono percorrerlo. Il resto è falsità.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 16 dicembre 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 10 commenti.

  1. A stare sempre dietro alla verità’ tu, caro Berlicche, non camperai tanto.

  2. Non è quanto si vive, ma come si vive.

  3. Pezzi di verità sulla Siria li ha offerti centinaia di volte mons. Jacques Benhan Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi.
    Il 18 novembre scorso sono andato a una conferenza per la presentazione del rapporto Acs sulla libertà religiosa nel mondo, anche per cogliere dalla viva voce di mons. Hindo qualche brandello di verità sulla guerra in corso. La sua diocesi, con a sud il Daesh e a nord la Turchia, è isolata e ci si può muovere solo per via aerea. In agosto, con temperature intorno ai 40°, non poteva aprire una finestra della sua canonica, per paura dei cecchini.
    Gli chiedono cosa si augura per la sua gente, e mons. Hindo, senza tanto tergiversare, risponde augurandosi l’efficacia dell’offensiva russa contro il Daesh, la sconfitta dei ribelli curdi o non curdi, il ritorno alla normalità precedente.
    Che è come dire, la sconfitta dell’amministrazione americana degli ultimi otto anni (minimo).

  4. Domanda attualissima: quid est veritas?
    E paradossalmente viviamo nell’era dell’informazione…

  5. E da molto tempo che in politica e nei quotidiani asserviti la verità è scomparsa tutto è ripiegsto sull’ideologia, anche dentro la chiesa ci si ripiega sul politicamente corretto, per alcuni prelati anche importanti fare gl i suguri di natale senza accennare alla nascita dj Gesù è normale e pensare che solo la verità rende liberi e la misericordia senza verità non.esiste

  6. Io al profilo Twitter di Bana Alabed ci credo.

  7. In ogni caso la verità ci aspetta e ci viene incontro, inutile e spesso presuntuoso cercarla.

  8. Non sono d’accordo. Se non la cerchi, rischi di passarle accanto e non notarla perché stai guardando il telefonino.

  9. E’ che sono stanco di incontrare tante persone tristi – che hanno tutto e potrebbero essere felici in un attimo – ripetere che “sono in ricerca”…
    La verità è passata davanti al cieco, e il cieco ha visto, ha parlato al sordo e il sordo ha udito.
    Ma siccome (come ho letto sul portone di una Chiesa) Gesù difficilmente ti chiamerà al telefonino (non è mica un Papa così moderno!), in attesa che la verità passi di lì, è meglio spegnere il cellulare. In questo sono d’accordo.

  10. quando per…che hanno tutto…intendo, più di quello che serve.

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